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Sulla cosiddetta alternanza scuola-lavoro

I motivi del fallimento della cosiddetta alternanza scuola-lavoro… e il futuro incalza.

Manifestazione di studenti

PCTO. Acronimo di “Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento”.

Aggiornamento della denominazione “Alternanza scuola-lavoro” recepita nella legge 107/2015, nota come legge della cosiddetta “buona scuola”, a seguito di un percorso iniziato ben prima. Infatti il decreto legislativo 77/2005 già conteneva una “definizione delle norme generali relative all’alternanza scuola-lavoro, ai sensi dell’articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n.53”.

Si noti che nel citato decreto legislativo, come si desume dall’articolo 1, l’alternanza era già da estendere “sia nel sistema dei licei sia nel sistema dell’istruzione e della formazione professionale” con la finalità di “assicurare ai giovani, oltre alle conoscenze di base, l’acquisizione di competenze spendibili nel mercato del lavoro”, ma l’obbligatorietà della partecipazione all’alternanza non era ancora sancita:

“.[…] Gli studenti che hanno compiuto il quindicesimo anno di età […] possono presentare la richiesta di svolgere […] l’intera formazione dai 15 ai 18 anni o parte di essa, attraverso l’alternanza di periodi di studio e di lavoro, sotto la responsabilità dell’istituzione scolastica o formativa.”

Successivamente si faceva valere il principio del progressivo peggioramento legislativo.

Veniva introdotta l’obbligatorietà delle esperienze e per giunta dell’esposizione di esse in sede di esame conclusivo dei corsi degli studi superiori. Infatti la legge della cosiddetta “buona scuola”, alla quale si deve l’inizio del peggioramento, risulta modificata a sua volta prima dal decreto legislativo 62/2017  e poi dalla legge 145/2018, in base alla quale il Ministero dell’istruzione formulava nuove linee guida col suo decreto 37/2019, ove all’articolo 2 si dispone fra l’altro quanto segue:

“Nell’ambito del colloquio, il candidato interno espone, mediante una breve relazione e/o un elaborato multimediale, le esperienze svolte nell’ambito dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, previsti dal decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, e così rinominati dall’articolo 1, comma 784, della legge 30 dicembre 2018, n. 145. Nella relazione e/o nell’elaborato, il candidato, oltre a illustrare natura e caratteristiche delle attività svolte e a correlarle alle competenze specifiche e trasversali acquisite, sviluppa una riflessione in un’ ottica orientativa sulla significatività e sulla ricaduta di tali attività sulle opportunità di studio e/o di lavoro post-diploma. Per il candidato esterno, la commissione tiene conto anche delle eventuali esperienze di cui sopra o ad esse assimilabili che il candidato può presentare attraverso una breve relazione e/o un elaborato multimediale.”

Ormai la deprecabile subordinazione della scuola all’impresa si è consolidata.

Chi conosce il valore di un’ora di studio non può non deprecare che allo studio tante ore siano sottratte. E chi conosce le reali dinamiche del mercato del lavoro non può non deprecare che tanti adolescenti siano costretti ad esservi introdotti senza le dovute tutele. Si dirà che ce lo chiede l’Europa. Sennonché i sistemi europei non presentano le carenze dell’italiano PCTO, in cui tanti adolescenti finiscono assai sovente con l’essere assimilati ai lavoratori in qualità di manodopera subalterna nel senso deteriore dell’espressione.

Al fenomeno delle quotidiane morti di operai sul lavoro si aggiunge un recente incidente mortale ai danni di un giovane.

È occorso  in corso di alternanza a uno studente diciottenne. La sua sorte ha provocato sul territorio nazionale proteste studentesche fronteggiate dalle forze dell’ordine con eufemistiche “manovre di alleggerimento”. Al tempo della battaglia di Valle Giulia fra studenti e poliziotti Pier Paolo Pasolini  sul Corriere della sera si disse dalla parte dei poliziotti perché questi “sono figli di poveri”. Ciò non toglie però che nella situazione attuale sussistano delle responsabilità ministeriali. In questo clima di tensione lo scrittore Christian Raimo ha lanciato sulla piattaforma change.org una petizione per l’abolizione dell’alternanza, ove si legge fra l’altro:

“[…] La Costituzione prevede che la scuola sia formazione per la cittadinanza, non un luogo dove si impara a essere sfruttati, a lavorare gratuitamente, ignorando la cultura del lavoro, e rischiando di morire […] Non si tratta di chiudere le porte della scuola a esperienze esterne a condizione che queste siano davvero inserite in un progetto educativo, conservino una valenza culturale, non siano obbligatorie e quindi vincolanti al superamento dell’esame di stato.”

Purtroppo il drammatico episodio sopra accennato, una volta passata l’emozione,  rischia di cadere come al solito nell’oblio.

I motivi di un fallimento.

È il titolo di un articolo di spalla sul Corriere del Mezzogiorno del 29.1.2022. L’occhiello recita Scuola – lavoro. L’autore, Giuseppe Coco, professore ordinario di Economia politica presso l’Università di Firenze, osserva che in campo internazionale non esiste alcun modello analogo all’alternanza scuola – lavoro della cosiddetta “buona scuola”.  Illustra le differenze della nostra alternanza  rispetto al modello tedesco: fra queste, la retribuzione degli studenti lavoratori, non prevista in Italia. E soprattutto dichiara:

“La scuola, in particolare la scuola superiore, deve prima di tutto assicurare che gli studenti siano in grado di leggere, comprendere un  testo e spiegare un argomento razionale in italiano e possibilmente in altre lingue. E poi compiere correttamente operazioni matematiche e logiche essenziali, avere delle conoscenze di base in campi importanti e un po’ differenziati a seconda dell’indirizzo.”

Ecco quindi la contraddizione che gli esperti ministeriali non  sembrano capaci di cogliere.

Nel momento stesso in cui si lamentano del deficit di “competenze” (sostantivo preferito purtroppo a conoscenze)  in campo scolastico, pretendono che si acquisiscano “competenze” (dette con fumosa espressione trasversali) in campo lavorativo, il tutto malauguratamente con l’egida legislativa.

In definitiva, si va perpetuando un furto del tempo.

È il furto di quelle ore che dovrebbero essere dedicate alla cultura, in difetto della quale il lavoro stesso finisce col restare defraudato della necessaria consapevolezza civile. Lavoro che in prospettiva futura appare destinato a sganciarsi sempre più dalla manualità e richiederà pertanto un diverso potenziamento culturale. Rispetto ad esso i Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento costituiscono un intralcio che dovrebbe essere rimosso al più presto. La formazione professionale come avviamento al lavoro è un argomento da ripensare senza indugio alcuno, perché incalza il futuro.

Autore

  • Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.

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