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L’inferno e i diavoli di Dante

Dante dall’inferno e dai diavoli all’eden e a Dio. Rileggere l’Inferno coi suoi diavoli e il Paradiso coi suoi angeli può suscitare in noi un senso di liberazione.

Abstract

L’Inferno di Dante viene ammirato in genere come se fosse creazione esclusiva del genio del poeta. In realtà il suo inferno ha una sua dimensione storico-antropologica che doveva essergli in gran parte nota e non solo in riferimento alla tradizione cristiana. Confrontando gli inferni delle diverse tradizioni con l’inferno dantesco, si può ancor meglio apprezzare l’originalità di quest’ultimo, a partire dalla sua struttura concepita razionalmente e insieme fantasticamente.

Per questo confronto è assai utile la ricerca dello storico Georges Minois.

Anche i diavoli di Dante si inseriscono in un repertorio storico-antropologico dall’ampio respiro spaziotemporale, come dimostra la ricerca di Alfonso M. Di Nola. E anch’essi hanno una loro spiccata originalità, raffigurati come servi ed esecutori della giustizia divina oppure presi a scherno sulla scia del filone comico-realistico oppure ancora dotati  di razionalità ed ironia in interventi terreni a danno delle anime.

La voce enciclopedica Demonologia reperibile in rete consente di passare in rassegna le singole figure demoniache.

A ciò aggiungiamo un excursus sul satanismo letterario e sul revival dell’attrazione esercitata dal diavolo nella realtà contemporanea.  

Se passiamo poi a considerare il Paradiso, anche qui ritroviamo una pluralità di fonti, a partire ovviamente dalla tradizione veterotestamentaria. Nella terza cantica l’originalità è accentuata in forza della poesia della luce e del connubio fra il misticismo delle visioni estatiche e lo sforzo razionale di comprendere Dio.

Infine la cantica del Purgatorio, che sembra in tono minore fra la prima e la terza, può  rivelarsi in realtà particolarmente consona alla sensibilità contemporanea, bisognosa di convertire la disperazione in speranza, orientata quindi alla ricerca di un eden ideale in cui incontrare la presenza salvifica di una nuova Beatrice.

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