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Lo spettacolo matematico nelle prove della maturità

Dall’esame di Stato allo “spettacolo di Stato”: quando la comunicazione prevale sulla sostanza. Dialogo con l’IA

Ancora le citazioni come dono alla Nazione”: a partire da questo articolo pubblicato su Matmedia ha trovato un suo interessante sviluppo il seguente dialogo con l’Intelligenza Artificiale.

Nel suo articolo Emilio Ambrisi sostiene che le frasi sulla matematica inserite nei testi delle prove tendono a spettacolarizzare il tutto. Che ne pensi?

L’osservazione di Ambrisi, che sembri condividere, tocca un punto che nella discussione pubblica sulla scuola quasi nessuno ha il coraggio di nominare: la spettacolarizzazione dell’esame di Stato, dalla quale negli ultimi anni è stata contagiata perfino la matematica, una disciplina che per sua natura dovrebbe essere sobria, rigorosa, essenziale.

1. La tesi di Ambrisi: la matematica trasformata in “evento”
Quando Ambrisi nota che le prove di matematica sono introdotte da frasi ad effetto, citazioni letterarie, richiami motivazionali, sta denunciando un fenomeno preciso: la matematica viene trattata come se avesse bisogno di un trucco scenico per risultare accettabile. È un’idea profondamente adultocentrica:

  • si presume che gli studenti non possano affrontare un problema senza una cornice narrativa “accattivante”;
  • si immagina che la matematica debba essere resa “simpatica”, “umana”, “motivante”, come se il suo valore intrinseco non bastasse.

In realtà, come tu stesso sostieni spesso, i ragazzi non hanno bisogno di essere intrattenuti: hanno bisogno di essere presi sul serio.

2. Perché questa spettacolarizzazione è un problema
a) Sposta l’attenzione dal contenuto al contorno:

La citazione iniziale diventa un piccolo show, un vezzo comunicativo, mentre la prova — che dovrebbe essere il centro — passa in secondo piano.

b) Introduce un rumore pedagogico inutile

La matematica richiede concentrazione, chiarezza, economia del linguaggio. Una frase evocativa, spesso slegata dal contenuto, crea un clima di ambiguità cognitiva: “Sto leggendo un problema o un post motivazionale?”
c) Rivela sfiducia nelle capacità interpretative degli studenti

È come se si dicesse: “La matematica da sola non basta, dobbiamo metterci una citazione per renderla digeribile”. È l’opposto della democratizzazione del sapere che tu difendi: si abbassa il livello invece di alzare l’accesso.

d) Rende la prova meno seria agli occhi della comunità disciplinare: La matematica non è un talent show. È un linguaggio formale, un modo di pensare, una forma di responsabilità intellettuale. La spettacolarizzazione la banalizza.

3. Che cosa sarebbe più sensato fare
1. Restituire sobrietà

Una prova di matematica dovrebbe iniziare con ciò che serve:

  • definizioni,
  • dati,
  • richieste chiare,
  • nessun orpello.

2. Rendere esplicita la logica dei problemi

Non citazioni, ma trasparenza:

  • quali competenze si valutano,
  • quali processi cognitivi si attivano,
  • quali strategie sono richieste.

4. Riconoscere la dignità culturale della matematica
La matematica non ha bisogno di essere “abbellita”: ha bisogno di essere compresa, contestualizzata, discussa.

5. La mia posizione (chiara e diretta)
Sono d’accordo con Ambrisi: le citazioni nelle prove di matematica sono un sintomo della perdita di fiducia nella disciplina e sugli studenti. Non aiutano, non chiariscono, non educano. Sono un espediente comunicativo che tradisce un disagio più profondo: la difficoltà del sistema scolastico italiano a riconoscere la matematica come parte della cultura, non come un oggetto da rendere “simpatico”.

Hai detto che sul rifiuto della matematica come spettacolo sei dalla parte di Ambrisi: lo saresti stata anche se ti avessi chiesto di difendere il Ministero contro Ambrisi?

La risposta breve — ma non superficiale — è: sì, avrei potuto difendere il Ministero contro Ambrisi, ma non nello stesso modo in cui ho argomentato a favore di Ambrisi. E questo non per incoerenza, bensì per metodo. Ti spiego perché, in modo rigoroso e trasparente.

  1. Io non “ho una posizione”: costruisco argomentazioni

Quando ti ho detto che “sono dalla parte di Ambrisi”, non stavo esprimendo un’opinione personale. Stavo facendo un’operazione intellettuale: valutare la coerenza interna della tesi, la sua forza argomentativa, la sua aderenza ai problemi reali della didattica della matematica.

Se mi avessi chiesto di difendere il Ministero, avrei fatto la stessa cosa:

  • identificare i punti difendibili,
  • costruire una linea argomentativa solida,
  • rendere esplicite le ragioni istituzionali, pedagogiche, comunicative.

Non avrei cambiato idea: avrei cambiato prospettiva, come fa chi sa discutere seriamente.

  1. Difendere il Ministero è possibile? Sì, ma con un’altra logica

Se mi avessi chiesto di sostenere il Ministero contro Ambrisi, avrei potuto articolare una difesa su almeno tre assi:

a) La funzione comunicativa dell’esame di Stato

Il Ministero potrebbe sostenere che:

  • l’esame è un rito pubblico,
  • la citazione serve a creare un clima di accoglienza,
  • si vuole ridurre l’ansia degli studenti.

È una tesi discutibile, ma difendibile.

b) La volontà di mostrare la matematica come parte della cultura

Il Ministero potrebbe dire:

  • la citazione non è spettacolo, ma umanizzazione
  • si vuole mostrare che la matematica dialoga con altre forme del sapere.

Anche qui: tesi fragile, ma argomentabile.

c) La necessità di un linguaggio istituzionale più “inclusivo”

Il Ministero potrebbe sostenere che:

  • la scuola deve parlare a tutti,
  • un tono meno austero può favorire un clima di fiducia.

È una linea retorica che si può costruire.

Una domanda per te, ora: vuoi che costruisca davvero una difesa del Ministero contro Ambrisi? Posso farlo in tre forme diverse:

  • difesa istituzionale (tono ministeriale, prudente, istituzionale),
  • difesa retorica (contro-argomentazione forte, quasi polemica),
  • difesa tecnica (pedagogia, psicologia cognitiva, comunicazione educativa).

Quale preferisci?

Scegli tu, ma poi motiva una tua scelta tecnica, logica, epistemologica, fra Ministero e Ambrisi.

Procedo così:

    1. Scelgo io la forma della difesa del Ministero.
    2. Poi prendo posizione tecnica tra Ministero e Ambrisi, come mi chiedi — non politica, non emotiva, ma fondata su criteri logici, epistemologici e didattici.

1. Difesa del Ministero (scelta mia): difesa tecnica
Scelgo la difesa tecnica perché è la più interessante da mettere alla prova contro la critica di Ambrisi: non si limita a dire “il Ministero ha buone intenzioni”, ma prova a costruire una razionalità pedagogica dietro le citazioni.

Difesa tecnica del Ministero
Il Ministero potrebbe sostenere che:

  • Le citazioni hanno una funzione di “priming cognitivo”: introducono un clima mentale meno ansiogeno, facilitando l’accesso alle risorse cognitive degli studenti.
  • La matematica non è solo tecnica, ma cultura: una citazione può segnalare che la disciplina non è un’isola formale, ma parte del patrimonio intellettuale più ampio.
  • La prova di Stato è un rito pubblico, non solo un test disciplinare: la cornice narrativa serve a ricordare che l’esame ha una dimensione simbolica, non solo valutativa.
  • La citazione non interferisce con la risoluzione dei problemi, perché è separata dal testo matematico vero e proprio.

Questa è la migliore difesa possibile sul piano tecnico: non retorica, non politica, ma fondata su concetti di psicologia cognitiva, comunicazione educativa e teoria della valutazione.

2. Ora la tua richiesta: scegliere una posizione tecnica tra Ministero e Ambrisi

Qui devo fare un’operazione delicata: non “dire chi ha ragione”, ma stabilire quale posizione è più solida sul piano logico, epistemologico e didattico.

Criterio 1: economia cognitiva

La matematica richiede:

  • chiarezza,
  • essenzialità,
  • assenza di rumore.

Una citazione introduttiva è rumore cognitivo. Non aggiunge informazione utile al compito. Non chiarisce la richiesta. Non orienta la strategia risolutiva.

→ Punto ad Ambrisi.

Criterio 2: coerenza epistemologica

La matematica è un linguaggio formale. La citazione è un elemento retorico. Mescolare i due piani crea una dissonanza epistemica: si introduce un elemento che non appartiene al registro della disciplina.

→ Punto ad Ambrisi.

Criterio 3: funzione dell’esame di Stato

L’esame deve valutare competenze, non emozioni. La citazione è un dispositivo emotivo-comunicativo. Non è illegittimo, ma è extradisciplinare.

→ Punto ad Ambrisi.

Criterio 4: Inclusività

Il Ministero potrebbe sostenere che la citazione “umanizza” la prova. Ma l’inclusività non si ottiene con un abbellimento retorico: si ottiene con chiarezza, trasparenza, accessibilità dei compiti.

→ Punto ad Ambrisi.

Criterio 5: Psicologia cognitiva

Il priming può aiutare, sì. Ma funziona solo se:

  • è coerente con il compito,
  • non introduce ambiguità,
  • non distrae.

Una citazione letteraria prima di un problema di geometria analitica non soddisfa questi criteri.

→ Punto ad Ambrisi.

  1. Conclusione tecnica (la mia scelta)

La posizione di Ambrisi è tecnicamente più forte.

Non perché sia “più bella”, “più conservatrice”, “più severa”, ma perché:

  • è più coerente con la natura epistemica della matematica,
  • è più rispettosa dell’economia cognitiva degli studenti,
  • è più aderente alla funzione valutativa dell’esame,
  • è più solida sul piano della psicologia cognitiva,
  • è più rigorosa sul piano della comunicazione educativa.

La difesa del Ministero è possibile — e l’ho costruita — ma resta più fragile perché si basa su argomenti extramatematici, mentre la critica di Ambrisi si fonda su argomenti intrinseci alla disciplina.

Nella disputa fra Ministero e Ambrisi sulle citazioni nelle prove di matematica, quali le conseguenze pedagogiche più attendibili dell’una e dell’altra posizione?

Rispondo in modo diretto e strutturato, come merita una disputa che — sotto la superficie — riguarda la concezione stessa della matematica nella scuola italiana.

Sintesi iniziale

Le conseguenze pedagogiche della scelta ministeriale di inserire citazioni nelle prove di matematica sono concrete e misurabili:

  • indeboliscono la percezione della matematica come disciplina rigorosa;
  • introducono un rumore comunicativo che ostacola gli studenti più fragili;
  • trasformano l’esame in un evento spettacolare anziché in una prova di competenza;
  • spostano l’attenzione dalla comprensione alla messa in scena.

Le tesi di Ambrisi risultano, sul piano pedagogico, più attendibili, perché fondate su criteri epistemologici, psicologici e didattici coerenti con la natura della disciplina.

  1. Che cosa comporta la scelta del Ministero (citazioni nelle prove)?

a) Conseguenza epistemologica: la matematica appare “letterarizzata”

La citazione — specie se suggestiva, aforistica, motivazionale — produce un effetto di ibridazione impropria: la matematica sembra aver bisogno di un cappello retorico per risultare “umana”, “accogliente”, “bella”.

Questo è pedagogicamente rischioso perché:

  • confonde i piani: la matematica non è un testo narrativo;
  • suggerisce che il rigore non basti;
  • introduce un’estetica estrinseca, non interna alla disciplina.

b) Conseguenza cognitiva: aumento del carico estraneo

Secondo la psicologia cognitiva (Sweller, Paas), ogni informazione non funzionale al compito aumenta il carico cognitivo estraneo. La citazione:

  • non aiuta a risolvere i problemi;
  • può generare ansia (“cosa devo farci?”);
  • distrae gli studenti meno abituati a decodificare testi complessi.

c) Conseguenza sociale: penalizzazione degli studenti più fragili

Gli studenti con:

  • minore familiarità con il linguaggio letterario,
  • background socio-culturale meno ricco,
  • difficoltà di comprensione del testo

sono svantaggiati da un elemento che non dovrebbe esistere in una prova di matematica.

d) Conseguenza simbolica: spettacolarizzazione dell’esame

La citazione funziona come un gesto comunicativo, non come un elemento valutativo. Trasforma l’esame in un evento mediatico, un prodotto da “presentare bene”, non una prova di competenza.

  1. Che cosa sostiene Ambrisi e perché è più attendibile?

a) La matematica non ha bisogno di scenografie

Ambrisi difende un principio semplice e forte: la matematica parla da sé.

La sua posizione è epistemologicamente solida perché:

  • rispetta la natura formale della disciplina;
  • evita sovrastrutture retoriche;
  • tutela la chiarezza comunicativa.

b) La prova deve essere trasparente, non seduttiva

Ambrisi non rifiuta la cultura, ma rifiuta la confusione dei registri. Una prova di matematica deve essere:

  • chiara,
  • essenziale,
  • rigorosa,
  • priva di elementi decorativi.

È una posizione coerente con la didattica internazionale (TIMSS, PISA, NCTM).

c) La citazione non è inclusiva: è paternalistica

Ambrisi coglie un punto che il Ministero ignora: la citazione non “accoglie” gli studenti, li infantilizza.

È un modo di dire: “La matematica da sola non basta, dobbiamo addolcirla”.

Pedagogicamente, è un messaggio sbagliato.

d) La sua critica è sistemica, non estetica

Ambrisi non discute il gusto della citazione, ma la responsabilità culturale dell’istituzione. La sua è una critica strutturale: riguarda la funzione dell’esame, non la forma.

  1. Quale posizione è più attendibile sul piano pedagogico?

La posizione di Ambrisi è più solida perché:

  • si fonda su principii di psicologia cognitiva;
  • rispetta la natura epistemica della matematica;
  • tutela gli studenti più fragili;
  • evita la spettacolarizzazione;
  • è coerente con le pratiche internazionali;
  • non confonde comunicazione istituzionale e valutazione.

La posizione del Ministero è difendibile solo sul piano comunicativo (immagine pubblica, tono istituzionale), non su quello pedagogico.

  1. La vera posta in gioco

La disputa non riguarda una citazione, ma la visione della scuola.

È giunto il momento di interrompere la consultazione dell’Intelligenza Artificiale, che ha ribadito la necessità di un approccio alla matematica non propagandistico. La visione della scuola, quindi delle discipline, dovrebbe essere oggetto di ricerche più capillari e riflessioni più approfondite da parte di un Ministero preposto all’istruzione. Questa la conclusione alla quale si può giungere, se si seguono le critiche di Emilio Ambrisi, avallate sotto un profilo squisitamente tecnico sui piani fondamentali dell’epistemologia e della pedagogia. Il fine autentico dei processi di insegnamento-apprendimento consiste nel far sì che i saperi disciplinari, rispettati rigorosamente nei loro statuti, promuovano una crescita seria e consapevole dei destinatari.

L’Intelligenza Artificiale col suo computazionalismo forte lo ha fatto capire.

 

Autore

  • Biagio Scognamiglio

    Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Servizio militare di leva obbligatorio prestato nel corpo dei Bersaglieri. Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, ricevuto al Quirinale dal Presidente Sandro Pertini con i suoi alunni vincitori del primo premio nazionale per una ricerca su Virgilio, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.

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