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Ripensare alla guerra

Dalla “guerra mondiale a pezzi” alla responsabilità del sapere: un invito a tornare sull’articolo Guerra e Matematica (2022)

In che senso ripensare alla guerra? Nel senso che si impone la necessità di riaversi dalla distrazione e ridare attenzione a un fenomeno che deturpa e squalifica la presenza dell’essere umano sulla dantesca “aiuola che ci fa tanto feroci”. Ormai su questo pianeta smarrito nel cosmo si è giunti ad assuefarsi alla distruzione, al massacro, allo sterminio.

Le notizie dello sfacelo sono divulgate dai mezzi di informazione come se si trattasse di eventi da accettare alla stregua di una quotidiana normalità. Il diritto internazionale viene conculcato con disinvoltura estrema da questa o quella potenza belligerante. I principii etici restano mera astrazione. L’eccidio, lo strazio, il supplizio arrecati dai crimini di guerra possono commuovere per qualche attimo, dopo di che si ritorna ad essere come quegli indifferenti che si meritavano l’odio di Antonio Gramsci.

Peraltro, è un atteggiamento anche comprensibile, dal momento che i comuni mortali si sentono e sono impotenti nei confronti di chi decide e ordina apocalittiche ecatombi. Un simile potere lo detengono spesso governanti decrepiti e sospettati per giunta di essere affetti da problemi psichici, che l’antropoanalisi esistenziale di Ludwig Binswanger classificherebbe come forme di esaltazione fissata, stramberia, manierismo.

Il pianeta rischia di essere devastato da narcisisti che, pur di riportare un miserrimo trionfo, sono noncuranti della morte di esseri umani in armi e di civili – uomini, donne, bambini, bambine, persone anziane – inermi. C’è chi si ostina a fare rivivere l’imperialismo. C’è chi pratica il genocidio e sembra compiacersene. C’è chi si arroga il vanto di un potere esercitato senza confini. Non mancano politici che, ben lungi dal praticare l’agire comunicativo teorizzato da Jürgen Habermas, indulgono a un linguaggio scurrile e triviale.

Procede intanto la produzione di armamenti dalla potenza sempre più distruttiva con il compiacimento dei mercanti di morte per i loro enormi profitti. Resta attuale e incombe la minaccia della messa in opera degli armamenti nucleari. Dopo due rovinose guerre mondiali assistiamo alla “guerra mondiale a pezzi” denunciata da Jorge Mario Bergoglio, Papa della Chiesa cattolica col nome di Francesco. Naturalmente anche Robert Francis Prevost, Papa della Chiesa cattolica col nome di Leone XIV, continua a prendere posizione contro la guerra, come risulta, ad esempio, dal suo videomessaggio del marzo 2026 intitolato “Per il disarmo e la pace”.

Rivolto al Signore della vita, il Papa si dice persuaso che gli esseri umani siano stati creati “per la comunione, non per la guerra, per la fraternità, non per la distruzione”:

Oggi eleviamo la nostra supplica per la pace nel mondo, chiedendo che le nazioni rinuncino alle armi e scelgano la via del dialogo e della diplomazia […] Signore, illumina i leader delle nazioni, affinché abbiano il coraggio di abbandonare i progetti di morte, fermare la corsa agli armamenti e mettere al centro la vita dei più vulnerabili. Fa’ che la minaccia nucleare non condizioni mai più il futuro dell’umanità.”

Purtroppo, tanti leader delle nazioni tardano dal farsi illuminare, lasciando inascoltate le parole dei sommi pontefici e restando ottenebrati dall’ambizione, dalla brama di conquista a danno di altri popoli, dalla mancanza di pietà.

Questa sprezzante mancanza di ascolto investe anche il mondo laico, che condivide col mondo religioso una prospettiva rilevatasi finora utopistica. “Per una pace perpetua”, il famoso programma di Immanuel Kant, si palesa anch’esso una mera utopia per le ragioni esposte da Friedrich Gentz, i cui saggi tra diritto, politica e morale sono stati introdotti, tradotti e annotati da Giulio De Rosa nel volume “Il pubblicista e il filosofo” edito da Rubettino nel 2025. Scrive lucidamente il Gentz nel 1800 con parole che risultano purtroppo adatte al presente:

Che adesso non solo la pace, ma anche la possibilità della pace sia molto lontana, che attualmente la guerra è la parola d’ordine sulla Terra […] ed essa sarà ancora a lungo la parola d’ordine sulla Terra – questa è la triste verità.”

È importante che chi vive in pace cerchi di rendersi conto della realtà della guerra. Per avvicinarsi a questa realtà, è utile la lettura di Paolo Giordano (a cura di), Da vicino. Raccontare la guerra oggi, Einaudi, 2026.

Scrive il giornalista a proposito della sua esperienza di inviato in un territorio bellico:

In quel passaggio accade qualcosa al corpo. O almeno, è accaduto ogni volta qualcosa al mio corpo. Una trasformazione. Un passaggio di stato. I muscoli s’irrigidiscono, i sensi si acuiscono e anche la mente si schiarisce. Tutto il tuo essere si mette in stato di allerta […] Il mondo in pace e il mondo in guerra sono così, mutuamente esclusivi. Neppure le leggi fondamentali della fisica sono proprio le stesse.”

E il pensiero va ai tanti giornalisti uccisi in zone di guerra come testimoni sgraditi in un aberrante processo contro la civiltà nelle vesti di imputata.

È triste dover dire questo ai giovani: nel terrificante clima attuale, in cui i conflitti minacciano di conflagrare ed estendersi senza freno, non resta che adoperarsi per stabilire dei limiti, essendo assente o restando impraticabile ogni altra possibilità.

Se si dovesse fare una graduatoria dei delitti, figurerebbe al primo posto come delitto più efferato il bombardamento delle scuole, ovvero l’assassinio del futuro.

Alla luce di queste considerazioni è da ritenere non inutile riproporre la lettura di Guerra e matematica, articolo pubblicato a suo tempo su Matmedia.

Guerra e Matematica

La riflessione sulle guerre. Il carteggio Einstein-Freud e la matematica per gli scopi bellici. Parte prima: il dibattito sulla guerra Cancellare […]

Autore

  • Biagio Scognamiglio

    Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Servizio militare di leva obbligatorio prestato nel corpo dei Bersaglieri. Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, ricevuto al Quirinale dal Presidente Sandro Pertini con i suoi alunni vincitori del primo premio nazionale per una ricerca su Virgilio, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.

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