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La cattiva scuola

La difficile costruzione del sistema dell’istruzione a partire dalla legge dell’autonomia del 1997. A che punto siamo arrivati!

In questi giorni il mondo della scuola è vivace come non mai. Ad agitarlo contribuiscono:

  • le dichiarazioni giornaliere del Ministro dell’Istruzione e del Merito sulle grandi novità ideate per la scuola: i percorsi 4+2 dell’istruzione tecnica e professionale,  la “nuova” valutazione degli alunni del primo ciclo, il ritorno all’insegnamento del latino, l’imminente pubblicazione di modifiche alle Indicazioni Nazionali su che cosa insegnare nelle scuole del primo e del secondo ciclo;
  • i concorsi, banditi o già in svolgimento, per docenti, presidi e finanche nuovi ispettori la cui figura professionale è stata completamente ridisegnata: senza competenze specifiche, ma onniscienti e tutti uguali, come d’altronde lo sono già i presidi, dirigenti scolastici fatti per gestire scuole e indirizzi di studio che spesso non conoscono nelle finalità, nella organizzazione, nella storia (e così saranno anche i docenti selezionati con prove scritte uguali per tutti, e che prove!);
  • le tante iniziative per la preparazione a questi concorsi, i cui annunci straripano nella rete internet con le loro equipe d’esperti composte talvolta di personaggi che, forse neppure docenti, sono i preparatori dei futuri ispettori, presidi e professori;
  • le notizie su quel che succede di riprovevole nelle Università per i percorsi di abilitazione o per il sostegno o per le qualità e i costi dei master di primo e secondo livello;
  • i notevoli interessi economici mobilitati per sostenere la vita di questa mastodontica azienda che è divenuta la scuola.

Ad alimentare tanta vivacità, è intervenuta anche un’inchiesta di Fanpage che ha per titolo “La cattiva scuola”.

Il Ministro Valditara si è risentito. Le forze politiche d’opposizione hanno inscenato critiche e chiesto verifiche, come se il risultato di quella inchiesta non fosse da anni del tutto normale. Come se si trattasse delle solite malevole denunce destinate a essere presto dimenticate. Così non è e non deve essere: la gente è piena di sfiducia nella scuola come mai in passato.

Più di un decennio fa, quando la Banca d’Italia si interessava del sistema scuola, il governatore Visco, nella sua relazione annuale affermò con molta amarezza, che il sistema teneva in poco conto lo studio: «studiare in Italia non conviene». Ebbene, nel giro di pochi anni la situazione, invece di migliorare e di ritenere lo studio un dovere di tutti (come consigliava il Governatore) è peggiorata: nell’era della cattiva scuola si afferma che «non serve studiare, basta pagare».

Ecco il link al documento “La cattiva scuola”:

https://www.fanpage.it/attualita/non-serve-studiare-basta-pagare-come-siamo-riusciti-a-diventare-insegnanti-senza-mai-aprire-un-libro/

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