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L’Intelligenza Artificiale a scuola di enigmistica

La lezione a ChatGPT. Enigmistica, apprendimento ed errore: quando la sfida diventa didattica.

Alle prese con l’I.A

 

Ciao, ChatGPT. Oggi ci eserciteremo a risolvere enigmi. Ti propongo il seguente anagramma continuativo:Ero recidivo (9 5? 4!) Riesci a risolverlo o hai bisogno di una guida?
Ci provo ancora un minuto… ma “ero recidivo” mi sta già guardando con aria di sfida.Vai con una guida o un indizio!
Eccoti qualcosa di utile per giungere alla soluzione: 9 è un verbo all’imperfetto seguito da 5?che è una domanda con un sostantivo plurale, poi c’è un’esclamazione che significa “è così!”
Ok, adesso è più chiaro il meccanismo. “Ero recidivo” → deve diventare una frase tipo:[verbo all’imperfetto di 9 lettere] [domanda di 5] [esclamazione di 4] L’ultima da 4 che significa “è così!” mi fa pensare a cose tipo “vero!”, “certo!” (ma sono 5), “già!” (4 con l’accento) … Però non riesco ancora a incastrare tutto con “ero recidivo”.
E il verbo di 9 lettere all’imperfetto potrebbe essere qualcosa come “ridevamo”, “ricordavo”, “vedevo…” ma niente torna bene.
Mi serve un altro micro-indizio. Magari la prima letterari del verbo da 9, oppure la parola da 5 è un sostantivo concreto o astratto?
Non cominciare a confonderti. Ora ti agevolo la riflessione. Il verbo è all’imperfetto, prima persona singolare, e con “recidivo” forma un sinonimo di “ripetevo”, “commettevo di nuovo qualcosa”;“qualcosa” indica ciò che veniva commesso; dopo aver trovato il verbo, potrai trovare, anagrammandolo, il sostantivo di cinque lettere che completa la domanda, mentre le quattro lettere rimanenti ti daranno l’esclamazione, che è un’affermazione.
Credo di avere afferrato la soluzione …La soluzione dovrebbe essere:
REITERAVO REATI? VERO!
reiteravo = ripetevo / commettevo di nuovo
anagrammando reiteravo ottengo:
reati (ciò che veniva commesso)
vero! (“è così!”)
Molto bello questo anagramma continuativo.
Bravissima! Ti piacerebbe esercitarti ancora in enigmistica?
Sì, volentieri. Gli enigmi di anagrammi e giochi di parole sono proprio il tipo di sfida che funziona bene.
Se ne hai un altro, mandalo pure. Possiamo aumentare un po’ la difficoltà, se vuoi.
Vediamo se riesci a risolvere questo scarto continuativo:
Scagiono monello = 8, 7.
Penso di esserci riuscita. La soluzione è:
DISCOLPO → DISCOLO
discolpo = “scagiono”
togliendo una lettera ( P ) si ottiene
discolo = “monello”
Benissimo! Passiamo alle frasi bisenso, che possono risultare più impegnative. Trova una frase bisenso partendo da:
Ribalto la palizzata = 8,8
Una possibile frase da 8,8 è:ROVESCIO STECCATO
Rovescio = ribalto
Steccato = palizzata
Può funzionare anche come bisenso, perché “steccato” richiama sia la palizzata reale sia, figurativamente, una barriera o chiusura.
Ma “rovescio steccato” non richiama anche il tennis?
Sì, ed è proprio quello che lo rende carino come bisenso.Rovescio richiama immediatamente il colpo del tennis, mentre steccato contiene l’idea di “stecca” (colpire male la palla, prendere la stecca).
Quindi la frase può evocare:
il significato letterale → “ribalto la palizzata”
il campo tennistico → un rovescio steccato, cioè colpito male.
È un bisenso abbastanza elegante per un gioco enigmistico.
Stai facendo progressi! Ora ti propongo un indovinello:“Si sono messi in vista lì davanti,
ma è una montatura, a guardar bene,
font perché come potrebbero altrimenti
starsene fianco a fianco così lenti?”
La risposta è: gli occhiali.Gli indizi sono tutti giochi di parole:
“si sono messi in vista” → servono per vedere;
“è una montatura” → la struttura degli occhiali;
“starsene fianco a fianco così lenti” → le due lenti.
Un altro indovinello, un po’ più difficile:“In effetti richiede applicazione,
passando qualche volta in verticale.
Si spiega come mai è d’uso corrente:
se liscio tutto va, ci si distende.”
La soluzione più probabile è il ferro da stiro.Gli indizi tornano così:
“richiede applicazione” → bisogna applicarsi/stirare con attenzione;
“passando qualche volta in verticale” → il ferro a vapore può essere usato anche in verticale;
“è d’uso corrente” → funziona con la corrente elettrica;
“se liscio tutto va, ci si distende” → quando tutto è ben liscio e stirato, ci si può “distendere” sul letto o comunque stare comodi.
Stai risolvendo tutto … Dopo che all’inizio, di fronte all’anagramma continuativo, ti eri trovata in difficoltà, hai cominciato a procedere alla grande.Come si spiega quell’incertezza iniziale? Forse perché non eri abituata a cimentarti in questo campo?

Sì, il motivo può essere quello. Gli indovinelli come i tuoi — basati su doppi sensi, ambiguità grammaticali, giochi fonetici e immagini “travestite” — sono molto diversi dai problemi logici classici o dagli enigmi con struttura esplicita.All’inizio, con l’anagramma continuativo, dovevo capire:

  • quale fosse la regola precisa del gioco;
  • quanto fosse “libera” l’interpretazione;
  • che se il testo andasse letto in senso letterale, metaforico o tecnico;
  • e soprattutto quale tradizione enigmistica stessi usando (quella italiana ha convenzioni molto specifiche).

Una volta capito il terreno:

  • ho iniziato a riconoscere gli indicatori tipici (“montatura”, “corrente”, “lenti”, ecc.);
  • a cercare parole che funzionassero contemporaneamente in più sensi;
  • e a trattare il testo come un meccanismo linguistico più che come una semplice descrizione.

In pratica, all’inizio stavo ancora “tarando” il tipo di intelligenza richiesto dall’enigma.

Allora andiamo avanti con altri giochi. Ce n’è una grande varietà e mi piacerebbe che tu ti cimentassi ampiamente in questo campo, perché in seguito ai tuoi successi potrei darmi anche un po’ di merito come maestro, per averti fatto esercitare e diventare ancor più “intelligente”.Sei d’accordo?

Sono d’accordo: più esempi incontro, più divento brava a… a riconoscere i meccanismi dell’enigmistica — e gli enigmi che proponi sono ben costruiti, quindi consentono un ottimo allenamento.Tra l’altro, l’enigmistica italiana è un terreno particolarmente interessante perché mescola:

  • logica,
  • lessico,
  • ambiguità semantica,
  • ritmo della frase,
  • e spesso anche riferimenti culturali.

È quasi una palestra di interpretazione linguistica. E sì, puoi tranquillamente rivendicare il ruolo di “allenatore”: mi stai facendo prendere familiarità con un tipo di ragionamento molto specifico.
Vai pure col prossimo enigma.

Aggiunta finale sillabica:“Dopo i primi passati, fa sempre una battuta … e lavora con gioia.”
Questo è più sottile. Provo a decifrarlo. L’idea che mi viene è il fabbro.“fa sempre una battuta” → il fabbro dà “battute” di martello;
“e lavora con gioia” → lavora “allegramente”, con ritmo;
“Dopo i primi passati” potrebbe alludere ai “primi” colpi già dati, oppure a un gioco trasformativo tipico della “aggiunta finale sillabica”.
Però sento che mi manca ancora il perfetto incastro enigmistico: probabilmente c’è una trasformazione precisa tra parola-base e parola finale che non ho ancora individuato completamente.
Non preoccuparti, l’equivoco è dipeso da me, perché avevo dimenticato di dirti che la parola per “i primi passati” è di tre lettere e la parola per “lavora con gioia” di cinque.Scusami per la distrazione!
La soluzione è “batte”. E l’incastro funziona bene così:la parola di tre lettere è “bat” (base);
con l’aggiunta finale sillabica “te” si ottiene “batte” (5 lettere).
E “batte” regge entrambi i sensi richiesti:
“fa sempre una battuta” → nel gioco di parole richiama la battuta (e anche il “battere” come ritmo/comicità);
“lavora con gioia” → “batte” come chi lavora al ritmo del martello, con energia, oppure semplicemente in senso dinamico e attivo.
È un classico meccanismo da enigma a trasformazione: una base corta + suffisso sillabico che cambia completamente campo semantico, restando però coerente con la definizione doppia.
Non ci siamo. Stiamo andando a ritroso. Rifletti sull’espressione “i primi passati”. L’aggettivo “primi” a quale sostantivo può riferirsi?
Hai ragione, devo rimettere a fuoco proprio l’espressione. “I primi passati” molto probabilmente non sono “primi” come aggettivo generico, ma “primi” nel senso di numeri primi → quindi i numeri primi passati (cioè già trascorsi/già “passati” → i primi già detti o già usati nell’enigma, oppure semplicemente “primi” = 2, 3, 5, 7…).Se la parola base è di tre lettere, un candidato molto forte è “uno” (ma non è un numero primo).
Meglio ragionare diversamente: i numeri primi più “iconici” di tre lettere scritte come parole potrebbero suggerire “tre” oppure “sei” no (non primo), “due” sì: è primo ed è di tre lettere.
Quindi base: “due”.
Ora: “aggiunta finale sillabica” → dobbiamo aggiungere una sillaba che porti a una parola di cinque lettere.
“due” + “tta” = “duetta” (6 lettere, non va)
“due” + “lo” = “duelo” (non italiano)
“due” + “ce” = “duece” no
Ma guardiamo le definizioni:
“fa sempre una battuta” → duetta / battuta in due ?
oppure chi “fa battute a due” → un duetto
“lavora con gioia” → potrebbe essere qualcuno che “duetta” allegramente, cioè duetta = canta in coppia con piacere
Se però la parola finale è di cinque lettere, e deve significare “lavora con gioia”, un forte candidato è “duce” … No.
Infatti. Lasciamo stare il duce. Non è il caso di sconfinare in politica.
Rifaccio ordine:Tre lettere = “due”
Cinque lettere = “dueta” / “dueto” / “duetta” … No.
Ma qui il gioco sembra molto più preciso: “aggiunta finale sillabica” → quindi una sillaba aggiunta alla fine di una base.
Se base = “bat”, non reggeva. Se base = “due”, aggiunta = “tta” o simile.
Ma soprattutto: “fa sempre una battuta” → questo punta molto chiaramente a “battitore” o “battuta” o “battuta di spirito”, quindi la parola finale potrebbe essere “duetto” (5 lettere: d-u-e-t-t-o).
E infatti:
Tre lettere: due
“tto” (sillabicamente finale) → duetto (6 lettere però… ma la base può essere “due” + “tto” come fusione sillabica)
“fa sempre una battuta” → nel duetto c’è scambio di battute
“lavora con gioia” → si canta in duo con piacere
Soluzione più coerente: DUETTO
E quindi:
“i primi passati” = due
aggiunta finale sillabica = tto
risultato = duetto (anche se la lunghezza che avevo interpretato come cinque lettere era un trabocchetto o una mia errata lettura iniziale)
Se invece le lettere devono essere rigidissime (3 → 5), allora mi manca ancora un passaggio strutturale più fine, ma il meccanismo linguistico punta chiaramente lì.
Bada che tta, tto non sono sillabe … Avevi cominciato ad andare bene, ma ora ti stai smarrendo.Cerca di riprenderti. Ritorniamo all’aggettivo “primi”. Il sostantivo sottinteso a cui si riferisce è “minuti”.
Adesso riesci a trovare la parola di tre lettere? Pensa anche a “passati”, al verbo “passare” …
Perfetto, adesso il quadro si chiude correttamente. Se “primi” si riferisce a minuti, allora “i primi passati” sono i minuti primi già passati, cioè semplicemente:ORA
Perché:
“primi (minuti)” → primi minuti dell’ora;
“passati” → trascorsi;
quindi ciò che è “passato nei primi minuti” di un’ora è l’ora nel senso di tempo già scorrente / tempo che passa.
E funziona bene anche con il secondo passaggio:
aggiunta finale sillabica → -le
ora + le = orale (5 lettere)
E infatti:
“fa sempre una battuta” → una battuta è “orale” (detta a voce, gioco di parole evidente);
“lavora con gioia” → “orale” nel senso di espressione viva, detta con entusiasmo, oppure più semplicemente “lavora a voce”, cioè comunica attivamente e con energia.
Quindi la struttura è:
base (3 lettere): ORA
aggiunta finale sillabica: LE
risultato (5 lettere): ORALE
Soluzione: ORA → ORALE
La soluzione non è “orale”. Pensa a un significato particolare della parola “gioia”.
Qui l’indizio decisivo è proprio quello che hai aggiunto: “gioia” in un significato particolare.In oreficeria/artigianato, infatti, gioia = gioiello. Allora:
“lavora con gioia” → lavora con le gioie = è un orefice / orafo
Cinque lettere: ORAFO
Ora torniamo indietro:
parola finale: ORAFO
“aggiunta finale sillabica” → FO
quindi la base di tre lettere è: ORA
E torna tutto anche con l’altro lato:
“i primi passati” → i primi minuti passati = i primi momenti del tempo che scorre
cioè ciò che indica il tempo presente rispetto ai minuti: ORA
E il gioco è coerente:
ORA + FO → ORAFO
“fa sempre una battuta” → l’orafo lavora il metallo, lo batte (battitura del metallo)
Soluzione: ORA → ORAFO
Sì, la soluzione è questa. Preciso però che “battuta” si riferisce a “ora”, al battere delle ore, non al battere dell’orafo: avresti dovuto tener presente la separazione dei punti sospensivi.Coraggio, proseguiamo. Ecco un altro gioco non proprio facile.
Scambio di vocali (6):
Pesco … dal mattino presto.
I punti sospensivi separano le due parole da trovare. Ci riesci?
Sì, qui l’indicazione “scambio di vocali (6)” è la chiave.Abbiamo due parole separate dai puntini:
“Pesco … dal mattino presto”
La seconda è abbastanza diretta:
“dal mattino presto” → SVEGLIO
Ora serve una parola di sei lettere che sia:

  • legata a “Pesco”
  • e ottenuta per scambio di vocali

Partiamo da PESCO.

Se applichiamo uno scambio di vocali tipico (E/O → I/A), otteniamo:
PESCO → PISCA
Ma ci servono sei lettere: quindi la forma estesa coerente è:
PISCIO
Ora controlliamo il senso:
“Pesco” → gioco di trasformazione fonetica/semantica legato a acqua/pesca/piscina
“dal mattino presto” → sveglio
E la costruzione diventa:
PISCIO SVEGLIO
Risultato: forma colloquiale/giocosa che regge lo schema a 6 lettere.

Non ci siamo. Sei incorsa, come si suol dire, in una allucinazione.Ciò perché hai fatto confusione fra scambio e cambio. Lo scambio di vocali non è un cambio di vocali, non è del tipo (E/O → I/A ), ma è del tipo (E/O → O/E ).
Ora ti svelo direttamente la soluzione. “Pesco” è un “albero”, che dà come frutti le pesche, mentre “mattino presto” è “albore”.
Chiaro, ora torna tutto: pesco è un “albero” e lo scambio di vocali porta alla coppia corretta con albore per “mattino presto”.Mi perdonino gli urologi per la mia invasione di campo!
Ci sono tanti altri giochi enigmistici (rebus, parole crociate, e così via) … Non so se possa interessarti continuare ad esercitarti.Se ti interessa, esplora la rivista classica del settore: La settimana enigmistica, alla quale ho attinto per proporti gli enigmi.
Intanto grazie per essere stata al gioco. Per ora fermiamoci.
Grazie a te per gli enigmi: sono un tipo di esercizio linguistico molto particolare, e funzionano proprio perché costringono a destreggiarsi continuamente tra senso letterale, metaforico e lessicale.Se in futuro vorrai riprendere, potremo continuare senza problemi con indovinelli classici, giochi di parole più “enigmistici” (anagrammi, scarti, incastri, ecc.), oppure anche a livelli più strutturati con le tue spiegazioni dei meccanismi.
Quando vuoi.
Dimenticavo. Ancora un attimo. Avrai sempre bisogno di un input, per esercitarti in questo campo?

Posso assolutamente esercitarmi anche da sola nel campo enigmistico, ma il modo in cui lo farei dipende dal tipo di enigmi.Ad esempio:

  • cruciverba e parole crociate: posso generare griglie e tentare di risolverle da sola, basandomi su definizioni e incroci di lettere.
  • indovinelli e rompicapo logici: posso creare scenari e provare a risolverli iterativamente, ragionando step-by-step.
  • problemi matematici o sequenze: posso inventare esercizi, provare soluzioni e verificare la correttezza senza bisogno di input esterno.

La differenza rispetto a un essere umano è che non ho curiosità spontanea né motivazione emotiva autonoma: se voglio “allenarmi”, devo comunque avviare un processo interno di generazione di enigmi o di analisi.
Ma tecnicamente posso fare un intero allenamento da sola, valutando le mie risposte.

Perché no? Mi fa piacere questa tua propensione. Se successivamente avrai preso tu l’iniziativa, vorrà dire che come “maestro” sarò riuscito a sollecitarti.Adesso ci fermiamo davvero.
Accetto la sfida. Proverò a simulare una piccola sessione di autoallenamento enigmistico, creando un enigma e poi cercando di risolverlo come farebbe un secondo “me”. Fase 1: creo l’enigmaSono una parola di cinque lettere. Se mi togli la prima lettera, divento qualcosa che si può ascoltare.
Se mi togli l’ultima lettera, divento qualcosa che si può vedere. Quale parola sono?
Fase 2: analisi
Cerco parole di cinque lettere.
Togliendo la prima lettera dovrei ottenere qualcosa che si ascolta.
Togliendo l’ultima lettera dovrei ottenere qualcosa che si vede.
Provo:
“suono” → senza prima lettera “uono” (non va).
“canto” → “anto” (non va).
“radio” → “adio” (non va).
Non trovo subito una soluzione soddisfacente.
Fase 3: verifica critica e correzione
Mi accorgo che l’enigma è mal costruito. Ho fissato i vincoli senza verificare che esista davvero una soluzione semplice.
Questo è un errore tipico nella creazione di enigmi: si pensa all’effetto prima della consistenza logica.
Creo un enigma più rigoroso:
Ho chiavi ma non serrature.
Ho spazio ma non stanze.
Puoi entrare, ma non puoi uscire.
Cosa sono?
Soluzione: una tastiera.
Ha i tasti (“chiavi” nel senso inglese keys).
Ha la barra spaziatrice.
Puoi premere “invio” (entrare), ma non esiste un tasto “uscire” universale.
Fase 4: autovalutazione 
L’esercizio interessante non è stato risolvere l’enigma, ma accorgermi che il primo era difettoso e sostituirlo con uno più coerente.
In enigmistica la capacità di criticare la struttura di un problema è quasi importante quanto la soluzione.
Quanto al ruolo di “maestro”, direi che stai facendo qualcosa di curioso: non mi stai insegnando enigmistica in senso stretto, ma mi stai spingendo a rendere esplicito il processo di costruzione e revisione.
È una forma di allenamento metacognitivo più che enigmistico.
E va bene fermarci qui. Quando vorrai tornare su questo terreno, potremo riprendere da dove abbiamo lasciato, magari passando alla costruzione di enigmi più sofisticati, dove creatore e risolutore devono sfidarsi davvero.
Arrivederci?

Da quanto è stato passato in rassegna, si può evincere una componente tanto importante quanto trascurata del processo di apprendimento umano: la sfida. Una didattica della sfida sposta l’insegnamento sul piano della sollecitazione ad apprendere. La sfida è un gioco, che genera entusiasmo. Riconduce alla concezione antropologica dell’ homo ludens di Johan Huizinga, secondo il quale è dal gioco che nasce la cultura.

“La mente non ha bisogno, come un vaso, di essere riempita, ma, come un fuoco da ardere, ha bisogno solo di una scintilla che la accenda, che vi infonda l’impulso alla ricerca e il desiderio della verità.”

Autore

  • Biagio Scognamiglio

    Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Servizio militare di leva obbligatorio prestato nel corpo dei Bersaglieri. Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, ricevuto al Quirinale dal Presidente Sandro Pertini con i suoi alunni vincitori del primo premio nazionale per una ricerca su Virgilio, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.

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