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Ancora un quesito di maturità

Un quesito di algebra della maturità 2015 formulato nel linguaggio delle funzioni. Un esercizio semplice ma ricco di spunti didattici, affrontato in più modi.

Nella storia della seconda prova scritta della maturità scientifica, il 2015 rappresenta un momento di passaggio importante: è il primo anno in cui le Indicazioni Nazionali entrano a pieno regime. Le tracce di quell’anno riflettono bene questa fase singolare: da un lato introducono elementi di “novità”, dall’altro mantengono, in misura preponderante, lo stile e i contenuti del percorso avviato nel 2001 con la nuova struttura della prova articolata in problemi e quesiti.

In precedenti articoli, elaborati insieme a ChatGPT, abbiamo già analizzato due dei quesiti della sessione 2015 quali esempi di continuità con l’impianto di quel quindicennio di innovazioni che aveva caratterizzato la seconda prova.

Il primo è un problema storico di massimizzazione, proposto nel 1547 da Ludovico Ferrari a Niccolò Tartaglia:
“Si divida il numero 8 in due numeri reali non negativi in modo che sia massimo il prodotto di uno per l’altro e per la loro differenza”.
Un quesito antico ma sorprendentemente attuale, che abbiamo affrontato in più modi per evidenziarne il valore didattico.

Il secondo riguarda lo studio di una funzione quadratica, definita da

\[
f(x)=(x-1)^2+(x-2)^2+(x-3)^2+(x-4)^2+(x-5)^2,
\]

per la quale occorreva determinare il minimo. Anche in questo caso, la ricchezza delle strategie risolutive ha messo in luce l’efficacia di quesiti densi di significato matematico.

Adesso ne affrontiamo un terzo, forse il più semplice ma non per questo meno interessante dal punto di vista didattico specie se si tiene conto del linguaggio e delle notazioni impiegate:

Quesito (2015, Calendario boreale)
Sia \(P(x) = x^2+bx+c\). Si suppone che \(P(P(1)) = P(P(2)) = 0\) e che \(P(1)\neq P(2)\). Calcolare \(P(0)\).

Soluzione diretta

Le condizioni \(P(P(1))=0\) e \(P(P(2))=0\) significano che \(P(1)\) e \(P(2)\) sono radici di \(P\). Chiamiamole \(r_1\) e \(r_2\). Allora
\[
P(x)=(x-r_1)(x-r_2)=x^2-(r_1+r_2)x+r_1r_2,
\] e per confronto dei coefficienti
\[
b=-(r_1+r_2),\qquad c=r_1r_2.
\] D’altra parte
\[
P(1)=1+b+c,\qquad P(2)=4+2b+c,
\] e l’insieme \(\{P(1),P(2)\}\) coincide con \(\{r_1,r_2\}\). Quindi, applicando somma e prodotto delle radici,
\[
r_1+r_2=(1+b+c)+(4+2b+c)=5+3b+2c=-b \ \Rightarrow\ 4b+2c=-5,
\] \[
r_1r_2=P(1)\,P(2)=(1+b+c)(4+2b+c)=c.
\] Risolvendo il sistema si ottiene
\[
b=-\tfrac{1}{2},\qquad c=-\tfrac{3}{2},
\] e dunque
\[
\boxed{P(0)=c=-\tfrac{3}{2}}.
\]

Verifica: \(P(1)=1-\tfrac12-\tfrac32=-1\), \(P(2)=4-1-\tfrac32=\tfrac32\); infatti \(P(-1)=0\) e \(P\!\left(\tfrac32\right)=0\).

Vie alternative

1) Imponiamo direttamente che le immagini siano radici:
\[
(P(1))^2+b\,P(1)+c=0,\qquad (P(2))^2+b\,P(2)+c=0,
\] con \(P(1)=1+b+c\), \(P(2)=4+2b+c\). Sottraendo membro a membro, i termini quadratici si semplificano e si ottiene subito
\[
4b+2c=-5.
\] Da qui, sostituendo in una delle due equazioni, si ricava \(b=-\tfrac12\), \(c=-\tfrac32\).

2) Poniamo \(P(x)=(x-u)(x-v)\) con \(u\neq v\). Le ipotesi implicano che \(\{P(1),P(2)\}=\{u,v\}\).
Ad esempio, se \(P(1)=u\), \(P(2)=v\), si ottiene
\[
(1-u)(1-v)=u,\qquad (2-u)(2-v)=v.
\] Lavorando con \(S=u+v\) e \(Q=uv\), si deduce la stessa relazione \(4b+2c=-5\) e la soluzione finale coincide con quella diretta.

3) Definiamo \(s=b+c\), \(t=2b+c\). Allora
\[
P(1)=1+s,\qquad P(2)=4+t.
\] La condizione sulle radici porta a \(t=-\tfrac52\). Da qui, poche sostituzioni permettono di trovare ancora una volta \(b=-\tfrac12\), \(c=-\tfrac32\).

Via grafica

La parabola
\[
P(x)=x^2-\tfrac12 x-\tfrac32
\] ha radici in \(-1\) e \(1.5\). Si osserva che
\[
P(1)=-1,\qquad P(2)=1.5,
\] ossia le ordinate in \(x=1\) e \(x=2\) coincidono con le ascisse degli zeri della parabola.
La lettura grafica dell’intercetta
\[
P(0)=c=-\tfrac32
\] conferma il risultato.

Conclusione

Il risultato finale è
\[
\boxed{P(0)=-\tfrac32}.
\] Un esercizio che dimostra come l’algebra con il suo simbolismo sappia aprire molte strade e offrire spunti preziosi per l’insegnamento e l’apprendimento.

Autore

  • Emilio Ambrisi

    Laureato in Matematica, è stato docente, dirigente scolastico e ispettore tecnico del Ministero dell’Istruzione. A partire dagli anni Ottanta ha partecipato alle tante commissioni ministeriali, tra cui quella dei “Quaranta” istituita dal ministro Franca Falcucci, incaricate della definizione dei programmi di insegnamento degli indirizzi sperimentali e, successivamente, delle Indicazioni Nazionali. Ha svolto numerosi incarichi ispettivi in Italia e all’estero e, dal 1997, ha curato la predisposizione delle prove ministeriali d’esame di maturità e di concorso. Dal 2008 al 2015 ha fatto parte del collegio di direzione della Struttura Tecnica del Ministero. Nel 1980/81 ha prestato servizio presso la Facoltà di Magistero di Roma (cattedra del prof. Mauro Laeng) incaricato di collaborare agli atti preparatori dell’indagine I.E.A., e per alcuni anni ha insegnato come professore a contratto presso le Università “Federico II” e “Vanvitelli” di Napoli. Dal 2009 al 2019 è stato Presidente nazionale della Mathesis e direttore del Periodico di Matematiche.

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