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Ammessa all’Università e bocciata alla Maturità

Studentessa ammessa all’Università e bocciata alla Maturità. Docenti scrivono una lettera di protesta per l’umiliazione subita.

Una studentessa supera i test di ingresso per l’ammissione alla facoltà universitaria di Economia aziendale. Per immatricolarsi, ha bisogno del diploma di scuola secondaria superiore. Non viene ammessa all’esame di Stato. Ricorre al Tribunale Amministrativo Regionale, facendo presente la mancata organizzazione di corsi di recupero da parte della scuola. Il Tribunale Amministrativo Regionale la ammette con riserva. Motivazione: un ritardo nella possibilità di immatricolarsi arrecherebbe un danno eccessivo alla ricorrente.

La candidata sostiene il colloquio orale. La Commissione giudica insufficiente la sua preparazione e la boccia (bocciare: verbo purtroppo invalso nell’uso scolastico, che etimologicamente rinvia al gioco delle bocce in cui lo scopo è colpire con la palla il pallino). Al colloquio sono presenti i familiari della studentessa con i loro avvocati nonché docenti del Liceo frequentato. Un docente invia al Ministro dell’Istruzione e del Merito una lettera di protesta sottoscritta da oltre cento colleghi.

Il contenuto della lettera viene così riassunto su orizzonte scuola.it:

“La lettera, firmata anche da altri 110 insegnanti, sottolinea come questo episodio rappresenti un’umiliazione per la categoria docente e critica una società che spinge gli studenti a cercare scorciatoie piuttosto che a misurare il proprio valore. La sospensiva del TAR viene definita come uno schiaffo alla credibilità degli insegnanti, minando la serenità del loro giudizio. Inoltre, Marinelli e i suoi colleghi evidenziano come questo episodio metta a rischio la tenacia degli insegnanti nell’affrontare scelte dolorose ma necessarie, come la bocciatura di un allievo. Denunciano la pratica di ricorrere a legali per aggirare il sistema educativo, in contrasto con l’obiettivo di educare i giovani al senso di responsabilità e all’impegno. Infine, la lettera chiede al ministro di “riportare la figura dell’insegnante al centro della scuola” e di rivedere i test d’ingresso universitari, descritti come uno schiaffo alla dignità del sistema scolastico secondario.”

Sul quotidiano la Repubblica Sara Strippoli ha raccontato la vicenda di un ragazzo di scuola media al quale era stato sconsigliato di proseguire gli studi. Il ragazzo di allora è diventato docente al Politecnico di Torino. L’ Institute of Electrical an Electronics Engineers lo ha premiato “per l’eccezionale contributo alla generazione e all’utilizzo dell’energia elettrica”. La formazione scolastica è solo un aspetto dell’itinerario evolutivo della personalità umana.

Un mio ricordo personale. Insegnavo Italiano e Latino al Liceo classico.

In seno a un consiglio di classe stava maturando la decisione di colpire un allievo giudicato insufficiente nella maggior parte delle materie (colpire: non è forse questo il significato di bocciare?). Mi opposi fermamente. Fu un’aspra tenzone. Alla fine ottenni che l’allievo fosse promosso a dispetto delle carenze lamentate, che però non esaurivano il suo positivo profilo  personale, tale da far ben sperare per l’avvenire suo e della società. Quell’allievo si iscrisse alla Facoltà di Medicina. È divenuto un medico specializzato all’altezza del ruolo. Alcuni fra i docenti che avrebbero voluto respingerlo sono andati in cura da lui. Li ha guariti da morbi tremendi, procrastinando la loro dipartita terrena. A loro, che gli volevano dare un anno in più di scuola, lui ha dato anni in più di vita.

Le rimostranze dei docenti bocciatori andrebbero lette alla luce di vicende come queste.

Rimostranze da cui trapela la pretesa di essere infallibili. Rileggiamo. Perché i docenti si sentono umiliati? L’intervento della giustizia amministrativa in seguito a un ricorso rientra nella normalità della prassi, altrimenti per quale motivo dovrebbero esistere i Tribunali Amministrativi Regionali? La sospensiva era ben motivata perché dettata dal buon senso. La studentessa avrebbe cercato una scorciatoia? Pare invece che, avendone la possibilità, si sia mossa per la via maestra, affrontando i difficili test d’ingresso a una facoltà universitaria. La serenità del giudizio degli insegnanti sarebbe stata minata dalla sospensiva?

Se gli insegnanti si dicono non sereni a seguito della sentenza, si espongono al sospetto di mancata serenità nel bocciare, nonostante dichiarino che bocciare rientri fra le “scelte dolorose ma necessarie”. Perché pretendere che gli studenti evitino di ricorrere a legali, se tale possibilità è contemplata nell’ordinamento giuridico? Forse la scuola viene concepita come l’unico tribunale, in cui non è ammessa difesa. Non si comprende poi come bocciare possa significare “educare i giovani al senso di responsabilità e all’impegno”, dopo che nel corso degli anni non si sia riusciti a farlo, la qual cosa potrebbe far sospettare una sorta di concorso di colpa. Inoltre appare alquanto ingenua la richiesta al Ministro di “riportare la figura dell’insegnante al centro della scuola”, proprio a quel Ministro che pare orientato in tutt’altra direzione.

 Infine i docenti si scagliano contro i test universitari, che sarebbero “uno schiaffo alla dignità del sistema scolastico secondario.” Superare i test universitari equivarrebbe a schiaffeggiare la “dignità del sistema scolastico secondario”? Questo pare l’unico punto accettabile della lettera: i test, se proprio li si vuole mantenere come prove dell’accesso all’università, siano spostati possibilmente in epoca successiva alle conclusioni degli esami di Stato. Se poi fossero aboliti del tutto, tireremmo un sospiro di sollievo.

Tirando le somme, l’idea di indirizzare quella lettera al Ministro non appare particolarmente felice, perché finisce col mettere in risalto un risentimento che qualcuno potrebbe qualificare come permalosità. Ci saranno nuovi sviluppi della vicenda? Intanto auguriamo alla studentessa di conseguire prima o poi la maturità e dimostrare un suo valore contro ogni inciampo.

Il commento di Emilio Ambrisi

I docenti umiliati dal TAR? Che idiozia! Non umiliati dall’Invalsi che assegna livelli di preparazione ai loro studenti nascondendo le prove che utilizza e senza aver mai mostrato una prova che “misuri” il livello 1 o il livello 2 … continuando così a prendere in giro la Scuola e il Paese; non umiliati dall’Università e dal mondo del lavoro e da chi li giudica inattendibili, inaffidabili nelle loro valutazioni, ancorché collegiali; non umiliati dal mercato dei titoli e da chi li vuole sempre più ignoranti, dalla pletora di formatori che vogliono insegnare loro ad insegnare meglio senza aver mai insegnato e da chi ha stabilito che per diventare docente più che l’impegno nello studio bisogna spendere soldi in titoli certificati. Si sentono umiliati dal TAR che, rispettosamente, non scende nel merito dei loro giudizi e li lascia liberi di ri-bocciare!

 

Autore

  • Biagio Scognamiglio

    Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.

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