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Il prezioso “stupidario” della maturità

Poi gli esami finiscono, si va in vacanza e in autunno si ricomincia il viaggio senza che nulla sia cambiato. Eppure, quante cose insegna la maturità! Anche che spesse volte il difetto sta nel manico …

Un classico della storia della scuola italiana e tuttora un libro prezioso è Lo stupidario della maturità di Mitì Vigliero Lami del 1991.

Corbellerie dalle elementari alle superiori

Il maestro Marcello D’Orta è passato alla storia con la sua raccolta di temi di bambini delle elementari Io speriamo che me la cavo, vero e proprio best seller (due milioni e passa di copie vendute). Per le superiori la palma spetta alla professoressa Mitì Vigliero Lami con Lo stupidario della maturità, testo altrettanto interessante. In prefazione l’autrice riferisce di essersi divertita nel collezionare “errori, sbagli, sbadataggini, qui pro quo, gaffes, cantonate, topiche, granchi, papere, lapsus linguae, inesattezze, solecismi, sviste, strafalcioni, svarioni e castronerie varie” emergenti di anno in anno nel corso degli esami di Stato, anche se alla fine si è sentita stanca di “scrivere stupidate”. Pur nel divertimento, si è insinuata in lei una certa amarezza nel ravvisare la somiglianza della scuola a una nave lasciata in balia delle onde, senza che si riesca a governarla e ripararla, perché o non si vuole farlo o non se ne è capaci e ci si limita a fingere di volerlo fare:

“Poi gli esami finiscono, si va in vacanza e in autunno si ricomincia il viaggio senza che nulla sia cambiato.”

Dagli stupidari scolastici agli stupidari della politica

Si potrà dire che il lavoro dell’autrice finisce col trascurare gli aspetti positivi che nonostante tutto la scuola presenta. Ogni attività scolastica proficua viene effettivamente messa in ombra dal risalto estremo dato alle sciocchezze. Inoltre non si dà conto delle stupidità e inettitudini proliferanti in altri campi, soprattutto in campo politico, donde purtroppo siffatte aberrazioni ricadono pesantemente anche sulla scuola. Nonostante ciò Lo stupidario della maturità è da apprezzare per la godibilità dell’amena documentazione raccolta.

La scuola nel ristagno sociale

Nel 2023 l’opera dell’autrice compie 32 anni. A distanza di tempo le magagne intercettate durante gli esami conclusivi dei corsi di studio secondario superiore continuano a interessare e divertire, senza che chi di dovere proceda poi ad affrontare efficacemente il problema di accrescere e non inficiare la serietà degli studi, problema che si elude con riforme sempre più suscettibili di comprometterla. Può sorgere il sospetto che la finalità occulta degli esami consista proprio nel sollecitare e solleticare il senso del comico. Mentre il sociologo Zigmunt Bauman è diventato famoso per la sua tesi della “società liquida”, qui invece ci troveremmo di fronte a un “ristagno sociale” tale da fare della scuola un teatro dell’assurdo: nella risata si compirebbe un rito esorcistico contro la necessità di un miglioramento.

L’articolazione dello stupidario  

Il testo in recensione comincia con Sentenze da tramandare ai posteri, caratterizzate da un “umorismo involontario”. Forse Pirandello riterrebbe più consono parlare di comicità piuttosto che di umorismo. Se dai candidati vengono istituiti rapporti parentali come “Enea era la moglie di Ulisse” e “Catilina era la moglie di Cicerone”, non è il caso di sorridere pensosi, ma di scoppiare a ridere. Lo stesso Dante, secondo un maturando, mira a divertirci:

“«Papé Satàn, papé Satàn aleppe!» è una frase goliardica e carnascialesca che Dante immette nell’Inferno per far ridere il lettore.”

Un altro maturando ci pensa lui a farci ridere:

“Quando vide Cerbero, Virgilio gli mostrò i denti.”

Strano però che in Commissione siano state rivolte ai candidati domande sull’Inferno e non sul Paradiso. Rientra certamente nel programma dell’ultimo anno una domanda relativa all’Adelchi del Manzoni su Carlo Magno ed Ermengarda:

“Carlo Magno divorziò da Ermengarda per amore del Papa.”

Un Carlo Magno antesignano del coming out chi se lo sarebbe aspettato?

Categorie di docenti

L’autrice va avanti con Spesse volte il difetto sta nel manico … Ci troviamo di fronte a docenti pretenziosi e sgrammaticati, ma anche a docenti geniali e perfezionisti, nonché a libri di testo alla moda con esercizi assurdi. Meno male che l’autrice ammette l’esistenza anche di docenti “regolari”, categoria “composta da persone normalissime, dalle abitudini pacifiche, dal linguaggio sobrio e corretto, dalla professionalità seria e scrupolosa”.  Ci sono però i “Visitors”, dei quali fa parte chi pronuncia giudizi critici come questo:

“Verga era un mediocre scrittore; si rende conto che al nord non conoscono la Sicilia, perciò decide di nascere lì.”

Dalla categoria dei “Surrealisti” viene fuori una definizione come questa:

“D’Annunzio era un estetista”.

Questa frase ha avuto tanta fortuna che a distanza di 32 anni la ritroviamo ancora fra le scempiaggini catalogate da Skuola.net, che l’attribuisce però ai candidati e non agli esaminatori. L’autrice passa infine alla categoria dei “Professori per vocazione celeste”, categoria quanto mai irascibile, che fra le altre doti mostra una particolare concezione della valutazione come nel caso dell’arrabbiatura di un docente che così si esprime:

“No, non ti dico quanto hai preso: i voti che vi do non sono mica fatti vostri!”

Fa come l’Invalsi, anch’esso chiamato a valutare per vocazione celeste.

Antologia di svarioni professorali

Seguono svarioni di docenti in latino, storia, arte, filosofia e religione, geografia, cultura varia e generale, italiano. Riportiamo solo alcuni fra i tanti esempi offerti nel libro.

Per il latino:

“Noli me tangere = Non mi seccare”

Per la storia:

“Savonarola fu impiccato e quindi bruciato vivo.”

Per l’arte:

“L’arco può essere acuto, ottuso o retto.”

Per filosofia e religione:

“Se Nietzsche non fosse esistito, Hitler non sarebbe nato.”

“Ma se non sapete neanche i dieci Sacramenti!”

Per la geografia:

“Uno che mi dice che il Monviso è nelle Alpi, non merita di dare la maturità.”

Per cultura varia e generale:

“La Camera dei Deputati è formata dai Senatori.”

Per l’italiano vi è una serie di sciocchezze professorali su autori canonici dell’Ottocento e del Novecento, seguita da domande temute dai candidati come queste:

“Le Operette Morali si chiamano così perché non sono immorali; mi dica come.”

A questa sezione fa da riscontro e completamento … ma più spesso la padella è bucata. Sono chiamati in causa i genitori severi e quelli permissivi. Sia gli uni che gli altri in occasione della maturità si trovano sotto stress e comunicano la loro ansia agli alunni.

Una spassosa storia alternativa della letteratura italiana

Il capitolo Lo stucchevole Vincenzo è dedicato a Vincenzo Monti. Segue il capitolo Il detestabile Ugo dedicato al Foscolo. C’è spazio anche per Il Romanticismo ovvero l’inconsulto secolo, L’abominevole Alessandro, L’infelice Giacomo, L’insopportabile Giosuè, Gabriele il macho, Il povero Giovannino, Il tenero Guido, Giovanni il pizzoso, Italo l’inetto, Luigi il matto, Dal futurismo in poi: gli stranissimi, L’infernale Alighieri. Per quanto riguarda Dante, troviamo un’ampia scelta di bislacche parafrasi di versi delle tre cantiche.

Esempi:

Paradiso, canto XVII, verso 113: E per lo monte dal cui bel cacume

Parafrasi studentesca: E per il monte dal cui bel cacone

Purgatorio, canto XXX, verso 48: Conosco i segni dell’antica fiamma

Parafrasi studentesca: Riconosco la cicatrice della vecchia bruciatura

Inferno, canto V, verso 100: Amor che al cor gentil ratto s’apprende

Parafrasi studentesca: Amore che entra nel cuore come un topo gentile

Per dimostrare che “Dante ai ragazzi è anche molto antipatico”, l’autrice riporta questo giudizio studentesco sull’Inferno:

“Le anime dannate dell’Inferno erano veramente infelici; non solo dovevano scontare terribili pene, ma dovevano pure sopportarsi Dante che, come un sadico, non smetteva mai di far loro domande per farle piangere di più.”

Un vocabolario demenziale

Corona l’opera il Demenziario che consiste in un Piccolo dizionario della perfetta stupidità, ove si registra un lessico alternativo all’italiano pur essendo anch’esso italiano, come si può comprendere, ad esempio, da Agorafobia il cui significato vien travisato in paura delle iniezioni o da Zotico interpretato come che vive allo zoo.

L’inventività inerente all’errore

Un libro prezioso, dunque, degno di figurare tra i classici della storia della scuola italiana. Divenuto non facile da reperire, resta un capolavoro nel suo genere. Col passare del tempo non smette di essere attuale.

Altri stralci dal libro:

Altri repertori di stupidità in sede di esami di Stato: 

In quest’ultimo sito un ulteriore spasso è offerto agli amici di Matmedia da un succinto stupidario matematico.

Per un primo approccio a uno stupidario politico:

Autore

  • Biagio Scognamiglio

    Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.

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