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Una maturità a metà

Il Ministro Valditara mentre stabilisce una maturità a metà nei comuni alluvionati indispone il suo predecessore Bianchi con un tema sulla maturità senza scritti.

Una maturità mutilata. Mezza maturità. È quella che il MIM ha ritenuto di riservare agli studenti alluvionati dell’Emilia-Romagna, esonerandoli dalle prove scritte e riducendo l’esame alla sola prova orale. Chi riteneva che i candidati destinatari del provvedimento ne sarebbero stati entusiasti è caduto in errore. La stampa quotidiana ha dato notizia del disappunto di tanti di loro desiderosi di cimentarsi in un esame completo al pari di tutti gli altri compagni. Sembra che nella concessione ministeriale abbiano subodorato un paternalismo autoritario piuttosto che una premura genitoriale.

Sul quotidiano Il resto del Carlino in un articolo intitolato Maturità: il paradosso. Vengono dalla Romagna, costretti all’esame facile. Ma loro non ci stanno Solidea Vitali Rosata ha riportato questo accorato e risentito appello di una studentessa di Liceo scientifico residente in un comune colpito dall’alluvione:

“Fatemi fare l’esame di maturità come tutti gli altri: non voglio prove facilitate.”

Sul quotidiano la Repubblica un’altra studentessa in una e-mail riportata sotto il titolo No alla mini maturità ha ripudiato l’esame alternativo con questa motivazione:

“Non vogliamo sentirci vittime della nostra vita, ma protagonisti.”

Si noti la perentorietà del rifiuto di ogni agevolazione in quel ricorrere del verbo volere preceduto dalla negazione nell’una e nell’altra testimonianza. La prova dell’esame di maturità viene evidentemente concepita come un rito iniziatico: si desidera fortemente affrontarla per dimostrare, superandola, di essere pronti a confrontarsi con la società degli adulti, anche se non mancano studenti che ritengono controproducente l’esame per “gli effetti di questo sistema d’istruzione sulla salute mentale” e chiedono “che non sia una valutazione numerica a definire un percorso di cinque anni”.

Notiamo intanto la curiosa circostanza che una delle tracce proposte quest’anno per la prima prova invita il candidato a esporre il suo motivato punto di vista sulla lettera aperta di “illustri esponenti del mondo accademico e culturale italiano” all’allora Ministro del MIUR Patrizio Bianchi, del quale contestavano la manifesta intenzione di semplificare e facilitare l’esame in un clima di prolungata emergenza:

“Gentile Ministro Bianchi, a quanto abbiamo letto, Lei sarebbe orientato a riproporre un esame di maturità senza gli scritti come lo scorso anno, quando molti degli stessi studenti, interpellati dai giornali, l’hanno giudicato più o meno una burletta.”

Il Ministro Bianchi si è risentito per essere stato chiamato in causa in tal modo, mentre avrebbe potuto far presente che anche il Ministro Valditara si è esposto ad analoghe critiche, sia pure limitatamente a una particolare situazione territoriale.

Lasciando ora da parte queste diatribe da politicanti, possiamo dirci soddisfatti che ci siano stati e ci siano studenti pronti non tanto a manifestare una giovanile aspirazione, quanto a rivendicare un vero e proprio diritto, determinati a presentarsi nonostante tutto alle prove scritte, ansiosi di poter essere giudicati pienamente meritevoli. Un Ministro dell’Istruzione e del Merito non può non riconoscere loro, senza contraddirsi, questa libertà.

 

Autore

  • Biagio Scognamiglio

    Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.

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