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I risultati a colpo d’occhio in matematica

Quanto e cosa gli studenti della classe quinta della secondaria di 2° grado sanno di matematica? L’Invalsi dice di vederlo a colpo d’occhio ma è un inganno!

Sarà cancellata l’assurda norma della prova Invalsi per sostenere gli esami di Stato della sessione 2023?

Magnus Zeller (1928), reazione collettiva a una notizia bomba

Quanto segue è tratto da: Rapporto Invalsi 2022

«A partire dal 2019 è stata introdotta una prova standardizzata anche al termine della scuola secondaria per la misurazione delle competenze di base in Matematica a conclusione del secondo ciclo di istruzione. Si tratta di una prova articolata in quattro ambiti di contenuto (Numeri, Spazio e figure, Relazioni e funzioni, Dati e previsioni).

[…] La figura 4.5.1 [VEDI] mostra sinteticamente […] che in media le studentesse e gli studenti raggiungono il livello 3 in Matematica, […] che rappresenta esiti in linea con gli aspetti essenziali previsti dalle Indicazioni nazionali e dalle Linee guida. […] Sostanzialmente il Paese si divide in due gruppi di risultato:

GRUPPO 1 in cui il risultato medio si colloca saldamente, almeno in linea generale, al livello 3, ossia nella fascia di adeguatezza […]

GRUPPO 2 in cui il risultato medio si trova chiaramente al livello 2, quindi non in linea con i traguardi delle Indicazioni nazionali/Linee guida previsti al termine della scuola secondaria di secondo grado».

Il grassetto è stato utilizzato per evidenziare quello che si potrebbe definire “l’imbroglio Invalsi” e che di seguito si specifica:

  1. Numeri, Spazio e figure, Relazioni e funzioni, Dati e previsioni sono i quattro ambiti in cui l’Invalsi articola la “sua” prova in coerenza, afferma, con le Indicazioni Nazionali e con le Linee Guida. Ma gli ambiti per la classe conclusiva dei licei sono tre e non quattro; sono: Geometria, Relazioni e Funzioni, Dati e Previsioni. L’Invalsi sbaglia dunque nella nomenclatura e nel numero.
  2. Gli aspetti essenziali previsti dalle Indicazioni nazionali e dalle Linee guida. L’Invalsi giudica i risultati della prova adeguati o non adeguati rapportandoli a quegli aspetti essenziali. Rapportandoli cioè a qualcosa di inesistente. Infatti, né le Indicazioni Nazionali, né le Linee Guida contengono paragrafi o capoversi denominati “aspetti essenziali” e meno che mai una loro declinazione. L’Invalsi, dunque, inganna.
  3. I traguardi delle Indicazioni nazionali/Linee guida previsti al termine della scuola secondaria di secondo grado. I risultati della prova Invalsi dividono l’Italia in due gruppi: uno in linea, l’altro non in linea, con i “traguardi” citati,  cioè con qualcosa che è oggetto di interpretazione e di discussione dal 2010 in poi, tanto da spingere il Ministero a dover  emanare “quadri di riferimento” per la redazione delle prove scritte degli esami di Stato. Insomma, per fare classifiche di rendimento scolastico e dividere l’Italia, l’Invalsi utilizza “aspetti essenziali” mai elencati e “traguardi” mai condivisi.

Dunque, la “fotografia” costruita dall’Invalsi è totalmente falsa.

Costruita ad arte, non solo alterando ambiti, aspetti e traguardi, ma peggio, nascondendo la prova. Cioè tutti i dati e i numeri che l’Invalsi dà spacciandoli per misure, sono ottenuti attraverso una prova che è tenuta segreta. Come si fa a dire che gli studenti hanno raggiunto questo o quel traguardo, se non è noto il traguardo né sono note le domande attraverso le quali s’intende accertarlo?

Se i contenuti della prova sono sconosciuti, quale valore di attendibilità possono avere i suoi risultati? Se scuole, docenti, famiglie non sanno su che cosa lo studente ha sbagliato, su quali contenuti o ambiti egli ha debolezze, come possono intervenire?

Ovviamente l’Invalsi ha studiato di non tenere le sue prove completamente segrete.

Qualche assaggio lo dà: pubblica scampoli di “prove esemplificative”. Si trovano in rete [VEDI]: sono proposte anche come simulazione, per esercitarsi. Che è il modo più sbagliato, perché mostra che l’Invalsi non si preoccupa affatto di corrispondere alle esigenze della scuola con spirito di servizio. Anzi, ribalta ruoli e finalità: sono scuole, docenti, studenti che devono prepararsi per soddisfare le esigenze Invalsi.  E così in venti anni, progressivamente, ha distrutto nel Paese ogni tensione alla crescita di una cultura della valutazione. Valutazione miserevolmente identificata invece nella sottomissione collettiva all’instaurazione di caste di valutatori-misuratori.

È questo l’imbroglio Invalsi che dura oramai da anni. Il vero paradosso di una situazione tutta italiana!

Situazione della quale ciò che sappiamo di serio non lo sappiamo da oggi, con le fotografie Invalsi, ma lo sappiamo da sessant’anni: «Il problema più preoccupante che presenti la situazione scolastica del nostro paese è quello delle spaventose sperequazioni fra tipi di scuola e fra grandi regioni geografiche, pur nel quadro di una produttività media molto bassa rispetto agli altri paesi. […] Un altro dato è la produttività particolarmente bassa della scuola secondaria superiore. […] Ne viene la necessità, direi fondamentale, dovunque, ma primaria per l’Italia, di una seria azione perequativa; seria vuol dire che allinea la preparazione effettiva degli studenti sui valori alti.»

Fu detto  nel 1973[1] e nel 1977[2] dai responsabili IEA e da Aldo Visalberghi, che di quella realtà difficile diede anche indicazioni interpretative altrettanto serie e cioè che « le variabili scolastiche di tipo corrente, come, per esempio, numero degli allievi per classe (per cui l’input positivo starebbe nel ridurlo), e probabilmente anche tempo globale di permanenza a scuola, non sono tanto importanti quanto invece sono importanti le variabili specifiche; per esempio: presenza dei laboratori, presenza di tecnici di laboratorio, presenza di equipaggiamenti ad hoc, preparazione specifica degli insegnanti in modi adeguati». A sua volta Bruno de Finetti, commentando quei risultati IEA, scriveva, per la matematica, che gli studenti italiani spesso sanno le cose ma non ne sanno il perché.

A che è servito invece l’Invalsi?

A disunire ancor di più ciò che andava unito. In particolare, a condizionare negativamente scuole e docenti, a disorientarli su risultati di apprendimento e livelli di apprendimento, a non stabilire con loro alcun positivo rapporto di fiducia e di collaborazione, a sminuire il loro lavoro negli esami di Stato.

Negli anni dei primi passi dell’autonomia scolastica si pensò che il passaggio dai programmi ministeriali alle Indicazioni Nazionali, tenuto conto di quelle ben note disparità esistenti a livello territoriale, esigesse di assicurare che le mete di conoscenze, abilità e competenze attese fossero raggiunte ad ogni livello e in ogni parte d’Italia. Questa fu la funzione assegnata all’Invalsi: effettuare verifiche periodiche che informassero l’Amministrazione sul raggiungimento o meno dei prescritti traguardi, una volta precisati e condivisi collettivamente. Anzi, la stessa azione messa in opera dall’Invalsi doveva servire a mettere d’accordo su traguardi e mete da perseguire con l’attività didattica.

L’Invalsi ha finito invece per nascondere le sue prove e travisare il suo ruolo.

Ha finito per travisare finanche il ruolo delle prove cosiddette “oggettive” che, buone come sonde per dare informazioni su larga scala dello stato di salute di un sistema scolastico, non lo sono altrettanto sul versante delle “misurazioni” del profitto e del rendimento educativo. Ne ha parlato ripetutamente Biagio Scognamiglio su questo sito.

In definitiva, di attendibile, l’Invalsi offre una sola misura: quella dell’entropia, del disordine, della confusione, normativa e gestionale, in cui versa il nostro sistema dell’Istruzione.

Che cos’è l’Invalsi?

Non è certo l’Istituto che si voleva, istituendolo! È il fulcro del Sistema Nazionale di Valutazione (SNV) insieme all’Indire e ad un asservito, quanto inesistente, corpo ispettivo? È la guida didattica e organizzativa per istituzioni scolastiche del paese tanto da essere co-affidataria della formazione in servizio di tutto il personale della scuola? È l’ente certificatore delle competenze raggiunte in sede di esami di maturità, ai quali, va ricordato, non si può accedere senza prove Invalsi? È l’ente deputato a fornire supporto alle scuole per contrastare la fragilità degli studenti negli apprendimenti dei quali possiede gli “indicatori di fragilità”?

Ovviamente molti giudicano utili i proclami Invalsi perché vi trovano materiale, fatto di numeri e tabelle, che dà loro il canzo di parlare di scuola come se ne capissero qualcosa. Assurdo invece è che ce ne siano altri tra loro, dirigenti dell’amministrazione, sindacalisti, sedicenti esperti, che si perdono in encomi al valore scientifico di quel materiale. Valore che non c’è da nessun punto di vista, tanto che la campagna elettorale da poco conclusa ha visto quasi tutte le forze politiche in campo, in particolare le vittoriose, condurla al grido di “Via Invalsi” e “Rivediamo l’Invalsi”. Ora quelle forze vittoriose sono al Governo: inibiranno all’Invalsi di dire tante sciocchezze sull’apprendimento della matematica? Cancelleranno l’assurda norma della prova Invalsi requisito imprescindibile per sostenere gli esami di Stato della sessione 2023?

 

Note

[1] Il 9 ottobre 1973 nella sede del CNR furono presentati i risultati dell’indagine IEA per l’Italia.

[2] A Frascati presso il CEDE nel corso del Simposio internazionale IEA dal 28 al 30 marzo 1977.

Autore

  • Emilio Ambrisi

    Laureato in matematica, docente, preside (dal 1983) e ispettore ministeriale (dal 1991). Dal 2004 al 2015 responsabile, per il settore della matematica e della fisica, della Struttura Tecnica del Ministero dell'Istruzione. Dal 1980 Segretario Nazionale della Mathesis e, successivamente, Vice-Presidente. Dal 2009 al 2019 Presidente Nazionale e direttore del Periodico di Matematiche.

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