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Altre tre autobiografie

Novità in libreria. Tre autobiografie per chi insegna e vuole continuare a imparare.

“Un’autobiografia non è la nostra letteratura privata. Piuttosto la nostra sacca da viaggio. E la memoria non è solo ciò che ricordiamo, ma ciò che ci circonda. Non parla unicamente di quel che è stato, ma di quel che sarà. La memoria è un presente che non finisce mai…Sembra ieri, e invece è domani”. – Papa Francesco

In un tempo in cui l’educazione sembra dover continuamente reinventarsi, tre recenti autobiografie ci ricordano una verità fondamentale: imparare è un processo continuo, che non si esaurisce sui banchi di scuola. Anzi, si alimenta nella vita vissuta, nei fallimenti, nelle svolte inattese, negli incontri. Tre storie – molto diverse tra loro – offrono spunti preziosi a chi insegna e desidera continuare a imparare senza “addormentarsi sul proprio sapere”*.

1. La vita s’impara – Corrado Augias

Corrado Augias ci regala un’autobiografia che è molto più di un racconto personale. La vita s’impara è un intreccio tra la storia individuale e quella collettiva, tra le vicende della sua formazione e i grandi cambiamenti dell’Italia del Novecento.

Per Augias, cultura significa curiosità. Significa non smettere mai di farsi domande e accettare la complessità del reale. La sua voce accompagna il lettore in una riflessione sulla conoscenza come pratica quotidiana, come esercizio critico e, soprattutto, come atto di libertà.

“Non c’è vera cultura senza curiosità. E non c’è curiosità senza il coraggio di mettere in dubbio ciò che crediamo di sapere.”

L’autore ci invita a concepire l’apprendimento come qualcosa che accade ovunque: nei caffè dove si discute di politica, nei film, nei libri, nei viaggi e negli incontri fortuiti. La sua scrittura, mai didascalica, costruisce pagina dopo pagina una pedagogia del vivere, che sembra evocare l’Emilio di Rousseau: “Il mestiere che voglio insegnargli è imparare a vivere.” 

Il libro ha avuto per me un significato particolare. Di Augias ho il ricordo personale di averlo incontrato a New York dove ero in visita al Liceo Italiano “Marconi” per incarico del Ministero. Alloggiando nello stesso albergo ebbi modo di apprezzarne l’affabilità e di ascoltare i consigli sulla città di New York che diede ad una coppia di giovani sposi in viaggio di nozze. La storia poi della sua infanzia in Libia l’accomuna per certi aspetti a Bruno Rizzi che in Libia era addirittura nato, nel 1935 a Tripoli, dove il padre insegnava matematica e fisica. Leggendo Augias ascolto anche Bruno mentre mi racconta episodi di quell’esperienza.

2. Source Code/> I miei inizi  – Bill Gates

Chi pensa che la tecnologia sia un mondo freddo e lontano dall’educazione, dovrebbe leggere questa autobiografia. Bill Gates ripercorre il suo cammino di formazione: dagli anni di scuola alle intuizioni che hanno rivoluzionato il nostro rapporto con il digitale. E negli inizi ci sono le sue passioni: la matematica e il computer.

“Per me la matematica era facile, addirittura divertente. Mi piacevano le sue certezze inoppugnabili. La matematica seguiva regole fondamentali: bastava ricordarle. Mi sconcertava che altri scolari sembrassero non capirla”.

“Mi piaceva da matti che il computer mi costringesse a pensare. Quella macchina non perdonava la negligenza intellettuale … Mi ricordava il procedimento che si segue per le dimostrazioni matematiche.”

Il suo racconto mostra come l’apprendimento sia fatto anche – e soprattutto – di errori, tentativi, ostinazione. Una frase in particolare sembra parlare direttamente al mondo della scuola:

“Il successo è un cattivo insegnante. Spinge le persone intelligenti a credere di non poter sbagliare.”

Educare, suggerisce Gates, significa insegnare a gestire il fallimento, a riprovare, a migliorarsi. In un mondo che cambia a ritmi vertiginosi, questa capacità è forse la competenza più importante da trasmettere.

3. Spera – Papa Francesco

Un’autobiografia scritta da un Papa è, di per sé, una novità assoluta. Spera è un testo intenso, immediato, accessibile, che si rivolge a tutti. Non si limita a raccontare la vita di Jorge Mario Bergoglio: è anche una riflessione profonda sul senso dell’esistenza, dell’incontro, della crescita personale.

Papa Francesco descrive la sua vita come una “sacca da viaggio”, piena di esperienze, volti, storie, insegnamenti. Un’immagine potente, che restituisce l’idea di un apprendimento che non è mai solitario, ma sempre in relazione con gli altri.

Il suo messaggio, semplice ma rivoluzionario, ci ricorda che l’educazione è prima di tutto un atto d’amore:

“Educare significa prendersi cura. Significa credere che ogni persona ha qualcosa da insegnare, e qualcosa da ricevere.”

Spera non si legge senza commuoversi: è l’autobiografia più umana che sia mai stata scritta.

Perché questi libri sono importanti per i docenti?

Tre vite, tre percorsi, tre visioni dell’apprendere che si incrociano. Tre libri che ogni insegnante – e ogni persona che crede nel valore della formazione – dovrebbe leggere.

Questi tre libri, pur essendo molto diversi tra loro, condividono un’idea comune: imparare è un processo che non finisce mai. Dalla curiosità intellettuale di Augias alla cultura del fallimento di Gates, fino alla visione umanistica di Papa Francesco, ciascuno di questi testi può offrire agli insegnanti nuove prospettive sulla propria missione educativa.

Non solo strumenti per la didattica, ma occasioni di crescita personale e professionale. Perché, come ci ricorda Augias, “la vera educazione non è mai indottrinamento, ma allenamento alla libertà.”

Tre autobiografie diverse, tre voci autorevoli, un unico filo conduttore: educare non è solo trasmettere conoscenze, ma insegnare a pensare, a sbagliare senza paura e a guardare il mondo con spirito critico. Perché la scuola migliore non è quella che riempie la testa, ma quella che accende il pensiero e alimenta la curiosità.

Nota

*La frase è di Francesco De Sanctis

 

Autore

  • Emilio Ambrisi

    Laureato in Matematica, è stato docente, dirigente scolastico e ispettore tecnico del Ministero dell’Istruzione. A partire dagli anni Ottanta ha partecipato alle tante commissioni ministeriali, tra cui quella dei “Quaranta” istituita dal ministro Franca Falcucci, incaricate della definizione dei programmi di insegnamento degli indirizzi sperimentali e, successivamente, delle Indicazioni Nazionali. Ha svolto numerosi incarichi ispettivi in Italia e all’estero e, dal 1997, ha curato la predisposizione delle prove ministeriali d’esame di maturità e di concorso. Dal 2008 al 2015 ha fatto parte del collegio di direzione della Struttura Tecnica del Ministero. Nel 1980/81 ha prestato servizio presso la Facoltà di Magistero di Roma (cattedra del prof. Mauro Laeng) incaricato di collaborare agli atti preparatori dell’indagine I.E.A., e per alcuni anni ha insegnato come professore a contratto presso le Università “Federico II” e “Vanvitelli” di Napoli. Dal 2009 al 2019 è stato Presidente nazionale della Mathesis e direttore del Periodico di Matematiche.

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