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Papa Francesco e l’educazione

L’ultima eredità: speranza e umanità. Papa Francesco, l’educazione e il principio di umanità.

“Non venga mai meno il principio di umanità
come cardine del nostro agire quotidiano.”— Papa Francesco


Spiritualità ed etica: un linguaggio per tutti

La spiritualità evangelica unita all’etica filosofica non teologica: questo il trait d’union che ha reso l’insegnamento di Papa Francesco suggestivo e attrattivo sia per i credenti che per i non credenti. Lo riconosce egli stesso. Sottolinea infatti l’importanza del dialogo:

“Sono convinto che il dialogo tra credenti e non credenti sulle questioni fondamentali dell’etica, della scienza e dell’arte, e sulla ricerca del significato della vita, sia una strada per la costruzione della pace e per lo sviluppo umano integrale.”

Educare in senso umano e integrale

La missione della Chiesa nella sua qualità di magistra oltre che di mater è educativa in senso etimologico e in quanto tale presenta aspetti di consonanza con l’educare laicamente inteso. Questa interpretazione può trovare riscontro in diversi interventi del Papa solo in apparenza scomparso, come quando durante una catechesi si esprime in questi termini:

“Lo scopo dell’educazione è lo sviluppo integrale della persona sia come individuo sia come membro della comunità; e questo richiede sapienza, pazienza e carità da parte di ogni insegnante.”

In queste semplici parole risalta il compito arduo ed esaltante che la scuola è chiamata ad assumersi: contribuire alla crescita personale dell’educando nella relazionalità del contesto sociale.

Chi insegna  deve essere depositario non solo di un sapere disciplinare da impartire secondo un programma, ma anche e soprattutto di una sapienza estesa alla complessità dell’animo umano con particolare riguardo ai soggetti in formazione; deve esercitare la pazienza resa necessaria dalla difficoltà di entrare e mantenersi in sintonia con il mondo interiore di ciascun educando; deve essere caritatevole nel senso della caritas cristiana in quanto credente, senza che ciò sminuisca il non credente animato semplicemente da quel  

“sentimento umano che dispone a soccorrere chi ha bisogno del nostro aiuto materiale”.

Nell’occasione sopra richiamata il Papa ancora presente ha aggiunto:

“L’educazione non consiste nel riempire la testa di idee, ma nell’accompagnare e incoraggiare gli studenti nel cammino di crescita umana e spirituale […] Ed è aiutare a pensare bene, a sentire bene, il linguaggio del cuore, e a fare bene, il linguaggio delle mani.”

Nel primo periodo sembra palese il riferimento a una frase di Plutarco divenuta proverbiale, desunta dal Περὶ τοῦ ἀκούειν, trattato per il giovane Nicandro in cui viene evidenziata l’importanza del saper ascoltare:

“La mente non è un vaso da riempire, ma come legna da ardere ha solo bisogno di una scintilla che l’accenda.”

Successivamente il Papa sempre vivo afferma che gli studenti possono e debbono essere accompagnati e incoraggiati lungo il percorso della loro crescita sia umana che spirituale “…mostrando loro quanto l’amicizia con Gesù Risorto dilati il cuore e renda la vita più umana.”

D’altro canto, in una visione esclusivamente laica, anche al non credente è dato convenire che i linguaggi del cuore e delle mani sono necessari per cementare “un patto educativo capace di unire le famiglie, le scuole e l’intera società”.

La prospettiva di Papa Francesco è ecumenica.

Nel rivolgersi ai partecipanti al congresso sul tema La Chiesa nell’educazione: presenza e impegno, promosso dalla Conferenza Episcopale spagnola attraverso la Commissione episcopale per l’educazione e la cultura, egli sottolineò che l’educazione

“non è possibile senza scommettere sulla libertà, aprendo la strada all’amicizia sociale e alla cultura dell’incontro”

ed è prima di tutto

“un atto di speranza in chi abbiamo di fronte, nell’orizzonte della sua vita, delle sue possibilità di cambiare e di contribuire al rinnovamento della società”,

dal che discende che “tutti hanno diritto all’educazione” e “nessuno deve essere escluso”: dunque bisogna prendere posizione contro la “cultura dello scarto” che in diverse parti del mondo impedisce di accedere all’educazione a tanti bambini e adolescenti “che subiscono oppressione e persino la guerra e la violenza”.

Intelligenti pauca: possiamo studiare per nostra iniziativa voluminosi trattati di pedagogia, affidarci a sofisticati corsi di aggiornamento in materia pedagogica, addentrarci nella pletorica selva delle nuove indicazioni ministeriali in materia d’insegnamento, ma tutto ciò non serve a nulla, se ignoriamo le indicazioni fornite da Papa Francesco nel suo linguaggio semplice, essenziale, pregnante.

Prima di nascondere la sua presenza terrena, Papa Francesco ha voluto indirizzare all’umanità il suo ultimo messaggio per la Pasqua:

“Cristo è risorto, alleluia!
Fratelli e sorelle, buona Pasqua!
Oggi nella Chiesa finalmente risuona l’alleluia, riecheggia di bocca in bocca, da cuore a cuore, e il suo canto fa piangere di gioia il popolo di Dio nel mondo intero.

Regalo dei bambini al Papa

Dal sepolcro vuoto di Gerusalemme giunge fino a noi l’annuncio inaudito: Gesù, il Crocifisso, «non è qui, è risorto» (Lc 24,6). Non è nella tomba, è il vivente! L’amore ha vinto l’odio. La luce ha vinto le tenebre. La verità ha vinto la menzogna. Il perdono ha vinto la vendetta. Il male non è scomparso dalla nostra storia, rimarrà fino alla fine, ma non ha più il dominio, non ha più potere su chi accoglie la grazia di questo giorno.

Quanti sperano in Dio pongono le loro fragili mani nella sua mano grande e forte, si lasciano rialzare e si mettono in cammino: insieme con Gesù risorto diventano pellegrini di speranza, testimoni della vittoria dell’Amore, della potenza disarmata della Vita.

Cristo è risorto! In questo annuncio è racchiuso tutto il senso della nostra esistenza, che non è fatta per la morte ma per la vita. La Pasqua è la festa della vita! Dio ci ha creati per la vita e vuole che l’umanità risorga! Ai suoi occhi ogni vita è preziosa! Quella del bambino nel grembo di sua madre, come quella dell’anziano o del malato, considerati in un numero crescente di Paesi come persone da scartare.

Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo! Quanta violenza vediamo spesso anche nelle famiglie, nei confronti delle donne o dei bambini! Quanto disprezzo si nutre a volte verso i più deboli, gli emarginati, i migranti!

In questo giorno, vorrei che tornassimo a sperare e ad avere fiducia negli altri, anche in chi non ci è vicino o proviene da terre lontane con usi, modi di vivere, idee, costumi diversi da quelli a noi più familiari, poiché siamo tutti figli di Dio!

Vorrei che tornassimo a sperare che la pace è possibile! Dal Santo Sepolcro, Chiesa della Risurrezione, dove quest’anno la Pasqua è celebrata nello stesso giorno da cattolici e ortodossi, s’irradi la luce della pace su tutta la Terra Santa e sul mondo intero. Sono vicino alle sofferenze dei cristiani in Palestina e in Israele, così come a tutto il popolo israeliano e a tutto il popolo palestinese. Preoccupa il crescente clima di antisemitismo che si va diffondendo in tutto il mondo. In pari tempo, il mio pensiero va alla popolazione e in modo particolare alla comunità cristiana di Gaza, dove il terribile conflitto continua a generare morte e distruzione e a provocare una drammatica e ignobile situazione umanitaria. Faccio appello alle parti belligeranti: cessate il fuoco, si liberino gli ostaggi e si presti aiuto alla gente, che ha fame e che aspira ad un futuro di pace!

Preghiamo per le comunità cristiane in Libano e in Siria che, mentre quest’ultimo Paese sperimenta un passaggio delicato della sua storia, ambiscono alla stabilità e alla partecipazione alle sorti delle rispettive Nazioni. Esorto tutta la Chiesa ad accompagnare con l’attenzione e con la preghiera i cristiani dell’amato Medio Oriente.

Un pensiero speciale rivolgo anche al popolo dello Yemen, che sta vivendo una delle peggiori crisi umanitarie “prolungate” del mondo a causa della guerra, e invito tutti a trovare soluzioni attraverso un dialogo costruttivo.

Cristo Risorto effonda il dono pasquale della pace sulla martoriata Ucraina e incoraggi tutti gli attori coinvolti a proseguire gli sforzi volti a raggiungere una pace giusta e duratura.

In questo giorno di festa pensiamo al Caucaso Meridionale e preghiamo affinché si giunga presto alla firma e all’attuazione di un definitivo Accordo di pace tra l’Armenia e l’Azerbaigian, che conduca alla tanto desiderata riconciliazione nella Regione.

La luce della Pasqua ispiri propositi di concordia nei Balcani occidentali e sostenga gli attori politici nell’adoperarsi per evitare l’acuirsi di tensioni e crisi, come pure i partner della Regione nel respingere comportamenti pericolosi e destabilizzanti.

Cristo Risorto, nostra speranza, conceda pace e conforto alle popolazioni africane vittime di violenze e conflitti, soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo, in Sudan e Sud Sudan, e sostenga quanti soffrono a causa delle tensioni nel Sahel, nel Corno d’Africa e nella Regione dei Grandi Laghi, come pure i cristiani che in molti luoghi non possono professare liberamente la loro fede.

Nessuna pace è possibile laddove non c’è libertà religiosa o dove non c’è libertà di pensiero e di parola e il rispetto delle opinioni altrui. Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo! L’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo. La luce della Pasqua ci sprona ad abbattere le barriere che creano divisioni e sono gravide di conseguenze politiche ed economiche. Ci sprona a prenderci cura gli uni degli altri, ad accrescere la solidarietà reciproca, ad adoperarci per favorire lo sviluppo integrale di ogni persona umana.

In questo tempo non manchi il nostro aiuto al popolo birmano, già tormentato da anni di conflitto armato, che affronta con coraggio e pazienza le conseguenze del devastante terremoto a Sagaing, causa di morte per migliaia di persone e motivo di sofferenza per moltissimi sopravvissuti, tra cui orfani e anziani. Preghiamo per le vittime e per i loro cari e ringraziamo di cuore tutti i generosi volontari che svolgono le attività di soccorso. L’annuncio del cessate-il-fuoco da parte di vari attori nel Paese è un segno di speranza per tutto il Myanmar.

Faccio appello a tutti quanti nel mondo hanno responsabilità politiche a non cedere alla logica della paura che chiude, ma a usare le risorse a disposizione per aiutare i bisognosi, combattere la fame e favorire iniziative che promuovano lo sviluppo. Sono queste le “armi” della pace: quelle che costruiscono il futuro, invece di seminare morte!

Non venga mai meno il principio di umanità come cardine del nostro agire quotidiano. Davanti alla crudeltà di conflitti che coinvolgono civili inermi, attaccano scuole e ospedali e operatori umanitari, non possiamo permetterci di dimenticare che non vengono colpiti bersagli, ma persone con un’anima e una dignità.

E in quest’anno giubilare, la Pasqua sia anche l’occasione propizia per liberare i prigionieri di guerra e quelli politici!

Cari fratelli e sorelle,
nella Pasqua del Signore, la morte e la vita si sono affrontate in un prodigioso duello, ma il Signore ora vive per sempre (cfr Sequenza pasquale) e ci infonde la certezza che anche noi siamo chiamati a partecipare alla vita che non conosce tramonto, in cui non si udranno più fragori di armi ed echi di morte. Affidiamoci a Lui che solo può far nuove tutte le cose (cfr Ap 21,5)!

Buona Pasqua a tutti!”

Consiglio di lettura

Non a caso Emilio Ambrisi ha presentato su Matmedia una preziosa recensione dell’autobiografia “Spera” di Papa Francesco, raccomandandone la lettura agli educatori.

Leggerla sarà un’esperienza utile anche per comprendere la dimensione umana di chi, sulle soglie della scomparsa, ci ha lasciato questa sua eredità di speranza.

Autore

  • Biagio Scognamiglio

    Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Servizio militare di leva obbligatorio prestato nel corpo dei Bersaglieri. Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, ricevuto al Quirinale dal Presidente Sandro Pertini con i suoi alunni vincitori del primo premio nazionale per una ricerca su Virgilio, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.

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