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L’elaborato alla prova dei fatti

Dopo gli esami di Stato. L’elaborato alla prova dei fatti e il ruolo avuto dai Dirigenti Scolastici bravi.

In un intervento di giorni fa sulla rivista Scuola7 [VEDI], nel paragrafo L’elaborato: un vero compito di realtà  Domenico Ciccone esprimeva il seguente parere:

«L’elaborato sulle discipline caratterizzanti, ma dal sapore multidisciplinare, è una poderosa opportunità, data ai Consigli di classe, per accertare la capacità di problem solving da parte del candidato, dato per scontato che questi non ha dovuto affrettarsi a trovare una soluzione  ma,  sulla scorta della sterminata disponibilità di materiali reperiti in rete e a scuola, ha potuto scegliere la migliore soluzione possibile per il compito di realtà, attivando e mobilitando tutte le risorse che possiede. Si opera più o meno da sempre così per le sedute di laurea all’università e nessuno si preoccupa del fatto che il candidato potrebbe copiare. Se dovesse farlo, non sarà capace di affrontare il colloquio con padronanza. È parere diffuso che questa modalità, con pochi correttivi e alcune limature, possa sostituire la seconda prova dell’esame di Stato in maniera definitiva».

All’autorevole parere di Domenico Ciccone fa seguito quello della sua collega Maria Rosa Valente, DS del Liceo Scientifico Statale “Enrico Fermi” di Gaeta,  che commenta:

«Appena conclusi gli Esami di Stato siamo portati a riflettere su vari aspetti, tra cui la funzione e la discussione dell’elaborato, le varie parti che compongono il colloquio, il ruolo del Dirigente nella fase preparatoria.

Per molte Commissioni l’elaborato ha quasi sostituito la mappa concettuale di qualche anno fa, con l’aggiunta di una presentazione multimediale. Infatti i candidati, partendo da alcuni nodi concettuali, hanno “toccato” più discipline sottolineando collegamenti più o meno evidenti o, a volte, forzati.

Per altre, invece, la discussione dell’elaborato ha rappresentato un momento che ha messo in evidenza le reali capacità e competenze nonché gli interessi e le inclinazioni personali.

Relativamente al colloquio la “parte” che andrebbe maggiormente valorizzata è rappresentata dalla terza, quella riguardante la discussione dei “materiali” scelti dalle Commissioni, in quanto questi ultimi devono essere collegati con i percorsi multi/pluridisciplinari indicati nel Documento del 15 maggio. Talvolta, però, questi percorsi o non sono indicati o si riducono a pochissime tematiche: conseguenza di ciò è un ripetersi di argomenti o difficoltà da parte dei candidati ad effettuare un discorso organico, per cui, inevitabilmente, si è portati a ricadere nella classica “interrogazione”.

Come porre rimedio? Innanzitutto dovrebbero essere note con molto anticipo le modalità di svolgimento degli Esami di Stato, in modo che ogni Consiglio di classe possa indirizzare il proprio lavoro anche in funzione di esse. Inoltre fondamentale è il ruolo del Dirigente che deve essere vigile affinché sia nelle programmazioni di inizio anno, sia nello svolgimento durante l’anno scolastico, che nel Documento del 15 maggio siano effettivamente contenute e svolte tematiche di ampio respiro e diversificate tra loro. Importante è, infine, l’azione del Dirigente Scolastico, una volta nota l’ordinanza ministeriale, di accompagnamento nella preparazione degli elaborati in modo da garantire la piena applicazione della normativa stessa e l’adeguatezza degli elaborati ad uno svolgimento che possa permettere agli studenti di far emergere la massima espressione delle loro competenze, conoscenze e potenzialità».

In accordo è il parere di Alessandra Silvestri DS del Liceo Scientifico Statale “Teresa Gullace” di Roma:

«Gli esami rivelano che non è stato compreso lo spirito dell’elaborato. I ragazzi ripropongono la solita tesina e in tal modo si perdono completamente anche elementi molto interessanti come le loro produzioni autonome. Inoltre nessuno ha detto ai ragazzi di restare nei tempi.

Occorre entrare in una logica diversa che contempli l’elaborato come un progetto, un esperimento, un’esperienza inquadrata in uno scenario più ampio.

È necessario, inoltre, chiarirsi sul valore da attribuire all’ elaborato, individuando specifici indicatori, come ad esempio la capacità dello studente di far emergere gli aspetti rilevanti della presentazione, la motivazione e la capacità di strutturare la presentazione in modo efficace”».

Il problema – aggiunge Alessandra Silvestri – è molto semplice: occorre formare i docenti!

Ovviamente formare i docenti ha un significato decisamente nuovo.

La novità vien  fuori dall’esperienza della pandemia: da quello che ha comportato ma anche da quello che ha insegnato. Nessun piano di formazione avrebbe potuto corrispondere più efficacemente alla necessità di operare “tutti” in DaD.  Nessun piano di formazione avrebbe potuto mettere gli insegnanti nella condizione di progettare le tracce di elaborato da assegnare agli studenti, di seguirli nel corso del mese di maggio incrementando le conoscenze, armonizzando richiami di argomenti e cose nuove, attività didattica per tutti e guida per ciascuno. Tanti gli elementi positivi e di autentica crescita professionale.

Matmedia ne è testimone per l’esperienza dell’elaborato di matematica e fisica.  I professori non erano più abituati a formulare tracce: l’hanno dovuto fare. Moltissimi sono stati encomiabili, altri di meno, pochissimi si sono limitati a copiare senza capire quello che copiavano, che è la cosa che si rimprovera agli studenti più superficiali.

La formazione migliore però l’hanno favorita i Presidi, quelli bravi.

L’hanno favorita e realizzata cioè i Presidi che hanno saputo creare nel proprio istituto la giusta motivazione intellettuale, il clima della sfida culturale, inducendo a ragionare, a riflettere insieme. Le cose sono andate malissimo, invece, nelle scuole in cui i Presidi si sono disinteressati dell’aspetto culturale e pedagogico e hanno badato solamente all’aspetto formalmente giuridico del malcompreso adempimento. E non vi poteva essere esempio peggiore! Nè vi può essere modo peggiore di guidare una scuola.

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