L’attuale e pervasiva emergenza culturale e la “teatrocrazia” che contamina persino pedagogia e matematica.
Gustavo Zagrebelsky è una voce autorevole e ben nota. Recentemente, nel corso della trasmissione televisiva condotta da Massimo Gramellini su La7, di cui è ospite atteso, ha definito l’attuale periodo storico come un’epoca di emergenza culturale. Si tratta di un’emergenza che permea ogni aspetto della vita del Paese: dal livello scivoloso della cultura accademica alla dilagante “teatrocrazia” (l’apparire che sostituisce l’essere) di cui si è vestita la politica.
Questa analisi ci trova pienamente concordi, poiché riscontriamo la medesima deriva nella scuola e persino in una disciplina come la matematica, il regno dove chi vi appartiene è sempre stato ritenuto capace di distinguere il matematicamente vero dal matematicamente falso. Oggi, purtroppo, non sembra più così: la teatrocrazia descritta da Zagrebelsky pare aver conquistato anche la regina delle scienze.
Già anni fa la stampa, analizzando le indagini comparative nazionali e internazionali sugli apprendimenti, coniò l’espressione “emergenza matematica”. Un Ministro lanciò (2007) persino una campagna per combatterla, osservando come i bassi risultati degli studenti, sull’intero territorio nazionale, fossero l’unica cosa capace di unire gli italiani: la matematica ci univa nell’ignoranza dal Nord al Sud.
Oggi, però, l’emergenza è mutata: non è più solo educativa, è culturale. Non riguarda più soltanto i risultati degli studenti, ma investe chi l’insegnamento lo progetta. Il segnale più evidente — e più allarmante — risiede nella qualità dei documenti ministeriali. Le Nuove Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo contengono errori che, seppur denunciati, non destano curiosità né indignazione. Forse perché non vengono compresi. E questo avviene anche ai livelli più alti, inclusi i percorsi di laurea in Scienze della Formazione Primaria che dovrebbero sviscerarli. È su tali errori che vogliamo basare l’educazione delle future generazioni?
Un esempio: Programmi d’insegnamento e Indicazioni Nazionali precedenti avevano sempre prescritto la conoscenza del numero naturale nei suoi due aspetti: “ordinale e cardinale”. Le Nuove Indicazioni, invece, portano questi aspetti da due a tre: ordinale, cardinale e ricorsivo. Per un misterioso sortilegio pedagogico spunta fuori un terzo aspetto e “un’altra” matematica. Un colpo di teatro! Ne abbiamo già discusso su queste pagine, ma la questione cade nel vuoto. È un errore tecnico, ma nessuno sembra accorgersene; anzi, “fa scena”, assecondando perfettamente la logica della teatrocrazia.
Altrettanto perplessi lasciano certi passaggi dal sapore pseudo-filosofico:
“Il fatto che il teorema di Pitagora, nel sistema assiomatico della geometria euclidea piana, fosse vero 2500 anni fa, sia vero oggi e continuerà ad esserlo per l’eternità…”.
Perché quell’inciso: nel sistema assiomatico della geometria euclidea piana? Siamo di fronte a un caso di iper-correttismo terminologico: un tentativo di precisione che, paradossalmente, tradisce una comprensione debole della natura della verità matematica. Certamente non significa che fuori da un sistema assiomatico il concetto di “verità” matematica perda di significato (sarebbe come dire che “il cavallo è un quadrupede nel sistema biologico dei mammiferi”). Si avverte il goffo tentativo di nobilitare l’affermazione con un linguaggio tecnico che, però, ne svuota il senso profondo e risulta del tutto inappropriato.
L’errore è grave e il riferimento temporale ai “2500 anni fa” lo aggrava, poiché storicamente impreciso. La geometria diventa sistema assiomatico con gli Elementi di Euclide intorno al 300 a.C. Pitagora è vissuto prima, e il teorema che porta il suo nome era vero — indipendentemente dalla sistemazione assiomatica — ancor prima di lui: ovvero quando il sistema assiomatico non esisteva affatto.

Farnesina Lincei
Questa è l’attuale “emergenza”: l’uso di una terminologia scientifica ostentata a sproposito, che maschera una confusione concettuale preoccupante, resa ancor più evidente nel paragrafo “Perché si studia la matematica“ proprio da chi dovrebbe tracciare le linee guida dell’istruzione nazionale.
Com’è possibile che errori così grossolani lascino indifferente la comunità matematica italiana? Quando questi documenti verranno letti all’estero, quale immagine ne trarrà la comunità scientifica internazionale? E cosa fanno le agenzie preposte alla formazione dei docenti? Cosa fa l’Accademia dei Lincei, dove l’attuale Ministro inscenò, il 23 marzo del 2023, l’inizio del cambiamento dell’insegnamento della matematica nelle scuole italiane? È forse questo il risultato?
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