Avvicinare le nuove generazioni, fin dalla scuola primaria, alla conoscenza dello Spazio e dell’Astronomia. L’intervista di Atalia Del Bene a Clementina Sasso, la Signora del Sole!
“Io sono STEM per essere protagonista nello studio del Sole e
delle sue interazioni con la nostra vita sulla Terra e nello spazio e partecipe nella
costruzione del futuro mio e dei miei figli sempre più basato sull’innovazione derivata dalle
scoperte scientifiche”
[Clementina Sasso]

Clementina Sasso
Incontrare Clementina Sasso, ricercatrice in Fisica Solare presso l’INAF – Osservatorio Astronomico di Capodimonte Napoli –, è sempre un’esperienza piacevolissima per la sua simpatia, passione e preparazione scientifica. Ci eravamo lasciate lo scorso anno dopo una chiacchierata sul tema degli stereotipi di genere nell’ambito delle discipline STEM e ci ritroviamo oggi per chiederle quanto sia importante avvicinare le nuove generazioni, fin dalla scuola primaria, alla conoscenza dello Spazio e dell’Astronomia.
D “Quanto è importante in termini di politiche educative e sul piano epistemologico stimolare nei nostri studenti la curiosità e l’interesse verso il cielo e gli astri?”
R
È fondamentale. L’osservazione e lo studio del cielo sono strumenti potentissimi per sviluppare la curiosità scientifica, una qualità essenziale per la formazione critica degli studenti. L’astronomia, in particolare, stimola domande fondamentali sull’esistenza, sul nostro posto nell’universo e l’importanza della ricerca scientifica e dell’esplorazione spaziale. A livello educativo, l’introduzione precoce di queste tematiche fornisce agli studenti un approccio multidisciplinare e li aiuta a sviluppare capacità di problem-solving e pensiero creativo.
D “Quali suggerimenti darebbe al mondo della scuola per introdurre in aula i linguaggi dell’universo?”
R
Suggerirei di integrare l’astronomia non solo come disciplina teorica ma anche attraverso esperimenti pratici e l’uso di tecnologie come planetari virtuali e software di simulazione spaziale. Organizzare incontri con esperti e partecipare a progetti collaborativi internazionali come gli hackaton, ad esempio. È importante che gli insegnanti abbiano a disposizione risorse aggiornate e formazione adeguata per affrontare questi argomenti in modo dinamico e stimolante.
A dire il vero molte linee d’investimento del PNRR hanno permesso di investire sulla formazione e vanno proprio in questa direzione. Sono contenta di aver constatato uno slancio fortemente innovativo sia nelle metodologie didattiche che nella dotazione digitale di cui le Scuole si stanno dotando.
D “Nei suoi progetti attuali leggo numerose partecipazioni a workshop internazionali sulle Solar Storm e le aurore boreali, ci racconta come e quando è nata la sua passione per lo Spazio?”
R
La mia passione per lo Spazio è nata da bambina. Io sono proprio quella ragazzina che stava sempre con il naso all’insù e chiedeva il telescopio alla Befana. Crescendo, ho realizzato che l’osservazione delle stelle e la comprensione dei fenomeni solari non erano solo meraviglie da ammirare ma rappresentavano una porta d’accesso alla scienza più profonda e al desiderio di comprendere le interazioni tra la nostra stella, il Sole, e il nostro pianeta. Questo mi ha portata a scegliere una carriera in fisica solare, un campo che continua a stupirmi ogni giorno e mi da l’idea tangibile che siamo tutte e tutti collegati da un sistema universale, dove non è possibile ignorare nessuna variabile.
D “Tra le sue attività, oltre gli studi e la ricerca, c’è la comunicazione e la divulgazione scientifica con profili su diversi social network, tra cui FB, Instagram e Tik Tok. È possibile, secondo lei, rendere accattivante, accessibile e divertente l’astronomia sui social?”
R
Sì. I social media sono strumenti potenti per raggiungere un vasto pubblico e rendere la scienza, spesso percepita come complessa, accessibile e stimolante pur conservando la rigorosità di formule e teorie. Ciò che cambia è l’utilizzo di un linguaggio chiaro, accessibile ai più, contornato da immagini coinvolgenti e video brevi. In questo modo si possono spiegare concetti anche molto complicati, facendoli apprezzare da chiunque. L’importante è bilanciare rigore scientifico e creatività nella comunicazione.
D “Quanto è popolare l’astronomia in Italia?”
R
L’astronomia ha un certo fascino in Italia, grazie alla sua capacità di meravigliare e coinvolgere. Io sono anche co-chair del gruppo dell’International Astronomical Union che si occupa proprio di relazioni tra astronomi e astrofili e conosco tantissime associazioni di appassionati che si danno da fare non solo a livello amatoriale e nel coinvolgimento del pubblico generico ma anche contribuendo a lavori scientifici. Credo che comunque si possa ancora fare molto per aumentarne la popolarità, specialmente tra le giovani generazioni. Eventi pubblici, osservazioni guidate e iniziative di divulgazione possono aiutare a far crescere questa passione e ad integrare l’astronomia nella nostra cultura.
D “Le conoscenze scientifiche sono, secondo lei, pre condizione e strumento per la formazione del cittadino?”
R
Sì, le conoscenze scientifiche sono fondamentali per formare cittadini consapevoli e in grado di affrontare le sfide della società moderna. La scienza insegna a pensare in modo critico, a valutare informazioni e a prendere decisioni basate su evidenze. Una società con una solida base scientifica è più resiliente, innovativa e capace di affrontare problemi complessi con un approccio ragionato. In fondo, se guardiamo alle otto competenze chiave identificate dall’Unione Europea nel 2018, la terza e la quarta competenza sono dedicata alle STEM ed alle competenze digitali.
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