Antologia di belle pagine. Il principio genetico nell’insegnamento - da La scoperta matematica di George Pólya.
Tra le molte riflessioni didattiche di George Pólya, il “principio genetico” occupa un posto speciale.
L’autore ricorda spesso che insegnare è un'arte, non significa trasmettere fatti e teorie già confezionate, ma guidare lo studente a ripercorrere – in forma semplificata e selettiva – le tappe che hanno portato l’umanità alla loro scoperta.
L’allievo, così, non è spettatore passivo ma protagonista di una vera esperienza di ri-scoperta.
Un principio e un metodo d'insegnamento che equivalgono in definitiva a porsi nella situazione d’origine, mettersi nei panni dei progenitori e ripercorrerne passi e tentativi.
Le pagine che seguono, tratte dal volume I di La scoperta matematica, rappresentano una sintesi chiara e stimolante di questo principio, con richiami alla biologia, alle fasi dell’apprendimento e al valore insostituibile della lettura diretta dei grandi testi scientifici.
Il principio genetico.Preparare il programma implica più che scegliere semplicemente i fatti e le teorie da insegnare; dobbiamo anche prevedere in quale ordine e con quali metodi si devono insegnare quei fatti e quelle teorie. A questo riguardo il “principio genetico” offre un importante suggerimento.
(1) Si può enunciare il principio genetico dell’insegnamento in parecchi modi: per esempio: insegnando un ramo della scienza (o una teoria o un concetto) dovremmo far sì che il bambino ripetesse le grandi tappe dell’evoluzione mentale della razza umana. Naturalmente, non dovremmo lasciar ripetere in tutti i particolari i mille ed uno errori del passato, ma soltanto le grandi tappe. Questo principio non stabilisce una regola precisa; al contrario, ci lascia molta libertà di scelta. Quali tappe siano importanti e quali errori siano trascurabili è questione di interpretazione. Il principio genetico è una guida al giudizio, non il suo surrogato. Pure, per mettere in evidenza bene questo punto ci potrebbe essere qualche vantaggio nel circoscrivere il principio con maggior circospezione (e più vagamente): avendo capito in che modo la razza umana abbia acquisito la conoscenza di certi fatti o di certi concetti, siamo in una posizione migliore per giudicare come il bambino dovrebbe acquisire tale conoscenza.
(2) Il principio genetico è sostenuto da un’analogia biologica. Lo sviluppo del singolo animale ripete la storia dell’evoluzione della razza alla quale appartiene l’animale. Vale a dire, l’embrione dell’animale, nel passaggio per i diversi stadi dello sviluppo dall’ovulo fecondato alla forma adulta, assomiglia, in ogni stadio, ad un antenato della sua razza e la successione degli stadi di sviluppo rispecchia la successione dei suoi antenati. Se invece di “sviluppo del singolo animale” diciamo “ontogenesi” ed invece di “storia dell’evoluzione della specie umana” diciamo “filogenesi”, arriviamo alla forma concisa data dal biologo tedesco Ernest Haeckel alla sua “legge fondamentale biogenetica”: “l’ontogenesi riepiloga la filogenesi”. Questa analogia è naturalmente soltanto una fonte di suggerimenti interessanti e non una dimostrazione del principio genetico dell’insegnamento, che di per sé non dovrebbe essere considerato un “principio dimostrato”, ma soltanto una fonte di suggerimenti interessanti.
(3) In tale modo il principio genetico potrebbe suggerire il principio che lo sviluppo storico di taluni rami della scienza (delle teorie, dei concetti) possiamo distinguere tre fasi. In una fase iniziale esplorativa, le prime idee stimolanti, ma spesso incomplete o erronee, nascono dal contatto con la materia sperimentale. Nella fase successiva di formalizzazione, il materiale viene ordinato, viene introdotta una terminologia appropriata, vengono riconosciute le leggi. Nell’ultima fase di assimilazione le leggi sono viste in un contesto più chiaro, più esteso e vengono applicate. Ma soltanto la lettura delle opere originali dei grandi autori ci può convincere effettivamente del principio genetico dell’insegnamento. Una simile lettura può essere paragonata ad una rapida passeggiata all’aria fresca dopo l’atmosfera stantia dei libri di testo. Come scrisse James Clerk Maxwell nella prefazione del suo grande Treatise on Electricity and Magnetism: “È molto vantaggioso per lo studente di qualsiasi materia leggere le memorie originali su quell’argomento, giacché la scienza viene sempre assimilata meglio quando è allo stato nascente”.
(4) Secondo il principio genetico, lo studioso dovrebbe ripercorrere la strada seguita dai primi scopritori. Secondo il principio dell’apprendimento attivo lo studioso dovrebbe scoprire il più possibile da sé. Una combinazione dei due principi suggerisce che lo studioso dovrebbe ri-scoprire quello che deve imparare.George Polya, La scoperta matematica, vol.I
Nota: altre riflessioni di George Pólya sono disponibili nella sezione “Belle pagine” di Matmedia, tra cui L’arte di insegnare.
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