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La breve stagione della prova mista

Maturità scientifica. La breve stagione della seconda prova mista di matematica e fisica: un’altra importante esperienza purtroppo dimenticata. 

Questa nota prende spunto dal recente articolo di Adriana Lanza, Lo stato dell’insegnamento di matematica e fisica.

Il tema affrontato in quell’articolo porta infatti a riflettere sul legame tra matematica e fisica, non solo nell’insegnamento, ma anche sul modo in cui le due discipline compaiono — o non compaiono — nelle prove scritte dell’esame di Stato.
Vale allora la pena di tornare indietro di qualche anno, al 2019, quando la seconda prova scritta della maturità scientifica fu, per la prima volta, una prova mista: sia di matematica che di fisica. Una novità di grande portata.

Per novantacinque anni, dal 1924, la prova era stata esclusivamente di matematica. Solo matematica. Era divenuto abituale perciò parlare semplicemente di “prova di matematica” anche se nei testi delle tracce i riferimenti alla fisica erano più frequenti di quel che si possa pensare.

Nel 2019, invece — dopo alcuni anni di tentennamenti sulla scelta: matematica o fisica? — la prova scritta degli esami conclusivi del liceo scientifico diventava multidisciplinare, pur mantenendo l’articolazione in problemi e quesiti introdotta nel 2001. L’innovazione sostanziale era la presenza anche della fisica come disciplina autonoma. Dal 2019 in poi, dunque, si sarebbe dovuto parlare di “seconda prova scritta” potendo essere multidisciplinare a norma di legge (dlgs 62/2017).

Qualche giorno prima della data della prova, ci si chiedeva:

“Temuta, aborrita, aspettata, vagheggiata: la seconda prova scritta nei licei scientifici sarà un’esperienza da valorizzare o da dimenticare?”

A distanza di sei anni, la risposta sembra essere arrivata: dimenticata. 

Quell’esperienza, infatti, durò un solo anno. A febbraio 2020 arrivò la pandemia, che inibì tutte le attività in presenza. Le prove scritte furono sospese. L’esame fu ridotto al solo colloquio orale. A compensazione della perdita della prova scritta, fu introdotto un elaborato multidisciplinare di matematica e fisica, preparato dagli studenti con la guida dei rispettivi docenti, e discusso in sede di colloquio.

Nell’impossibilità di proporre una prova ministeriale nazionale, la scelta dell’elaborato conservava comunque il principio della multidisciplinarità. Un’esperienza che Matmedia ha documentato ampiamente, anche e soprattutto per l’impegno profuso in essa dai docenti.

E fu un’esperienza particolarissima: mise a dura prova la professionalità di docenti e dirigenti scolastici e rivelò una realtà capace di innovazioni didattiche di pregio.

Anche il 2021 fu un anno eccezionale. La pandemia continuava ad alterare il corso degli esami e il colloquio ebbe ancora come punto di partenza l’elaborato multidisciplinare.

L’Ordinanza Ministeriale del 3 marzo aveva infatti confermato questa modalità, specificando che:

  • il tema dell’elaborato sarebbe stato assegnato dal Consiglio di classe entro il 30 aprile;
  • lo studente avrebbe avuto un mese per svilupparlo, con il supporto di un docente;
  • l’elaborato del liceo scientifico sarebbe stato multidisciplinare, vertendo su matematica e fisica, eventualmente integrato da altre discipline.

Matmedia, anche per il 2021, offrì un servizio utile e documentato, redigendo un dettagliato report sull’intera esperienza.

Scrisse Mariarosa Valente su Tuttoscuola:

«L’esperienza si è rivelata strumento e momento di efficace formazione in servizio dei docenti, favorita dalla responsabilizzazione professionale e dal clima della sfida culturale come spinta a ragionare e a riflettere insieme. Essa ha significato maggiore attenzione al leggere e allo scrivere di matematica e di fisica. I brani di letteratura utilizzati dai professori nelle loro tracce e le citazioni degli studenti nei loro elaborati sono una ricca e soddisfacente testimonianza di un aumentato gusto culturale».

2022: la prova d’istituto

Nel 2022 numerosi intellettuali si mobilitarono: chiesero a gran voce che si tornasse alla prova scritta almeno per il tema d’italiano. L’O.M. 65 del 14 marzo 2022 li accontentò: prescrisse che la prima prova scritta di Italiano, sarebbe stata predisposta su base nazionale mentre la seconda prova scritta, avrebbe avuto per oggetto una sola disciplina tra quelle caratterizzanti il percorso di studi. Alla maturità scientifica la disciplina sarebbe stata matematica.

Si interrompeva così, in modo netto, l’esperienza della prova multidisciplinare introdotta nel 2019 e mantenuta con gli elaborati delle sessioni 2020 e 2021.

L’esperienza della prova mista era dunque conclusa.

Dal 2022 in poi, la seconda prova è tornata a essere esclusivamente di matematica.
La decisione, assunta allora dal ministro Patrizio Bianchi, è stata confermata nelle successive sessioni d’esame fino a oggi.

Matematica e fisica, dopo quella breve stagione di connubio, sono oggi più separate di quanto non lo fossero prima.
E questo rappresenta uno dei segni più evidenti dell’impoverimento non solo della seconda prova, ma dell’intera didattica della matematica.

E quel che colpisce è la rapida cancellazione della riflessione. La prova mista è scomparsa senza bilanci, senza consultazione, senza neppure una nota di commiato. Non se ne è più parlato.

Un silenzio che pesa.
E che riflette un ambiente per lo più piatto e poco reattivo, privo com’è di stimoli istituzionali capaci di suscitare tensione educativa e desiderio di affrontare le sfide dell’impegno pedagogico.

Eppure, non si trattava di una prova qualunque. Era una prova-simbolo, che tentava di proporre una diversa gestione del sapere scientifico, un nuovo modo di pensare l’insegnamento, e — se si vuole — un esperimento che meritava di essere valutato con attenzione, se non addirittura sostenuto e accompagnato nel tempo.

La conclusione è chiara: abbiamo perso l’occasione di migliorare, rinunciando a proseguire una sfida didattica che, per sua natura, non poteva che generare esiti positivi, coerenti con i bisogni formativi e culturali del nostro tempo.

Rimettere insieme matematica e fisica, oggi, non è solo una questione di curriculum o di prove d’esame. È uno stimolo all’impegno pedagogico, un modo per difendere la complessità del pensiero e l’unità del sapere.

Autore

  • Emilio Ambrisi

    Laureato in Matematica, è stato docente, dirigente scolastico e ispettore tecnico del Ministero dell’Istruzione. A partire dagli anni Ottanta ha partecipato alle tante commissioni ministeriali, tra cui quella dei “Quaranta” istituita dal ministro Franca Falcucci, incaricate della definizione dei programmi di insegnamento degli indirizzi sperimentali e, successivamente, delle Indicazioni Nazionali. Ha svolto numerosi incarichi ispettivi in Italia e all’estero e, dal 1997, ha curato la predisposizione delle prove ministeriali d’esame di maturità e di concorso. Dal 2008 al 2015 ha fatto parte del collegio di direzione della Struttura Tecnica del Ministero. Nel 1980/81 ha prestato servizio presso la Facoltà di Magistero di Roma (cattedra del prof. Mauro Laeng) incaricato di collaborare agli atti preparatori dell’indagine I.E.A., e per alcuni anni ha insegnato come professore a contratto presso le Università “Federico II” e “Vanvitelli” di Napoli. Dal 2009 al 2019 è stato Presidente nazionale della Mathesis e direttore del Periodico di Matematiche.

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