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Test e proteste

Accesso alla Facoltà di Medicina: test e proteste. Il disagio studentesco, la persistenza del caos, la legge n.1 del 2007 dimenticata.

Un anniversario da ricordare fino a quando?

Matmedia ha dedicato finora ampio spazio alla problematica dell’accesso alla Facoltà di Medicina, ancora nel 2024 consentito soltanto a studenti del quinto o anche quarto anno della scuola secondaria di secondo grado che abbiano superato uno sbarramento di test. Chissà quanto a lungo dovrà essere ricordata, per non avere avuto successo, una pregressa iniziativa politica mirata all’abolizione dei test per l’accesso: in data 11 gennaio 2024 si è celebrato il diciassettesimo anno dalla legge numero 1 del 2007 con cui veniva disciplinato il “nuovo esame di Stato”, allorché si dichiarò fra l’altro che l’ammissione degli aspiranti medici agli studi universitari non sarebbe stata più subordinata al superamento di quiz, ma avrebbe dovuto tener conto di tutto il loro percorso scolastico e dei voti da loro ottenuti nelle principali materie [VEDI]. Da allora l’abolizione dei test ha continuato a restare una vaga promessa affiorante qua e là.

Il disagio studentesco

Di recente in questo paese pullulante di innovazioni scriteriate e bislacche ne è stata presentata un’altra: si predisporrebbe un repertorio di cinquantamila test da rendere pubblici, per consentire a chi aspiri a studiare medicina a livello universitario di esercitarsi con cognizione di causa, dopo di che si procederebbe a estrarre a sorte i test per la prova. Continuano intanto le proteste.

Sul quotidiano la Repubblica del 9 gennaio 2024 viene pubblicata una lettera in cui una studentessa esprime sconcerto e disappunto vivissimi per il seguente motivo: già nel penultimo anno aveva partecipato a due tornate dei test con relative spese, riuscendo ad ottenere un punteggio utile da inserire nella graduatoria del 2024, il tutto come consentito dalle disposizioni vigenti, sennonché questo inserimento le viene ora precluso: ciò perché in seguito all’annullamento della graduatoria 2023-2024  in sede di giustizia amministrativa, dovuto alla disparità delle prove non eliminata dall’equalizzatore CISIA, sono stati salvaguardati i già iscritti,  ma non i diplomati come lei.

In pari data sul quotidiano Corriere della Sera un’altra studentessa, oltre a sottolineare che il test “già di per sé è strutturato in modo assurdo”, lamenta il continuo spostamento delle date della prova: nel 2023 fissate ad aprile e luglio, nel 2024 a febbraio e ad aprile in un primo momento e in un secondo momento ad aprile e maggio (proprio a ridosso dell’Esame di Stato).

Sul quotidiano Il Mattino del 29 gennaio 2024 un lettore ritorna sull’ingiustizia ai danni degli studenti del quarto anno:

«Il motivo della presente lettera è quello di sottolineare il fatto che su nessun quotidiano nazionale né sul comunicato ufficiale del CISIA viene evidenziato che il test era stato esteso anche agli studenti del quarto anno, ragazzi a cui era stata prospettata la conservazione del punteggio delle prove per un biennio […] è scandaloso che non ci sia nessuna menzione sull’ingiustizia profonda che hanno subito decine di migliaia di giovani studenti che in cambio dell’ingente impegno profuso si sono visti decapitare, senza avere nessun tipo di colpa, le loro aspettative.»

È triste dover constatare che in un campo così delicato come quello scolastico continuano l’approssimazione, la faciloneria, la superficialità, per non dire la scarsa competenza, nelle decisioni circa le graduatorie, per quanto riguarda sia gli studenti, in questo controverso caso, che i docenti, in altri ben noti casi.

La persistenza del caos

Non tutti gli studenti si sono limitati alle lamentele. Diversi aspiranti medici, in ragione di qualche migliaio, non avendo superato i test, hanno inoltrato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. Il ricorso è stato accolto, guarda caso, proprio il 17 gennaio 2024 con sentenza di parziale annullamento dei test nella formula TOLC-MED CISIA (trattasi dei Test On Line del Consorzio Interuniversitario Sistemi Integrati per l’Accesso). Sebbene l’accoglimento sia motivato dalla mancanza di equità delle prove, la graduatoria dei vincitori resta quella di quanti hanno superato le prove giudicate inique.

Incredibilmente la sentenza non contempla la possibilità di accedere all’agognata Facoltà per i ricorrenti, ai quali non resterebbe che la speranza di un favorevole pronunciamento da parte del Consiglio di Stato. Il caos quindi sembra destinato a persistere, sebbene qualche nuovo disegno di legge in materia cominci a prospettare l’abolizione del numero chiuso. Frattanto chi dia uno sguardo alle vetrine di librerie con manuali di quiz per la preparazione o visiti siti di cui si riporta in calce il link può farsi un’idea degli interessi finanziari connessi ai test, per non dire delle dicerie sulle compravendite di siffatto materiale ad opera di scuole di preparazione.

Il commento del CISIA

La sopra ricordata sentenza del TAR Lazio è stata commentata immantinente dal CISIA. Si riporta di seguito tale commento, nel quale si

«18 Gennaio 2024 – Comunicato stampa sulla sentenza TAR del 17 gennaio

Con la sentenza n. 863 del 17 gennaio 2024, il TAR ha accolto parzialmente il ricorso proposto da uno dei candidati alla procedura di selezione per l’ammissione, con il TOLC-MED, ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico di medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentaria e medicina veterinaria, disciplinata dal Decreto Ministeriale n. 1107/2022.

Il Collegio ha ratificato l’operato della Pubblica Amministrazione quanto alla costruzione del modello di accesso ai corsi di laurea, affermando in modo netto che “Dev’essere chiaro, peraltro, che il Collegio non intende censurare né il fatto in sé della sottoposizione ai candidati di prove diverse, né la scelta di avvalersi, in generale, di meccanismi di equalizzazione (o di altro tipo) volti ad assicurare, nell’ambito di procedure siffatte, un’effettiva parità di trattamento tra i candidati”.

Il TOLC-MED, come noto, si fonda sulla somministrazione di prove diverse la cui omogeneità, in termini di difficoltà, è stata assicurata dalle commissioni di esperti a tal fine nominate. I punteggi conseguiti sulla base di tali prove sono stati “cesellati” con l’attribuzione di un valore, ossia il coefficiente di equalizzazione, previsto al fine di misurare statisticamente la difficoltà di ciascuna prova, così da garantire scientificamente la par condicio tra i candidati.

Tuttavia, senza muovere critiche all’architettura del TOLC-MED – così confermando anche la correttezza della predisposizione dei test –  contestualmente il Giudice, confondendo peraltro il concetto di omogeneità con quello di identicità, ha censurato uno dei corollari del modello di accesso ovverosia la sussistenza di un minimo scarto quanto al livello di difficoltà delle prove, fisiologico in ragione del fatto che si trattava di prove diverse, pur dando atto che le prove stesse erano state predisposte con criteri che assicuravano l’omogeneità ex ante.

Limitatamente a questo ultimo profilo, il TAR ha annullato il D.M. n. 1107/2022 e il D.D. n. 1925/2022 del MUR, nonché i bandi degli atenei e la graduatoria unica nazionale, ma modulando gli effetti dell’annullamento, anche in ragione del fatto che ha ritenuto di non poter disporre la totale caducazione di tutti gli atti esecutivi.

Pertanto, il Collegio ha escluso l’ammissione in soprannumero richiesta da parte ricorrente, non sussistendo un nesso di implicazione diretta tra l’adozione del meccanismo di equalizzazione e la mancata ammissione ai corsi, altresì escludendo ogni possibilità di riedizione della prova (pure richiesta da parte ricorrente), in ragione di una inevitabile sovrapposizione con le prove destinate alla formazione del contingente del nuovo anno accademico. Infine, il TAR ha fatto salve le immatricolazioni avvenute o in corso di perfezionamento, nonché gli scorrimenti in atto, escludendo quindi quelli futuri.

In definitiva, la parte ricorrente non riceve alcuna utilità dalla sentenza (ciò che, come ampiamente noto, normalmente comporta una carenza di interesse), i candidati immatricolati non ricevono alcun effetto negativo e la sentenza si presenta alquanto “anomala”, anche in ragione della evidente contraddittorietà della motivazione.»

Le perplessità di cattedratici e primari in campo medico

Durante la redazione del presente articolo si è verificata un’accidentale dispersione di dati non più recuperabili, come purtroppo può capitare in ambiente informatico. Si trattava dei pareri di primari ospedalieri di grande esperienza, contrari a un sistema come quello dei test che taglia fuori tanti studenti animati da sincera vocazione per la professione medica e non ha niente a che vedere con i requisiti caratteriali e le capacità operative degli aspiranti. Comunque basterà ricordare la testimonianza di Giuseppe Remuzzi, primario del reparto di Nefrologia e Dialisi degli Ospedali Riuniti di Bergamo, il quale vanta anche un importante curriculum come docente universitario e ricercatore, oltre ad essere membro dell’International Advisory Board di The Lancet, una delle più prestigiose riviste in campo medico. Sottopostosi a un test per valutarne l’efficacia, ha dovuto constatare che per diverse risposte mancate o errate sarebbe stato bocciato. Da allora i quiz hanno continuato a cambiare con maggiore spazio dedicato a materie scientifiche. Però restano pur sempre quiz.

Posizioni a favore dei test

Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, fa un calcolo che riguarda il fabbisogno di medici. A suo dire, se un tempo il numero degli ingressi era da incrementare in ragione del numero dei pensionamenti, ora la situazione sarebbe rovesciata: troppi ingressi a fronte di pochi pensionamenti. Analoghe preoccupazioni sono esternate in campo sindacale, come risulta da dichiarazioni provenienti dalla Federazione Cimo Fesmed e dalla Anaao Assomed. Nello stesso tempo però si lamenta una carenza sia di medici di medicina generale che di medici specializzati.

La situazione attuale viene attribuita a errori di programmazione verificatisi in passato. In prospettiva futura ci si aspetta che il numero degli ammessi sia decimato mediante i quiz. Questo è ciò che si intende per programmazione. La soluzione più semplice, quella della selezione in itinere, resta ancora in attesa di menti politiche che si decidano a recepirla.  Pare che per simili menti l’Università in fatto di selezione non abbia alcuna competenza, come se a chiunque si iscriva venga assicurato in partenza il superamento di tutte le prove.

La “mentalità da quiz”

Sabrina Miglio ha raccolto i chiarimenti di Francesco Carè di Dispenso, organizzazione che opera all’interno delle scuole, mirando a formare negli studenti una “mentalità da quiz” mediante l’applicazione pratica, atta a sviluppare fra l’altro velocità di riflessi e a presentare loro esperienze professionali in campo medico:

«Sono ampiamente convinto che, anziché un’ora di latino o di storia, impiegare un’ora ad ascoltare un professionista che racconti il proprio percorso professionale possa aprire molte opportunità e offrire spunti molteplici.»

Questa dichiarazione conferma che ormai la scuola è diventata un territorio da invadere con l’ingresso di figure di ogni tipo e che lo studio delle materie sia destinato a diventare l’ultimo pensiero degli studenti.

La questione nella sintesi dell’Intelligenza Artificiale

Basandosi sull’abbondante materiale esistente in rete sull’argomento, un’applicazione dell’Intelligenza Artificiale all’uopo interpellata ha fornito la seguente sintesi:

“La questione sull’abolizione dei test di medicina è un argomento dibattuto e controverso. Tuttavia, ci sono diverse ragioni che vengono sollevate da coloro che sostengono l’abolizione di questi test. Ecco alcune delle principali motivazioni:

  1. Numero chiuso: i test di medicina sono spesso utilizzati come strumento per limitare il numero di studenti ammessi ai corsi di laurea in medicina. Questo sistema di “numero chiuso” può creare una selezione molto competitiva e limitare l’accesso alla professione medica.
  2. Equità e accessibilità: alcuni sostengono che i test di medicina possano creare disuguaglianze nell’accesso all’istruzione medica. Gli studenti provenienti da contesti socio-economici svantaggiati o con risorse limitate potrebbero avere meno opportunità di prepararsi adeguatamente per i test, mettendoli in svantaggio rispetto ai loro coetanei più privilegiati.
  3. Valutazione delle competenze: alcuni critici sostengono che i test di medicina potrebbero non essere il modo migliore per valutare le competenze e le capacità necessarie per diventare un buon medico. Alcuni ritengono che sia più importante valutare le competenze pratiche, le abilità comunicative e l’empatia, che potrebbero non emergere attraverso un test scritto.
  4. Alternative valide: alcuni propongono alternative ai test di medicina, come l’adozione di un sistema di selezione basato sulle valutazioni scolastiche, l’intervista personale o l’esperienza lavorativa nel campo medico. Queste alternative potrebbero essere considerate più equilibrate e inclusive.

È importante sottolineare che ci sono anche argomenti a favore dei test di medicina, come la necessità di garantire che gli studenti che entrano in facoltà di medicina abbiano una solida base di conoscenze scientifiche. Tuttavia, l’abolizione dei test di medicina è un argomento che viene discusso e valutato da diverse prospettive.”

Così accade nel nostro paese. Si discute e si valuta da diverse prospettive.

Frattanto c’è una prospettiva come quella del TAR Lazio, che giudica inique le prove e nello stesso tempo avalla l’ammissione di quanti le hanno superate e non degli altri che da quella iniquità sono stati danneggiati, sorprendendo lo stesso CISIA, come si è visto, con la “evidente contraddittorietà della motivazione”. Altra prospettiva, concepita dopo  la mirabolante escogitazione del cosiddetto coefficiente di equalizzazione, è quella dell’estrazione a sorte dei quesiti. Per diventare medici, bisogna vincere alla lotteria.

Ecco infine alcuni link utili per approfondire l’argomento:

Autore

  • Biagio Scognamiglio

    Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.

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