HomeInsegnamento

Il significato degli assiomi

La proposta di Ennio De Giorgi per la scuola di oggi: leggere la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani come esempio di sistema assiomatico civile.

Docenti e studenti diventino Servi della Sapienza

La presenza di Ennio De Giorgi nella storia della matematica del secondo Novecento è stata veramente importante: fu tra gli artefici del suo progresso e, come pochi, seppe pensarla e trasmetterla come parte viva del pensiero umano, unendo il rigore scientifico alla sensibilità religiosa, morale, sociale ed educativa.

Alcune delle sue riflessioni sono già state richiamate in altri articoli, e più recentemente in Le parabole di Gesù care ai matematici.
Oggi, in un tempo di così incerta educazione dei giovani, sembra quanto mai opportuno tornare a lui, per ricordarne le idee sugli assiomi e sui sistemi assiomatici, e per rilanciare la sua proposta di leggere e commentare nelle scuole la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 10 dicembre 1948.

È un testo esemplare! Si tratta, per De Giorgi, del più calzante esempio di sistema assiomatico civile, costruito su enunciati essenziali, chiari e universali, dai quali può discendere un’intera architettura di pensiero, di giustizia e di pace.
Una proposta che oggi acquista un valore straordinario: si fonda su alcune delle idee centrali della matematica moderna — quelle di assioma e di sistema di assiomi e unisce scienza e umanità, cultura ed educazione.

Gli assiomi e il loro significato

Un assioma è un principio primo, un enunciato che si assume come vero senza bisogno di dimostrazione. Un sistema assiomatico è invece un insieme coerente di tali enunciati: una struttura di base da cui si sviluppa tutto un edificio teorico.

Un esempio classico è fornito dagli assiomi di Euclide: cinque assiomi che gli studenti incontrano a scuola e che definiscono la geometria che ci è più familiare.

Tutti i teoremi di quella geometria — non solo quelli presenti negli Elementi ma anche quelli dimostrati successivamente ad Euclide o che sono ancora da trovare e dimostrare — derivano da quei cinque enunciati di base.

Naturalmente, essendo Euclide vissuto venticinque secoli fa, nel tempo altri matematici hanno costruito nuovi sistemi assiomatici, che a loro volta hanno dato origine ad altre teorie, differenti e complementari.
La matematica moderna, da Peano a Bourbaki, da Hilbert a Gödel, si è sviluppata proprio attraverso il confronto e la riflessione sui sistemi di assiomi: sulla loro coerenza, sulla loro forza, sul loro potere esplicativo.

L’equivoco dell’autorità

A scuola, gli assiomi possono talvolta apparire come diktat: enunciati imposti, non discutibili, espressioni di un sapere che pretende obbedienza.
Ma il pensiero di De Giorgi ribalta completamente questa visione.
Per lui, l’assioma non è un ordine, ma una forma di chiarezza e di dialogo: non si impone, si propone; non comanda, invita a costruire.
Un sistema assiomatico, nella sua accezione più profonda, è un atto di fiducia nella ragione umana e nella possibilità di fondare insieme un linguaggio comune.

Per questo, De Giorgi vedeva esempi di sistemi assiomatici anche in altri ambiti del sapere.
I Dieci Comandamenti, ad esempio, svolgono nella religione lo stesso ruolo che gli assiomi hanno nella geometria o nella teoria degli insiemi: dieci enunciati categorici, dieci principi fondamentali, da cui discende un’intera visione del mondo e della condotta umana.
Allo stesso modo, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è per lui un sistema assiomatico laico e universale: poche verità evidenti, capaci di generare coerenza, rispetto e giustizia.

Perché la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è un sistema assiomatico

Per Ennio De Giorgi, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 è non soltanto un testo giuridico o politico, ma un sistema assiomatico civile: un testo costruito su pochi principi elementari, chiari e universali, dai quali si può dedurre l’intera architettura morale della convivenza umana. E, si potrebbe aggiungere: che oggi sembra essere stata  abbandonata!

Come in un sistema matematico, anche nella Dichiarazione i principii non si dimostrano: si assumono perché riconosciuti evidenti.
La dignità, la libertà, l’uguaglianza di tutti gli esseri umani sono i postulati da cui discendono, in modo coerente, i diritti e i doveri espressi nei singoli articoli.
De Giorgi vedeva in questa struttura la stessa logica che governa la scienza: la forza della chiarezza, la coerenza interna, l’apertura alla discussione.

Ma la Dichiarazione, aggiungeva, è anche un testo di sapienza: “Mi sembra un testo scritto da buoni servi della Sapienza”, affermava, riconoscendo in esso una moderna espressione dell’amore per la verità e per l’uomo.

Non basta illustrarne l’origine storica o riandare ai trattati da cui nacque; occorre “leggerla con spirito sapienziale”, cioè con la volontà di comprenderne il senso profondo.

“Serve molto di più l’attenzione di chi legge la Dichiarazione con spirito critico, medita sul suo contenuto, ne discute serenamente con altre persone.”

Secondo De Giorgi, leggere la Dichiarazione nelle scuole significa educare al pensiero coerente e al dialogo, nello stesso modo in cui la geometria educa alla deduzione logica e al rispetto delle connessioni tra le idee.
Ogni articolo diventa così una proposizione derivata da principii primi, ossia non un ordine, ma un invito alla riflessione:

“La Dichiarazione va letta come un testo di fondazione, come un insieme di assiomi da cui discende tutto ciò che di umano e di giusto possiamo pensare.”

Tra i suoi articoli, De Giorgi amava richiamare in particolare il 26, dedicato all’educazione, che considera un punto d’incontro tra ragione e amore:

“Anche l’articolo 26 della Dichiarazione discende in ultima analisi dal precetto ‘Ama il prossimo tuo come te stesso’… Chi è meglio disposto alla tolleranza e all’amicizia cerca di superare le incomprensioni che rendono difficile il dialogo tra i diversi gruppi umani.”

In questo senso, la Dichiarazione non è solo un codice di diritti, ma una grammatica della convivenza: un insieme di assiomi morali da cui si costruisce la geometria della pace.
La sua universalità non consiste nell’imporre un modello unico, ma nel proporre una base comune su cui culture, religioni e tradizioni possano dialogare senza annullarsi.

De Giorgi vedeva, dunque, in essa un modello educativo esemplare: un testo che unisce la forma logica della matematica e la profondità umana della sapienza.
Per questo invitava gli insegnanti a farne oggetto di lettura e di meditazione collettiva, come un moderno libro di assiomi morali, da cui trarre orientamento e senso civico.
E concludeva con un auspicio che oggi suona più pressante che mai:

“Mi auguro che la lettura della Dichiarazione possa interessare tutti coloro che cercano di essere buoni servi della Sapienza.”

Un ponte tra matematica e sapienza

Ennio De Giorgi (1928-1996)

La riflessione di Ennio De Giorgi sulla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani non è un episodio isolato, ma è parte di una visione più ampia che unisce matematica e sapienza come due forme di una stessa ricerca: quella della verità.
Nella sua prospettiva, la matematica non è soltanto un linguaggio formale, ma un modo di pensare fondativo, una disciplina che educa all’essenzialità, alla coerenza e al dialogo tra le idee.

De Giorgi vedeva nella costruzione assiomatica della matematica — dove pochi principii evidenti reggono l’intero edificio del sapere — un modello per tutte le scienze e per ogni forma di pensiero umano.
Gli assiomi, infatti, non sono, come già detto, imposizioni arbitrarie, ma punti di partenza che richiedono consenso, chiarezza e spirito critico.
Essi rappresentano ciò che il pensiero umano può condividere come base comune: in matematica, le regole della coerenza logica; nella vita civile, i principii della giustizia e della dignità.

È proprio in questa corrispondenza che si radica il legame tra matematica e sapienza.
Entrambe cercano l’ordine — ma un ordine che nasce non dal potere, bensì dalla ragione e dal dialogo.
La matematica costruisce relazioni vere tra enti e grandezze; la sapienza costruisce relazioni giuste tra persone e culture.
In entrambe, l’atto iniziale è lo stesso: scegliere alcuni principii, riconoscerne la validità, e dedurne con rigore e coerenza tutte le conseguenze.

Nel linguaggio di De Giorgi, questo atteggiamento si riassume nella figura dei “servi della Sapienza”: coloro che, con onestà e pazienza, cercano la verità senza imporsi, che preferiscono la chiarezza all’autorità, e che si sentono responsabili di trasmettere ciò che hanno compreso.
L’insegnante, in questa visione, è il primo servo della Sapienza: colui che introduce gli studenti al gusto per la verità e alla libertà del pensiero.

Così, il ponte tra matematica e sapienza diventa anche un ponte educativo: la geometria e la morale, la logica e la giustizia, la scienza e la convivenza civile non sono mondi separati, ma capitoli diversi della stessa storia umana.
In entrambi i casi, il compito è lo stesso: costruire — con pazienza e chiarezza — un sistema coerente e aperto, in cui ogni principio diventi fondamento di libertà.

Gli assiomi della sapienza

Il cammino che unisce la matematica alla sapienza trova la sua espressione più alta nel modo stesso in cui Ennio De Giorgi concepiva il pensiero: come un movimento dal principio al significato, dall’assioma alla vita.
Dopo aver proposto la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani come modello di sistema assiomatico civile, egli indicava nel Libro dei Proverbi un testo altrettanto esemplare: un’antica architettura di pensiero fondata su enunciati brevi, chiari, universali — veri e propri assiomi della sapienza.

Come gli assiomi della geometria generano teoremi e figure, così i proverbi generano comportamenti, giudizi, stili di vita.
Sono forme elementari di conoscenza, condensate in frasi che custodiscono il nesso tra verità e giustizia, tra sapere e vivere.

Ne cita alcuni:

“Se fai rimproveri a un saggio, ti sarà riconoscente.
Dà consigli al saggio e diventerà ancor più saggio.”
(Proverbi 9,7)

E ancora:

“La Sapienza ha costruito la sua casa, adornata con sette colonne…
Venite, mangiate il mio pane, bevete il mio vino aromatizzato.”
(Proverbi 9,1–5)

La casa della Sapienza diventa così la figura simbolica di ogni sistema — sia esso scientifico o morale — fondato con il rigore della ragione e la luce dell’etica.

Come il matematico deduce dagli assiomi ciò che deve logicamente seguire, così il sapiente trae dai principii morali ciò che deve essere vissuto.
Entrambi cercano ordine e verità, non come dominio sull’altro, ma come servizio alla chiarezza, alla convivenza e al bene comune.

Per questo De Giorgi vedeva nell’educazione — e soprattutto nella scuola — il luogo in cui questo incontro tra matematica e sapienza può realmente avvenire:

“La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, come il Libro dei Proverbi, può essere letta e discussa nelle classi come un testo di fondazione, come un insieme di assiomi per la vita civile.”

Il suo invito, più che mai attuale, è che docenti e studenti diventino “servi della Sapienza”: uomini e donne che cercano la verità con umiltà e rigore, capaci di riconoscere negli assiomi della scienza e in quelli della morale due forme della stessa aspirazione — costruire un mondo coerente, giusto e abitabile, riconosciuto come il mondo dove la matematica e la sapienza appartengono alla stessa radice.
E l’assioma, nella sua purezza essenziale, torna a essere ciò che è sempre stato: un gesto di fede nella verità, un punto fermo da cui può nascere la sapienza.

Autore

  • Emilio Ambrisi

    Laureato in Matematica, è stato docente, dirigente scolastico e ispettore tecnico del Ministero dell’Istruzione. A partire dagli anni Ottanta ha partecipato alle tante commissioni ministeriali, tra cui quella dei “Quaranta” istituita dal ministro Franca Falcucci, incaricate della definizione dei programmi di insegnamento degli indirizzi sperimentali e, successivamente, delle Indicazioni Nazionali. Ha svolto numerosi incarichi ispettivi in Italia e all’estero e, dal 1997, ha curato la predisposizione delle prove ministeriali d’esame di maturità e di concorso. Dal 2008 al 2015 ha fatto parte del collegio di direzione della Struttura Tecnica del Ministero. Nel 1980/81 ha prestato servizio presso la Facoltà di Magistero di Roma (cattedra del prof. Mauro Laeng) incaricato di collaborare agli atti preparatori dell’indagine I.E.A., e per alcuni anni ha insegnato come professore a contratto presso le Università “Federico II” e “Vanvitelli” di Napoli. Dal 2009 al 2019 è stato Presidente nazionale della Mathesis e direttore del Periodico di Matematiche.

    Visualizza tutti gli articoli

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: