La scomparsa degli ispettori di matematica e fisica: la governance della scuola non ne ha più bisogno.
Quando la scuola aveva esperti veri (e non solo manager)
Recentemente Domenico Bruno, affrontando i temi del declino delle competenze tecniche e della crisi della seconda prova scritta dell’esame di maturità scientifica, ha parlato di “crepuscolo degli ispettori di matematica e fisica”. In realtà, si potrebbe parlare di vera e propria scomparsa: non solo per la matematica e la fisica, ma per ogni settore disciplinare.
L’espressione ha però suscitato curiosità e domande. Un professore ha chiesto: chi erano gli ispettori di matematica? La domanda fa pensare a un’età remota, come se si trattasse della scomparsa di tante specie viventi del Cretaceo. In questo caso, le specie estinte come figure professionali sono quelle degli ispettori di matematica e fisica.
Il periodo aureo
Volendo parlare in generale della figura dell’ispettore, antica quanto il nostro sistema scolastico, ricordiamo che essa ha avuto un periodo aureo — come lo definì Biagio Scognamiglio nel suo L’ispettore aggiornato — seguito da cambiamenti che l’hanno progressivamente snaturata. L’ispettore di cui si parla oggi – c’è un concorso in atto – è certamente un ispettore diverso, non è certamente la figura ministeriale deputata a conoscere lo stato degli insegnamenti dei quali ha competenza concorrendo nel contempo al loro miglioramento, nè la figura chiamata a dirimere il contenzioso scuola-famiglia esprimendosi sulle capacità didattiche dei docenti in caso di contestazioni.
Il periodo aureo iniziò nel 1983, quando presero servizio, nelle varie Sovrintendenze scolastiche d’Italia, gli ispettori tecnici periferici vincitori del primo concorso. Proseguì nel 1985 con i vincitori del secondo concorso. Si concluse nel 1991-1993 con il terzo concorso celebrato con le stesse norme. E fu anche l’ultimo!
Il declino
Nel frattempo, era intervenuta la legge 27 dicembre 1989, n. 417, che unificando i ruoli degli ispettori tecnici periferici e centrali (questi ultimi operavano presso le Direzioni Generali del Ministero) aveva istituito il ruolo unico degli ispettori tecnici con una dotazione organica di 696 unità, tutti dirigenti superiori dello Stato alle dirette dipendenze del Ministro. Con questa riforma si chiuse il periodo d’oro e cominciò quello che Domenico Bruno ha definito “il declino”. Con l’autonomia e l’unificazione della dirigenza statale l’ispettore tecnico venne ridenominato “dirigente tecnico”.
Gli ispettori tecnici di matematica e fisica in servizio nel 1992
A gennaio 1992 erano undici gli ispettori tecnici di matematica e fisica in servizio in Italia presso le Sovrintendenze scolastiche (divenute Uffici scolastici regionali nel 1999): Domenico Bruno, Maria Giovanna Cantoni, Elio Lamonica, Mario Pavan, Luigi Radice, Roberto Santini, Gioacchino Speciale, Biagio Mario Dibilio, Annamaria Gilberti, Antonino Giambò, Emilio Ambrisi. A questi si aggiungevano altri cinque o sei ispettori (tra i quali Renzo Grillo, Michele Laforgia, Felice Mammana), in servizio presso le Direzioni Generali del Ministero.
E si aggiungevano inoltre 32 ispettori per le scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali nella scuola media: Anna Maria Artiaco (Torino), Rocco Barone (Genova), Anna Maria Benini (Bologna), Bruno Bottiroli (Milano), Lucia Ciarrapico (Roma), Paolo Chiellini (Venezia), Vittoria Cinquini (Torino), Francesco Dall’Avalle (Bologna), Ernesta De Michelis (Bologna), Gelsomina De Falco (Bari), Alberta De Flora (Bologna), Mario Delallo (Cagliari), Marisa Dezza, Trieste), Pietro Falcetta (Milano), Giuseppe Faraone (Genova), Giuseppe Festa (Roma), Luciana Fracassi (Venezia), Irma Giannantonio (Roma), Silvana Giulianelli (Milano), Michele Grasso (Palermo), Armando Greco (Napoli), Anna Marra (Napoli), Luigi Mellacqua (Bari), Maurizio Pagliari (Milano), Paola Peola (Torino), Alba Porfiri (Ancona), Anna Maria Riggio (L’Aquila), Francesca Salvatore (Firenze), Umberto Sardi (Roma), Luigi Troccoli (Catanzaro), Leonardo Vaira (Catanzaro), Lorenzo Vallone (Napoli).
Il primo concorso per dirigenti tecnici
Un nuovo concorso fu bandito nel 2008 e fu il primo concorso a posti di dirigente tecnico. Prevedeva l’assunzione di 145 dirigenti ripartiti in due contingenti: 45 unità per la scuola dell’infanzia e primaria e 100 unità per il contingente della scuola secondaria, quest’ultimo ripartito a sua volta in settori e sottosettori disciplinari. Una sola commissione esaminatrice, integrata, se necessario, da componenti esperti nelle materie dei diversi settori disciplinari.
A conclusione delle prove orali, la commissione si ritrovò riunita la sera del 13 marzo 2013 in un ristorante di Trastevere, dove apprese dall’edizione straordinaria del Telegiornale della elezione di Papa Francesco. Dei tredici posti per il sottosettore delle scienze matematiche e fisiche solo sei dirigenti tecnici furono i vincitori ( due matematici, due fisici, due ingegneri). Assunsero servizio nel febbraio 2014: Nicola Caputo, Massimo Esposito, Antonello Giannelli, Alfredo Moscianese, Renato Peraio, Antonio Scinicariello. Dopo di loro, non ci sarebbero più stati altri ispettori con specifiche competenze disciplinari nel campo delle scienze matematiche e fisiche, come anche negli altri campi.
Un nuovo concorso
C’è un nuovo concorso in atto. È stato bandito nel 2024 per l’assunzione di 145 dirigenti tecnici con funzioni ispettive ancora più diversi dai precedenti. Il concorso sancisce la trasformazione definitiva della figura: abolite le distinzioni per settori e livelli scolastici, eliminata la prova disciplinare e ridotte a due le prove scritte. Gli ispettori diventano figure generaliste di supporto, non più espressione della carriera docente e della competenza disciplinare, più giuristi che pedagoghi.
Una funzione ispettiva che non è più il coronamento della funzione docente. Docenti esperti in campo matematico e fisico, letterario, storico, filosofico, artistico, e così via, sono ritenuti non più utili all’interno della scuola: questo è l’indirizzo politico-aziendalistico generale che ha sostituito conoscenze e valori con la governance. Diceva un Ministro, docente universitario, che non aveva bisogno di ispettori: all’occorrenza poteva utilizzare i suoi colleghi dell’Università.
All’età dell’oro è subentrata purtroppo l’attuale catastrofica età del ferro, caratterizzata dalla trasformazione della società in senso gerarchico e autoritario.
L’evoluzione della figura dell’ispettore è forse la testimonianza più eloquente di quanto l’istituzione scolastica sia mutata negli ultimi vent’anni. A questa metamorfosi si aggiungono, come ulteriore prova del cambiamento, le trasformazioni che hanno ridisegnato la figura del Preside.
Al riguardo non si può fare a meno di osservare che non c’è errore più grande che continuare a chiamare Preside quello che la legge dell’autonomia ha voluto che fosse invece Dirigente Scolastico.
La ragione che mantiene in vita il termine Preside risiede forse nel fatto che evoca valori del passato che piacciono di più a chi in un modo o nell’altro ne ha avuto sentore. Valori però che oggi non sono più richiesti. Il Preside era figura autorevole, legata a un contesto prevalentemente didattico e culturale. Evoca “dirigenti” che non erano tutti uguali: per la scuola elementare si chiamavano Direttori Didattici e non tutti potevano aspirare a essere presidi di istituti tecnici e professionali. Anche i concorsi erano distinti per gradi e ordini di scuola. Oggi c’è un solo concorso, così come avviene per gli ispettori. Tutti uguali e tutti possono fare tutto: dirigere indifferentemente una scuola del primo o del secondo ciclo con tanti indirizzi di studio, ignorandone perfino finalità e storia o occuparsi di apprendimenti senza averli mai vissuti.
Un tuffo nel passato: le prove del 1989
Per capire la distanza culturale e professionale tra ieri e oggi, riportiamo le tracce delle tre prove scritte del concorso bandito nel 1988 ad 1 posto di ispettore tecnico periferico di matematica e fisica: un documento che racconta un’epoca in cui la competenza scientifica e didattica era al centro della selezione.
1ª Prova Scritta – 4 dicembre 1989
Tema n. 3 (estratto)
Analizzi il candidato criticamente aspetti e problemi dell’insegnamento di matematica e fisica nell’ambito della istruzione di 2° grado.
Tema n. 1 (non estratto)
Nelle nuove proposte i programmi di matematica e fisica prevedono la struttura per temi. Indichi il candidato i problemi di ordine pedagogico e scientifico che essa pone.
Tema n. 2 (non estratto)
L’insegnamento di matematica e fisica prevede l’uso di nuovi approcci didattici. Illustri il candidato, con esemplificazioni concrete, i connessi problemi di portata pedagogico-educativa.
2ª Prova Scritta – 5 dicembre 1989
Tema n. 1 (estratto)
A) Il candidato, dopo un’analisi del concetto di campo di Faraday, esponga la teoria elettromagnetica di Maxwell e i recenti sviluppi della teoria dei campi.
B) Gli sviluppi in serie e le loro applicazioni.
È data facoltà di scegliere uno dei quesiti proposti.
Tema n. 2 (non estratto)
A) Esposizione critica dei principi della meccanica classica di Galileo-Newton e la loro applicazione allo studio della meccanica dei solidi.
B) Il candidato tratti delle proprietà locali e globali delle funzioni.
È data facoltà di scegliere uno dei quesiti proposti.
Tema n. 3 (non estratto)
A) Analisi critica dei principi della termodinamica. Studio delle funzioni termodinamiche e loro sviluppo fisico.
B) Metodi costruttivi per la approssimazione degli zeri di una funzione.
È data facoltà di scegliere uno dei quesiti proposti.
3ª Prova Scritta – 6 dicembre 1989
Tema n. 1 (non estratto)
«Esame critico degli attuali programmi di matematica e fisica nella scuola secondaria di 2° grado, sulla base delle proprie esperienze.
Il candidato confronti anche la realtà scolastica italiana con quella di qualche Paese della Comunità Europea.»
Tema n. 2 (estratto)
«L’aggiornamento dei docenti di discipline scientifiche nella scuola secondaria di 2° grado, considerato nei suoi aspetti con i vigenti programmi di insegnamento e con la sperimentazione didattica.
Il candidato ponga anche in rilievo analogie e differenze con la legislazione di qualche Paese della Comunità Europea.»
Tema n. 3 (non estratto)
«Il sistema di valutazione previsto dall’ordinamento scolastico italiano, anche con riferimento agli Esami di Maturità.
Confronto con qualche Paese della Comunità Europea.»
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