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Qual è il colore della matematica?

Il colore della matematica dovrebbe essere il bianco, il colore di Dio e della luce. Il colore che è somma degli altri colori, colore del tutto e della purezza, mentale ed etica.

Raffaello, Madonna del Cardellino

Un mondo senza colori che mondo sarebbe? I colori sono dappertutto, tanto negli oggetti quanto nei soggetti. E la matematica ce l’ha un colore? In realtà da qualche tempo si sente parlare di matematica rossa e di matematica blu, come se veramente questi fossero i colori della matematica. Si tratta per lo più di una colorazione che sia in Italia che all’estero ha preso piede grazie all’editoria e in particolare alle copertine dei libri di testo via via pubblicati. Colorazione che sembra far piacere anche ai tanti che amano vedere  la matematica come la Vergine Maria, i cui colori sono da tempo l’azzurro che si addice alla regina e il rosso che si addice alla madre di Dio.

Una volta però non era insolito sentir dire che il colore della matematica era il verde. Qui il motivo era dovuto a ragioni goliardiche, in quanto  ogni facoltà universitaria aveva il suo colore: il bianco la facoltà di Lettere e Filosofia, il rosso quella di Medicina, il verde quella di Scienze alla quale il corso di laurea in matematica apparteneva.  Spesso anche i matematici di professione sono stati presi dalla voglia di assegnare un colore alla loro disciplina o a sue parti, e ciò sia per motivi psicologici che di immaginazione e rappresentazione. Si potrebbe dire che molti hanno ragionato e lavorato con una matematica a colori. Ciò accadeva, per esempio, con la matematica dei numeri complessi. Ne parla Laurent Schwartz nella sua autobiografia:

«Quando ci penso, i punti immaginari della Geometria mi appaiono grigi, i punti reali neri e l’intersezione di due rette immaginarie coniugate grigie la vedo come un punto reale nero; la bella conica ombelicale è argentea, le rette e i coni isotropici sono più sul rosa.»

La maggior parte dei matematici potrebbe invece essere d’accordo col  dire che il colore proprio della matematica è il bianco. Questo dipende dal fatto che è molto comune per un matematico vivere l’esperienza della “lampadina che si accende” nella mente. L’esperienza cioè della luce che illumina, come il bagliore di un fulmine, la soluzione di un problema cui si è pensato intensamente e lungamente, che è peraltro un modo di reagire dei neuroni alla loro forte e prolungata mobilitazione. Comunque il colore della matematica è storicamente il bianco. È il colore biblico di Dio e della luce. Il colore che è somma degli altri colori, colore del tutto, come provò Newton.  È il colore della purezza, mentale ed etica.

In un versetto della Bibbia dice Isaia:

«Eppoi venite e discutiamo assieme, dice l’Eterno; quand’anche i vostri peccati fossero rossi come la porpora, diventeranno bianchi come la neve, quand’anche fossero come lo scarlatto, diventeranno come la lana.»

Isaia ricorda che c’è corrispondenza tra colore e stato dell’anima. Una corrispondenza che segue la graduazione dal bianco allo scarlatto e, nella visione medievale, al nero; dallo stato di purezza, cui si associa il bianco, all’anima nefanda e dannata. È candida l’anima pura, senza peccato, immacolata. E Dante nel suo Convivio lo dice anche della Geometria: è senza macula alcuna, e bianchissima, e certissima. La macchia, ovviamente, è l’errore logico. Quella antica corrispondenza biblica transita dall’anima alla mente e al suo tesoro più prezioso: il pensiero razionale. E così il gesuita Gerolamo Saccheri, qualche secolo fa, volle scrivere l’Euclides ab omni naevo vindicatus quasi a richiamare la macchia dantesca e a cancellarla da Euclide rendendolo bianco, senza peccato, come se l’abito dei matematici dovesse essere candido al pari della neve.

E infatti in matematica non si imbroglia: tutto vi è limpido e tutti possono riconoscervisi e trovarvi appagamento. Ecco la matematica da insegnare e da apprendere sempre e dovunque, in ogni epoca e luogo, come via regia per la conquista della razionalità, del rigore logico, della onestà, della libertà morale, civile e, perché no, religiosa.

Ne scrisse Luigi Brusotti, già presidente della Mathesis:

«Ebbene non c’è chi non veda come il retto e limpido ragionare che la matematica apprende, la conseguente riluttanza a cadere in sofismi, la stessa nitida nozione del legame deduttivo rendano più vigile, in chi abbia consuetudine matematica, la consapevolezza dello scostamento dalla dirittura morale, con evidente ripercussione sulla condotta».

E ancora:

«La risoluzione di un quesito matematico richiede spesso tenacia di volontà anche di fronte ad un primo insuccesso, e la necessità di dimostrare la legittimità della soluzione esclude la possibilità di appagarsi di una semplice soggettiva favorevole opinione; né sono praticabili quegli accomodamenti che in altri campi permettono tacitamente od inconsapevolmente di sostituire al quesito proposto un altro più accessibile, ché lo vieta la precisione degli enunciati matematici. Tutto ciò è buona palestra per chi nella vita debba affrontare problemi dinanzi ad una realtà dura ed incoercibile, quasi di questa sia una immagine precorritrice la rigida realtà ideale del mondo matematico.»

Così anche Oscar Chisini, direttore del Periodico di Matematiche dal 1946-1967:

«E sarà bene che gli allievi cerchino di capire, o almeno di intuire l’alto valore morale di questa nostra Scienza: entrano nella vita, dove l’uomo sempre deve saper rendere ragione di quello che fa e di quello che afferma!».

Il colore della matematica è dunque il bianco dei ragionamenti e dei comportamenti: come bianca è la mente così bianco è l’abito dei matematici. E sarebbe bello se la Scuola potesse farlo proprio, sì che il bianco vi dominasse!

Autore

  • Emilio Ambrisi

    Laureato in matematica, docente, preside (dal 1983) e ispettore ministeriale (dal 1991). Dal 2004 al 2015 responsabile, per il settore della matematica e della fisica, della Struttura Tecnica del Ministero dell'Istruzione. Dal 1980 Segretario Nazionale della Mathesis e, successivamente, Vice-Presidente. Dal 2009 al 2019 Presidente Nazionale e direttore del Periodico di Matematiche.

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