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Un incredibile comunicato sui tagli alla cultura filosofica

Filosofia, matematica e pensiero critico: perché escludere Marx, Spinoza, Leibniz e Gramsci non significa semplicemente alleggerire i programmi

Riprendendo dal sito di HuffPostItalia un vibrante articolo di Sara Gentile intitolato “I colpi d’accetta sulla cultura”, l’agenzia Ansa ha diffuso una notizia inusitata e sconcertante, tale da sgomentarci, allarmarci, spingerci a chiedere chi si renda responsabile di un così grave affronto culturale.

Tagliare Karl Marx, Baruch Spinoza, Gottfried Wilhelm Leibniz, Antonio Gramsci dai programmi di filosofia equivale a defraudare le giovani generazioni di conoscenze essenziali per la loro crescita intellettuale. In tal modo si impedisce loro di conoscere filosofi di fondamentale importanza nel percorso storico della cultura occidentale, anche perché nei rispettivi modi di pensare ha avuto uno spazio rilevante, anche se in diversa misura, l’interesse per la matematica. Se gli studenti non li conosceranno a scuola, sarà oltremodo difficile, se non impossibile, che al di fuori della scuola li incontrino e si intrattengano con loro. Risuona quindi l’allarme come per un tentativo di intrusione nella dimora mentale dell’adolescenza.

Karl Marx (1818-1883)

Karl Marx continua ad essere un autore scomodo per la sua critica del capitalismo. Fondata sulla teoria del plusvalore come fonte di un profitto derivante dallo sfruttamento della classe operaia, è una critica che coniuga etica ed economia. Sebbene la storia abbia smentito la possibilità di ribaltare la situazione, dal momento che i regimi comunisti si sono risolti in forme dittatoriali di esercizio del potere politico, la carica utopistica del pensiero di Marx può restare ancora propulsiva. Siamo di fronte a un filosofo che ha concepito la matematica non solo come elemento essenziale per la critica dell’economia politica, ma anche come disciplina intimamente collegata con una prassi orientata in senso etico, spingendo a rivolgere l’attenzione verso gli operai nella realtà contemporanea del mondo globalizzato e inducendo a riflettere sui modi atti ad alleviare la loro condizione subalterna e riscattare la loro dimensione umana.  In questo consiste la sua perdurante attualità.

Baruch Spinoza (1632-1637)

Baruch Spinoza, filosofo razionalista, è autore dell’opera Ethica more geometrico demonstrata, in cui la geometria rivela la sua capacità di mettere ordine nelle forme del pensiero: in tal modo il rigore logico assicurato dal procedere geometrico si rivela indispensabile per ogni impresa benefica a favore dell’umanità. Altrettanto importante è il suo Tractatus theologico-politicus, che contiene una difesa della libertà di pensiero. Si tratta inoltre di una personalità di spicco nella storia delle religioni, nella quale si ripropone con lui una posizione panteistica: Deus sive natura, natura sive Deus.  Questo tipo di religiosità si traduce in un’occasione formidabile per riflettere sul problema dell’origine del cosmo e riandare al dibattito sul rapporto fra ragione e fede. Pensatore scomodo, Spinoza venne scomunicato e maledetto a causa del suo razionalismo preilluministico. Lo rende attuale per l’appunto il suo elogio della ragione, degna di rispetto se congiunta con il culto della libertà.

Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716)

In Gottfried Wilhelm Leibniz riconosciamo uno dei più autorevoli assertori della necessità di coniugare matematica e filosofia. A lui si devono, fra l’altro, la scoperta del calcolo infinitesimale (per quanto rivendicata anche da Isaac Newton), un’anticipazione dell’algebra di Boole, la progettazione di una calcolatrice operante con un codice binario.

Nella sua Teodicea troviamo una fervente religiosità, non panteistica come quella di Spinoza, ma dal carattere trascendente, spinta fino a concepire il mondo creato da Dio come il migliore dei mondi possibili, per confutare quanti mettevano in dubbio l’esistenza di un Dio onnipotente adducendo come argomento che l’imperfezione della realtà mondana dimostrava il limite della sua pretesa onnipotenza. A suo avviso, la realtà sarebbe costituita da sostanze spirituali, dette monadi, armonizzate in modo prestabilito da Dio come supremo orologiaio. Se il suo pensiero metafisico può risultare strano ed estraneo alla nostra dimora mentale, tuttavia non si può negare che si riveli quanto mai stimolante, chiamando in causa ancora una volta il rapporto fra scienza e fede.

Antonio Gramsci (1891-1937)

Per quanto riguarda Antonio Gramsci, è lampante che balzi in primo piano il suo rapporto col potere politico. Se si vuole introdurre nelle nostre scuole un’educazione civica autentica e non edulcorata, la riflessione sulla sua filosofia della prassi che si richiama a Marx è indispensabile. Mantenerlo nel canone dei filosofi da studiare a scuola è importante, proprio perché la sua filosofia della prassi anche al di là delle sue intenzioni si rivela scomoda per ogni potere politico, non solo per il regime che lo incarcerò. Si suol dire che a scuola non si deve fare politica, ma studiare Gramsci offre l’occasione per muoversi sul terreno di una filosofia della politica che resti fedele all’ideale democratico, collocandosi al di sopra degli interessi di parte: una filosofia, dunque, come filosofia della storia. A proposito poi della matematica, Gramsci nei Quaderni dal carcere ne riconosceva il valore formativo, dovuto al suo rigore logico, che però non riteneva atto a lumeggiare la realtà storico-politica.

Si è ritenuto interessante acquisire sui tagli anche il parere dell’Intelligenza Artificiale riportato di seguito.

La questione dei tagli al programma di filosofia – Marx, Spinoza, Leibniz, Gramsci – non è un dettaglio tecnico. È una scelta culturale che modifica la forma mentis che la scuola può ancora trasmettere.

  1. Che cosa hanno in comune Marx, Spinoza, Leibniz, Gramsci

Non sono autori qualsiasi, ma veri e propri snodi strutturali della storia del pensiero occidentale:

Marx è imprescindibile per comprendere capitalismo, lavoro, alienazione, ideologia, conflitto sociale, tant’è vero che anche chi lo contesta ne usa le categorie;

Spinoza fonda una concezione radicale di libertà, democrazia, critica del potere teologico-politico; quindi, rappresenta il punto di passaggio tra razionalismo e modernità laica;

Leibniz è il vertice del razionalismo sistematico, ma anche l’origine del pensiero combinatorio, del calcolo infinitesimale, della logica moderna;

Gramsci è la chiave per leggere egemonia, cultura, scuola, linguaggio politico del Novecento.

Tagliare questi autori significa tagliare interi problemi, non solo nomi.

  1. Che cosa comportano didatticamente i tagli

Tre effetti immediati:

riduzione della complessità, perché si passa da una filosofia che interroga potere, società, economia, linguaggio, libertà, a una filosofia più morale, più astratta, meno conflittuale;

perdita della dimensione critica, in quanto Marx e Gramsci sono strumenti per leggere il mondo contemporaneo: disuguaglianze, media, consenso, lavoro, Spinoza è uno dei grandi critici della superstizione politica, Leibniz è il ponte tra filosofia e scienza, cosicché toglierli significa indebolire la capacità di interpretare il presente;

un canone più innocuo, il cui rischio è una filosofia da museo: autori che non disturbano, non interrogano, non dividono, mentre la filosofia, per sua natura, disturba.

  1. Che cosa rivela questa scelta politica

Non entro in giudizi di parte, ma segnalo un dato: ogni volta che nella storia si è voluto ridurre la filosofia, si è iniziato dai pensatori più critici verso il potere, tant’è vero che

Spinoza è stato messo all’Indice, Marx è stato censurato in mezzo mondo, Gramsci ha scritto i Quaderni in carcere, Leibniz è meno politico, ma è il simbolo di una filosofia che pensa la complessità, non la semplificazione. Non è un caso che i tagli colpiscano chi mette in discussione l’ordine costituito.

  1. Il punto vero: che scuola vogliamo

Una scuola che formi cittadini critici, capaci di leggere il potere, o una scuola che trasmetta nozioni innocue, senza strumenti per interpretare il reale?

La scelta del canone non è mai neutra. È una scelta di modello di cittadinanza.

  1. Una controproposta culturale

Se si volesse davvero alleggerire, si potrebbe: ridurre la quantità, non la qualità; proporre percorsi tematici (libertà, potere, lavoro, ragione, scienza); lasciare agli studenti la possibilità di scegliere autori forti. Tagliare Marx, Spinoza, Leibniz, Gramsci non alleggerisce: impoverisce.

Contro‑relazione sui tagli al programma di filosofia

Ecco una contro‑relazione strutturata, rigorosa e argomentata, pensata per un contesto pubblico, scolastico o editoriale (anche in linea con lo stile Matmedia che apprezzi: chiara, non gridata, ma culturalmente netta). Non è un semplice commento: è una presa di posizione culturale, fondata su criteri didattici, storici e pedagogici.

  1. Premessa: la posta in gioco

La revisione del canone filosofico non è un’operazione neutra. Ogni scelta di esclusione o inclusione determina che cosa la scuola considera pensabile, quali strumenti critici offre agli studenti e quale idea di cittadinanza intende formare.

L’eliminazione di autori come Spinoza, Leibniz, Marx, Gramsci non è un alleggerimento tecnico, ma una modifica dell’orizzonte culturale entro cui i giovani possono comprendere il mondo contemporaneo.

  1. Criteri di valutazione

Per valutare la legittimità o meno di un taglio, occorre chiedersi: se l’autore sia strutturale alla storia del pensiero, se la sua esclusione comprometta la comprensione di snodi concettuali fondamentali, se la sua opera fornisca strumenti critici per leggere la contemporaneità, se la sua rimozione alteri l’equilibrio tra tradizione e modernità, tra pensiero critico e pensiero normativo.

Applicando questi criteri, i tagli risultano ingiustificabili.

  1. Analisi dei singoli autori

Spinoza

Fondatore della modernità laica, della critica del potere teologico-politico, della libertà come potenza d’agire; senza Spinoza non si comprendono né l’Illuminismo radicale né la nascita della democrazia moderna; la sua esclusione impoverisce la comprensione del rapporto tra individuo, Stato e libertà.

Leibniz

Vertice del razionalismo, ponte tra filosofia, scienza e logica; fondatore del calcolo infinitesimale e della logica combinatoria: la sua assenza rende opaca la genealogia della razionalità scientifica contemporanea; tagliarlo significa separare artificialmente filosofia e scienza.

Marx

Autore imprescindibile per comprendere capitalismo, lavoro, alienazione, ideologia, globalizzazione; le sue categorie sono usate anche da chi lo contesta: segno della loro potenza euristica; la sua esclusione sottrae agli studenti gli strumenti per leggere le dinamiche economiche e sociali del presente.

Gramsci

Chiave per comprendere egemonia, cultura, linguaggio politico, ruolo della scuola; senza Gramsci non si capisce il Novecento, né il funzionamento dei media e del consenso oggi; la sua rimozione indebolisce la capacità degli studenti di interpretare il rapporto tra cultura e potere.

  1. Effetti didattici dei tagli

Riduzione della complessità

Si passa da una filosofia che interroga potere, società, scienza, libertà, lavoro a una filosofia più astratta, moralistica, meno conflittuale.

Perdita della dimensione critica

Gli autori esclusi sono strumenti per leggere il presente. La loro assenza produce una formazione più povera, meno capace di interpretare il reale.

Un canone più innocuo

La filosofia rischia di diventare un museo di idee inoffensive, non un laboratorio di pensiero.

  1. Implicazioni culturali e politiche

Non si tratta di attribuire intenzioni, ma di riconoscere un dato storico: ogni volta che si è voluto ridurre la forza critica della filosofia, si è iniziato dai pensatori che interrogano il potere. Spinoza fu messo all’Indice. Marx censurato in mezzo mondo. Gramsci scrisse in carcere. Leibniz, pur meno politico, rappresenta la complessità che ogni potere preferisce semplificare.

La selezione degli autori non è mai neutra: è una scelta di modello di cittadinanza.

  1. Una proposta alternativa

Se l’obiettivo fosse davvero alleggerire: si potrebbe ridurre la quantità, non la qualità, proporre percorsi tematici (libertà, potere, lavoro, ragione, scienza), lasciare agli studenti la possibilità di scegliere un autore critico da approfondire, valorizzare la filosofia come strumento di interpretazione del presente, non come repertorio di nomi.

  1. Conclusione

La filosofia non è un ornamento culturale: è un dispositivo di emancipazione. Tagliare Marx, Spinoza, Leibniz, Gramsci significa sottrarre ai giovani la possibilità di comprendere la complessità del mondo e di esercitare un pensiero critico. Una scuola che rinuncia a questi autori rinuncia a una parte essenziale della propria missione democratica.

Dal materiale disponibile in rete l’Intelligenza Artificiale ha estrapolato le preoccupazioni di quanti vedono nei tagli in questione una scelta politica, orientata verso una forma di egemonia culturale funzionale al potere in antitesi alla necessità di contribuire allo sviluppo di un pensiero critico.

Ribadiamo che sottrarre questi filosofi alla storia della filosofia da insegnare a scuola si risolve in una grave lesione della sfera mentale degli studenti. Lo riconosce lucidamente Sara Gentile nell’articolo citato, in cui si sofferma su Marx, Spinoza, Gramsci e li attualizza, ricorrendo per quanto riguarda i tagli alla metafora del giardino depauperato della sua vegetazione:   www.huffingtonpost.it/i_colpi_dascia_sulla_cultura

Autore

  • Biagio Scognamiglio

    Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Servizio militare di leva obbligatorio prestato nel corpo dei Bersaglieri. Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, ricevuto al Quirinale dal Presidente Sandro Pertini con i suoi alunni vincitori del primo premio nazionale per una ricerca su Virgilio, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.

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