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Competenze STEM a Nord e a Sud

STEM e Sud: la narrazione distorta delle Fondazioni e la realtà delle eccellenze meridionali

Mentre Napoli guida l’innovazione con supercalcolo e intelligenza artificiale, i rapporti delle Fondazioni Agnelli e Rocca ripropongono vecchi stereotipi. 

Secondo un rapporto congiunto delle Fondazioni Agnelli e Rocca, che ripropongono risultati delle loro rilevazioni annualmente identici, tanto da far pensare a una sorta di copia e incolla, nel nostro Paese il Nord supererebbe il Sud nelle competenze STEM – Science, Technology, Engineering and Mathematics. Non si spiega però come mai a Napoli da tempo sia in costante aumento il numero degli iscritti alla Facoltà di Ingegneria e siano andate sviluppandosi sul territorio imprese e aziende in campo informatico. Proprio in questo campo il Mezzogiorno è all’avanguardia negli studi, tant’è vero che di recente sul quotidiano la Repubblica un articolo di Giuliano Laccetti, Professore ordinario di Informatica presso l’Università degli Studi “Federico II” di Napoli, è stato intitolato “Napoli nodo strategico del supercalcolo negli atenei italiani”. La sfida da affrontare consiste nello stabilire una sinergia fra High Performance Computing – Calcolo ad Alte Prestazioni e Quantum Computing – Calcolo Quantistico.  Scrive fra l’altro l’autore:

“Sorprendentemente (ma non per gli addetti ai lavori) Napoli è oggi all’avanguardia su questi temi […] Il Dipartimento di Matematica lavora su AI e su algoritmi numerici e software scientifico ad alte prestazioni, mentre quello di Fisica ospita il primo computer quantistico superconduttivo italiano e una Quantum Computing Academy per la formazione degli studenti […] Napoli, con le sue prestigiose Università, i suoi Centri di Ricerca e le sue infrastrutture all’avanguardia, è oggi un punto di riferimento nazionale in questa sfida tecnologica e scientifica.”

È importante sottolineare che la Quantum Computing Academy – Accademia di Informatica Quantistica è dedicata alla formazione degli studenti, come informa l’autore e come sanno gli addetti ai lavori, fra i quali gli operatori delle Fondazioni private non figurano. Va anche aggiunto che Napoli è sede del Cini (Consorzio interuniversitaro nazionale per l’informatica) una realtà voluta da Bruno Fadini e della Apple Developer Academy il cui direttore scientifico è Giorgio Ventre.

Bruno Fadini (1937 – 2007)

Si potrà obiettare che Napoli non è tutto il Sud (ma vedremo più avanti che al Sud non sono estranei i risultati positivi nelle materie STEM). Resta il contrasto fra quanto divulgano le Fondazioni e la realtà delle alte prestazioni scientifiche presso gli atenei partenopei, i quali evidentemente possono confidare nei livelli della preparazione acquisita dagli studenti presso gli Istituti di Istruzione Secondaria Superiore del territorio ai fini della successiva formazione universitaria.

Pertanto, alla luce di quanto fin qui riferito e argomentato, non può non essere esternata una forte perplessità sull’attendibilità delle rilevazioni fornite dalle Fondazioni in discorso. Questa forte perplessità trova riscontro in rete in una mole di critiche alle loro metodologie e risultanze. La ricerca di tali critiche viene  facilitata dal ricorso all’Intelligenza Artificiale, che consulta all’istante una molteplicità di fonti e ne organizza una presentazione “ragionata”.

You.com (Palo Alto, California), interrogata sulla questione, ha risposto così:

Il tema delle competenze STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) e della presunta superiorità del Nord Italia rispetto al Sud è un argomento complesso, che merita di essere analizzato con attenzione. Quanto emerge dal rapporto congiunto delle Fondazioni Agnelli e Rocca può sollevare dubbi, specialmente se non sono chiari i metodi di rilevazione e i criteri utilizzati per arrivare a queste conclusioni. Di seguito, analizziamo i vari aspetti del problema.

  1. La narrazione Nord-Sud e il contesto politico-ideologico
  • Possibile bias ideologico: l’idea che il Nord Italia sia più “avanzato” o “competente” rispetto al Sud è una narrazione che ha radici storiche, spesso utilizzata per giustificare politiche di centralizzazione o per avvalorare concezioni di disuguaglianza territoriale. Dunque, è legittimo interrogarsi se questa narrazione sia interamente basata su dati oggettivi o se sia funzionale a indirizzi politici e mediatici.
  • Mortificazione del Sud: affermare che il Sud sia carente nelle competenze STEM, senza fornire un quadro completo della situazione, rischia di rafforzare stereotipi negativi che danneggiano ulteriormente le regioni meridionali, già penalizzate da minori investimenti in infrastrutture educative, risorse scolastiche e possibilità di accesso al mondo del lavoro.
  1. Criticità dei metodi di rilevazione
  • Mancanza di trasparenza: se non sono noti i metodi utilizzati dalle Fondazioni Agnelli e Rocca per raccogliere i dati, è difficile valutare la scientificità delle loro conclusioni. Ad esempio:
    • Sono stati analizzati solo i risultati di test standardizzati?
    • Sono state considerate variabili socio-economiche, come il livello di povertà educativa?
    • È stato preso in esame il contesto scolastico, come il numero di insegnanti qualificati o le infrastrutture disponibili?
  • Rilevazioni parziali: spesso, i test standardizzati non riescono a cogliere le competenze trasversali o le capacità di problem-solving degli studenti, che sono elementi fondamentali nelle discipline STEM. Inoltre, le differenze regionali potrebbero dipendere più dal contesto che da una reale differenza nelle capacità degli studenti.
  1. La disconnessione tra le Fondazioni e la realtà scolastica
  • Fondazioni con scopi specifici: le Fondazioni Agnelli e Rocca sono istituzioni private che, per quanto autorevoli, non necessariamente rappresentano in modo completo la complessità del sistema scolastico italiano. Il rischio è che il loro approccio sia condizionato da una visione parziale o da interessi specifici, piuttosto che da un’analisi approfondita e indipendente della scuola italiana.
  • Conoscenza limitata della “realtà vivente”: la scuola è un’istituzione che non si può ridurre solo a numeri o statistiche. Ogni regione (e ogni scuola) ha caratteristiche uniche, che possono influenzare i risultati in modo significativo. È importante considerare il vissuto degli insegnanti, degli studenti e delle famiglie per comprendere appieno il contesto.
  1. Prospettive e riflessioni
  • Investire nelle competenze STEM ovunque: indipendentemente dai risultati del rapporto, è fondamentale investire sull’intero sistema scolastico italiano, con particolare attenzione alle aree svantaggiate del Sud, dove spesso mancano risorse adeguate. Potenziare l’insegnamento delle discipline STEM può contribuire ad abbattere le disuguaglianze territoriali.
  • Evitare la stigmatizzazione: qualsiasi analisi che metta a confronto Nord e Sud va fatta con estrema cautela, per evitare di perpetuare narrazioni che stigmatizzano o penalizzano una parte del Paese. Piuttosto che sottolineare le differenze, sarebbe più utile analizzare i punti di forza e di debolezza di ogni territorio, promuovendo soluzioni inclusive.
  • Richiesta di trasparenza: per garantire un dibattito costruttivo, sarebbe auspicabile che le Fondazioni rendessero pubblici i dati e i metodi utilizzati per le loro rilevazioni, così da permettere alla comunità scientifica e agli operatori scolastici di valutarne la validità e l’attendibilità.

Conclusione

Il rapporto tra Nord e Sud Italia, soprattutto in ambito educativo, è carico di implicazioni storiche, culturali e politiche. La scuola meridionale, nonostante le difficoltà, rappresenta una realtà viva e complessa, che non può essere ridotta a semplici statistiche. Piuttosto che alimentare contrapposizioni, sarebbe più utile promuovere un dialogo costruttivo, finalizzato a colmare le disuguaglianze e a valorizzare le potenzialità di tutto il Paese.”

DeepSeek (Hangzhou, Zhejiang) ha esposto le seguenti considerazioni:

“I dati sulle differenze nelle competenze STEM tra Nord e Sud Italia possono essere strumentalizzati in modo riduttivo o ideologico, soprattutto se non vengono contestualizzati o se mancano informazioni sul metodo di rilevazione.

Alcuni punti da considerare:

  1. Metodologia assente: senza conoscere come è stato condotto lo studio (campioni, test utilizzati, correzione per fattori socioeconomici), è difficile valutarne l’oggettività. Se, ad esempio, il confronto non tiene conto del divario infrastrutturale o degli investimenti nella scuola, il risultato può essere fuorviante.
  2. Narrazione politica: è vero che certi discorsi sul “Nord virtuoso vs. Sud arretrato” sono spesso utilizzati per giustificare disuguaglianze strutturali, invece di affrontarne le cause (mancanza di risorse, fuga di cervelli, minor accesso a laboratori e università di eccellenza al Sud).
  3. Scuola “vivente”: le Fondazioni, per quanto autorevoli, potrebbero avere una visione parziale se non coinvolgono docenti, studenti e comunità educative nel processo di analisi. La qualità della scuola non si misura solo con test standardizzati, ma anche con la capacità di innovare nonostante le difficoltà.
  4. Esempi contrari: ci sono eccellenze STEM al Sud (si pensi, ad esempio, ai contributi apportati da Catania al CERN) che smentiscono l’idea di un Sud uniformemente debole. Inoltre, molti studenti meridionali migrano al Nord per studiare e lavorare, il che potrebbe distorcere i dati.

Conclusione: invece di mortificare il Sud, servirebbero investimenti mirati (es. potenziamento dell’edilizia scolastica, bandi per ricerca, contrasto alla precarietà dei docenti). La questione non è “Nord vs Sud”, ma come garantire a tutti gli studenti, ovunque, le stesse opportunità.”

Copilot (Microsoft) ha sviluppato l’argomento in questo modo:

“È comprensibile vedere una dimensione politica nella narrazione di questi Rapporti, specialmente se si percepisce una costante tendenza a enfatizzare le presunte carenze del Sud e le eccellenze del Nord.

Alcuni studiosi e analisti sostengono che questi dati possano riflettere, più che una reale incapacità degli studenti o dei docenti meridionali, il risultato di decenni di minori investimenti in infrastrutture scolastiche, risorse didattiche e opportunità di aggiornamento professionale. Di conseguenza, si potrebbe interpretare questa narrazione come una forma di giustificazione per politiche che rafforzano un modello già esistente, piuttosto che affrontare le radici del problema con interventi strutturali più equi.

D’altra parte, c’è chi vede questi rapporti come strumenti per evidenziare criticità da affrontare con politiche di miglioramento mirate. Il nodo resta nella modalità con cui vengono presentati i dati e nel tipo di soluzioni che si propongono. Se il Sud viene costantemente rappresentato come “incapace”, si rischia di alimentare stereotipi e di spostare il discorso dal diritto a un’istruzione equa al bisogno di “correggere” presunte deficienze culturali.

Se i rapporti non colgono la reale preparazione di docenti e studenti, si rischia di diffondere un’immagine distorta che può influenzare politiche educative e opinioni pubbliche.

Spesso le difficoltà scolastiche del Sud sono attribuite a fattori strutturali, come minori finanziamenti e condizioni socioeconomiche più difficili, piuttosto che a una reale mancanza di competenze o qualità didattica. Ci sono numerose realtà scolastiche eccellenti nel Mezzogiorno, con docenti altamente qualificati e studenti capaci, che emergono in concorsi nazionali e internazionali.

Una narrazione più equilibrata dovrebbe riconoscere i successi del sistema scolastico meridionale, senza stigmatizzare intere categorie di insegnanti e studenti. Ad esempio, il progetto FOSTEM in Campania promuove le materie STEM in 13 scuole, coinvolgendo quasi 2000 studenti con laboratori e attività pratiche. In Puglia e Basilicata il programma Go4STEM offre esperienze pratiche per avvicinare i giovani alle scienze e ridurre l’abbandono scolastico. Questi progetti dimostrano che la preparazione nelle STEM nel Sud non è affatto inferiore, ma spesso viene sottovalutata o poco valorizzata. La narrazione dominante potrebbe non cogliere la realtà di scuole che, nonostante le difficoltà strutturali, riescono a formare studenti altamente competenti.

La proposta di un corpo ispettivo che visiti le scuole del Sud potrebbe essere un passo concreto verso una rappresentazione più equilibrata della realtà educativa. Se le valutazioni fossero basate su osservazioni dirette e su criteri che considerino le reali condizioni didattiche, potrebbe emergere un quadro più accurato, lontano da semplificazioni e pregiudizi.

Le Fondazioni, basandosi su analisi quantitative, rischiano di non cogliere la ricchezza e la complessità dell’insegnamento e dell’apprendimento quotidiano. Un approccio più immersivo, che tenga conto di fattori culturali, metodologici e sociali, potrebbe offrire una prospettiva più aderente alla realtà. Questa potrebbe essere un’idea da sviluppare con il supporto di docenti, esperti e istituzioni che hanno a cuore un’immagine più realistica della scuola meridionale.

Se un corpo ispettivo ben strutturato riuscisse a evidenziare i punti di forza del sistema scolastico del Sud, potrebbe contribuire a cambiare la narrazione dominante e a dare il giusto riconoscimento al lavoro degli insegnanti e degli studenti.

Con la collaborazione di Università e Centri di Ricerca si potrebbero raccogliere dati più accurati, basati su osservazioni dirette e non solo su statistiche astratte. Potrebbe essere questa una strategia efficace per riequilibrare il discorso educativo e dare maggior valore alle competenze reali presenti nel territorio.”

Come si spiega che queste realtà vengano sistematicamente passate sotto silenzio in certe sedi? Sono realtà che vedono docenti e studenti meridionali inseriti in progetti scientifici di respiro europeo, come si potrà verificare mediante i link riportati in calce a questo articolo. Gli organi di informazione non danno adeguato risalto a quanto di positivo accade nella scuola meridionale.

A tutto quanto fin qui documentato e argomentato è importante aggiungere anche la necessità, maggiormente avvertita nel Mezzogiorno, di una formazione umanistica, più che mai indispensabile, fra l’altro, per assicurare il controllo etico, di cui tanto si discute, sull’I. A.

Siti da consultare:

 

 

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