L’insegnamento della matematica ai più piccoli nelle Nuove Indicazioni Nazionali. L’immagine che distrae dal testo.
Alcuni lettori hanno segnalato che l’immagine utilizzata per accompagnare gli articoli sulle Nuove Indicazioni Nazionali contiene imperfezioni, in particolare nella resa tipografica del titolo. La segnalazione è corretta.
L’immagine è stata scelta consapevolmente già nel mese di marzo proprio per questa ragione: la sua imperfezione grafica è stata interpretata come un richiamo visivo coerente con il tema trattato, ossia la necessità di leggere criticamente un testo ministeriale che, almeno in alcune parti — in particolare quelle dedicate alla matematica — presenta formulazioni discutibili e ambiguità concettuali.
L’illustrazione ha quindi una funzione simbolica e non intende sostituire né riassumere il contenuto degli articoli, che resta il punto centrale della discussione. Colpisce, ad esempio, che a fronte di un articolo che segnala un errore concettuale nella prescrizione di una conoscenza fondamentale — quella che riguarda i numeri naturali con cui i bambini imparano a contare e a ordinare — l’attenzione di molti lettori si sia concentrata soprattutto su un dettaglio grafico dell’immagine, e in particolare sull’errore tipografico nella scritta Indicazioni Nazionali.
È certamente un segnale delle dinamiche proprie dei social, dove l’elemento visivo tende spesso a prevalere sul contenuto. Ma è anche, forse, un indizio più profondo: quello di una comunità docente che fatica sempre più a reagire alle questioni sostanziali dell’insegnamento e dell’apprendimento, soprattutto quando esse riguardano il rigore concettuale, il linguaggio disciplinare e le fondamenta epistemologiche delle discipline.
Questa difficoltà a entrare nel merito non è del tutto sorprendente se si considera che, come già osservato in un altro intervento, le Nuove Indicazioni nazionali per l’infanzia e il primo ciclo, nella parte dedicata alla matematica, risultano così verbose da renderne la lettura perfino alienante. Un testo di questo tipo può davvero parlare ai docenti? Può offrire orientamenti chiari, sostenere la pratica didattica, accendere quelle «fiammelle di luce» per insegnare meglio la matematica di cui si è parlato in sede di presentazione?
Se l’attenzione si sposta più facilmente su un dettaglio grafico che su un errore concettuale relativo ai numeri naturali — una conoscenza fondativa per l’apprendimento — forse il problema non risiede soltanto nelle dinamiche di ricezione proprie dei social, ma anche nella natura stessa del testo, nel suo significato e nella sua importanza, ancor prima che nella sua leggibilità, nel suo linguaggio e nella sua capacità di farsi realmente strumento educativo.
È su questi nodi, e non sull’illustrazione che accompagna gli articoli, che vale la pena concentrare il confronto.
Ringraziamo pertanto i lettori che vorranno contribuire alla discussione sul merito dei contenuti.
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