In lingua latina l’Intelligenza Artificiale è Intellegentia artificialis, o anche artificiosa o ficticia, il teorema di Gödel è theorema imperfectionis e il computer computatrum o machina computatoria .

Alexa
Il latino è stato per secoli la lingua anche della scienza e in particolare della matematica, come documenta il dossier di Matmedia relativo all’argomento. Poi è stato soppiantato dall’inglese. Ciò non significa che sia una lingua morta. Oggi viene curato in rete il sito Vicipaedia completamente in latino. Vi si possono leggere articoli che trattano argomenti scientifici nei loro sviluppi più recenti e in prospettiva futura.
Non manca un articolo dedicato alla Intellegentia artificialis, detta anche artificiosa o ficticia. L’articolo si sofferma sulla storia dell’investigazione dell’intelligenza artificiosa piuttosto che artificiale, con la sua filosofia, con i suoi problemi. Seguono nexus (link) ovvero rimandi interni ed esterni, note, bibliografia. Non mancano considerazioni critiche, recensioni, rassegna delle fonti. Tutto rigorosamente in latino. Ecco l’inizio della voce, corredata da note qui omesse, dedicata dell’Intelligenza Artificiale, d’ora in poi I.A. (oppure A.I. secondo l‘acronimo all’inglese preferito da Vicipaedia):
“Intellegentia artificialis, vel intellegentia ficticia, est subdisciplina informatica quae machinis intellegentibus creandis studet. Disciplina intellegentiae artificialis enchiridiis hoc modo describitur: “studium et formatio actorum intellegentium”, ubi “actor intellegens” est systema quod confinia sua sentit et ita agit, ut successus habeat quam maximos. Ioannes McCarthy, qui anno 1956 artificial intelligence terminum technicum composuisse videtur, intellegentiam artificiosam describit scientiam et artem esse machinas intellegentes faciendi. Quae schola investigat notam potissimam hominum, intellegentiam (sapientiam Hominis sapientis) tam exacte describere, ut machina simulari possit […]”
Da questa ricerca, prosegue la voce, sorgono problemi filosofici sulla natura della mente umana e sui fini della scienza, non solo attuali, ma presenti anche nell’antichità. È una ricerca che dà adito a scontri di opinioni fra estimatori e denigratori dell’I.A. e investe problematiche concernenti la facoltà razionale, la natura della conoscenza, gli scambi comunicativi. È acceso il dibattito che riguarda la possibilità di arrivare a un’I.A. “forte”:
“Alii intellegentiam generalem (sive A.I. fortem, Anglice: “strong A.I.”) consectantur, alii non iam credunt fortem A.I. impetrari posse.”
Si ricorda che macchine pensanti compaiono già nella mitologia greca. Si passa poi alla storia di Frankestein di Maria Shelley, che mette in campo interrogativi circa la presenza di sentimenti (animi adfectus) e la soggezione presente o meno ai diritti umani (iura hominum) nell’I.A.:
“ […] Si machina intellegens creari possit, habeatne animi adfectus? si sentiat, habeatne iura hominum?”
Si passa ancora al cinema e alla televisione: il film (pellicula) Star Wars, il programma televisivo (programma televisifico) Star Trex, e quant’altro …
Viene citato Raimundus Kurzwail Lege Moore, che indica l’anno 2029 come l’anno in cui la capacità computazionale dell’I.A. giungerà ad essere simile a quella del cervello umano. Segue una rassegna di altri autori che ipotizzano un futuro di esseri ibridi, umani e artificiali insieme, detti “cyborgi”, se è lecito usare questo termine (si uti licet), ossia dunque un futuro transumanesimo (transhumanismus).
La storia della ricerca nel campo dell’I.A. inizia così:
“Medio saeculo vicensimo, nonnulli eruditi machinas novi generis intellegentes aedificandi initium fecerunt, quae ex recentibus inventis neurologicis, ex nova theoria mathematica informationis, ex cybernetica sive gubernationis stabilitatisque scientia et praesertim, computatro digitali invento, ex machina ad humanam mathematicam ratiocinationem simulandam designata orirentur.”

Asimo
Si sarà notato che nel passo testé riportato compare la traduzione latina di computer: computatrum (detto anche machina computatoria). Con questo strumento informatico cominciarono ad essere elaborati negli Anni Cinquanta del Novecento programmi per computer (programmata computatralia) e molti constatarono stupefatti che “problemata verborum algebraica computatris persolvebantur, theoremata logica demonstrabantur, et computatra Anglice loquebantur”. Segue la storia degli sviluppi successivi dell’informatica.
In campo filosofico, ci si chiede quali possano essere i confini dell’I.A.:
“Certisne finibus, quam intellegentes esse possint machinae, circumscribi potest? Verumne discrimen inter intellegentiam hominis et intellegentiam machinae est an non? Utrum machina mentem animamque habet an non?”
Sono riportate le risposte di Alan (Alano) Turing et alii. Viene citato anche Kurt Gödel per il suo teorema dell’incompletezza (theorema imperfectionis).
A questo punto sarà diventato chiaro anche agli scettici che la lingua latina è in grado di adeguare la sua terminologia alle innovazioni scientifiche e tecnologiche del nostro tempo ed anche in prospettiva futura. D’altronde, non è stata per secoli la lingua in cui la scienza, non esclusa la matematica, si è espressa e ha consentito agli scienziati di confrontarsi in campo internazionale?
Per chi intendesse collaborare:
“Ecce regula Vicipaediana consensu instituta, cui quemque oportet obtemperare atque oboedire. Quam si vis repudiare, noli textum mutare, nisi prius illic ceterorum assensum eris adeptus.”
Link al sito di Vicipaedia:
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