Cinema e Scuola. Il maestro che promise il mare e altri film che parlano di scuola, di educazione e di matematica.
La cinematografia offre a docenti e studenti la possibilità di guardarsi allo specchio, uno specchio mobile che riflette la vita, l’eracliteo “tutto scorre”. A scuola si corre il rischio di dimenticare che si sta vivendo, come accade del resto in tante altre situazioni della vita quotidiana; ma che la dimenticanza avvenga a scuola incide in misura tale da generare tristezza, quando accade di rendersene conto. Ciò che occorre per realizzare la propria esistenza nell’insegnamento è l’entusiasmo collegato alla libertà: è così che l’apprendimento diventa per gli alunni occasione di crescita vissuta di istante in istante. Fra i tanti film che trattano di scuola alcuni sono dei capolavori, perché consentono con maggiore evidenza questo rispecchiamento, ed è questo il caso del film spagnolo “El maestro que prometiò el mar”.
Si tratta di una storia vera.
La vicenda è ambientata nella Spagna all’epoca della dittatura del generalissimo Francisco Franco, appoggiato dalla Germania nazista e dall’Italia fascista. Il maestro elementare Antoni Benages fu una delle vittime della feroce repressione della libertà rivendicata dai dissidenti. Il suo corpo non è stato ritrovato, nonostante le continue ricerche effettuate dalle persone che lo ebbero caro e ancora aspirano a perpetuarne la memoria. Nel film il montaggio alterna il presente delle ricerche e il passato delle sorti del maestro. L’interpretazione non solo di attori e attrici, ma anche di bambini e bambine, è stupenda. La commozione è inevitabile e pone i presupposti per la riflessione. Alla fine, il sentimento poetico del titolo resta impresso nel cuore, mentre il suo contenuto intellettivo si propaga alla mente.
Il film mostra il maestro e i suoi scolari impegnati nella messa in atto del metodo del pedagogista francese Célestin Freinet.
I cardini di questo processo didattico sono il protagonismo degli alunni e la loro cooperazione nell’affrontare problemi reali, esprimendosi creativamente mediante forme di comunicazione come la scrittura, il disegno, la stampa. Così gli alunni si preparano anche a realizzarsi sul piano dell’impegno sociale e a diventare degni della propria cittadinanza. È evidente che una simile impostazione pedagogica trova il suo regime di elezione nella democrazia, cosicché non poteva essere tollerata dalla dittatura franchista, nella quale i cittadini erano trattati come sudditi. L’applicazione del metodo Freinet si risolveva infatti in una forma di antagonismo politico, aspirante a una società aperta come quella auspicata da Karl Popper in The Open Society and its Enemies.
Il metodo Freinet secondo i suoi critici sottovaluta il ruolo dell’insegnante e genera confusione, superficialità, dispersione, non dando il giusto sviluppo ai saperi disciplinari. Tuttavia, nel film la visione dello sviluppo del metodo adottato dal maestro è coinvolgente. Fra lui e i suoi alunni si stabilisce un legame affettivo, il che non sempre accade nella realtà scolastica. D’altra parte, non bisogna dimenticare che la realtà scolastica vissuta nel film è quella della scuola elementare e riguarda quindi bambini e bambine nell’età della scoperta del mondo. La promessa di far vedere loro il mare li fa gioire. Gli spettatori si sentono coinvolti, sono dalla parte dei bambini e delle bambine, sperano che la promessa possa essere mantenuta.
La regista Patricia Font è stata artefice di un prodigio narrativo, la cui visione è degna di essere proposta anche agli studenti.
Il trailer del film:
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Emilio Ambrisi mi rammenta giustamente che tanti altri film hanno affrontato tematiche inerenti alla vita scolastica: qui di seguito ne sono citati alcuni, raggruppati a seconda dei personaggi sui quali è focalizzata l’attenzione, fermo restando ovviamente che nessuno di loro prescinde dalle interazioni con gli altri soggetti presenti nell’ambiente.
Docenti
La nuova insegnante di matematica di una scuola media cerca di scoprire il responsabile di furti a scuola, senza escludere la possibilità che il ladro sia fra i docenti (La sala professori). In un istituto di Roma un professore e una professoressa si adoperano per salvare l’istruzione dalla distruzione che incombe, dovuta fra l’altro al degrado della condizione giovanile (La scuola è finita). Un maestro elementare viene assegnato a una scuola che ha una sola classe in un borgo di montagna e deve adoperarsi affinché la classe non venga soppressa per insufficienza di iscrizioni (Un mondo a parte).
Un maestro elementare mostra ai suoi alunni provenienti da ambienti poveri la ricchezza del paese nel quadro di una denuncia sociale (La vita è nostra). Un insegnante contro ogni ostacolo si dedica alla formazione culturale e umana degli studenti affidatigli (Il club degli imperatori). Un docente esorta i suoi studenti a non lasciarsi condizionare da indebite pressioni sociali e a cercare di realizzare sé stessi in modo indipendente come in una sorta di carpe diem: i giovani danno vita alla Società dei Poeti Morti, in cui si confrontano e scoprono sé stessi, giungendo però a scontrarsi con le ostilità presenti nell’ambiente sociale (L’attimo fuggente). Un docente parigino si trova ad affrontare le complesse dinamiche di una classe multietnica (La classe). Ancora, un docente musicista decide di insegnare ai suoi studenti il valore della musica (School of Rock).
Presidi
Un preside si prodiga per adempiere ai doveri inerenti alla sua difficile funzione (Il preside Richard).
Studenti
Studenti in punizione imparano a confrontarsi e a conoscersi (The Breakfast Club).
Rapporti interpersonali
Esperienze relazionali dei soggetti operanti nell’ambiente scolastico (La scuola).
Forse anche questo semplice elenco può indurre a rinnovare le proprie riflessioni sulle responsabilità dei docenti, sulla condizione giovanile, sulla politica scolastica come promotrice o come ostacolo.
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