Le nuove Indicazioni Nazionali per i Licei: un’attesa lunga dieci anni
Pochi concetti e metodi fondamentali acquisiti in profondità: le nuove Indicazioni scioglieranno finalmente l’enigma?
Nel 2015, a conclusione del Congresso Nazionale che celebrava i 120 anni di vita della Mathesis, l’assemblea della Società approvò un documento contenente quattordici grandi questioni che occorreva affrontare per migliorare l’insegnamento-apprendimento della matematica nella scuola italiana. Al primo punto figurava una richiesta molto concreta:
“Riscrivere e rendere comprensibili e sostenibili le Indicazioni Nazionali per i Licei”.
L’elenco fu trasmesso al Ministro e, nella lettera di accompagnamento, si spiegava che le Indicazioni presentavano l’esigenza di essere riscritte in modo coerente con i princìpi normativi e in modo chiaro per tutti. Si chiedeva, in sostanza, di precisare in modo inequivocabile le mete dell’azione didattica e i risultati di apprendimento da conseguire.
Solo a partire da obiettivi realmente condivisi avrebbe avuto senso discutere seriamente di metodi, strumenti e risorse. L’idea di fondo era netta: senza traguardi culturalmente fondati, il dibattito scolastico rischia di trasformarsi in una discussione confusa fatta di slogan metodologici e innovazioni nominalistiche.
A distanza di più di dieci anni da quella risoluzione, la richiesta sembrerebbe oggi finalmente appagata. Da qualche settimana è stato reso noto il nuovo testo delle Indicazioni Nazionali per i Licei. Se ne sta discutendo: riscriverle era necessario, ma farlo con consapevolezza e competenza era doveroso.
È un’analisi necessaria, se consideriamo che le Indicazioni del 2010 sono state, per certi versi, un’occasione mancata. Già nell’Editoriale del PdM 3/2012 si parlava di «un cattivo servizio reso alla scuola, alla matematica e al suo insegnamento». Senza tema di smentita, si può asserire che solo una percentuale limitata di docenti le abbia lette e ne abbia una reale conoscenza. Fin dall’inizio quel testo del 2010 non entusiasmò, frenato da un incipit solenne e complesso:
«Al termine del percorso del liceo scientifico lo studente conoscerà i concetti e i metodi elementari della matematica, sia interni alla disciplina in sé considerata, sia rilevanti per la descrizione e la previsione di fenomeni, in particolare del mondo fisico».
E, a chiusura dell’introduzione, quella frase che voleva dire tutto e non diceva niente: «L’indicazione principale è: pochi concetti e metodi fondamentali, acquisiti in profondità». Pochi, ma quali?
Va anche detto che il Ministero lesinò sulle misure di accompagnamento. Inizialmente ne sostenne la lettura attraverso due progetti — dedicati ai bienni e alla conclusione del liceo scientifico — realizzati tra il 2011 e il 2013 in collaborazione con la Mathesis. In quel contesto, Matmedia fu la vetrina naturale dei progetti e le Tavole di apprendimento rappresentarono uno dei risultati più significativi: una sintesi concreta del principio normativo delle Indicazioni.
Tuttavia, il dibattito si è poi frammentato, lasciando i docenti in una zona d’ombra normativa e culturale.
Nel 2016, durante un corso di formazione Mathesis, ai docenti fu chiesto di cimentarsi in una riflessione:
«Alla domanda di un non addetto ai lavori: “Cosa sono le Indicazioni Nazionali per i Licei?”, rispondo in questo modo: …»
Vale decisamente la pena, oggi, recuperare quelle risposte. Dovrebbero essere il punto di partenza per valutare il documento appena nato: verificarne la chiarezza, la solidità scientifica e la reale capacità di orientare la scuola.
E oggi, nel 2026, come risponderemmo alla stessa domanda? Il nuovo testo è davvero quel documento chiaro e comprensibile auspicato dalla Mathesis nel 2015? È stato pensato e scritto con la consapevolezza e la competenza necessarie?
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