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Oppenheimer al cinema e in libreria.

Un film e un libro riaccendono i riflettori su un’esperienza di guerra e di scienza, cruciale per l’umanità. Robert Oppenheimer al cinema e in libreria.

Da qualche settimana è nelle librerie una nuova edizione di: Oppenheimer. Trionfo e caduta dell’inventore della bomba atomica. Il libro è di Kai Bird e Martin Sherwin che con quest’opera vinsero il premio Pulitzer del 2006. La sua prima edizione, edita sempre da Garzanti, risale al 2007.

Il libro è l’avvincente racconto di una delle figure più decisive e contraddittorie della storia: Julius Robert Oppenheimer nato a New York il 22 aprile 1904. A definirlo così è stato Christopher  Nolan il regista che dal libro ha tratto un film la cui realizzazione è l’evento che ha riacceso i riflettori su Oppenheimer e su un’esperienza di guerra e di scienza, cruciale per l’umanità. Il film è già da luglio in visione nelle sale cinematografiche degli Stati Uniti. In Italia lo sarà dal prossimo 23 agosto.

Sono più di 850 le pagine del libro. Parlano di Robert Oppenheimer.

Raccontano la sua carriera, la sua reputazione, “persino il senso del suo valore” che finirono improvvisamente quattro giorni prima del Natale 1953 quando gli fu comunicato che era indiziato di ben 34 capi d’imputazione rilevati a suo carico dalla Commissione per la sicurezza degli Stati Uniti d’America. Era finito cioè nella lista nera del Maccartismo, considerato un antiamericano e un traditore.

Il libro è la più completa storia mai realizzata di quelle accuse.

E con la storia professionale e umana di Oppenheimer ci sono anche le storie dei più grandi uomini di scienza che gli furono contemporanei e dei molti che lavorarono con lui al progetto Manhattan per la costruzione della bomba atomica. E c’è anche la storia della fisica di buona parte del XX secolo e della storia politica e militare del mondo, durante e dopo la seconda guerra mondiale.

Oppenheimer fu dunque la vittima più illustre dell’isteria del Maccartismo e il suo calvario durò anni.

Per le vicende subite, le audizioni e il lungo processo molti lo paragonarono a Galileo Galilei, umiliato dalla Chiesa cattolica e costretto all’abiura, altri a Alfred Dreyfus, l’ufficiale francese per il quale Émile Zola levò forte il suo j’accuse, altri ancora lo videro come Prometeo, il dio greco ribelle che rubò il fuoco a Zeus e lo diede all’umanità. Oppenheimer per l’umanità aveva reso disponibile il fuoco atomico.  Ma poi, “quando provò a controllarlo, quando cercò di avvertire dei suoi terribili pericoli, i potenti, come Zeus, si sollevarono con rabbia per punirlo”.

A dieci anni di distanza da quella vigilia di Natale del 1953, nella primavera del 1963 Oppenheimer fu informato che il presidente John Fitzgerald Kennedy gli avrebbe conferito il premio Fermi. La cerimonia alla Casa Bianca si svolse, com’era stato programmato, il 2 dicembre: a consegnargli il premio non fu però Kennedy, ucciso a Dallas dieci giorni prima, il 22 novembre, ma Lyndon B. Johnson. Nel suo discorso di accettazione, Oppenheimer disse: «Penso che forse, signor presidente, siano stati necessari un po’ di carità e di coraggio, da parte sua, nell’assegnarmi oggi questo premio». Il che testimoniava quanto la situazione non fosse affatto superata e quale fosse lo stato d’animo dello scienziato.

Oppenheimer morì alle 22,40 di sabato 18 febbraio 1967 mentre dormiva. Aveva solo sessantadue anni.

«Il mondo ha perso uno spirito nobile, un genio che aveva unito assieme poesia e scienza» scrisse il New York Times mentre Il New Yorker lo ricordò come «un uomo di eccezionale signorilità ed eleganza, un aristocratico con uno straordinario tocco da intellettuale bohémien». Il senatore Fulbright fece un discorso nell’aula del Senato e disse: «Cerchiamo di ricordare non solo quello che quel genio ha fatto per noi, ma anche quello che noi abbiamo fatto a lui».

Una prima cerimonia funebre si tenne già la settimana seguente il 25 febbraio 1967 a Princeton, la città del suo Institute for Advanced Study. “Nonostante il tempo minaccioso e il grande freddo” seicento persone – premi Nobel, uomini politici, scienziati, poeti, romanzieri, compositori, amici e colleghi di tutti i periodi della sua esistenza – si riunirono per ricordarlo e piangere la sua morte.

Oppenheimer – Fermi – Lawrence

Una delle 34 accuse che gli venivano rivolte era di essersi opposto allo sviluppo della bomba all’idrogeno.

Un’accusa assurda! Una posizione scambiata per antipatriottismo e attività antiamericana, quando invece era il risultato di anni di ricerche, di studi e di riflessioni, morali e tecniche. Una posizione maturata da Oppenheimer già dal 1945 e condivisa con i membri di uno speciale Comitato di consulenti costituito, inizialmente, da lui stesso, Arthur Compton, Ernest Lawrence ed Enrico Fermi. Il rapporto di quel primo Comitato segnalava che “nel momento attuale, nessuno sforzo sulla superbomba o bomba H può essere messo a frutto”.

Una posizione che più esplicitamente Compton a nome del gruppo espresse in questo modo: «Noi pensiamo che questo sviluppo [la bomba H] non deve essere avviato, soprattutto perché noi preferiamo essere sconfitti piuttosto che ottenere una vittoria grazie a un enorme disastro umano che sarebbe prodotto dal suo impiego!». Il parere del Comitato non mutò negli anni successivi fino alla risoluzione della domenica 30 ottobre 1949 che fu di ferma e unanime opposizione al programma d’urgenza per sviluppare la superbomba che Isidor Rabi e Enrico Fermi definirono «una cosa diabolica sotto tutti i punti di vista» proponendo altresì che l’America «invitasse tutti i paesi del mondo a unirsi nella solenne promessa di non costruirla».  Ma così non è stato!

Autore

  • Emilio Ambrisi

    Laureato in matematica, docente, preside (dal 1983) e ispettore ministeriale (dal 1991). Dal 2004 al 2015 responsabile, per il settore della matematica e della fisica, della Struttura Tecnica del Ministero dell'Istruzione. Dal 1980 Segretario Nazionale della Mathesis e, successivamente, Vice-Presidente. Dal 2009 al 2019 Presidente Nazionale e direttore del Periodico di Matematiche.

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