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Le avventure della libertà di Giulio Giorello

Una raccolta di scritti del filosofo matematico: Giulio Giorello, Le avventure della libertà, a cura di Antonio Carioti, Milano 2021

Il volume contiene una serie di articoli con cui Giulio Giorello collaborò al  supplemento culturale del Corriere della Sera “la Lettura”.  L’introduzione di Antonio Carioti mette in risalto la dedizione del filosofo matematico ovvero del matematico filosofo a un pensiero libero di spaziare nell’immensità dei saperi:

“Il progetto culturale de «la Lettura» sembrava cucito su misura per Giulio Giorello. La nostra esigenza di combinare il sapere umanistico e quello scientifico corrispondeva perfettamente al suo impegno assiduo per abbattere gli steccati tra i diversi ambiti della conoscenza, per esplorare a fondo i territori di confine, per mischiare le carte ogni volta che fosse possibile, richiamando le esperienze del passato e aprendo nuovi orizzonti per l’avvenire […]”

Giulio Giorello amava saggiare il proprio pensiero nel confronto dialogico con quello altrui.

Opportunamente quindi gli articoli sono seguiti da alcuni dialoghi. Gli interlocutori di turno: David Tell, Jim Al-Khalili, David Benatar, Simone Cristicchi, Elliott Ackerman con Sergio Harari. Gli argomenti: il bullismo, la morte, la relatività e i viaggi nel tempo, il dolore del venire al mondo, la felicità, le guerre.

In un’apposita sezione Giulio Giorello viene ricordato da Dario Antiseri, Edoardo Boncinelli, Tito Faraci, Maria Elisabetta Marelli, Jean Petitot, Telmo Pievani, Salvatore Veca, Sofia Viscardi. Testimonianze intese a metterne in risalto l’apertura mentale, l’impegno nella ricerca, l’amore per le dispute scientifiche, l’esercizio del dubbio, le energie intellettuali, l’attenzione rivolta ai giovani. Viene così evocata con ammirato rimpianto la sua mente in continuo fermento.

Seguono in conclusione una nota biografica, l’elenco dei contributi dell’autore su “la Lettura”, l’indice dei nomi e l’indice generale.

Fra gli articoli raccolti  ve ne sono tre in cui l’intimo legame tra filosofia e matematica viene messo in particolare risalto –  grazie per l’appunto alla forma vivace dell’articolo, apparentato al saggio breve o brevissimo – in modo consapevole e brioso insieme.

La reviviscenza di Platone, oggi evidente nella rinnovata riflessione filosofica in congiunzione simbiotica con la ricerca matematica, trova qui una particolare riuscita, che si colloca all’altezza del più avveduto dibattito internazionale. Ed ecco gli articoli di cui sopra, seguiti dai commenti di chi scrive.

Giulio Giorello ritratto da B. Scognamiglio

“Ma conta di più la qualità dei dati” (pagine 41-42)

Qui l’autore ricorda un’immaginaria follia in letteratura. Nei Travels into Several Remote Nations of the World, in Four Parts. By Lemuel Gulliver, First a Surgeon, and then a Captain of Several Ships, ovvero Gulliver’s Travels, Jonathan Swift fa incontrare il protagonista con gli scienziati della fantastica isola volante di Laputa. Gente che va matta per la matematica. Non fa altro che ridurre tutto a calcoli numerici e forme geometriche. Ebbene, quella follia oggi si è fatta realtà. Solo che, piuttosto che follia, è una “nuova passione”, utile per il  controllo dei fenomeni con l’apporto delle nuove tecnologie. Purché si tenga conto, come recita il titolo, non solo della quantità, ma anche della qualità dei dati.

L’articolo è godibile per la maestria dell’autore nell’esporre l’argomento in modo tale da suscitare nei lettori attenzione e  svago insieme.

“Sei bella come un parallelogramma” (pagine 73-77)

Qui l’autore ritorna sulla mania matematica degli scienziati di Laputa. Mania non solo loro. Mania contagiosa, presente nella storia umana fin dalle origini, trasmessa  di generazione in generazione ai contemporanei, ben decisi a lasciarla in retaggio all’umanità futura. Una mania da cui sembrano non esenti nemmeno taluni animali subumani.

Il discorso si svolge sulla scorta di Cervelli che contano di Giorgio Vallortigara e Nicla Panciera e di altri libri, in particolare di Numeri. La creazione continua della matematica di Gabriele Lolli. I numeri … Viene affrontato un problema che da sempre tormenta i matematici: qual è la loro origine? Si torna così al controverso rapporto fra matematica e religione. Per George Cantor, divenuto folle nel tentativo di dominare l’infinito, i numeri transfiniti gli erano stati rivelati da Dio. Altri invece rintracciano l’origine dei numeri nell’evoluzione. L’articolo si conclude circolarmente. Viene ricordato il catalogo Immagini della matematica di Georg Glaeser e Konrad Polthier, nel quale vi è spazio per la relazione fra la geometria e l’arte, cosicché “non sbagliavano troppo gli sfortunati mariti di cui si faceva beffe Swift a ricorrere a linee e figure per rappresentare la bellezza”.  E sembra quasi che l’autore si diverta  a suggerire agli innamorati di approcciare la loro fiamma con la frase del titolo.

Se vi sono innamorati fra i lettori, facciano la prova.

“Le dimensioni non finiscono mai” (pagine 88-91)

Anche qui l’autore prende le mosse dalla letteratura. Richiama il racconto Flatlandia (1884) di Edwin Abbott, edito in traduzione italiana da diverse case (Adelphi, Bollati Boringhieri, Einaudi). Protagonista: un Quadrato. Persuaso di una realtà unidimensionale. Ma incontra un giorno una Sfera. Dunque la realtà è tridimensionale. Sorge il sospetto che le dimensioni siano infinite. La pluralità delle dimensioni spaziali era stata già introdotta in Sulle ipotesi che stanno alla base della geometria (1854) di Bernhard Riemann. Gli sviluppi di tali ipotesi giungono fino alla disciplina dei frattali  dovuta al matematico polacco Benoît Mandelbrot, scomparso nel 2010, la cui autobiografia è stata pubblicata da Rizzoli col titolo La formula della bellezza (2014). Questa volta l’autore ripercorre in sintesi l’evolversi dell’argomento con ricorso a termini specificamente tecnici. Non viene meno però il suo peculiare stile. Possiamo parlare di un originale giornalismo scientifico, in cui esposizione giornalistica ed esposizione  scientifica si coniugano in forma particolarmente gradevole.

Si veda, ad esempio, questo passo:

“Il «fiocco di neve» ideato nel  1904 dallo svedese Helge von Koch è definito come il limite di una successione di curve ottenute iniziando con un triangolo equilatero e dividendo a ogni passo ciascuno dei lati in tre parti uguali, rimuovendo quindi le parti centrali e sostituendole con due segmenti di uguale lunghezza che vengono così a formare nuovi triangoli equilateri, rivolti verso l’esterno e più piccoli. Se dividiamo un oggetto geometrico in N parti, uguali per forma all’originale, ma rimpicciolite di un fattore r, possiamo definire una nuova dimensione data dal rapporto del logaritmo di N col logaritmo di r. Nel caso di una figura euclidea come il Quadrato di Abbott, questa dimensione coincide con quella topologica. Ma per la curva di Koch, essendo N = 4 e r = 3, il rapporto dei logaritmi risulta 1,26 … e la nuova dimensione non è più un numero intero, ma un numero reale, opportunamente approssimato da una frazione. Per questo un oggetto del genere è detto frattale”.

È come se il metodo del docere delectando venisse esplicitato con simpatia per insegnare a fare lezione.

 

 

 

 

 

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