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La geometria delle rose in poesia

Angelo Fadini, poeta. Dalle sue raccolte poetiche: ho seminato, la geometria delle rose, il signor professore, la bellezza e… «perché si fanno le guerre»? 

Angelo Fadini (1910-1992)

Angelo Fadini nacque il primo di luglio del 1910. Fu Matematico con la M maiuscola, ma anche ingegnere e imprenditore, professore, ricercatore, scrittore, poeta. E come matematico è soprattutto ricordato. Maestro tanto nelle questioni più astratte della logica, degli iperspazi e dei fuzzy set quanto in quelle applicative poste dai problemi dell’ingegneria e della fisica matematica, dell’architettura e dell’arte. Un Maestro che ha lasciato il segno di sé e come solo ai grandi insegnanti riesce.

Della sua attività scientifica spesso si è detto anche su Matmedia e molto di più è stato detto del suo impegno per l’insegnamento della matematica nelle scuole secondarie e dei suoi testi scolastici, sia di matematica che di fisica. Libri che per decenni hanno occupato le prime posizioni delle classifiche dei manuali più adottati nelle scuole italiane. Fu anche il Presidente della Mathesis dal 1981 al 1986 e, successivamente, fino alla morte, Presidente Onorario.

Meno noto è il lato artistico della sua attività e, principalmente, il suo essere poeta. Poco infatti è detto delle sue raccolte di poesie, in lingua e in dialetto napoletano. Undici raccolte: dalle prime «’Na jurnata ‘e sole» del 1967 e «Luce al tramonto» (1970) alle ultime «Parla il silenzio» del 1988, «Sento ‘na voce» e «Momenti di una vita d’amore» entrambe del 1989 e, infine, «Chiaroscuri» del 1990.

Le posseggo tutte e da più di trent’anni, di tanto in tanto, mi capita di rileggerne qualche pagina. Ultimamente ho ri-trovato piacevolissima Sento ‘na voce, la poesia che dà il nome anche alla raccolta di quell’anno (1989, maggio). In dialetto napoletano Fadini racconta di un amico che durante una passeggiata gli chiede: «Perché scrivi poesie e come fai?». Allora egli spiega il perché e il come e dice, per nostra fortuna, che sarebbe un peccato perdere per sempre quello che la voce silenziosa, che solo lui sente, gli detta.

La voce silenziosa è, naturalmente, l’io della mente, e la poesia che detta è la storia del suo “sentire” la realtà e le vicende della vita, del suo amare le bellezze del mondo e vivere di questo amore tanto da ricordarlo anche quando sopraggiunge il silenzio: Parla il silenzio e forse mi racconta/ricordi che son favole bugiarde. Anche quando: Un divieto di transito/ sulla via del passato/ e nella mente nasce/una nebbia: l’oblio. La poesia che detta la voce è poesia dell’essere e del divenire, è poesia educativa. S’impari: …comunque si viva/ e fino a che si vive ed anche dopo/non si può non amare. / Ogni vita si spegne senza amore.

La sua vita è stata una semina, attenta e continua, di amore:

Ho seminato nella vita amore;
meravigliosa pianta che fiorisce
sul balcone dei poveri e dei ricchi,
nelle serre, nei prati e in mezzo ai rovi,
sotto la neve e al sole del deserto
e richiede soltanto per fiorire
una pianta d’amore affianco a sé.
Ho seminato questa pianta antica
nel giardino dei sogni e nell’aiuola
verde della speranza ed ho raccolto
a piene mani fiori rigogliosi:
accanto alle mie piante dell’amore
crescevano ogni volta le compagne.
E questo è il più bel dono che il Signore
può concedere a un uomo nella vita.

Una grande capacità lavorativa la sua, com’è scritto nel necrologio comparso sul PdM (2/1992), e come gli piaceva spesso ricordare.

Com’era bello quando lavoravo
tornare a casa stanco e riposare,
anche se quelle ore di riposo
erano poche e sempre troppo brevi.
Com’era bello il tanfo di sudore
Che senza una parola raccontava
La nobile fatica del lavoro.
Com’era bello poter dire al mondo:
«il mio lavoro è utile alla gente».
……………………………………

Angelo Fadini, prima di passare all’Università, vinse il concorso a cattedre per l’insegnamento di Matematica e Fisica nei licei nel 1937. 

Mi raccontò una volta di aver sostenuto l’esame orale del concorso presso il liceo G.B.Vico di Napoli. La commissione era presieduta da Gaetano Scorza che gli chiese la dimostrazione di d’Alembert del teorema fondamentale dell’algebra. Ecco il ricordo di quando il signor professore iniziò le sue lezioni.

In un giorno d’autunno, verso sera
una vecchia corriera
sgangherata, ansimante, polverosa
mi lasciò nella piazza solitaria
d’una città che un giorno fu famosa.
…………………………………………..
Mi venne incontro un vecchio e s’inchinò
«il signor professore?» domandò
E mentre per la via m’accompagnava
un’eco quella frase mormorava
alla mia fantasia ed al mio cuore:
«Il signor professore?»

Da quel viaggio in corriera
che fu l’inizio della mia carriera,
da quel primo saluto riverente
tanto tempo è passato, ma sovente
ritorna il mio pensiero
a quell’incontro, a quel liceo austero
nascosto nella nebbia e dalla neve
reso più silenzioso e più severo,
a quel soggiorno breve
in quella cittadina,
ove con tanto ardore
iniziò le lezioni una mattina
«il signor professore».

Le donne, la bellezza, l’odore che è una calamita per attirare l’amore e la geometria delle rose.

Passa ‘na bionda bella comm’ ’o sole
’na siluette che armonizza slancio
agilità, freschezza ’e primmavera
cull’armonia d’ ’e curve pronunziate
…………………………………………
Ma passa mo, ch’è vierno dint’ ’e vvene
e so’ fernuti suonni e fantasie
è fernuta ‘a passione.
Resta però l’ammirazione ‘e sempe
pe’ chell’opera d’arte insuperabile
ch’è ’na femmena bella.

L’odore. Una rosa di serra che non profuma: ha penzato surtanto a farse bella/e s’è scurdata che c’è l’addore

L’addore pe’ ’na femmena o ’nu sciore
è sempe stato ed è, chiù d’ ’a bellezza.
’na calamita p’attirà l’ammore.

La geometria delle rose.

Rose vermiglie alte sugli steli
flessibili, dritti e adornati
da rametti sottili con le foglie
bombate, rotondette e … stranamente
sempre in numero dispari e discreto:
una foglia alla fine del rametto
le altre a coppie in simmetria da specchio;
distribuzione artistica, elegante!
Questa è una geometria della natura:
geometria delle rose.

Altrove:

… la natura,
ama più l’arte che la geometria
e forse l’arte è proprio nelle forme
che sembrano geometriche e non sono.

Particolarmente attuali appaiono questi versi della poesia «Perché?» (1970)

Perché con la mano dei Grandi
rubasti la patria
in Palestina a inermi cittadini?

Perché nella terra promessa
la pace s’ignora
e sul canale si combatte e muore?

Una realtà di guerra che si vive tutt’oggi. In «Vae victis», il nipote chiede al nonno: “Perché si fanno le guerre?”

Congresso a Paestum: Fadini con Bruno Rizzi e Livia Tonolini (foto di Franco Tonolini)

Angelo Fadini è stato un matematico completo, una completezza di sapere non comune. Si è distinto anche per l’autobiografia che anche altri hanno scritto e lui ha scritto in versi. Le sue raccolte di poesie sono la sua autobiografia. Sono il racconto del dono, prezioso, immenso, che ha avuto, della libertà d’agire nella vita. Il racconto di come ha consumato questa “ricchezza fulgida, infinita”, di ciò che ha conquistato, delle mete raggiunte, di ciò che ha ammirato della sua lunga e faticosa vita e di ciò che ha dato al prossimo …  l’amore che dà senso alla vita, a questa vita e all’altra…

L’altra la raggiunse il 17 gennaio 1992, sapendo che … nell’aldilà si narra una leggenda;/ c’era una volta il tempo…

Se ho pubblicato questa nota è perché ho pensato che, malgrado i suoi limiti di spazio e di competenza, sarebbe stato un peccato non farlo, non parlarne ai professori di matematica e a quel che rimane del mondo Mathesis di una volta: la poesia di Angelo Fadini aiuta a dare senso alla vita, a questa vita e all’altra…

 

Autore

  • Emilio Ambrisi

    Laureato in matematica, docente, preside (dal 1983) e ispettore ministeriale (dal 1991). Dal 2004 al 2015 responsabile, per il settore della matematica e della fisica, della Struttura Tecnica del Ministero dell'Istruzione. Dal 1980 Segretario Nazionale della Mathesis e, successivamente, Vice-Presidente. Dal 2009 al 2019 Presidente Nazionale e direttore del Periodico di Matematiche.

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