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La scuola ci salverà

Il libro di Dacia Maraini, La scuola ci salverà, Solferino, 2021. Recensione di Biagio Scognamiglio

Semantica della parola scuola

Questa raccolta di articoli e racconti della scrittrice è particolarmente stimolante. Offre un’ulteriore occasione per ripensare il significato della parola scuola. O meglio i significati, che comprendono anche diverse immagini mentali. Ovviamente significati e immagini variabili nel tempo e nello spazio. Oggi nel nostro paese si riscontrano in materia scolastica dualismi dai caratteri nettamente antagonistici. Ci soffermeremo brevemente su due di essi, che si palesano come vere e proprie crepe o fratture semantiche nel sistema dell’istruzione. È l’idea stessa della scuola che ne risulta frammentata con tutte le conseguenze negative del caso.

Il dualismo competenze vs conoscenza

Uno scontro contempla su posizioni opposte i fautori di una scuola delle competenze contro i fautori di una scuola della conoscenza. È una spaccatura tanto più grave in quanto  condiziona negativamente i mezzi di informazione. Su questi fervono dibattiti fuorvianti. Fra i tanti organi divulgativi prendiamo a caso una rivista. Io donna del 21 agosto 2021 contiene uno Speciale Scuola. In un articolo si sostiene che uno studente italiano su due, vale a dire il cinquanta per cento degli studenti italiani al termine dei cinque anni degli studi superiori, resterebbe in termini di competenze ai livelli della licenza di scuola media. Ciò in base ai risultati dei test Invalsi assunti come Vangelo. Ormai all’opinione pubblica si propinano simili notizie francamente inattendibili. Come credere infatti a un simile spreco di un intero quinquennio? E intanto gli autentici aspetti del problema della conoscenza continuano ad essere ignorati.

Il dualismo didattica in presenza vs didattica a distanza

Un altro scontro contrappone nettamente la scuola in presenza alla scuola a distanza. Nell’emergenza pandemica si è cercato di supplire al contatto diretto ricorrendo al computer. Per una serie di ragioni contingenti è venuta a mancare la fiducia in questo tipo di didattica. A una precedente enfasi sulle possibilità educative fornite dalla rete sono subentrati  i disagi di una comunicazione mediata dallo schermo. Siamo andati così verso un diffuso rifiuto della possibilità di integrare le due modalità didattiche. Dopo di che si pretende che gli studenti al termine del loro itinerario scolastico siano pronti a inserirsi in un mondo del lavoro dominato dall’informatica.

Dobbiamo però ammettere che da questa situazione di rigetto della didattica a distanza è scaturita una positiva rivalutazione dell’incontro educativo in presenza. Sono state poste le condizioni per valorizzare la formazione dello studente quale persona. Così come gli stessi docenti si sono visti riconoscere quali persone. Si è compreso che i rapporti interpersonali con gli scambi comunicativi fisicamente ravvicinati  rivestono un’importanza fondamentale. In tal modo risalta il legame fra scuola e vita. Legame che viene messo in evidenza da Dacia Maraini in questo suo contributo sulla funzione salvifica della scuola.

La scuola in una prospettiva soteriologica

La scrittrice riprende una tematica che nella storia della pedagogia ha trovato un esponente di spicco nel nostro Francesco De Sanctis. Lo fa ripubblicando articoli sulla scuola da lei scritti per il Corriere della Sera a partire dal 2004. La scuola rivela la sua vera essenza nell’incontro appassionato fra docenti e studenti. Si può dire che essa funzioni nonostante i tanti ostacoli di origine ministeriale in complicità con  improbabili enti di valutazione. Questi concetti vengono espressi nel libro in uno stile proprio della scrittura letteraria e non nel gergo di moderni pedagogisti tutti protesi a imbrigliare insegnamento e apprendimento in schemi, griglie, reticolati senz’anima.

Nonostante un degrado che potrebbe spegnere ogni entusiasmo, gli insegnanti motivati non mancano, così come non mancano gli studenti desiderosi di apprendere.

A patto di prendere gli uni e gli altri per il verso giusto, insegnanti e studenti si motivano a vicenda. La scrittrice ne è testimone, avendone incontrati tanti e avendo dialogato a lungo con loro. Dopo aver girato per tante scuole italiane, non nasconde il suo stupore per le riserve istituzionali sul livello dei processi di insegnamento e apprendimento:

“Mi chiedo, girando per le scuole, se in Italia ci siano due Paesi: uno fatto di scuole piene di ragazzini ignoranti, dediti solo a scrivere scemenze sui cellulari, e uno con scuole e ragazzi vogliosi di apprendere, che studiano, inventano mondi e pensieri nuovi. Possibile che io sia tanto fortunata da capitare sempre in questo secondo tipo di scuole mentre chi denuncia lo sfacelo e il degrado degli studenti capita in quelle del primo tipo?”

E alla discrepanza delle posizioni ufficiali rispetto alle ricognizioni in loco dà questa sua spiegazione, ricorrendo a una variante popolare marinara del mito di Atlante:

“Le prove Invalsi fatte con le crocette e le domande prefabbricate non aiutano a capire il valore dei ragazzi. La mia idea? Che la scuola come istituzione effettivamente sia ridotta a pezzi. Ma esiste una rete di insegnanti preparati, dediti alla propria missione, che reggono sulle loro spalle la scuola, come la leggenda racconta che fece un certo Colapesce, che era bravissimo a recuperare le cose perse nel mare. Andava, raccoglieva e tornava a galla. Ma un giorno non tornò: Colapesce aveva scoperto che una delle tre colonne su cui si reggeva l’isola era spezzata e lui decise di rimanere immerso per tenerla su. Così fanno i nostri bravi insegnanti, pagati poco, e senza più autorità riconosciuta, per tenere su la scuola. Vogliamo ringraziarli?”

Il mito di Atlante

I passi citati danno ragione del titolo, chiarendo il valore semantico in esso attribuito alla parola scuola.

Contro ogni dogmatismo

 Eppure quanti saccenti si ostinano a sputare sentenze sulla scuola! Restando al di fuori di essa, ignorandone i reali problemi, si sentono depositari di un indiscutibile sapere. Esentandosi da ogni spirito critico, disdegnano di mettersi in discussione. Si danno da fare per imporre le loro aberranti vedute. Contro simili dogmatismi prende posizione la scrittrice nei suoi articoli, affrontando tutta una serie di problemi che potranno essere motivi di utili riflessioni per i lettori accorti. A ciò si aggiungerà il godimento estetico dei racconti con cui si conclude il volume. Si comprende alla fine come nel corpo docente riviva la figura di Atlante. Il mitico ribelle, condannato a caricare su di sé il peso del mondo, trasse occasione dalla pena per dare una dimostrazione della sua forza.

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