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La scuola di fronte alla violenza minorile

Dall’etica educativa di Leon Battista Alberti allo smarrimento odierno: la scuola tra crisi reale e retoriche ministeriali

 

Non ti niego però ch’e’ padri
soprattutto più che gli altri
debbano […] quanto possono
sforzarsi ch’e’ figliuoli
sieno costumati e onestissimi
Leon Battista Alberti

Sul Corriere della Sera del 30 marzo 2026 nell’articolo intitolato “Che cosa aspettate?” Alessandro D’Avenia, scrittore, insegnante e sceneggiatore, si è espresso in merito a un fatto di cronaca che è stato causa di profondo sconcerto: il delitto premeditato di un minorenne che ha accoltellato una sua insegnante, per fortuna senza riuscire a ucciderla, ma riducendola in gravi condizioni. Vediamo come è strutturato l’intervento. Per l’ideazione del delitto, scrive il d’Avenia, il ragazzo si è avvalso di Nve – Nihilistic Violent Extremism, movimento così definito dall’Università del Nebraska a Omaha:
Nihilistic Violent Extremism (NVE) is an emerging, transnational threat characterized by young, decentralized actors, often under 25, who use online platforms like Discord and Telegram to promote violence, chaos, and societal collapse. Unlike traditional extremist groups with specific political goals, NVE is driven by misanthropy, apathy, and the pursuit of sadistic, “violence for violence’s sake” spectacles.”

Così il ragazzo si sarebbe lasciato ispirare da Nve – Nihilistic Violent Extremism:
“Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità. Sono stanco di tutto questo, quindi ho deciso che la soluzione è prendere in mano la situazione. Ucciderò la mia insegnante di francese”.

Inoltre, da Nlm – No Lives Matter si sarebbe lasciato ispirare per questa agghiacciante dichiarazione:
“Mi sento superiore a tutti i miei coetanei. […] Non sono più uno di loro, ho l’intelligenza di capire che nessuno difende veramente noi e i nostri bisogni… Non mi riconosco in nessuna ideologia ben definita perché l’unica cosa che conta sono io, nessun altro conta, nessuna vita ha importanza al di fuori della mia […]”.

Il D’Avenia riferisce di avere assistito nella sua qualità di insegnante a una vera e propria “mutazione antropologica”, ormai più che ventennale, dovuta allo smartphone: concedendolo, siamo diventati “complici inconsapevoli” di un vero e proprio “abuso dei minori”.

A ciò si aggiunge il deleterio influsso dei social, la cui architettura è tale da spingere gli adolescenti ad atti di autolesionismo spinti talvolta fino al suicidio. Pertanto, in attesa che su scala mondiale siano varate leggi atte a contrastare il fenomeno, si rende necessario “agire dal basso”, come sta accadendo in Italia col progetto “I patti digitali”, che coinvolge famiglie, docenti e altri educatori. Per quanto riguarda l’ambiente scolastico scrive il D’Avenia:
“In questi anni abbiamo riempito le aule di strumenti digitali, convinti che avrebbero rivoluzionato la didattica, salvo scoprire che aiutano l’apprendimento solo in superficie, anzi hanno provocato lo sviluppo della cosiddetta ‘mente da cavalletta’, incapace di attenzione e di tenuta, sempre alla ricerca della ricompensa, e una soglia della noia bassissima (soggetti del tutto manipolabili)”.

Loredana Perla, docente di Didattica e pedagogia speciale presso l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”, coordinatrice della “Commissione di studio composta da esperti di comprovata qualificazione scientifica e professionale con l’obiettivo di elaborare e formulare proposte volte alla revisione delle Indicazioni nazionali e delle Linee guida relative al primo e al secondo ciclo di istruzione” e insieme con lo storico, docente universitario ed editorialista Ernesto Galli della Loggia  sostenitrice della necessità di insegnare una fantomatica “identità italiana” nel solco di un’ideologia governativa, ha letto l’intervento di Alessandro D’Avenia e ha deciso di replicare.

La sua risposta è sormontata da questo titolo: “Caro D’Avenia, sul divieto dei cellulari la strada è tracciata: la vera sfida non è nelle riforme, ma nella loro incarnazione quotidiana”. L’occhiello recita: “L’intervento della coordinatrice del ministero dopo l’articolo di Alessandro D’Avenia che chiedeva: ‘Cosa aspettate?’ e proponeva di varare una legge per regolamentare l’accesso ai cellulari per i minori”.

È evidente che si tratta di una risposta politicizzata a una richiesta di intervento che sembra non essere stata compresa fino in fondo. Ritorna il consueto atteggiamento ministeriale, secondo cui bisogna incarnare riforme calate dall’alto, mentre il D’Avenia informa su iniziative prese dalla base. Per la Perla il D’Avenia merita una “risposta onesta” e di primo acchito questa consiste nella notizia che “la scuola italiana non è ferma”. Il Ministro dell’Istruzione e del Merito “ha avviato un percorso chiaro di attenzione alla dimensione emotiva degli studenti” come risulterebbe dalle “nuove Indicazioni nazionali per il curricolo, adottate con il D.M. 221/2025”.

Scrive con orgoglio la Perla:

“Per la prima volta nella storia dei programmi l’educazione all’empatia, alle relazioni interpersonali e al rispetto della persona è inscritta nel cuore del curricolo – verticalmente, dal primo ciclo al secondo – come competenza trasversale a ogni disciplina.”

Difficile, se non impossibile, spiegare come questo tipo di educazione possa essere inscritto trasversalmente in ogni disciplina: si tratta infatti non di competenze disciplinari trasversali, ma di condizioni richieste per fare lezione. Empatia, corretti rapporti intersoggettivi, rispetto reciproco invece di antipatia, conflittualità, oltraggio: non c’era bisogno di ricordare al personale docente quanto rientra nella sua deontologia.

È evidente che, se questa non fosse stata mai onorata, non sarebbe stato possibile l’instaurarsi di un corretto processo di insegnamento-apprendimento, vale a dire che la scuola non sarebbe affatto esistita. Sennonché a livello ministeriale manca evidentemente la fiducia nei docenti, considerati soggetti così sprovveduti da aver bisogno di essere indottrinati in materia di “educazione emotiva”.

Per quanto riguarda gli studenti, si offrono alcune sedute psicologiche gratuite, per “intercettare precocemente la sofferenza, prima che si trasformi in gesto violento”: ciò connoterebbe “il senso più profondo di una politica educativa che vuole essere anche politica di cura”. Qui la semantica della coordinatrice diventa inquietante: la politica si propone di dettare le norme per educare, come se non avesse essa stessa bisogno di essere educata, e vuol dettare anche le modalità di una cura che non si sa se aspiri ad essere psichiatrica nel senso etimologico del termine oppure filosofica alla maniera heideggeriana.

Intanto a qualcuno sarà venuto in mente che Loredana Perla insieme a Ernesto Galli della Loggia ritiene utile, per formare le giovani generazioni, prescrivere la lettura di Cuore e Pinocchio. In proposito Matteo Di Gesù, professore associato di Letteratura italiana presso il Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università degli studi di Palermo, riferendosi a Ernesto Galli della Loggia e Loredana Perla, Insegnare l’Italia. Una proposta per la scuola dell’obbligo, Scholé, 2023, si dice perplesso sugli intenti colà dichiarati di insegnare la cosiddetta “identità italiana” e di ricorrere a Cuore e Pinocchio come letture obbligatorie, ritenute rispondenti allo scopo di formare le giovani generazioni.

Perplessità da condividere, la sua: se proposti come libri formativi, sono realmente anacronistici, perché la mentalità tardo-ottocentesca è in drammatica e irrimediabile antitesi con le esigenze formative degli adolescenti di oggi. Possiamo aggiungere che troppo ambiziosa è la pretesa di avere trovato la formula magica per condurre gli adolescenti dal male al bene: chi sia autenticamente impegnato in questa impresa ben sa che nell’animo giovanile, come del resto nell’animo di ogni essere umano, è presente una zona di mistero e che cominciare a educare significa condurre l’educando a esplorarsi, finché non si riesca a fargli sentire che proprio in quella zona di mistero nasce l’esigenza dell’incontro.

Si vedano in proposito:

Alberto Pellai – Barbara Tamborini, Esci da quella stanza. Come e perché riportare i nostri figli nel mondo, Mondadori, 2025
Mauro Grimoldi, Dieci lezioni sul male. I crimini degli adolescenti, Raffaello Cortina Editore, 2024
Jonathan Haidt, La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli, Rizzoli, 2024
Vittorino Andreoli, Baby gang. Il volto drammatico dell’adolescenza, Rizzoli, 2021
Vittorino Andreoli, Homo stupidus stupidus. L’agonia di una civiltà, Rizzoli, 2018

Per approfondire la tematica dei “patti digitali”:

 

 

 

Autore

  • Biagio Scognamiglio

    Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Servizio militare di leva obbligatorio prestato nel corpo dei Bersaglieri. Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, ricevuto al Quirinale dal Presidente Sandro Pertini con i suoi alunni vincitori del primo premio nazionale per una ricerca su Virgilio, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.

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