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Le indicazioni dei Lincei sulla matematica

L’Accademia dei Lincei e l’Università indicano al Ministro cosa fare per cambiare l’insegnamento della matematica e … bacchettano l’Invalsi.

farnesina lincei

Farnesina Lincei

L’idea del Ministro Valditara è apparsa subito e chiaramente una provocazione culturale e una sfida notevole anche per i migliori cervelli: se vogliamo migliorare gli apprendimenti in matematica, il suo insegnamento deve cambiare. Cambiare! Come? Su questo il Ministro ha chiesto la collaborazione dell’Accademia dei Lincei, che ha risposto prontamente con l’organizzazione del Convegno “L’insegnamento della Matematica: criticità, nuove sfide, idee” che si è tenuto il 23 marzo scorso, e il Ministro vi ha partecipato attivamente, disponendo che nello stesso giorno un comunicato del MIM desse risalto all’evento [VEDI]. Ecco una parte del comunicato:

[“Comunicato MIM, 23 marzo 2023″] Oggi il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è intervenuto al Convegno della Fondazione I Lincei per la Scuola “L’insegnamento della Matematica: criticità, nuove sfide, idee”, presso l’Accademia dei Lincei. Il Ministro ha evidenziato le criticità esistenti nella preparazione degli studenti italiani in matematica e nelle materie STEM […] In collaborazione con l’Accademia dei Lincei e con l’Unione Matematica Italiana, il Ministero ha allo studio modalità didattiche nuove e sempre più efficaci, e ha proposto all’Accademia di contribuire alla formazione dei docenti STEM. “Valorizzeremo anche le Olimpiadi della matematica”, ha aggiunto il Ministro, “occorre stimolare un cambiamento culturale che generi interesse ed entusiasmo nei giovani su tutto il territorio nazionale verso discipline fondamentali per una piena cittadinanza attiva e per la crescita del Paese”.

Dunque sono allo studio “modalità didattiche nuove e sempre più efficaci” che, da quel che si dichiara, saranno presto rivelate e rese pubbliche. Modalità che, inutile dire, per il significato di cui dovrebbero essere portatrici potrebbero essere destinate a figurare tra le più fulgide pietre miliari nella storia della matematica e del suo insegnamento.

Comunque, al di là dei comunicati e delle dichiarazioni, una più precisa e dettagliata illustrazione sia delle idee del Ministro che degli aspetti tecnici discussi dagli esperti convegnisti nonché di quelli che probabilmente si stanno ancora discutendo nella più ristretta cerchia dei consiglieri del Ministro, la offre la lettura degli atti del Convegno che l’Accademia ha reso subito disponibili [VEDI].

In aggiunta agli atti c’è anche un documento finale di sintesi che l’Accademia ha realizzato e reso disponibile.

Il documento consente di dare più velocemente una mano alla comprensione del problema posto e delle sue possibili soluzioni, per quanto nella sostanza sia molto deludente, almeno nella parte in cui sorvola, ignorandole, le criticità, riconducendole al dato statistico di una generale idiosincrasia per le “argomentazioni basate sulla razionalità scientifica”.

In ogni caso il documento sviluppa una serie di proposte presentate come ineludibili per superare queste ed altre criticità non rilevate né esplicitate.

Com’era da aspettarsi, la via maestra che il documento individua è la formazione degli insegnanti, non solo iniziale, da tempo oramai normativamente appannaggio delle Università, ma anche in servizio. Una formazione che però sembra interessare come progetto da gestire piuttosto che come processo di crescita professionale. Pensata a vantaggio delle Università più che della Scuola e dei docenti. Un progetto di gestione a largo raggio: “formazione di qualità” affidata a chi “sa” come s’insegna, accesso a numero chiuso alla formazione iniziale, tirocinio guidato, limite al numero dei CFU erogabili in modalità telematica, “reclutamento di tutor”, aggiornamento elenco degli Enti accreditati per la formazione e verifiche periodiche della qualità dei percorsi di formazione da questi proposti, istituzione di Master per la formazione in Didattica della Matematica e, infine, la grande antica peccaminosa idea della formazione di formatori.

Un ventaglio di proposte che di efficace ha certamente la dilapidazione rapida delle pur consistenti risorse finanziare messe in campo dal Ministro, ma non la creazione di condizioni ambientali e di sistema che valorizzino i docenti nell’esercizio dei loro doveri di educatori e di formatori e nell’impresa di cambiare l’insegnamento della matematica.  Non è certo la Scuola come ambiente privilegiato della ricerca/azione didattica che si va a curare, quanto piuttosto l’aspetto che oggi sembra il più deleterio possibile: la Scuola come utilizzatrice e consumatrice di prodotti didattici da acquisire, come avviene per i generi appunto di consumo, nei luoghi di smercio.

Ovviamente, le pecche del documento dipendono non solo da comprensibili interessi accademici che collidono fortemente con quelli della Scuola, ma anche da una ignoranza oggettiva di quello che è oggi il nostro complesso sistema dell’istruzione.  D’atra parte il valore del documento di sintesi è indubbio per il suo contributo alle cose che vanno o non vanno fatte a favore della Scuola e della sua missione e costituisce una preziosa lettura [LEGGI].

C’è da dire, infine, che nella sua conclusione il documento tocca anche il problema della valutazione e in particolare rivela una sua positività per quanto concerne il giudizio sull’azione svolta dall’Invalsi. Gli Accademici, infatti, si sono accorti anch’essi che si tratta di un’azione negativa.

Testualmente: «Per quanto concerne la valutazione standardizzata, stante il passaggio delle prove per la Scuola Secondaria alla forma “Computer Based Tests” (CBT), diventa molto più critico il valore restitutivo di tali prove per la valutazione formativa e l’autovalutazione delle scuole. Il fatto che non siano più noti né i quesiti (tranne alcuni lasciati come esempio) né le scelte degli allievi rischia di limitare al ranking la comunicazione alle scuole, alimentando effetti negativi. Sembra perciò opportuno sia immaginare forme di restituzione dei risultati più “aperte”, sia definire opportunamente la materia dei dati Open a disposizione delle scuole».

Del progetto del Ministro si è parlato anche in:

Come cambiare l’insegnamento della matematica

C’è chi vuole una matematica più concreta

Autore

  • Emilio Ambrisi

    Laureato in matematica, docente, preside (dal 1983) e ispettore ministeriale (dal 1991). Dal 2004 al 2015 responsabile, per il settore della matematica e della fisica, della Struttura Tecnica del Ministero dell'Istruzione. Dal 1980 Segretario Nazionale della Mathesis e, successivamente, Vice-Presidente. Dal 2009 al 2019 Presidente Nazionale e direttore del Periodico di Matematiche.

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