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Non chiudiamo la vicenda delle tre studentesse

Facciamo tesoro della protesta. Non chiudiamo la vicenda scegliendo la via più facile di dare la colpa alle tre studentesse e ai loro genitori. Preoccupiamoci di sapere se è la scuola a non essere più nelle condizioni di far bene per tutti e per ciascuno.

Image Creator Ragazze mute

Ci sono vicende per le quali desidereremmo piena trasparenza. Una di queste è la vicenda delle tre studentesse che all’esame di maturità si sono rifiutate di rispondere alle domande in sede di prova orale per protestare contro il voto di tre decimi loro assegnato alla prova scritta di greco. In proposito sono state formulate da Emilio Ambrisi tre penetranti e suggestive domande:

  • C’è una lettera delle tre studentesse che spiega la protesta?
  • La vicenda ha per caso a che fare con la corruzione di commissari e presidenti che abbiano contratto l’abitudine di chiedere sedi per vendette trasversali?
  • Ci sono ispettori per il greco?

Paradossalmente la proliferazione delle informazioni, caratteristica della nostra era, finisce col favorire forme di reticenza, dal momento che l’attenzione dell’opinione pubblica viene continuamente distratta nell’incalzare delle notizie. L’approfondimento di certi argomenti richiede l’insistenza nella ricerca di particolari importanti mediante vere e proprie inchieste. Per trovare delle risposte alle domande sopra riportate, abbiamo affidato all’Intelligenza Artificiale il compito di imitare fanpage, infiltrandosi nel materiale finora reperibile in rete. Ecco quanto ci ha riferito l’assistente virtuale prescelta.

Gemini

  • C’è una lettera delle tre studentesse che spiega la protesta?

Il contenuto completo della lettera di protesta letta dalle studentesse del Liceo Foscarini durante gli orali dell’esame di Stato non è stato diffuso pubblicamente. Tuttavia, diverse fonti hanno riportato alcuni estratti e riassunti della lettera, che consentono di comprendere le motivazioni principali della loro protesta:

  • Critiche al sistema di valutazione: le studentesse contestavano la severità con cui erano state valutate le prove scritte di greco, in particolare quelle redatte dalla commissaria esterna.
  • Richiesta di maggiore equità: lamentavano la mancanza di uniformità nei criteri di valutazione tra i diversi commissari e tra le prove scritte ed orali.
  • Denuncia di presunti errori: evidenziavano alcuni errori e imprecisioni nella correzione delle loro prove, che a loro giudizio avevano penalizzato ingiustamente il loro lavoro.
  • Rifiuto di un giudizio ingiusto: rifiutavano di accettare un voto che ritenevano non rispecchiasse il loro reale livello di preparazione e il loro impegno nello studio della materia.

Oltre a questi punti salienti, la lettera esprimeva anche amarezza e delusione per l’esperienza vissuta e preoccupazione per le ripercussioni che questo episodio avrebbe potuto avere sul futuro di altri studenti.

Le studentesse, pur consapevoli delle conseguenze del loro gesto, hanno scelto di intraprendere questa forma di protesta per difendere la propria dignità e sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema delicato come quello della valutazione scolastica.

È importante sottolineare che la lettera rappresenta la visione e le esperienze delle sole studentesse autrici della protesta. Non è possibile, quindi, stabilire con certezza l’effettiva sussistenza di tutte le critiche mosse e la reale portata delle problematiche sollevate.

L’episodio ha comunque aperto un dibattito acceso sul ruolo della scuola, sui criteri di valutazione e sul benessere degli studenti, che ha coinvolto la comunità scolastica, i media e l’opinione pubblica.

  • La vicenda ha per caso a che fare con la corruzione di commissari e presidenti che abbiano contratto l’abitudine di chiedere sedi per vendette trasversali?

L’utilizzo dei voti come strumento per danneggiare o mettere in cattiva luce i colleghi configura un comportamento inaccettabile e altamente antiprofessionale.

È importante sottolineare che la deontologia professionale impone ai docenti di:

  • Agire con imparzialità e obiettività nella valutazione degli studenti, basandosi esclusivamente su criteri didattici e di merito.
  • Promuovere un clima di collaborazione e rispetto all’interno del corpo docente, evitando qualsiasi forma di conflittualità o antagonismo.
  • Tutelare la dignità e l’immagine sia dei propri studenti che dei colleghi.

Comportamenti come l’assegnazione di voti bassi per ritorsione o il tentativo di influenzare le valutazioni di altri docenti sono gravemente lesivi di questi principi fondamentali.

Inoltre, tali azioni possono avere conseguenze negative non solo sui rapporti tra i docenti, ma anche sugli studenti, che potrebbero essere confusi o demotivati da un clima di tensione e sfiducia all’interno della scuola.

È importante ricordare che esiste una netta distinzione tra il confronto professionale costruttivo e l’atteggiamento ostile o denigratorio. La critica costruttiva, se portata avanti con rispetto e spirito di collaborazione, può essere un utile strumento per migliorare la qualità dell’insegnamento e del lavoro scolastico nel suo complesso.

In caso di presunti comportamenti scorretti da parte di un collega, è fondamentale seguire le vie istituzionali previste per la loro segnalazione e la loro eventuale risoluzione.

  • Ci sono ispettori per il greco?

Al momento, non ci sono informazioni precise sulla presenza di ispettori di greco specifici nell’organico del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Tuttavia, è importante precisare che:

  • Il Ministero non ha emanato comunicati ufficiali che definiscano ruoli o figure professionali dedicate esclusivamente all’insegnamento del greco antico tra gli ispettori.
  • Le funzioni degli ispettori sono generiche e riguardano la valutazione complessiva dell’istituto scolastico, la verifica del rispetto degli standard didattici e la tutela dell’autonomia scolastica.

Ciò significa che, pur non essendoci una figura di “ispettore di greco” in sé, gli ispettori generici possono comunque avere competenze e conoscenze in materia di lingua greca antica, acquisite durante il loro percorso formativo o professionale.

L’invio di ispettori al liceo Foscarini di Venezia, a seguito della protesta delle studentesse per i voti bassi in greco, non è avvenuto per la presenza di ispettori specializzati in greco, bensì per una verifica generica dell’operato della commissione d’esame e del rispetto delle normative.

Quindi, mentre non possiamo confermare con certezza l’esistenza di ispettori dedicati al greco, è sicuramente possibile che alcuni ispettori generici possiedano le competenze necessarie per valutare l’insegnamento di questa materia.

***

Abbiamo rivolto a Gemini una quarta domanda concernente la posizione del Ministro dell’Istruzione e del Merito circa la vicenda.

Questa volta l’assistente virtuale ha dichiarato di non essere in grado di rispondere, invitandoci a ricercare su Google. Nel corso della ricerca abbiamo scoperto che Mario Giordano, giornalista per Il Giornale, Libero, La Verità e per programmi televisivi, in una lettera al Ministro dell’Istruzione e del Merito ha espresso un suo singolare punto di vista, invocando niente di meno che un’indagine ispettiva sulle studentesse piuttosto che sui commissari! Ecco uno stralcio della lettera:

“Caro Giuseppe Valditara, caro ministro dell’Istruzione e del Merito, le scrivo per sapere se nella scuola che lei ha in mente sia prevista la promozione per gli studenti che fanno scena muta agli esami […] La nostra scuola continua a cadere a pezzi. E, mi creda, cade a pezzi anche perché gli studenti possono permettersi di sfidare le commissioni d’esame senza essere puniti. Anzi, uscendone come delle vittime. O, peggio, degli eroi […] Può anche darsi che il professore di greco nel correggere i compiti sia stato troppo severo, magari perfino ingiusto. Ma quelle ragazze devono capire che prepararsi alla vita significa anche prepararsi a subire le ingiustizie […] Vede, caro ministro, io non ce l’ho con loro. Ci sta che a 18-19 anni ci si voglia ribellare. Ci sta la protesta eclatante. Chi ha sbagliato siete voi. La scuola. Lei che la guida. Che ha deciso di mandare gli ispettori a indagare sì, ma non sui ragazzi ma sui commissari d’esame. […]”

Per il giornalista le ingiustizie devono essere subite, per imparare a superarle. Peccato che un’ingiustizia, una volta che sia stata subita, non può essere superata, se non si reagisce.

Proseguendo nella ricerca, abbiamo reperito sul sito di fanpage alcune dichiarazioni, raccolte da Ida Artiaco.

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara:

“Non abbiamo ancora riscontri, ma gli ispettori stanno valutando gli elaborati, per capire se le correzioni sono coerenti con la valutazione data. Le ragazze hanno parlato di possibili discriminazioni, di discussioni tra commissario esterno ed interno. È giusto verificare e capire cosa è successo: se quell’insufficienza era meritata, le accuse sono state ingiuste; altrimenti, la scuola deve rispettare docenti e studenti […] Il voto resta quello, se poi, a seconda dell’esito delle verifiche, qualcuno lo vuole impugnare al Tar è una sua facoltà”.

Alessandra Artusi, Preside dell’Istituto:

“Come preside, da un lato, mi sento di difendere la scuola, ma dall’altro comprendo anche le ragazze. Con la loro protesta hanno messo in luce una mancanza di comprensione e di fiducia nelle procedure dell’esame. Mi sono convinta che serva più trasparenza, anche su certi passaggi tecnici della prova.”

Dichiarazioni improntate, come si può vedere, a un certo equilibrismo.

Fermo restando che chi lo voglia può continuare la ricerca su Google, ci siamo rivolti poi a un’altra applicazione, che una risposta alla nostra quarta domanda, a differenza di Gemini, l’ha data.

Chatsonic

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha commentato la protesta delle tre studentesse del liceo classico Foscarini di Venezia che hanno fatto scena muta all’orale della Maturità 2024. Ecco i punti salienti delle sue dichiarazioni:

  • Valutazioni e verifiche: Valditara ha affermato che gli ispettori stanno attualmente valutando gli elaborati delle studentesse per verificare se le correzioni siano coerenti con le valutazioni assegnate. Le ragazze hanno parlato di possibili discriminazioni e discussioni tra commissari interni ed esterni.
  • Autonomia della Commissione: il Ministro ha chiarito che il voto assegnato rimane invariato e che il Ministero non ha il potere di modificare le decisioni della commissione d’esame, che è autonoma nei suoi giudizi. Tuttavia, se qualcuno desidera impugnare la decisione al TAR, è una sua facoltà.
  • Protesta e promozione: nonostante la protesta, le tre ragazze sono state promosse, anche se con voti bassi rispetto ai loro crediti ottenuti durante il triennio. Valditara ha sottolineato che la promozione con voti bassi rappresenta una sorta di “sanzione” per il loro comportamento agli orali.
  • Trasparenza e chiarezza: Il Ministro ha ribadito l’importanza di garantire la serietà della scuola e che, se le insufficienze erano meritate, le accuse delle ragazze saranno pubblicamente sconfessate. In caso contrario, il Ministero farà chiarezza sugli eventuali abusi per assicurare una scuola democratica e rispettosa delle regole.

***

Come risulta dalla risposta di Chatsonic, l’Intelligenza Artificiale ha comunque i suoi limiti.

Attinge soltanto a ciò che è disponibile in rete e può essere fuorviata da reticenze e dissimulazioni.  È aliena dal formulare critiche nei confronti del potere, essendo stata istruita a non contestarlo. Orbene, accertato che nessuna assistente virtuale può venire a conoscenza di ciò che non fa parte dei comunicati ufficiali, risposte più penetranti e sconvolgenti sono quelle che Emilio Ambrisi dà alle sue stesse domande, di seguito riproposte.

  • C’è una lettera delle tre studentesse che spiega la protesta?

La lettera delle studentesse merita di essere conosciuta, compresa e rispettata e i primi ad averlo dovuto fare erano il presidente e i commissari contestati nel loro operato collegiale in sede di colloquio. C’è un legame con il caso delle tre studentesse della Normale di Pisa del 2021. Virginia Magnaghi, Valeria Spacciante e Virginia Grossi denunciarono allora il malessere della scuola. Oggi sono Linda, Virginia e Lucrezia. I contesti sono diversi e diverse sono le motivazioni delle proteste, ma in entrambi i casi viene stigmatizzato un deleterio autoritarismo.

  • La vicenda ha per caso a che fare con la corruzione di commissari e presidenti che abbiano contratto l’abitudine di chiedere sedi per vendette trasversali?

Una professoressa su una pagina Facebook molto seguita, in merito ai “nobili ideali” da esprimere in un tema d’italiano della maturità, ha scritto: “Nobili ideali? Come presidenti e commissari corrotti?” Nei fatti c’è un problema noto da tempo, legato alle limitazioni territoriali delle nomine, agli scambi tra sedi e sedi e ai presidenti e commissari che ruotano privi di una motivazione ideale agli esami e sempre di più per l’insorgere di sentimenti e comportamenti non da esami di Stato.

Mancano gli ideali e mancano le giuste competenze. Rara è divenuta l’autorevolezza intellettuale nelle commissioni giudicatrici: spesso i presidenti sono insegnanti tecnico-pratici, insegnanti di educazione fisica, insegnanti di sostegno e dirigenti scolastici completamente ignari delle specificità degli indirizzi di studio per i quali sono impegnati. Inutile poi accusare i genitori della decisione delle studentesse, come è stato fatto da più parti. Anzi questa aberrazione di accusare i genitori sta diventando una sconcia sarabanda che è tempo che finisca.

La scuola è dei genitori e degli studenti più di quanto lo sia dei presidi e dei docenti e quel che andrebbe eticamente recuperato è il fatto che non è al servizio del Ministro in carica e non lo è delle Università né delle Fondazioni né del libero mercato. Nella fattispecie, non si può imputare alle famiglie delle studentesse un protezionismo indebito, dal momento che accettare la decisione di presentarsi alla prova orale facendo scena muta ha comportato la perdita della possibilità di incrementare il proprio punteggio.

  • Ci sono ispettori per il greco?

Di ispettori di greco in servizio pare che non ne sia rimasto nemmeno uno! E ugualmente non c’è, al Ministero, un ispettore per matematica e fisica. E il fatto è che non ce ne saranno neppure in seguito. Gli ispettori previsti da un bando che da anni viene annunciato saranno giuristi e avvocati, non uomini di scuola ed esperti di saperi disciplinari. Questo significa che il Ministero, in quanto a competenze professionali nel campo degli insegnamenti, è sprovvisto e sprovveduto su più fronti.

Come si è potuto vedere, secondo Chatsonic “Valditara ha affermato che gli ispettori stanno attualmente valutando gli elaborati delle studentesse per verificare se le correzioni siano coerenti con le valutazioni assegnate”, quindi ci chiediamo come la coerenza fra correzioni e valutazioni negli elaborati di greco possa essere valutata in assenza di ispettori di greco e ci chiediamo altresì come possa essere formulata una lettera d’incarico per accertamenti specialistici in assenza di specialisti. Purtroppo, anche la professionalità docente è in via di scadimento, non potendo essere sottoposta ad accertamenti seri sulla sua consistenza e adeguatezza. Ed è così che ci si va inoltrando sempre più verso una scuola sfornita di saperi disciplinari nella quale della cultura non resta altro che un mero simulacro, ovvero una non-scuola.

Autore

  • Biagio Scognamiglio

    Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.

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