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La lettura scolastica di un romanzo come affare di Stato

La discussione rivela molto più di un problema didattico: rivela quale idea di adolescenza, di cultura e di scuola stia alla base delle riforme ministeriali odierne.

La presenza del romanzo manzoniano nell’immaginario collettivo

La trama del romanzo I Promessi Sposi si svolge secondo uno schema archetipico, che continua a rivelarsi moderno, perché consiste essenzialmente nel contrasto fra il bene e il male, rappresentati nelle dimore interiori di personaggi antitetici, ma non tutti statici. Mentre Don Abbondio rappresenta l’emblema della viltà e Don Rodrigo impersona la prepotenza, per quanto riguarda Renzo, invece, ci troviamo di fronte a un Bildungsroman, giacché dalle sue peripezie egli trae lezioni che contribuiscono a formarlo come un apprendista della vita.

Anche la vicenda di padre Cristoforo si risolve in un’evoluzione psicologica positiva del personaggio. E a chi non verrebbe in mente la figura dell’Innominato, paradigma del tormento interiore che caratterizza un processo di conversione? Nella memoria dei lettori persiste anche il contrasto tra le figure di Lucia e Gertrude, caratterizzata quest’ultima dall’insondabile mistero di una “psiche occulta”, secondo l’emblematica espressione di Salvatore Battaglia.

Alla luce delle riflessioni fin qui accennate, pur prescindendo dagli altri personaggi, dal controverso rapporto fra storia e invenzione,  dall’ispirazione religiosa, va ripensata la teoria critica di Antonio Gramsci, secondo il quale “in Italia è sempre mancata e continua a mancare una letteratura nazionale-popolare, narrativa e d’altro genere”, come anche va ripensata la teoria critica di Alberto Asor Rosa, secondo il quale il romanzo manzoniano sarebbe non “popolare”, ma “populistico”. In ogni caso, nel patrimonio culturale degli studenti di ieri e di oggi il romanzo manzoniano mantiene una sua duratura presenza, le cui risonanze meritano di essere prese in considerazione indipendentemente da ogni orientamento disciplinare.

Una polemica letteraria scuote l’Italia

Primavera 2026: su proposta avanzata in sede di elaborazione delle Nuove Indicazioni Nazionali da sottoporre al Ministero dell’Istruzione e del Merito per la ratifica, la lettura del romanzo I Promessi sposi potrebbe essere spostata (a discrezione, sembra, dell’insegnante) dal secondo al quarto anno del liceo, allorché si studia la letteratura dell’Ottocento e il programma è già stracolmo di autori.

Ora una petizione chiede di mantenere Manzoni al secondo anno.

Manzoni con Renzo e Lucia (I.A.)

Tra i suoi sostenitori figurano studiosi illustri, come uno storico della statura di Alessandro Barbero, che è anche romanziere vincitore del Premio Alessandro Manzoni – Città di Lecco. Il romanzo manzoniano, canonizzato come un classico da letterati di spicco in campo internazionale fin dal suo apparire, è divenuto oggetto delle odierne elucubrazioni di cattedratici operanti nelle apposite Commissioni anche in contrasto con le intenzioni ministeriali di innovare proficuamente la didattica.

Con l’occasione ricordiamo che nel corso dei lavori è emersa anche la bislacca idea di espellere la Divina Commedia di Dante Alighieri dal quinto e ultimo anno dei Licei. Le menti dei sedicenti riformatori si sono prefisse di scombinare la tradizionale successione di Inferno, Purgatorio e Paradiso rispettivamente nel primo, nel secondo e nel terzo anno del triennio secondario superiore: le tre cantiche verrebbero distribuite fra prima e seconda classe, strozzandone infelicemente lo spazio, per assegnarlo alla letteratura dall’Unità d’Italia fino ai giorni nostri.

Questa prospettiva è un esempio eclatante del modo in cui le proposte di innovazione si palesano di regola artifici regressivi. Nella fattispecie, volendo mettere in pratica l’intenzione, di per sé lodevole, di dare spazio allo studio del Novecento letterario, si è pensato ad una contrazione del contatto con Dante, piuttosto che allo sfrondamento dei programmi da una farragine di autori minori. Sembra che siamo di fronte a un incauto affidamento del compito di riformare il repertorio culturale, dal momento che i cattedratici prescelti sono pronti a mandare il nostro sommo poeta di nuovo in esilio.

Gino Tellini in Manzoni, Salerno Editrice, 2007, dedica al romanzo manzoniano un denso capitolo, pp. 320-337, ove sostiene che “si debba parlare di ampia risonanza popolare, ma ambigua e distorta”, il cui limite “non è costituito mai dall’indifferenza o dal silenzio, ma dalla ridda delle voci, delle appropriazioni indebite, degli appassionamenti deviati”. Siamo infatti di fronte a una fortuna che comprende apprezzamenti e stroncature, imitazioni, adattamenti teatrali, melodrammatici, coreografici, figurativi, cinematografici, televisivi, perfino fumettistici, oltre che commenti a scopo didattico. A proposito di questi commenti il critico si esprime così:

“Non si discute l’opportunità dello studio scolastico del Manzoni: deplorevole è la perdurante inadeguatezza d’un accostamento che spinge frotte di adolescenti […] a considerare la partita troppo presto conclusa, quasi si trattasse di un’esperienza per loro già risolta, adempiuta a denti stretti come un dovere.”

Il critico si richiama qui a un’osservazione di Andrea Zanzotto:

“La responsabilità che anche nel campo dell’insegnamento si ha nel presentare correttamente Manzoni, in maniera da non provocarne poi un rifiuto totale, è grandissima.”

Vedremo che non mancano insegnanti i quali si assumono l’invocata responsabilità di “presentare correttamente Manzoni” a ragazzi e ragazze di terza media, ottenendo ottimi risultati in vista della loro comprensione, immedesimazione, formazione.

La discussione sull’età adatta per leggere I Promessi Sposi

Il quotidiano la Repubblica ha cominciato a ospitare una serie di interventi sulla lettura scolastica del romanzo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Su la Repubblica del 24 aprile 2026 Viola Giannoli attribuisce al Ministero dell’Istruzione e del Merito l’intenzione di spostare la lettura scolastica del romanzo manzoniano dal secondo anno del biennio al quarto anno del triennio e di introdurre per il secondo anno del biennio l’alternativa a discrezione dell’insegnante di “far leggere integralmente agli studenti altri libri meno complessi dal punto di vista linguistico”, ad esempio opere narrative di Alberto Moravia, Italo Calvino, Pier Paolo Pasolini (come se fossero meno difficili) e di autori stranieri, fra i quali Fëdor Dostoevskij (come se fosse meno complesso) e Agatha Christie (come se i suoi romanzi gialli avessero un superiore valore formativo).

Personaggi di Gonin

Sulla medesima pagina in un taglio basso intitolato “Che errore rimandare Manzoni” il critico letterario Filippo La Porta sottolinea con adeguati esempi i valori linguistico, politico, morale ai quali a suo avviso il romanzo manzoniano ben può iniziare ragazzi e ragazze del secondo anno del biennio. Su la Repubblica del 25 aprile 2026 Viola Giannoli corregge quanto affermato il giorno prima a proposito dell’intenzione attribuita al Ministro. Il suo articolo è sormontato da un titolo di per sé stesso esplicativo: “Manzoni, Valditara frena: «Promessi sposi formativi anche per chi ha quindici anni»”, mentre il sottotitolo ancor più esplicitamente recita: “I dubbi del Ministro a due giorni dalla pubblicazione dei nuovi programmi. Sconfessata la Commissione: «è una loro proposta ma io sono perplesso»”.

La medesima pagina ospita una lettera di Claudio Giunta, Professore ordinario di Letteratura italiana all’Università di Torino e Coordinatore della Commissione ministeriale incaricata di elaborare le Indicazioni nazionali di letteratura per i Licei. Titolo: “Testo troppo difficile: ecco perché per noi va affrontato più tardi.”

L’insigne italianista procede a un excursus storico su quella che potremmo chiamare fortuna scolastica del Manzoni. Fra l’altro cita Giosue Carducci, per il quale il Manzoni “non è autor da ragazzi; vuole idonea preparazione di studi, di facoltà, di osservazione ad essere letto e meditato degnamente”. Ricorda che il romanzo manzoniano fu adottato come libro di testo nella scuola pubblica fin dal 1870, da leggere integralmente nell’ultimo anno del Liceo a partire dal 1884, spostato alle classi quinte del Ginnasio con Regio Decreto nel 1913. Questa lettura riguardava “i rampolli delle famiglie colte e benestanti, allievi del classico”, mentre oggi il pubblico studentesco non è più l’1% come allora, ma è un pubblico studentesco di massa. A questo punto precisa il Giunta, riportando il testo delle Nuove Indicazioni Nazionali fino allora elaborato:

“Al secondo anno del biennio, a discrezione dell’insegnante, in alternativa al romanzo di Manzoni sarà possibile far leggere integralmente agli studenti altri libri meno complessi dal punto di vista linguistico, rimandando la lettura dell’opera, in forma integrale o per brani, al quarto anno del percorso di studio, quando si affronta la letteratura dell’epoca di Manzoni.”

Le precisazioni del Ministro dell’Istruzione e del Merito

Su la Repubblica del 27 aprile 2026 è stata pubblicata una lettera indirizzata al Direttore dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara col titolo “Perché non sono mie le indicazioni su Manzoni”. Nel riferirsi a un pregresso articolo intitolato “Valditara boccia Renzo e Lucia” e a un altro pregresso articolo a firma di Mauro Novelli ove nel sottotitolo era stato notato il passaggio “… dopo le indicazioni del Ministro dell’Istruzione sui Promessi Sposi troppo difficili”, il Ministro intende precisare che si tratta di riflessioni provenienti da Claudio Giunta  da lui non necessariamente condivise e si compiace di evidenziare che su proposte come quella di spostare la lettura del romanzo manzoniano dal secondo anno del biennio al quarto anno del triennio successivo è aperta “una discussione non pregiudizialmente condizionata”:

“Rilevo, al riguardo, che per la prima volta una Commissione sui programmi è composta in modo culturalmente plurale venendo lasciata libera di esprimere idee e proposte da sottoporre al pubblico dibattito.”

Le riserve espresse nientemeno che dal Ministro riguardano non soltanto la questione del romanzo manzoniano, ma tutte le varie tematiche disciplinari affrontate per le Nuove Indicazioni Nazionali per i Licei da quegli “oltre cento professori universitari e docenti di scuola” da lui indicati allo scopo di rimetterle in sesto, salvo complicazioni. Mentre non è chiara la percentuale dei “docenti di scuola”, si vedrà poi in che cosa possa consistere il “pubblico dibattito” evocato dal Ministro.

La controversa accezione di “classico contemporaneo”

Su la Repubblica del 26 aprile 2026 Mauro Novelli, Professore ordinario di Letteratura italiana contemporanea all’Università Statale di Milano e Presidente del Centro Nazionale Studi Manzoniani, si sofferma sull’espressione “classico contemporaneo” circolante nel dibattito. Il romanzo I promessi sposi, secondo membri della sottocommissione, sarebbe un “classico”, ma non “contemporaneo”, sennonché il Novelli osserva che un “classico”, se è veramente tale, non può non essere “contemporaneo”, ed è questo il caso del romanzo manzoniano, che “non smette di interrogarci sull’ingiustizia sociale, sulla violenza di genere e su mille altre questioni di stretta attualità”.

Secondo Claudio Giunta – ricorda ancora il Novelli – si tratta di un romanzo troppo difficile per proporlo al secondo anno del biennio e bisogna inserirlo fra le letture consigliate per il quarto anno del triennio, attenendosi a un criterio di gradualità come accade per la matematica:

Don Abbondio

“La matematica la cominciamo dalle equazioni paraboliche o dai binomi?”

Osserviamo che con questa interrogativa retorica il Giunta, se da una parte intende corroborare il suo parere di insigne italianista, dall’altra non tiene conto dei contributi di psicologia, sociologia, pedagogia, narratologia alla problematica dei diversi livelli di lettura e comprensione di un testo letterario. Sembra che osservazioni come queste diano fastidio a persone un po’ permalose. Infatti, a un certo punto dalle colonne del Corriere della sera si è inserito nel dibattito Ernesto Galli della Loggia con Il corsivo del giorno intitolato “Scuola, le nuove indicazioni e il tiro al bersaglio”.

Il Galli della Loggia con tono fra l’ironico e il risentito (più risentito che ironico) informa i lettori che lui fa parte di quel centinaio di docenti universitari, “in genere non proprio degli sconosciuti”, impegnati nell’escogitare i “nuovi programmi per la scuola”, e che non si dovrebbe “mettere mano alla pistola” per un pregiudizio ideologico contro il Ministro dell’Istruzione e del Merito né scagliarsi contro un “italianista di valore” qual è Claudio Giunta. Evidentemente il Galli della Loggia non si rende conto che l’accusa da lui rivolta a una presunta “parte faziosa e attaccabrighe” incurante di “una fase preliminare di discussione pubblica” si ritorce contro di lui, infastidito al punto di avviare un processo alle intenzioni.

La discussione pubblica in quanto tale contempla critiche anche severe, il che non equivale affatto a “mettere mano alla pistola” né ad essere una “parte faziosa e attaccabrighe”. E poi, perché Claudio Giunta, “italianista di valore”, dovrebbe essere pregiudizialmente esente da rilievi, e perché lo stesso Ernesto Galli della Loggia, supponente come di consueto, dovrebbe essere altrettanto pregiudizialmente considerato una summa auctoritas in materia?

I livelli interpretativi

Gli accademici reclutati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, per elaborare le farraginose Nuove Indicazioni Nazionali, vorrebbero che il romanzo fosse letto dagli studenti del penultimo anno del Liceo, perché a loro avviso lo capirebbero meglio. Penso invece che anche gli alunni di quinta ginnasiale, e perfino quelli di terza media, siano in grado di capirlo a un livello accettabile. Non mancano autorevoli critici che hanno teorizzato motivatamente diversi livelli di lettura altrettanto legittimi.

Alla luce delle loro teorie si può asserire che un romanzo come I Promessi Sposi può essere compreso in modo soddisfacente da lettori adolescenti, tanto più se opportunamente guidati attraverso i diversi gradi di comprensione. Per limitarci ad alcuni autorevoli critici italiani, ricordiamo Gianfranco Contini, dal quale è riconosciuta la presenza di stratificazioni nelle opere letterarie; Umberto Eco, che distingue tre tipologie di lettori: lettore ingenuo, lettore critico, lettore modello; Cesare Segre, secondo il quale i testi letterari funzionano su diversi piani di complessità.

Sebbene le posizioni dei critici finora citati sembrino avallare la proposta degli accademici, altre posizioni critiche altrettanto autorevoli autorizzano invece in modo più persuasivo a ritenere che anche a livello di terza media e di secondo anno del biennio gli studenti possano accedere a livelli superiori, facendosi un’idea delle più complesse implicazioni del romanzo.

Infatti, per Martha Nussbaum e Tzvetan Todorov negli adolescenti è presente una competenza etica: alla luce delle loro teorie, avvalorate dai nostri Franco Fortini e Romano Luperini, è da ritenere che gli accademici sottovalutino le risorse ermeneutiche dei ragazzi. Ancora più radicale nel riconoscerle è Michail Bachtin, secondo il quale gli adolescenti sono in grado di cogliere dimensioni ideologiche, morali e perfino teologiche di un romanzo, anche senza disporre di strumenti interpretativi accademici. Aggiungiamo che insigni esponenti della psicologia dello sviluppo cognitivo quali Jerome Bruner e Lev Vygotsky avvalorano tale prospettiva.

Innominato (Francesco Hayez)

La difformità delle interpretazioni

Non è qui il caso né vi è la possibilità di ripercorrere la storia della fortuna del romanzo in discorso. Peraltro, è possibile farsi un’idea della diversità spesso esasperata di letture critiche, riferendosi ad alcuni scrittori e critici letterari particolarmente significativi. Alberto Moravia, contestato da Carlo Emilio Gadda, è autore di un saggio intitolato Alessandro Manzoni o l’ipotesi di un realismo cattolico. Scrive Moravia che I Promessi Sposi ispirano un “oscuro disagio”: per lui l’opera è frutto di quella che definisce “arte di propaganda” simile a quella del “realismo socialista”, sostituito da un “realismo cattolico”. Moravia, se da una parte esalta il Manzoni, dall’altra lo demolisce:

“La prima osservazione che si deve fare a proposito de I Promessi Sposi è che esso è il libro più ambizioso e più completo che sia stato scritto sulla realtà italiana, dopo la Divina Commedia […]  A nostro parere, il motivo profondo per cui il Manzoni scrisse un romanzo su un episodio del diciassettesimo secolo invece che su un episodio dei suoi tempi, si può facilmente indovinare fermando l’attenzione sull’aspetto più ovvio de I Promessi Sposi: l’importanza preponderante, eccessiva, massiccia, quasi ossessiva che ha nel romanzo la religione.”

Moravia si spinge fino a immaginare un “decadentismo” del Manzoni. Secondo lui l’arte manzoniana è deficitaria nel rappresentare la conversione e si realizza autenticamente nel rappresentare la corruzione, eccezion fatta per i veri personaggi positivi, Renzo e Lucia. Il saggio moraviano, esteso in L’uomo come fine e altri saggi da pagina 303 a pagina 343, presenta comunque una complessità che non può essere trattata qui compiutamente.

Basti aver dato l’idea di un Moravia contestatore della critica tradizionale, anche perché tende a proiettare nel Manzoni qualcosa di sé stesso. Aggiungiamo soltanto che non manca una puntuale e completa rassegna dei personaggi, come è d’obbligo per qualunque critico del Manzoni. Invece per Italo Calvino, che concepisce stranamente un Manzoni “allergico alla rappresentazione del male”, I Promessi Sposi sono “il romanzo dei rapporti di forza”. Lo scrittore osserva che Renzo e Lucia sono analfabeti e debbono perciò sottostare agli inganni e ai soprusi di chi detiene il possesso dell’arte e dell’arma della parola:

“Sconfitti tanto sul piano della forza pratica quanto su quello della parola scritta, i due tapini illetterati hanno dalla loro una verità che la scrittura quasi sempre occulta anziché rivelare, una verità per nulla consolatoria o edificante: l’esperienza brutale dei rapporti di forza.”

Calvino riconosce nel romanzo uno “schema geometrico” calcolato con esattezza estrema dal Manzoni. Intorno a Renzo e Lucia le “forze in gioco” formano un triangolo con tre autorità ai vertici: “il potere sociale, il falso potere spirituale e il potere spirituale vero” (Don Rodrigo, Don Abbondio, fra Cristoforo nella prima parte e l’Innominato, la Monaca di Monza, il cardinal Federigo nella seconda). Al Manzoni, secondo Calvino, interessano non tanto i personaggi, quanto le “forze, in atto nella società e nell’esistenza, e i loro condizionamenti e contrasti”. A proposito del “realismo” del romanzo manzoniano Salvatore Battaglia ricorda fra l’altro che Benedetto Croce in un primo momento assunse una posizione critica, della quale poi fece ammenda, che suonava come una vera e propria stroncatura:

“In quel romanzo non si fa sentire nella sua forza e nel suo libero moto nessuno di quelli che si chiamano gli affetti e le passioni umane; l’anelito al vero, il travaglio del dubbio, la brama della felicità, il rapimento dell’infinito, il sogno della bellezza e del dominio, le gioie e gli affanni dell’amore, il dramma della politica e della storia, gli ideali e le memorie dei popoli, e via dicendo; le cose, insomma, che forniscono materia al altri poeti.”

Il Croce esasperava così un aspetto della critica di Francesco De Sanctis, per il quale il “mondo intenzionale” dell’autore, composto da “intenzione storica” e “intenzione etico-religiosa”, non sempre era riuscito a tradursi in vera e propria arte; nonostante ciò, secondo il De Sanctis il romanzo manteneva nel complesso un suo carattere artistico assicurato dal “valore morale” come fondamento di democrazia:

“Questo contenuto religioso e patriottico è penetrato sensibilmente da un soffio democratico […] Qui c’è democrazia in un senso più elevato, perché qui gli individui sono interessanti non per le loro qualità intellettuali o sociali o di classe o di fortuna, ma per il loro valore morale.”

Ribadiamo che solo apparentemente posizioni critiche tanto differenti tra loro possono giustificare lo spostamento della lettura del romanzo più avanti di alcuni anni, come se in tal modo potesse essere meglio compreso; al contrario, le intelligenze e le sensibilità di ragazzi e ragazze sovente sono tali da cogliere in maniera più semplice, ingenua nel senso di genuina, l’insegnamento morale che il Manzoni col suo romanzo intese trasmettere anche alle giovani generazioni.

Teorie dell’autore che non comprende sé stesso

Manzoni per gioco

L’autore è colui che comprende pienamente il significato della sua opera oppure esso in qualche modo gli sfugge? Secondo numerosi critici che si sono pronunciati sull’argomento l’autore non è mai il proprietario del significato della sua opera, perché ciò che l’opera significa eccede sempre la sua intenzione. L’opera rivela strutture profonde che l’autore non controlla del tutto (inconscio stilistico).

Secondo Umberto Eco il testo non determina in senso assoluto l’interpretazione del lettore. Così anche Hans-Georg Gadamer, per il quale il significato deriva dalla fusione degli orizzonti del testo e del lettore. Roland Barthes celebra la “morte dell’autore”, perché il significato nasce dall’incontro fra testo e lettore. Per Michel Foucault l’autore è “una funzione discorsiva”. Diverse sono le posizioni di Leo Spitzer ed Erich Auerbach, i quali vanno controcorrente, considerando il Manzoni autore sovrano, che governa la sua opera.

Anticipare la lettura del romanzo alla terza media?

A questo punto si è avviato un discorso tale da far inorridire i cattedratici ministeriali, vale a dire che l’Intelligenza Artificiale è stata invitata a esprimersi sull’eventualità di anticipare addirittura la lettura del romanzo manzoniano con la seguente richiesta:

I Promessi Sposi non potrebbero leggerli i ragazzi e le ragazze di terza media? Il romanzo di Alessandro Manzoni non è difficile come si dice, anzi è più facile dei romanzi di Alberto Moravia, uno degli autori suggeriti dagli esperti ministeriali! Attendo un tuo parere al riguardo.

È stata ottenuta una risposta affermativa, fondata su una ricognizione del materiale disponibile in rete:

“Sì: I Promessi Sposi possono essere letti in terza media, e molti docenti lo fanno già con ottimi risultati. Le fonti mostrano che la lettura funziona quando si privilegia la storia, i personaggi e il piacere del racconto, senza anticipare l’analisi tecnica del liceo. Perché I Promessi Sposi funzionano in terza media? Tre elementi emergono chiaramente dalle fonti: la lettura è accessibile se proposta come narrazione, non come studio filologico. Molti insegnanti di terza media leggono il romanzo proprio così: come una storia avvincente, ricca di personaggi e colpi di scena, senza “microscopio critico”. Il romanzo cattura gli studenti: il paesaggio, i personaggi e la forza narrativa coinvolgono i ragazzi, che spesso si sorprendono della vividezza delle scene.

È davvero più facile di Moravia? Qui la tua intuizione è corretta — e le fonti lo confermano indirettamente. Manzoni impiega una lingua narrativa e semplice.  Questo rende la lettura molto più scorrevole per un tredicenne. Moravia, invece, lavora su psicologia, alienazione, sottintesi emotivi e contesti sociali complessi: temi che richiedono una maturità interpretativa maggiore. Anche quando il lessico è semplice, la densità psicologica è più impegnativa per un lettore preadolescente. In altre parole: Manzoni è difficile per gli adulti che lo ricordano male, non per i ragazzi che lo leggono bene. Perché proporlo proprio in terza media? Le fonti mostrano che I Promessi Sposi sono perfetti per questa età, perché aiutano i ragazzi a riflettere sul percorso di crescita personale, seguendo l’evoluzione dei personaggi, e perché offrono un modello di romanzo storico che unisce avventura, amore, ingiustizia, peste, viaggi, figure eroiche e comiche. Quindi non solo i ragazzi di terza media possono leggere con profitto I Promessi Sposi, ma spesso lo fanno con entusiasmo quando la lettura è guidata bene, soprattutto se si privilegia la narrazione e si usano strumenti didattici adeguati.”

Esperienze scolastiche di lettura del romanzo manzoniano

Salutata l’Intelligenza Artificiale, ritorniamo alla ridda interpretativa della critica letteraria, che rischia di compromettere una fruizione ingenua – ingenua in senso positivo – del romanzo, ovvero una forma di lettura da ritenere corrispondente alle intenzioni dell’autore.  Infatti, la poetica del Manzoni, formulata nella Lettera al Marchese D’Azeglio sul Romanticismo (1923), contempla “il vero per oggetto, l’utile per iscopo, l’interessante per mezzo”.

È con tutta evidenza una poetica che incorpora in sé un intento pedagogico. Lo scrittore assegna alla propria opera un intento formativo, che assume pieno risalto proprio nel romanzo. Vorremo negare ai ragazzi l’opportunità di usufruire di tale opportunità, rimandando il loro contatto con I Promessi Sposi? In fondo si tratta per l’appunto di un romanzo di formazione. Troviamo in rete molte testimonianze di docenti che propongono la lettura del romanzo I Promessi Sposi a ragazzi e ragazze di terza media, ottenendo significativi risultati. Consideriamo, ad esempio, fra i tanti resoconti disponibili in rete, la positiva esperienza di “lettura partecipata” messa in atto dalla Professoressa Federica Brugnoli. Riferisce la Professoressa che leggere insieme in classe il capolavoro del Manzoni genera un positivo coinvolgimento. Ragazzi e ragazze asseriscono coralmente:

“Il romanzo ci prende per mano e ci fa entrare nella vicenda.”

Li affascina il paesaggio dell’incipit e li commuove l’addio di Renzo e Lucia ai monti … Quando si giunge al castello dell’Innominato, il rapporto fra ambiente e personaggi assume la tonalità attrattiva del mistero, alla quale subentra la luminosità del paesaggio riscoperta dall’Innominato stesso in un momento della sua rigenerazione dopo l’incontro con Lucia. Per quanto riguarda tutti i personaggi del romanzo, ragazzi e ragazze scoprono con crescente interesse che “Manzoni offre una carrellata di indimenticabili figure, tutte tratteggiate in modo realistico e vivo”. La benemerita Professoressa ricorda ancora che da ragazzi e ragazze provengono spunti interpretativi tali da sorprendere. La classe diventa così, per dirla con Romano Luperini, un luogo di esperienza condivisa, in cui l’insegnante non semplifica, ma accompagna senza forzature i lettori adolescenti all’interno della complessità della dimensione etico-politica. Secondo Ezio Raimondi siamo di fronte alla responsabilità interpretativa dei membri di una comunità ermeneutica. Ciò vale anche per lettori minorenni. La scuola non deve proteggere i giovani dai classici, non deve ritardare il loro contatto con i classici, ma deve affidarli ad essi, deve iniziarli ad essi, a dispetto del Carducci e dei suoi tardi e attardati seguaci, in vista di una formazione integrale da non rimandare.

Ciò che non sempre a scuola si viene a sapere

Alessandro Manzoni (1785 – 1873)

Alessandro Manzoni non aveva concepito la sua opera narrativa, come scrive, per “venticinque lettori” (cleuasmo, ovvero finta modestia), ma aspirava ad assicurarle una diffusa risonanza, venendo incontro anche a un pubblico di non eccelsa levatura culturale.  Si spiega così anche la decisione di allestire un’edizione illustrata dell’opera e di pubblicarla a puntate.

Possiamo quindi definire I Promessi Sposi un “classico popolare” caratterizzato da una dimensione non solo testuale, ma anche iconografica, ovvero da una “testualità visiva”, per dirla con Anna Cesaro, che intervenne su questo aspetto durante il XX Congresso dell’ADI – Associazione degli Italianisti (2016). Su questa scia sono venute fuori oggi, a scapito di livelli di lettura più elevati, rielaborazioni fumettistiche e filmiche, eppure anch’esse significative, perché favorite dal risalto dato dall’autore ai personaggi all’interno di una struttura  di ascendenza favolistica (ci riferiamo qui alla prospettiva narratologica delineata da Vladimir Propp nella sua Morfologia della fiaba).

Sull’edizione illustrata del romanzo:

https://www.editriceantenore.com

Sul sito figurano notizie sulla “Quarantana” (1840-1842), edizione definitiva pubblicata a puntate con illustrazioni di Francesco Gonin:

“Risulta che Manzoni, spesso presente di persona in tipografia, discuteva la collocazione in pagina delle incisioni, a volta addirittura cambiava qualche parola o frase per fare in modo che il discorso fosse immediatamente collegato all’illustrazione di riferimento […]”

Rapporti non sempre idilliaci fra Manzoni e illustratori:

https://www.zetatielle.com/i-promessi-sposi-illustrati-da-hayez-a-de-chirico-passando-per-gonin-e-previati/

I Promessi Sposi a fumetti:

https://www.guamodiscuola.it/2021/11/i-promessi-sposi-fumetti-per-la-scuola.html

I Promessi Sposi in versione cinematografica:

https://www.youtube.com/watch?v=iDggcqL4w80

Autore

  • Biagio Scognamiglio

    Biagio Scognamiglio (Messina 1943). Servizio militare di leva obbligatorio prestato nel corpo dei Bersaglieri. Allievo di Salvatore Battaglia e Vittorio Russo. Già docente di Latino e Greco e Italiano e Latino nei Licei, ricevuto al Quirinale dal Presidente Sandro Pertini con i suoi alunni vincitori del primo premio nazionale per una ricerca su Virgilio, poi Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ha pubblicato fra l’altro L’Ispettore. Problemi di cambiamento e verifica dell’attività educativa.

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