HomeEventi

Manifesto del partito maschilista

Manifesto del partito maschilista. Uomini di tutto il mondo, unitevi! L’anno 2019 ha avuto un otto marzo tutti i giorni. E così si va avanti anche ne

Manifesto del partito maschilista. Uomini di tutto il mondo, unitevi!

L’anno 2019 ha avuto un otto marzo tutti i giorni. E così si va avanti anche nel 2020. Il diciannove novembre, Giornata Internazionale dell’Uomo, passa sotto silenzio. L’uomo comincerà a  sentirsi discriminato?

Manifesto scherzoso

È sempre più ampia la presenza femminile in campi ritenuti riserve del non gentil sesso. Le donne sono presenti nella storia anche in ruoli maschili. Però la storiografia è stata sempre dei maschi. Ma le cose cambiano. Oggi i mass-media celebrano innumerevoli successi femminili. L’anno 2019 ha avuto un otto marzo tutti i giorni. E così si va avanti anche nel 2020. Il diciannove novembre, Giornata Internazionale dell’Uomo, passa sotto silenzio. L’uomo comincerà a  sentirsi discriminato?

Avvertenze

Userò per lo più “uomo” e “donna” piuttosto che “maschio” e “femmina”. Premetterò di norma “uomini” a “donne”: mi sembra che “donne e uomini” mascheri un maschilismo pseudo-cavalleresco. Pseudo-, perché afflitto da un senso di colpa o affetto da un sentore di ipocrisia. Oppure perché può sembrare utile in campagna elettorale.

Per inciso, perché diciamo Giulietta e Romeo, invece di Romeo e Giulietta (come Romeo and Juliet)? E perché Adamo ed Eva, invece di Eva e Adamo?

L’intera storia del mondo è in questione. In questo saggio ci saranno inevitabili  lacune: vogliate perdonarle. Non ho ambizioni enciclopediche. L’intento non  è “descriver fondo a tutto l’universo”, per dirla con Dante. Ci saranno altri appuntamenti per approfondire.

Qui non parleremo del male al femminile.  Ognuno ha le sue responsabilità e così ognuna. Questa è un’offerta di spunti di riflessione,  discussione, indignazione e  forse ogni tanto di un po’ di svago.

Nel corso del saggio sarà esposta anche  la tesi che la donna non esiste.

Definizione di femminismo

 Così nel Vocabolario Treccani:

“Movimento di rivendicazione dei diritti delle donne, le cui prime manifestazioni sono da ricercare nel tardo illuminismo e nella rivoluzione francese; nato per raggiungere la completa emancipazione della donna sul piano economico (ammissione a tutte le occupazioni), giuridico (piena eguaglianza di diritti civili) e politico (ammissione all’elettorato e all’eleggibilità), auspica un mutamento radicale della società e del rapporto uomo-donna attraverso la liberazione sessuale e l’abolizione dei ruoli tradizionalmente attributi alle donne”.

Schiavitù e condizione femminile nel Medioevo

 Sorvoliamo per ora sulla donna nella preistoria, nell’antichità classica, nel mondo cristiano, nella cultura orientale. Nel Medioevo non manca  la donna come  schiava: un marito medioevale si aspetta che la moglie gli tolga scarpe e maglie, gli cucini bene, gli prepari un letto lindo e caldo. Per gli altri aspetti della condizione femminile all’epoca si può vedere su italiamedievale.org il saggio di Giovanna Barbieri dedicato all’argomento.

Primi accenni alla riscossa della donna nel Seicento

Già nel Seicento Lucrezia Marinelli scrive La nobiltà e l’eccellenza delle donne e  Marie de Gournay l’Egalité des hommes et des femmes.

Donne e rivoluzione

Un manifesto anonimo diffuso durante la Rivoluzione francese recita: “Le donne insomma sono uguali agli uomini, anzi siamo noi per natura tanto superiori, quanto è superiore la forza dello spirito a quella del corpo”.

Il secolo del riscatto culturale della donna

Nell’Ottocento invoca il riscatto della donna la coppia illuminata  Harriet Taylor e John Stuart Mill.  Harriet Taylor scrive   The Enfranchisement of Women. John Stuart Mill scrive The Subjection of Women. In questo saggio si legge fra l’altro: “La legge della servitù nel matrimonio è una mostruosa contraddizione a tutti i princìpi del mondo moderno e a tutta l’esperienza che ha servito ad elaborarli.”

La traduzione del saggio di  John Stuart Mill è dovuta ad Anna Maria Mozzoni, vissuta nell’Ottocento, autrice di La liberazione della donna, Gabriele Mazzotta editore, 1975. Nel rivolgersi alle fanciulle che studiano ella scrive fra l’altro: “Vieni con noi, vieni sul cammino della rivoluzione sociale! Vittima di tutte le ingiustizie degli uomini, infima fra le schiave,  capro espiatorio di tutti i peccati del mondo, figlia del popolo, quel giorno nel quale la giustizia arriverà fino a te, l’egoismo umano sarà domato e l’umanità sarà redenta”.

Altre notizie in breve su gazzettadelsud.it nell’articolo Donne, torniamo a studiare! di Patrizia Danzè.

Dal socialismo utopistico al socialismo scientifico

Il socialista utopista Charles Fourier aveva già affermato che “il grado dell’emancipazione femminile è la misura naturale dell’emancipazione generale”.

Karl Marx e Friedrich Engels riprendono la tematica femminile all’interno della società capitalistica, prospettando anch’essi una società in cui la donna sia finalmente libera.

Eppure ancora Francesco Mastriani lamenta: “La miseria spinge le figlie del popolo alla prostituzione”.

La rivolta femminile nel Novecento

Nel  Novecento la rivolta femminile si accentua sul piano pratico e assume una ulteriore sistemazione teorica. Gli Anni Settanta vedono fra l’altro la diffusione del Manifesto di rivolta femminile dovuto al  Centro Teatrale della Maddalena in Roma, ove si  chiarisce: “La donna come soggetto non rifiuta l’uomo come soggetto, ma lo rifiuta come ruolo assoluto”.

Qual è il sesso debole?

Su vanityfair.it Monica Coviello ci informa che il sesso debole non è la donna: “Gli scienziati confermano ciò di cui, in fondo, le donne sono sempre state convinte: gli uomini sono il sesso più debole”. Ciò risulterebbe da ricerche scientifiche, come quelle compiute, ad esempio, presso la Duke University in North Carolina e l’Istituto di Sanità Pubblica della University of Southern Denmark.

Una femminista storica

Su “la Repubblica” del 17 gennaio 2020 la rubrica di Concita De Gregorio  Invece Concita ospita l’epistola di una femminista ultraottuagenaria che si esprime così: “Lo spazio che gli uomini maschi occupano nel nostro Paese è troppo grande e non è giusto”.

 Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere

Così sentenziava Ludwig Wittgenstein a conclusione del suo Tractatus logico-philosophicus. Tolta dal contesto, la frase può essere presa come monito per gli esseri di sesso maschile.  “Bada come parli” o “bada a come parli”: quale che sia fra le due la forma corretta da usare, la sostanza è sempre quella. Oggi l’uomo, quando parla di donne, deve stare molto attento alle parole che usa. Ne sa qualcosa Amadeus, direttore e conduttore del Festival di Sanremo 2020, accusato di essere sessista e retrogrado. Ciò perché loda la donna che sa “stare un passo indietro al suo uomo”. Cave verbum!

La donna va alla conquista dello spazio cosmico

Samantha Cristoforetti, studentessa di Ingegneria al Politecnico di Milano, laureata in Ingegneria Aerospaziale a Monaco, prima astronauta italiana, nell’intervista resa a Elena Dusi su “la Repubblica” del 13 dicembre 2019 spiega: “Come astronauta faccio da interfaccia con tecnici e ingegneri per mettere a punto tutti gli aspetti necessari del vivere a bordo; la funzione dormire, la funzione consumare il cibo, la funzione toilette e igiene”. Sembra la versione spaziale del domum servavit con cui si elogiava la domina romana quale signora della domus (si sa che “donna”  deriva da domina  con sincope di postonica e assimilazione regressiva). E intanto Mariafelicia De Laurentis, docente di astronomia e astrofisica presso l’Ateneo “Federico II” di Napoli, fotografa nientemeno che un buco nero!

La donna compete con l’uomo nello sport

“La rivoluzione rosa” è l’occhiello e “Sport, cade il muro per le donne professioniste” è il titolo di un articolo su “Il Mattino” del 17 dicembre 2019:  Michela Di Branco informa che la Legge di Bilancio “equipara le donne agli uomini, estendendo quelle tutele contrattuali previste dalla legge sulle prestazioni di lavoro sportivo”.

La donna si cimenta nell’arena politica

La donna continua a fare ingresso nell’arena politica. Ci limitiamo a ricordarne una per tutte: Sanna Marin, neopremier finlandese alle soglie del 2020,  chiedendo venia a tutte le altre, a partire da Semiramide e Cleopatra. D’altronde non manca a ciascun uomo e a ciascuna donna il richiamare in memoria ogni altro esempio preferito.

La donna eccelle nel campo del diritto

Anche qui sono solo alcuni fra i tanti esempi. Marta Cartabia è docente di Diritto Costituzionale all’Università Bicocca, eletta  Presidente della Corte Costituzionale. Elisabetta Garzo viene eletta Presidente del Tribunale di Napoli. Anna Maria Loreto diviene Procuratore (o Procuratrice?) a Torino. E così via.

La donna si impone in ambito ecclesiastico

Francesca Di Giovanni nominata da Papa Francesco nuova sotto-segretario (così la concordanza  sesso-ruolo sul quotidiano Avvenire)  della Sezione per i Rapporti con gli Stati.

La donna si rivela capace di resilienza

Roberto Saviano su L’Espresso del 15 dicembre 2019 cita donne “modello di coraggio e determinazione”. Sophie Scholl contro Hitler. Nasrim Sotoudeh contro l’ayatollah. Joam Turner contro Pinochet. Aggiungiamo Oriana Fallaci contro il velo islamico.  Ricordiamo Angela Davis contro il razzismo. Nel medesimo  numero del settimanale Giulio Battiston intervista Nancy Frazer, docente di Filosofia e Politica alla New School for Social Research di New York. La Frazer, ricollegandosi a Gramsci, prende posizione contro il “neoliberalismo progressista” che “ha tradito la classe operaia” in nome del “capitalismo finanziarizzato” e distrugge tutte le “relazioni di solidarietà e affetto”.

La donna combatte per la salvezza del genere umano

La donna tenta di salvare il pianeta. Invece di ringraziarla, la si insulta. L’adolescente Greta Thunberg è un bersaglio di malevolenza. Quale il suo torto? Si impegna su scala internazionale contro la tremenda minaccia dell’inquinamento dell’ambiente. Così infastidisce chi, ritenendo che il mondo sia fatto solo per appagare il suo ego, resta chiuso nel bunker del suo  après moi le déluge.

 La donna offre il suo contributo alla pedagogia

 Pensiamo a Maria Montessori, le cui idee pedagogiche andrebbero rivisitate proprio perché oggetto di recenti polemiche.

 La donna dà il suo contributo alle arti

Ben misero sarà il seguente elenco, data la vastità dell’argomento. Lettori e lettrici potranno ampliare a piacere  il repertorio di uomini e donne in arte. Faremo un timido ricorso a una sorta di antonomasia arbitraria. Ovviamente queste non sono le sole mie preferenze personali. Sono i primi nomi che mi vengono in mente. Ognuno è libero di stupirsene.

Nell’ambito letterario fra le poetesse ricordiamo almeno Saffo e  Alda Merini.

Onora la pittura Michelangelo Merisi, ma  la onora anche Artemisia Gentileschi.

A dirigere orchestre c’è Riccardo Muti, ma anche Beatrice Venezi.

Fra i cantanti lirici c’è Andrea Bocelli e fra le cantanti liriche c’è Maria Callas.

Per la musica leggera c’è Louis Armstrong insieme con Ella Fitzgerald.

In campo coreutico  Roberto Bolle è emulato da Carla Fracci.

Eccetera.

La donna primeggia in ambito scientifico

 La donna può giungere ad essere insignita del Premio Nobel in campo scientifico: ad esempio, ricordiamo con ammirazione la neurologa Rita Levi-Montalcini.

Che dire delle donne matematiche?  In altra occasione se ne potrà fare un elenco: qui ricordiamo per tutte simbolicamente Ipazia. E pensare che c’è chi ritiene la donna negata per la regina delle arti!

La donna si scatena in  campo mediatico

Lilli Gruber fa la voce grossa in televisione: E non le basta: pubblica anche Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone, Solferino, 2019.

La donna nel mito

Senza la donna, quale mitologia avremmo potuto avere? Da Elena in poi il campionario di donne mitiche è sterminato. Senza di loro, la cultura mondiale non avrebbe senso. Provate a pensare a un patrimonio di soli eroi, senza alcuna eroina. Oppure a un  mondo di favole in cui non compaia alcuna strega.

La donna come fonte di ispirazione

Non viene in mente di primo acchito come prototipo  la Beatrice di Dante?

Per contrasto, si può ricordare la Lesbia di Catullo, amata e odiata, idoleggiata e dissoluta.

La donna nella vita quotidiana

 Ogni donna è presente di giorno in giorno nel mondo maschile, che senza la donna non esisterebbe. Pensare a un mondo senza la donna equivale a pensare a uno spazio di pianeti disabitati.

Una bilancia che oscilla fra peso maschile e peso femminile

Peso spirituale, s’intende.

La donna si avventura nello spazio cosmico, gareggia nello sport, combatte in politica, troneggia nel diritto, s’impone nell’amministrazione ecclesiastica, pratica l’antagonismo,  cerca di salvare il pianeta, è impegnata sul versante educativo,  lascia la sua impronta nelle arti e nelle scienze, incanta col canto, invade i mass-media, diventa mitica, è fonte di ispirazione,  genera e  ravviva con la sua presenza la vita quotidiana.

Ora però facciamo attenzione a non svalutare gli uomini!

Quote rosa e quote blu

 Sul finire del 2019 post Christum natum in  Italia infuria la polemica. Il giorno 17 dicembre su “la Repubblica” Alessandro De Nicola se la prende con “i limiti di una legge” sotto il titolo Scusate tanto ma le quote rosa non mi piacciono: il criterio da seguire per assegnare un incarico deve essere quello del merito e non del sesso. Apriti cielo! Il giorno dopo sulle colonne del medesimo quotidiano Lella Golfo ribadisce la necessità che la Legge Golfo-Mosca sulle quote rosa, della quale lei è la prima firmataria, continui  a restare in vigore: “La rivoluzione non  si fa in un giorno solo”. In pari data, sempre su  “la Repubblica”, Chiara Saraceno scrive una “lettera ai maschi” intitolata E se parlassimo di quote blu? Sostiene che siamo in “una situazione in cui un sesso controlla tutti i meccanismi decisionali”. Si scaglia contro il “gruppo che strenuamente ha difeso e difende il proprio privilegio monopolistico”, cioè “quello degli uomini”.

Condanna aristotelica

Aristotele – Le donne non sono esseri razionali. Quindi sono inferiori. Devono essere sottomesse agli uomini. L’ho dimostrato nella mia opera Τῶν περὶ τὰ ζῷα ἱστοριῶν o Historia animalium. Ripeto: la donna è un animale irrazionale.

Contro Aristotele

Per Vittoria Longoni  Aristotele è un maschilista farneticante. Lei riabilita, come simbolo delle donne, Santippe, che secondo il  pensiero del filosofo (se di pensiero si può parlare) doveva essere biasimata e disprezzata. In quel mondo misogino, qual era l’antica Grecia, era descritta come una moglie che angariava Socrate  e una madre scontrosa con i figli. La Longoni non è d’accordo con quei biografi. Ha scritto: “Oggi noi preferiamo ricordare Santippe come una donna che ha convissuto intensamente (con tutte le difficoltà del caso)  con un  pensatore  grande,  scomodo, squattrinato e anticonformista,   e che con le sue obiezioni  e critiche ha contribuito ad ‘allenarlo’ alla comprensione e alla relazione con l’altra/o”. Gli esseri femminili hanno anche la loro enciclopedia (enciclopediadelledonne.it). Lì si può leggere il testo integrale dell’intervento a favore di Santippe.

Contro Arthur Schopenhauer

Nel suo scritto  L’arte di trattare le donne Arthur Schopenhauer, che in quanto filosofo avrebbe dovuto essere “amante del sapere”, si permette di  dire che la donna inganna l’uomo:  prima lo attrae con la sua bellezza, poi va avanti con l’età e  perde il suo fascino. È bello lui, quel vecchio rimbambito! Così una donna potrebbe replicare con  un suo scritto intitolato L’arte di trattare Schopenhauer.

Uomo, donna e psicoanalisi freudiana

In Karen Horney, Psicologia femminile, Armando Armando Editore, 1973 (Feminine Psycology, W.W.Norton&Company. Inc., New York, 1967) c’è un capitolo intitolato Diffidenza tra i sessi, argomento di una conferenza tenuta dall’autrice. Karen Horney, psicoanalista tedesca della scuola freudiana, ritiene che sarebbe importante “osservare analiticamente come, ad esempio, anche uomini i quali abbiano a un livello conscio un rapporto positivo con le donne e le tengano in grande considerazione in quanto esseri umani, covino nel loro profondo una diffidenza nascosta nei loro confronti; e come questa diffidenza si riallacci a sensazioni provate nei confronti della madre nei primi anni di vita”.

Uomo, donna e psicoanalisi lacaniana

La psicologa e psicoterapeuta Adele Succetti in medium.com riporta un  suo intervento al Seminario Lacan sotto il titolo La donna … non tutta. Con Jacques Lacan la questione si sposta sul piano del significante o versante del simbolico. La donna, come l’uomo, può essere indagata non sul piano dell’essere, ma su quello del sembiante. Il legame fra i due sessi è il fallo come significante del desiderio. Scrive Adele Succetti che “il suo proprio desiderio [quello della donna] ne trova il significante nel corpo di colui a cui si rivolge la sua domanda d’amore”. Ma questa ricerca del significante appare compiuta da ogni singola donna nella sua concretezza e non da un’essenza femminile astratta. Lacan giungerà così a sostenere che “la donna non esiste”.

Il mito di Tiresia

La questione si complica se pensiamo a Tiresia uomo-donna. In Conversazione su Tiresia, Sellerio, 2018, Andrea Camilleri scrive: “Diventare donna non significa solo perdere gli attributi maschili e ricevere in cambio quelli femminili, è qualcosa di più sconvolgente. È ricevere il cervello di una donna”.

Uomo, donna e antropologia

La psicoanalista Karen Horney affronta la questione del rapporto uomo-donna anche da un punto di vista antropologico. Fin dall’episodio biblico di Adamo ed Eva la donna è vista “come una sessuale tentatrice, che getta l’uomo nella sofferenza”. Nelle tribù primitive “la donna è un essere misterioso che comunica con gli spiriti e quindi ha poteri magici che può usare per nuocere all’uomo”. La donna è considerata portatrice di morte, ad esempio, nelle fiabe africane, perché ingenera nell’uomo “angoscia di castrazione”. Di qui nel Medioevo il legame donna-demonio. Questo coesiste peraltro nella mentalità cristiana con la venerazione della donna come madre. Eppure l’uomo cova inconsciamente invidia e rancore nei confronti della donna per la di lei capacità di generare la vita.

Uomo, donna e neurologia

Michela Matteoli è Direttrice dell’Istituto di Neuroscienze del CNR e Responsabile del Neurocenter di Humanitas Research Hospital. In Il nostro cervello ha un sesso? su cnr.it riferisce dettagliatamente i risultati di avanzate ricerche sperimentali in campo neuroscientifico. Su tale base la scienziata giunge a concludere che “se anche uomini e donne sono certamente diversi, anche a livello cerebrale, questa differenza si manifesta in tanti modi sottili e alla fine le nostre somiglianze probabilmente superano di gran lunga le nostre differenze”.

Femminicidio e giustizia

 Fra le arringhe di Giovanni Porzio, raccolte in Arringhe con Prefazione di Alfredo De Marsico, Napoli, Casa Editrice Dott. Eugenio Jovene, 1963, spicca In difesa del dott. Luigi Carbone. Fu vittoria della difesa. Tanto più clamorosa, perché riportata contro Alfredo De Marsico che sosteneva l’accusa.

Il delitto

 Il Carbone sposa Bellinda. La prima notte di nozze Bellinda gli rivela di essere stata sedotta anni prima da tale Oreste. Trascorrono quattro giorni. Il Carbone con un rasoio recide la carotide di Bellinda immersa nel sonno (dirà in tribunale che, nel momento in cui la sfigurava, la voleva bella anche nella morte). Raggiunge poi Elena, ignara sorella del seduttore, e la uccide a colpi di pistola. E avrebbe ucciso anche il seduttore, se questi nel frattempo non si fosse recato altrove.

L’arringa

L’arringa di Giovanni Porzio in difesa del reo confesso resta sospesa fra pietà e orrore come in una tragedia greca. L’oratore incalza l’accusa che invoca l’ergastolo per l’assassino: “Intorno ad una realtà così fosca e così spaventosa non si dottoreggia intorno alla premeditazione pencolando tra il sì ed il no, non si sottilizza sul vizio e sull’infermità mentale per riconoscerli a decimetri, a metà, per una parte e rinnegarli per l’altra […] Il nucleo sostanziale della causa è appunto la mostruosa unicità della concezione criminosa. L’uxoricidio è una stazione dell’orrendo calvario; è un lampo dell’uragano. La causa è proprio nella mostruosità di questa dialettica, la dialettica dell’aberrazione e del dolore che fuse i due delitti e li mostrò necessari, urgenti”. Dalla confessione dell’assassino e dalle lettere da lui scritte a Belinda il difensore desume questo carattere dell’imputato: “Non il sensuale, ma l’innamorato, non colui che agogna un amplesso, ma il possesso di un’anima […]”. Il discorso diventa sempre più incalzante e inquietante: “La vita mentale ha, dunque, le sue basi avvolte nell’oscurità. Più cose ha il mondo che la vostra filosofia non  conosce, dice Amleto. E davvero, che sappiamo noi? Che siamo? […]”. Nella perorazione conclusiva l’avvocato ricorda questa frase del medico e fisiologo Charles Robert Richet, Premio Nobel per la Medicina nel 1913: “Se un Dio sedesse nei tribunali, egli sarebbe d’una inalterabile indulgenza per le colpe del dolore umano”.

Le citazioni fornite dei passi dell’arringa offrono una ben pallida immagine di questo drammatico capolavoro di eloquenza, denso di dottrina letteraria, artistica, scientifica.

 Il verdetto

La pena chiesta dall’accusa era l’ergastolo.

La corte condannò l’assassino a due anni e sei mesi di reclusione.

La nostra odierna sensibilità, scossa, turbata, sconvolta dallo stillicidio, ahimè, quotidiano di uccisioni di donne ad opera di sanguinose mani maschili, se avesse di fronte l’omicida, non propenderebbe forse per la pena invocata dall’accusa?

La donna nell’antichità classica

Non esistono solo latinisti e grecisti, ci sono anche latiniste e greciste! Un’autorità in questo campo è la nostra Eva Cantarella, Docente di Diritto romano e diritto greco all’Ateneo milanese e Global Professor alla New York University Law School. Nella sua cospicua produzione spiccano L’ambiguo malanno. La donna nell’antichità greca e romana, Feltrinelli, 2013; Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto, Feltrinelli, 2013; Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia,  Feltrinelli, 2015; Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell’antica Roma, Feltrinelli, 2015; Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico, Feltrinelli, 2016; Gli inganni di Pandora. L’origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica, Feltrinelli, 2019.

Una voce greca

 Aristofane – Maschietti miei degli anni Duemila, vi lamentate delle donne in politica? Nella  mia commedia Le donne al parlamento una donna ateniese, Prassagora, guida le sue concittadine a travestirsi da uomini e impadronirsi del potere. I maschi sono degli incapaci. Tutto deve essere messo in comune, anche i sessi. Non importa l’età giovanile o senile. Non importano  bellezza e bruttezza. Così un giovane può trovarsi ad essere concupito da donne che Cecco Angiolieri avrebbe chiamato “vecchie e laide” in contrapposizione alle “giovani e leggiadre”. Basta: il tutto si conclude con un festoso banchetto. Le donne hanno vinto.  Ettore Romagnoli ha così tradotto il coro finale: “ Su le gambe, ohé, viva!  A banchetto, ohé, viva!   Viva, nostra è la vittoria!   Viva, viva, viva, viva!”

Una voce latina

Decimo Giunio Giovenale – Non sono un filosofo, ma la mia idea sulle donne ce l’ho. Nella sesta satira mi sono sfogato in quasi settecento esametri contro la perversione di tante donne romane.

Voci italiane

Dante Alighieri  – Nella mia Commedia Francesca non desta in me una partecipazione affettiva fine a se stessa. La critica romantica mi ha frainteso. Sono guidato da Virgilio a riconoscere in Francesca un esempio di lussuria punita. Di qui la mia misericordia e la mia contrizione di cristiano errante. Con altre donne non sono tenero. Lussuriosa è Cleopatra. Perversa è Pasifae, madre del Minotauro, travestitasi da vacca per essere concupita dal toro. Beatrice invece, la vera Beatrice? È quella del famoso sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare”? No. Nella mia Commedia  è la teologia che mi guida alla visione di Dio.

Niccolò Machiavelli – L’ho detto nella mia famosa commedia La mandragola: “Le più caritative persone che sieno sono le donne, e le più fastidiose. Chi le caccia, fugge e fastidii e l’utile; chi le intrattiene, ha l’utile ed e fastidii insieme. Ed è l’vero che non è el mele sanza le mosche”.

Giacomo Leopardi – La natura femminile ha i suoi difetti, ma anche i suoi pregi, e in ciò non è diversa dalla natura maschile. E poi  spesso le donne sono vittime, purtroppo, della violenza degli uomini. Già ai miei tempi notavo che  le donne possono essere colpite barbaramente a morte per un amore egoistico che è effettivamente odio. Il femminicidio, orrenda piaga dei vostri tempi,  io lo denunciai chiaramente. Andate a leggere il mio canto Nella morte di una donna fatta trucidare col suo portato dal corruttore per mano ed arte di un chirurgo. Andate a leggere ciò che dico sulla donna nel mio Zibaldone di pensieri.

Guido Gozzano – L’ultimo verso della mia Signorina Felicita ovvero la Felicità  è diventato famoso: “Donna: mistero senza fine bello!” Non so nemmeno io se quel “senza fine” significhi “infinitamente” oppure “senza scopo”. È un’ambivalenza che rientra nell’ambiguità della poesia.

La donna e il cristianesimo

Paolo di Tarso –La donna è tenuta ad obbedire al marito, osservando in ogni circostanza un religioso silenzio. Nella mia prima lettera a Timoteo lo dico chiaramente. Il teologo Filippo Belli su toscana oggi.it scrive che bisogna inquadrare il mio pensiero nel contesto storico e dottrinale di allora, ma conferma che le donne sono inclini alla chiacchiera e possono arrecare disturbo.

Tertulliano –Nel mio saggio De cultu foeminarum ho scritto che la donna può  favorire l’ingresso del diavolo nella vita dell’uomo. Non dimentichiamo che Eva indusse Adamo al peccato.

Tommaso d’Aquino – Nella mia Summa Theologiae sotto la voce Videtur quod  ho scritto: “La femmina è un essere difettoso e manchevole. Infatti la virtù attiva racchiusa nel seme del maschio tende a produrre un essere perfetto, simile a sé, di sesso maschile. Il fatto che ne derivi una femmina può dipendere dalla debolezza della virtù attiva, o da una indisposizione della materia, o da una trasmutazione causata dal di fuori, p. es., dai venti australi che sono umidi”. Attenzione: ho scritto Videtur quod,  cioè “Sembra che”, quindi ciò non significa che io stia esponendo una verità inconfutabile. Luca Lamonaca su academia.edu nel saggio Tommaso d’Aquino: sulla donna spiega bene  il mio modo di procedere. Dopo il Videtur quod  c’è il Sed contra in cui espongo gli argomenti contrari. Poi c’è ancora il Respondeo: qui distinguo la “natura particolare”, secondo la quale “la femmina è un essere difettoso e manchevole”, dalla  “natura nella sua universalità”, secondo la quale “la femmina non è un essere mancato, ma è espressamente voluto in ordine alla generazione”.

In altri termini, per me la donna in tanto vale in quanto è madre. Il resto non conta.

 La Chiesa e la donna

Francesco Antonio Grana  è un  vaticanista. In un suo articolo su “Il Fatto Quotidiano” del 31 marzo 2019 spiega che la Chiesa oggi non  ha nulla contro le donne. I Papi moderni lo fanno capire chiaramente. Paolo VI, rivolgendosi alle “donne di tutto l’universo, cristiane e non  credenti”, si è espresso  così: “La Chiesa è fiera, voi lo sapete, d’aver esaltato e liberato la donna, d’aver fatto risplendere, nel corso dei secoli, nella diversità dei caratteri, la sua uguaglianza sostanziale con l’uomo. Ma viene l’ora, l’ora è venuta, in cui la vocazione della donna si completa in pienezza, l’ora in  cui la donna acquista nella società un’influenza, un irradiamento, un potere finora mai raggiunto”. Giovanni Paolo I ha detto di Dio: “ è papà, più ancora è madre”. Giovanni Paolo II si è espresso con chiarezza sulla dignità e vocazione della donna nell’enciclica Mulieris dignitatem: “Quando diciamo che la donna è colei che riceve amore per amare a sua volta, non intendiamo solo o innanzitutto lo specifico rapporto sponsale del matrimonio. Intendiamo qualcosa di più universale, fondato sul fatto stesso di essere donna nell’insieme delle relazioni interpersonali, che nei modi più diversi strutturano la convivenza e la collaborazione tra le persone, uomini e donne. In questo contesto, ampio e diversificato, la donna rappresenta un valore particolare come persona umana e, nello stesso tempo, come quella persona concreta, per il fatto della sua femminilità. Questo riguarda tutte le donne e ciascuna di esse, indipendentemente dal contesto culturale in cui ciascuna si trova e dalle sue caratteristiche spirituali, psichiche e corporali, come, ad esempio, l’età, l’istruzione, la salute, il lavoro, l’essere sposata o nubile.” Benedetto XVI ha detto: “Assicuro la mia preghiera per tutte le donne, perché siano sempre più rispettate nella loro dignità e valorizzate nelle loro positive potenzialità”. Papa Francesco non è da meno.

La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

 La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948, così recita nei seguenti articoli:

“Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

  1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
    2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.”

Uomini e donne, attenzione: in base alla Dichiarazione il sesso maschile non può essere discriminato!

 Rita Levi-Montalcini indica la sede dell’intelligenza

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0