Maturità 2005. Inserto dedicato di Nuova Secondaria

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Maturità 2005. Inserto dedicato di Nuova Secondaria

La rivista Nuova Secondaria della Editrice La Scuola ha pubblicato sul numero 4/2005 un interessante e completo inserto dedicato agli esami di Stato.

\left [ 0,+\propto \left [La rivista Nuova Secondaria della Editrice La Scuola ha pubblicato sul numero 4/2005 un interessante e completo inserto dedicato agli esami di Stato.

L’inserto fornisce commenti e soluzioni alle prove d’esame dello scorso giugno allo scopo di offrire un contributo a docenti ed allievi nel loro lavoro di preparazione ai prossimi esami. L’inserto è consultabile anche al seguente indirizzo http://www.lascuola.it

In verità, il documento per la matematica lascia abbastanza perplessi: vi traspare una intenzionalità critica verso le prove così forte da sfociare in osservazioni che sono discutibili e false, se non autentiche sciocchezze. Ed è un peccato! Lo è per il prestigio della rivista e per la matematica italiana.

Non varrebbe neppure la pena di rimarcarle se non portassero firme così autorevoli e se non fossero pervenuti messaggi dei docenti seriamente “spiazzati” dalle saccenti osservazioni, specie quelle sul lessico, lanciate dagli autori.

Tre punti almeno è d’uopo riportarli:

1) Il quesito sulla lattina , (n. 2)

Gli autori vogliono, forse, far sapere che se ne intendono di lattine (reali!) e scrivono:

“[…] occorre partire dal mondo reale. Ma se il mondo reale viene analizzato con superficialità e quindi risulta solo apparentemente «reale», lo studente va in confusione. Poiché gli studenti sanno benissimo che, normalmente le lattine sono chiuse con sovrapposizioni di lembi di latta (o sulla parte laterale o sul fondo o su entrambe le parti) ci sembra grottesco suggerire che lo spessore della latta si può considerare trascurabile e ignorare del tutto la quantità di latta che entra in gioco nel processo tecnico di chiusura ermetica del contenitore” .

Che significa tutto questo? Molti chiedono lumi: non si capisce! E’ grottesco!

2) Più decisione gli autorevoli autori evidenziano nelle osservazioni sul lessico – è il pezzo forte, la parte dove sono più preparati! Vediamo.

Il secondo problema ha il seguente appulso iniziale:

Si consideri la funzione f definita sull’intervallo \left [ 0, +\propto\left [ \righ da, eccetera... e sia C la sua curva rappresentativa nel riferimento Oxy, ortogonale e monometrico.

Quali le autorevoli osservazioni? Gli autori scrivono: “Sarebbe stato più opportuno dire che C è: il luogo dei punti le cui coordinate soddisfano l’equazione che rappresenta la funzione assegnata e, inoltre, dire che ciò che si richiede è tracciare l’andamento della curva C.

Inutile il commento: …molte volte al fatto il dir vien meno (Dante, Inferno, IV, 147)

3) Il primo problema.

L’osservazione sul lessico; gli autori scrivono: “Nel problema 1 si parla di « una regione R, finita, delimitata da…»; poiché una «regione» di un piano (euclideo) non è altro che un insieme di punti opportunamente caratterizzato, è utile osservare che per «regione finita » cioè «insieme finito» non si può che intendere un insieme di punti di cardinalità finita cioè costituito da un numero finito di punti. Il contesto suggerisce che questa non era l’idea che l’estensore del problema intendeva esprimere”.

Che da «regione finita» possa dedursi «insieme finito» è solo una questione di ignoranza. Una “regione”, qualsiasi sia l’opportuna caratterizzazione che se ne voglia dare, porta con sé l’idea della continuità e della connessione, un insieme o dominio piano ove ogni punto interno è un punto di accumulazione, quindi infiniti punti.

Qui, però, diversamente che nelle altre osservazioni c’è un fondamento di critica: forse un abuso o un uso improprio dell’aggettivo “finito” che è un modo di dire comune a quasi tutti i libri di testo,

Quella del lessico è perciò questione di grande valore: curare l’espressione, trovare modi diversi e più efficaci di dire è tra i problemi fondamentali che la matematica ha davanti a sè e ciò sia per le sue esigenze interne sia per gli aspetti pedagogici e, più in generale, divulgativi. Valga per tutti il parere di René Thom e la bella espressione dei “decolli semantici” che ogni modo di dire dovrebbe consentire. Ma gli autori non rivelano certamente di conoscere o di essere sensibili al problema, la loro è solo spocchia; ne danno prova parlando di “derivata di una curva” e di altre amenità come il “dominio naturale” di una funzione, introdotto da altra personalità. Questi esami e le critiche rivolte alle prove ci hanno mostrato un panorama matematico che è veramente bisognoso di attenzione!

Ciò che possiamo consigliare è di scorrere i giudizi sulla prova espressi dai docenti, quelli veri!

 

 

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