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Le due scuole

In Italia la scuola non è una sola. Le fonti di informazione giornalistica ne presentano almeno due. Quali sono le due scuole.

Non si può più parlare di scuola italiana al singolare. In Italia la scuola non è una sola. Ce ne sono due. Lo documentano le fonti di informazione giornalistica, anch’esse sdoppiate. Sui giornali a stampa vengono divulgati dati dai quali risulta che la popolazione studentesca italiana è composta per metà da studenti etimologicamente deficienti. Sui giornali in rete figurano i nominativi dei candidati promossi agli esami di maturità in una percentuale che rasenta il cento per cento, non pochi dei quali promossi col massimo dei voti e la lode.

Una delle due è la scuola descritta da un ente esterno che si presenta una volta all’anno come suprema autorità docimologica. L’altra è la scuola vissuta di giorno in giorno al suo interno da docenti e studenti. A una scuola artificiale si contrappone la scuola reale. Nella scuola artificiale la valutazione delle prestazioni studentesche viene effettuata fuori contesto in base ai risultati di prove standardizzate. Nella scuola reale gli allievi vengono valutati con riguardo alla personalità di ciascuno. La scuola artificiale non va oltre la considerazione di competenze in astratto in relazione a livelli non specificati. La scuola reale verifica la capacità di ciascun allievo di acquisire e applicare le proprie conoscenze nei diversi ambiti disciplinari secondo livelli stabiliti dalla tradizione e aperti all’avvenire.

Alla scuola artificiale mancano diversi elementi fondamentali, alcuni dei quali risaltano in particolar modo.

Le statistiche fondate sulla sua sedicente docimologia non tengono conto di due fattori essenziali per una plausibile valutazione: il fattore intuitivo e il fattore temporale. L’intuizione nella scuola reale consente a chi valuta di scoprire le potenzialità insite nell’allievo, che in tal modo può essere aiutato a farle passare dalla potenza all’atto, dal che consegue il distendersi del valutare in una prospettiva di lungo periodo. Nella scuola artificiale la valutazione è svalutata, perché non è per nulla intuitiva e si esaurisce nel tempo deficitario e strozzato di una prova una tantum, imposta senza tener conto del gradimento di chi è sottoposto ad essa.

E non sembri strano affermare che per la genuinità dei risultati di una prova sia necessario che la prova sia gradita. Ovviamente il gradimento lo si può suscitare nella scuola reale, non in quella artificiale, dove ci si sottopone per costrizione e assuefazione a pretese di accertamenti ben lontane dal generare entusiasmi.

I responsi oracolari provenienti dalla scuola artificiale vengono accettati acriticamente.

È così che di anno in anno l’equivoco di scambiare la scuola artificiale per la scuola reale si perpetua. Mentre qualunque altra cosa viene messa in discussione, per chi è a capo della scuola artificiale vale l’ipse dixit come sophisma auctoritatis. Un tempo questo pregiudizio veniva respinto, anche se riguardava una personalità eminente nel campo del sapere, come risulta da un passo del De natura deorum di Cicerone:

“Nec vero probare soleo id, quod de Pythagoreis accepimus, quos ferunt, si quid adfirmarent in disputando, cum ex iis quaereretur quare ita esset, respondere solitos: «Ipse dixit»; «ipse» autem erat Pythagoras; tantum  opinio praeiudicata poterat, ut etiam sine ratione valeret auctoritas.”

Cicerone biasima i Pitagorici, dei quali si diceva che durante una discussione, invitati a spiegare il perché di una loro affermazione, si limitavano a rispondere che sull’argomento discusso condividevano l’affermazione del loro maestro Pitagora: così il principio di autorità senza alcun fondamento razionale si risolveva in un’opinione preconcetta.

Sul Corriere della Sera del 16 luglio 2023 in prima pagina Aldo Grasso firma un taglio basso dal titolo La nuova babele: ognuno è il selfie di sé.

Lo stesso Aldo Grasso cerca di spiegare così il titolo del suo articolo:

“è la nuova Babele, dove il peccato d’orgoglio ci condanna alla mutua incomprensione, alla confusione delle lingue, convinti della bontà delle proprie ragioni e della fallacia di quelle altrui.”

Sorvolando sul fatto che intanto lui stesso si è scattato un selfie di sé, notiamo che il suo è soltanto uno fra i tanti articoli proliferanti sulla stampa quotidiana a firma dei nuovi pitagorici ammaliati dalla scuola artificiale. Infatti l’articolista esibisce il sophisma auctoritatis secondo cui è accertato senza bisogno di alcun’altra verifica che “troppi studenti arrivano al termine degli studi con un livello di preparazione insufficiente”, cosicché, a suo dire, “crescendo non miglioreranno […] ma, da inadeguati, vorranno sempre dire la loro, votare”.

Francamente non sappiamo se l’articolista si sia poi reso conto o si renderà conto di quello che ha scritto e che cerchiamo di decodificare: in base alle insufficienze riportate nella scuola artificiale sarebbe lecito asserire che a  scuola conclusa gli studenti ritenuti deficitari saranno bloccati nella crescita intellettiva, eppure avanzeranno sfacciatamente la pretesa di esercitare il diritto di voto … Sarebbe la scuola artificiale a decidere se essi possano o meno recarsi legittimamente alle urne!

Concludiamo per ora ricordando che la scuola artificiale presenta al suo interno una spaccatura.

È fatta di due metà: la scuola artificiale del Nord e la scuola artificiale del Sud. Ciò comporta la pretesa di stabilire che la scuola al Nord funzioni meglio che al Sud per una presunta superiorità culturale dei docenti e degli studenti del Nord rispetto a quelli del Sud. A dire il vero, non è esaltante pensare che le cose vadano meglio al Nord solo perché pare che lì risolvano meglio i test e per questo raggiungano quei fantomatici livelli non meglio definiti. Per fortuna la scuola reale sia al Nord che al Sud è altrettanto impegnata nel fornire agli allievi gli strumenti per la loro crescita culturale e umana. E si badi: la scuola non è l’unica agenzia formativa. Il mondo adulto a partire dai politici è tenuto a impegnarsi per migliorare la società, facendo in modo tra l’altro di non scambiare la scuola artificiale per la scuola reale.

Autore

  • Biagio Scognamiglio

    Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.

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