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A cent’anni dalla nascita di Mauro Laeng

Mauro Laeng (15 febbraio 1926 – 4 agosto 2004): il ritorno alla grande alleanza tra Pedagogia e Matematica per l’Educazione.

Mauro Laeng (1926-2004)

Oggi corriamo tutti troppo. Corriamo appresso a cambiamenti decisi in fretta, troppo in fretta. Non c’è neppure il tempo di riflettere e comprendere che già pare ci sia qualcosa da dover cambiare nuovamente. Accade in ogni settore della vita pubblica. Accade anche nella scuola, dove, più che altrove, eravamo abituati a processi più lenti e ponderati.

Schola est semper reformanda, è vero. Ma le riforme, quelle vere, sono davvero tali quando la collettività alla quale si rivolgono è stata preparata a comprenderne e condividerne le ragioni.

Il centenario della nascita di Mauro Laeng, che cade in questo momento di riforme rapide e a catena, ci richiama anche a questo. E il pensiero corre inevitabilmente alle Nuove Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo, da poco pubblicate in Gazzetta Ufficiale.

Corre alle “Indicazioni” perché tra i molti meriti di Laeng vi è l’aver presieduto di fatto la commissione incaricata della stesura di “nuovi” programmi della scuola elementare. Programmi che aggiornavano quelli del 1955, spesso e impropriamente etichettati nel dibattito critico «cattolici», mentre, altrettanto impropriamente, erano definiti «fascisti» quelli del 1923 e «democratici» quelli del 1945.

Al di là delle etichette, erano chiari i motivi per cui vi fosse bisogno di nuovi programmi. Erano certamente chiari alle persone di scuola, allora ancora pienamente riconoscibili e autorevoli. Nei trent’anni trascorsi erano, infatti, accadute molte cose: la nascita della scuola materna statale e della scuola media unica (il prima e il dopo delle elementari), i decreti delegati e gli organi collegiali, il tempo pieno con le attività integrative e speciali, l’integrazione degli alunni con disabilità.

Il lavoro preparatorio fu lungo e condotto a diversi livelli di partecipazione. Una prima fase ufficiale si concluse con la Relazione di medio termine (marzo 1982); al testo definitivo si giunse il 10 novembre 1984. I programmi furono pubblicati nel febbraio 1985 ed entrarono in vigore dall’anno scolastico 1985-86.

Quando il lavoro fu concluso, a chi gli chiedeva quanto tempo fosse stato necessario, Laeng ricordava la battuta di un commediografo interrogato sui tempi di scrittura di una sua opera: «una settimana, e tutta la vita». Parafrasando, osservava che per elaborare i programmi della scuola elementare erano occorsi «due anni e mezzo di riunioni e trent’anni di lavoro».

In quella formula era racchiusa un’idea precisa di scuola: i programmi come esito di una lunga maturazione culturale, non come prodotto occasionale. Un segnale di rispetto per la scuola, che è di tutti e di ciascuno.

Ricordare Laeng significa allora ricordare anche questo: che la scuola cambia, sì, ma cambia in meglio solo quando si concede il tempo necessario per pensare. Se c’è uno stacco evidente rispetto a quella stagione, è proprio qui: nell’idea che si possa fare in fretta, moltiplicare le pagine, accelerare i processi senza che crescano in pari misura la chiarezza e la condivisione.

Il cambiamento netto sta allora nella produzione di documenti pletorici, retorici, sovrabbondanti in tutto, talvolta segnati da sviste e inconcludenze, come lo sono le pagine dedicate all’insegnamento della matematica nelle Nuove Indicazioni Nazionali.

Anche per questo il ricordo di Laeng è necessario. Viene spontaneo chiedersi che cosa ne avrebbe pensato di quel paragrafo Perché si studia la matematica, che sembra voler spiegare al Paese e al mondo, una volta per tutte, ciò che in nessun analogo documento — programmi o Indicazioni — era mai stato affrontato in forma tanto esplicita e perentoria.

Che cosa avrebbe detto di quelle pagine piene di frasi fatte e di riferimenti colti, che sembrano svolgere la stessa funzione delle citazioni poste a cornice delle tracce dei problemi dello scritto di matematica della maturità scientifica? E come avrebbe commentato il nuovo aspetto ricorsivo del numero naturale, introdotto al pari degli aspetti ordinale e cardinale?

Lo si può immaginare: avrebbe certamente sorriso degli errori, meno però del silenzio e dell’apatia nei quali sembrano essere stati avvolti. Non avrebbe certo sorriso dell’assenza di un dibattito vero, scientifico e pedagogico, non di parte. In quel clima avrebbe riconosciuto quel “silenzio dell’opinione pubblica” di cui parlano Zygmunt Bauman ed Ezio Mauro nel loro recente saggio.

È questo in definitiva il segno inquietante del nostro tempo: riforme che si susseguono, pagine che si accumulano, dichiarazioni che si moltiplicano — e il dibattito sulle cose serie, sulle cose della scuola, che si assottiglia fino quasi a svanire.

Forse, allora, il modo più coerente di ricordare Mauro Laeng nel centenario della sua nascita è semplice: lasciargli la parola su pedagogia e matematica.

«La conquista degli strumenti linguistici e matematici deve essere, quant’è possibile, sicura: il che implica, a livello strumentale, apprendimento dei necessari automatismi… Solo questi libereranno le funzioni superiori mettendo a loro disposizione strumenti pronti e docili.»

«Abbattute le barriere del vecchio analfabetismo, oggi rischiamo… di dover affrontare i problemi di un nuovo analfabetismo, quello matematico e in generale scientifico.»

«Nel pensare ipotetico-deduttivo sono presenti contemporaneamente due aspetti fondamentali: quello che direi della più sovrana libertà, accanto a quello della più adamantina necessità

«La matematica può dare il meglio di sé alla cultura solo se è motivata e capita. Motivata, vuoi dire collegata a tutti gli altri aspetti del pensiero e dell’azione; capita, vuoi dire compresa, gustata, intesa anche e sopra tutto in sé.»

E, a commento del lavoro ultimato dei programmi del 1985:

La matematica ha riportato i commenti più favorevoli […]: È inesatto dire che la Commissione ha messo in soffitta l’insiemistica: l’ha piuttosto ricollocata al suo posto, cioè con la logica, togliendola da quel ruolo di “portinaia” che le era stato assegnato quando si riteneva di non poter varcare la porta senza di essa. I bambini sanno già contare, e fanno le loro addizioni e sottrazioni facendo passi avanti e indietro sulla retta che rappresenta intuitivamente la successione dei numeri: la conquista del numero ordinale facilita quella del numero cardinale.

Chiamate col loro nome l’aritmetica, la geometria, la logica, si è creduto di dover far cenno di concetti che già largamente circolano nelle scuole (di probabilità, di statistica elementarissima, di uso del calcolatore tascabile).

Qualcuno ha levato gli occhi al cielo: siamo certi che non appartiene a questo mondo, dove i bambini già conoscono il caso nei loro giochi e ricevono il calcolatore per regalo.

L’importante è che questi concetti siano presentati in maniera facile e graduale, senza infatuazioni.Mauro Laeng in Schola est semper reformanda, Armando, 1986

Autore

  • Emilio Ambrisi

    Laureato in Matematica, è stato docente, dirigente scolastico e ispettore tecnico del Ministero dell’Istruzione. A partire dagli anni Ottanta ha partecipato alle tante commissioni ministeriali, tra cui quella dei “Quaranta” istituita dal ministro Franca Falcucci, incaricate della definizione dei programmi di insegnamento degli indirizzi sperimentali e, successivamente, delle Indicazioni Nazionali. Ha svolto numerosi incarichi ispettivi in Italia e all’estero e, dal 1997, ha curato la predisposizione delle prove ministeriali d’esame di maturità e di concorso. Dal 2008 al 2015 ha fatto parte del collegio di direzione della Struttura Tecnica del Ministero. Nel 1980/81 ha prestato servizio presso la Facoltà di Magistero di Roma (cattedra del prof. Mauro Laeng) incaricato di collaborare agli atti preparatori dell’indagine I.E.A., e per alcuni anni ha insegnato come professore a contratto presso le Università “Federico II” e “Vanvitelli” di Napoli. Dal 2009 al 2019 è stato Presidente nazionale della Mathesis e direttore del Periodico di Matematiche.

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