La bruttura delle leggi razziali e la scuola dell’esclusione. I nomi di alcuni dei docenti di matematica allontanati dall’insegnamento, nella scuola e nell’università
Il 27 gennaio non ricorda soltanto la Shoah. Ricorda anche l’ingresso dell’antisemitismo di Stato nelle scuole italiane, sancito dalle leggi razziali del 1938, quando a essere colpita fu l’intera istituzione scolastica: le aule, i libri, le cattedre, la possibilità stessa di insegnare e di apprendere.
Migliaia di persone furono espulse dal sistema educativo. Insegnanti di ogni ordine e grado vennero dispensati dal servizio; professori universitari persero la cattedra ed espulsi dalle accademie e dalle società scientifiche; studenti e studentesse furono cacciati dalle scuole che frequentavano fino al giorno prima. Quelle leggi trasformarono la scuola in un dispositivo di esclusione.
Tra il 1938 e il 1941 circa tremila ebrei italiani furono costretti all’emigrazione. Tra essi vi furono Enrico Fermi ed Emilio Segrè; per molti altri l’espulsione dalla scuola significò l’annientamento professionale e civile. Emblematico fu il caso del matematico Arturo Loria, preside di un istituto tecnico milanese, che morì di depressione dopo l’allontanamento dall’insegnamento.
Fu particolarmente pesante l’impatto sulla scuola di base. I maestri elementari espulsi perché ebrei sono stimati in un numero compreso tra 250 e 290. A ciò si aggiunse il ritiro dal commercio dei libri di testo di autori ebrei, in una vasta operazione di censura ufficialmente denominata bonifica libraria, che colpì direttamente la didattica quotidiana e la trasmissione del sapere.
Subirono le conseguenze delle leggi razziali matematici di rilievo internazionale, tra i quali Guido Ascoli, Guido Castelnuovo, Federigo Enriques, Gino Fano, Guido Fubini, Tullio Levi-Civita, Beppo Levi, Alessandro Terracini, Vito Volterra.
Accanto a questi grandi nomi dell’università, l’insegnamento della matematica fu privato di molte voci autorevoli.

Emma Castelnuovo (1913-2014)
Tra essi Emma Castelnuovo e Fausta Milla, che insegnavano a Roma; Arrigo Cantoni, a Napoli; Silvio Finzi a Verona; Alice Osimo, nella scuola tecnica di Tortona; e, a Torino, Emilio Artom che aveva vinto, nel 1920, il concorso a cattedra per la sezione fisico-matematica dell’Istituto Tecnico, insieme a Luigi Brusotti, Alberto Conti, Guido Ascoli. Aveva anche vinto il premio Mathesis del 1930 con il lavoro: La teoria delle coniche nell’antichità.
La figura di Artom, matematico e didatta di grande spessore, è stata ricostruita da Erika Luciano e Luca Lotito in un articolo dal titolo emblematico:
«Ero stato uno dei primi professori medi d’Italia, divenni l’ultimo».
Ricordare tutto questo non può ridursi a un rito commemorativo confinato a un solo giorno dell’anno. La scuola, che fu allora luogo di esclusione e di censura, è oggi chiamata a essere il luogo della comprensione storica e della vigilanza civile: è il nodo messo a fuoco con chiarezza da Biagio Scognamiglio nell’articolo:
Il giorno della memoria
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