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Tre esercizi con soluzioni assurde

Esercizi che portano a soluzioni assurde ma in classe possono trasformarsi in strumenti di apprendimento critico.

La matematica s’impara con il ragionamento: più stimoli ci sono a pensare e riflettere, meglio si impara.
Proporre agli studenti esercizi che conducono a risultati assurdi significa allenarli a individuare errori nascosti, distinguere le condizioni di validità delle regole e trasformare l’errore in occasione di crescita.

I tre esempi che seguono fanno parte della tradizione didattica; nella forma in cui sono proposti, sono tratti da Howard Eves, Great Moments in Mathematics after 1650. I primi due possono essere affrontati già nelle classi del primo biennio (algebra e logaritmi), mentre il terzo richiede strumenti di analisi ed è quindi adatto agli studenti dell’ultimo anno di scuola superiore.

Esercizio 1: due frazioni, stesso numeratore

Molti studenti, a una prima lettura, possono trovare del tutto corretto il seguente teorema:
“Se due frazioni sono uguali ed hanno lo stesso numeratore, allora devono avere anche lo stesso denominatore.”

Consideriamo:

$$\frac{x+5}{x-7} - 5 = \frac{4x-40}{13-x}$$

Sviluppando a primo membro:

$$\frac{(x+5) - 5(x-7)}{x-7} = \frac{4x-40}{13-x}$$

cioè

$$\frac{4x-40}{7-x} = \frac{4x-40}{13-x}$$

Per il teorema precedente, dovrebbe seguire che

$$7-x = 13-x \quad \Rightarrow \quad 7=13$$

Perché si arriva all’assurdo \(7=13\)?
Semplicemente perché il “teorema” iniziale non è valido in generale: vale soltanto quando il numeratore è diverso da zero.
Se invece il numeratore è nullo, le frazioni possono coincidere pur avendo denominatori diversi. Nel caso \(x=10\), infatti, i numeratori si annullano e le due frazioni valgono entrambe 0.

Il valore didattico dell’esercizio sta proprio nell’assurdo a cui conduce e, di conseguenza, nella possibilità di discutere con gli studenti la differenza tra regole generali e casi particolari, nonché di sottolineare l’importanza di controllare sempre le ipotesi di partenza.

Per aumentare ulteriormente la valenza formativa dell’esercizio, comprenderne a fondo il significato e trasformarlo in uno strumento di apprendimento, potrebbe essere utile fornire dei controesempi o anche insistere per chiarire la versione corretta del “teorema”

Enunciato. Sia \(N\) il numeratore comune e \(D_1, D_2\) i denominatori (con \(D_1\neq 0, D_2\neq 0\)).
Se
\[
\frac{N}{D_1}=\frac{N}{D_2}
\] allora o \(N=0\) oppure \(D_1=D_2\)

Dimostrazione.
Se \(N=0\), entrambe le frazioni valgono 0 (quando definite), quindi l’uguaglianza è vera indipendentemente dai denominatori.
Se \(N\neq 0\), si può dividere per \(N\). Si ottiene: \(1/D_1=1/D_2\), da cui \(D_1=D_2\).

Applicazione all’Esercizio 1

Nel nostro caso
\[
\frac{4x-40}{7-x}=\frac{4x-40}{13-x}
\]

Il numeratore comune è \(N=4x-40\).

  • Se \(N=0 \Rightarrow x=10\): le due frazioni valgono entrambe 0 (e l’equazione originaria è effettivamente verificata).
  • Se \(N\neq 0\): allora l’uguaglianza fra frazioni imporrebbe \(7-x=13-x\), cioè \(7=13\), impossibile.

Dunque l’assurdo nasce dall’aver applicato il “teorema” senza verificare l’ipotesi cruciale \(N\neq 0\).

Esercizio 2: il logaritmo che ribalta la disuguaglianza

È vero che \(3 > 2\).

Moltiplicando entrambi i membri per \(\log(1/2)\) troviamo:

$$3\log(1/2) > 2\log(1/2).$$
Dunque:

$$\log\!\big((1/2)^3\big) > \log\!\big((1/2)^2\big),$$
da cui

$$(1/2)^3 > (1/2)^2 \quad \text{ossia } \tfrac{1}{8} > \tfrac{1}{4}.$$

Risultato paradossale! Perché?
Perché \(\log(1/2)\) è negativo. E l'esercizio mira proprio a rafforzare questa conoscenza e l'altra, più generale: quando si moltiplica una disuguaglianza per un numero negativo, il verso si inverte:
da \(3>2\) segue in realtà
\(3\log(1/2) < 2\log(1/2)\).
La conclusione corretta è
\((1/2)^3 < (1/2)^2\), cioè \(\tfrac{1}{8} < \tfrac{1}{4}\).

La versione corretta della regola

Enunciato A (disuguaglianze e moltiplicazione).
Se \(a<b\) e \(c<0\), allora \(ac>bc\) (il verso si inverte moltiplicando per un negativo).

Dimostrazione (una riga).
Da \(a<b\) segue \(a-b<0\). Moltiplicando per \(c<0\) otteniamo \((a-b)c>0\), cioè \(ac>bc\). □

Enunciato B (monotonia del logaritmo).
Per  \(b>1\), la funzione \(x\mapsto \log_b x\) è crescente; per \(0<b<1\), è decrescente.

Applicazione all’Esercizio 2

  • Da \(3>2\), poiché \(\log(1/2)<0\), si deve concludere: \(3\log(1/2) < 2\log(1/2)\).
  • Usando la proprietà \(k\log a=\log a^k\) (corretta), otteniamo:
    \(\log((1/2)^3) < \log((1/2)^2)\).
  • Essendo il logaritmo (qui di base \(e\) o 10) crescente rispetto al suo argomento, segue:
    \((1/2)^3 < (1/2)^2\), cioè \(\tfrac{1}{8} < \tfrac{1}{4}\).

Esercizio 3: un integrale che “vale” –2

Per procedimento standard si trova:

$$\int_{-1}^{1} \frac{dx}{x^2} = \left[-\frac{1}{x}\right]_{-1}^{1} = -1 - 1 = -2.$$

Qual è l’assurdo?

Il calcolo formale sembra portare a \(-2\). Ma questo è un valore assurdo per due motivi:

  1. La funzione \(1/x^2\) è sempre positiva (quando definita). Se l’integrale fosse esistito, l’area avrebbe dovuto essere positiva, non negativa.
  2. In realtà l’integrale non è definito, perché la funzione ha una singolarità in \(x=0\): la procedura della primitiva non si può applicare su tutto l’intervallo \([-1,1]\).

La versione corretta della regola

Enunciato (integrale improprio con singolarità interna).
Se \(f\) ha una singolarità in \(c\in(a,b)\), l’integrale su \([a,b]\) si definisce (se esiste) come somma di due integrali impropri:

$$
\int_{a}^{b} f(x)\,dx = \lim_{\varepsilon\to 0^+}\left(\int_{a}^{\,c-\varepsilon} f(x)\,dx + \int_{c+\varepsilon}^{\,b} f(x)\,dx\right).
$$

L’integrale esiste se e solo se entrambi i limiti esistono e sono finiti.

Applicazione all’Esercizio 3

  1. Scriviamo la somma dei due impropri:$$\int_{-1}^{1}\frac{dx}{x^2} = \lim_{\varepsilon\to 0^+}\left(\int_{-1}^{-\varepsilon}\frac{dx}{x^2} + \int_{\varepsilon}^{1}\frac{dx}{x^2}\right).$$
  2. Calcoliamo ciascun pezzo:A destra:$$\int_{\varepsilon}^{1}\frac{dx}{x^2}
    = \left[-\frac{1}{x}\right]_{\varepsilon}^{1}
    = -1 -\!\left(-\frac{1}{\varepsilon}\right)
    = \frac{1}{\varepsilon}-1
    \;\xrightarrow[\varepsilon\to 0^+]{}\; +\infty.$$A sinistra:$$\int_{-1}^{-\varepsilon}\frac{dx}{x^2}
    = \left[-\frac{1}{x}\right]_{-1}^{-\varepsilon}
    = \frac{1}{\varepsilon}-1
    \;\xrightarrow[\varepsilon\to 0^+]{}\; +\infty.$$
  3. Conclusione: entrambi i contributi divergono \(\Rightarrow\) l’integrale non esiste. Il valore “–2” nasce dall’aver applicato la primitiva attraversando il punto di discontinuità, cosa che non è lecita.

Nota di metodo

  • Non si può scrivere direttamente \([F(x)]_{-1}^{1}\) se la funzione non è integrabile su tutto l’intervallo: prima si verifica l’esistenza come integrale improprio.
  • Il fatto che la funzione sia pari e “simmetrica” non salva la situazione: qui l’area sotto \(1/x^2\) esplode in \(0\).

Confronto utile

Un confronto interessante è con

$$\int_{-1}^{1}\frac{1}{x}\,dx.$$

Anche questo integrale non esiste nel senso classico, perché la funzione ha una singolarità in \(x=0\). Infatti la primitiva di \(1/x\) è \(\ln|x|\), che diverge quando ci si avvicina a 0.

Tuttavia, se si considerano i contributi da sinistra e da destra in modo simmetrico, cioè con la stessa distanza dallo zero, si ottiene un risultato ben definito:

$$
\lim_{\varepsilon\to 0^+}\left(\int_{-1}^{-\varepsilon}\frac{1}{x}\,dx + \int_{\varepsilon}^{1}\frac{1}{x}\,dx\right).
$$

A destra:

$$\int_{\varepsilon}^{1}\frac{1}{x}\,dx = \ln(1) - \ln(\varepsilon) = -\ln(\varepsilon).$$

A sinistra:

$$\int_{-1}^{-\varepsilon}\frac{1}{x}\,dx = \ln(\varepsilon) - \ln(1) = \ln(\varepsilon).$$

Sommando i due contributi:

$$-\ln(\varepsilon) + \ln(\varepsilon) = 0.$$

Il limite simmetrico vale dunque \(0\). Questo accade perché \(\tfrac{1}{x}\) è una funzione dispari: i contributi a destra e a sinistra dello zero si compensano.

Per \(\tfrac{1}{x^2}\), invece, la funzione è pari e sempre positiva: i contributi da sinistra e da destra non si compensano, ma esplodono entrambi verso \(+\infty\). Per questo l’integrale diverge.

Conclusione

Ogni assurdo nasconde una lezione.
Questi esercizi insegnano che in matematica non basta applicare regole, ma occorre vigilare su ipotesi e significato.
Così l’errore, da ostacolo, si trasforma in strumento di apprendimento e in esercizio di libertà intellettuale.

Autore

  • Emilio Ambrisi

    Laureato in Matematica, è stato docente, dirigente scolastico e ispettore tecnico del Ministero dell’Istruzione. A partire dagli anni Ottanta ha partecipato alle tante commissioni ministeriali, tra cui quella dei “Quaranta” istituita dal ministro Franca Falcucci, incaricate della definizione dei programmi di insegnamento degli indirizzi sperimentali e, successivamente, delle Indicazioni Nazionali. Ha svolto numerosi incarichi ispettivi in Italia e all’estero e, dal 1997, ha curato la predisposizione delle prove ministeriali d’esame di maturità e di concorso. Dal 2008 al 2015 ha fatto parte del collegio di direzione della Struttura Tecnica del Ministero. Nel 1980/81 ha prestato servizio presso la Facoltà di Magistero di Roma (cattedra del prof. Mauro Laeng) incaricato di collaborare agli atti preparatori dell’indagine I.E.A., e per alcuni anni ha insegnato come professore a contratto presso le Università “Federico II” e “Vanvitelli” di Napoli. Dal 2009 al 2019 è stato Presidente nazionale della Mathesis e direttore del Periodico di Matematiche.

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