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Ricordiamo Ugo Piscopo

Di Ugo Piscopo intellettuale impegnato nel sociale, poeta, amico, non possiamo parlare e scrivere se non al presente.

In lui convivono diverse dimensioni, che lo rendono intellettuale completo.

Una sua dimensione, che possiamo definire accademica, consiste in un’apertura all’universalità del sapere sempre applicata alla ricerca, sempre puntuale, sempre illuminante. Un’accademia, quella di Ugo, da intendere nel senso nobile del termine, come diametralmente opposta ad ogni esercizio pretenzioso e astratto, arrogante e inconcludente. Animato da una serietà esemplare, scrupoloso nel vaglio delle fonti, felicemente creativo, Ugo non resta chiuso in se stesso, ma è sempre aperto al confronto, al dialogo, alla solidarietà culturale in incontri sia ufficiali che privati.  E ciò oltre ogni confine.

Ad esempio, Günter Berghaus,  ricercatore di livello all’Università di Bristol, si rivolge ad Ugo per approfondire le sue conoscenze sul Futurismo.

Lo studioso tedesco sa infatti che Ugo quale esperto del Futurismo è un’autorità in campo internazionale. Ugo, che aveva scelto di pubblicare le sue ricerche in proposito sul Periodico di Matematiche, l’organo di stampa della Società Italiana di Scienze Matematiche – Mathesis, gli invia il link: matmedia.it

Che Ugo abbia reso reperibili questi suoi saggi sul sito di Matmedia, avendo in mente anche di arricchirlo con la realizzazione del progetto di una nuova estetica, è motivo di orgoglio per tutti quanti collaborano a questo sito.

Per lui il rapporto tra Futurismo e matematica, preludio alla nuova estetica, costituisce un apporto prezioso a un insegnamento rinnovato. Insegnamento in piena sintonia con i propositi di Matmedia, indirizzati verso la scoperta o riscoperta di legami fra discipline umanistiche e scientifiche, come fra italiano e matematica, latino e matematica, and so on.

Ugo è saggista, narratore, drammaturgo, poeta.

Autore di testi su scrittori contemporanei, su diverse realtà del Mezzogiorno, sul teatro popolare napoletano, sulla  scuola italiana fra le due guerre, ha scritto anche opere teatrali, e quant’altro. Gli si devono utili libri di testo scolastici. Come poeta predilige lo haiku, tre versi liberi, componimento lirico in auge in Giappone e ripreso anche da autori non giapponesi come Jorge Luis Borges. Per una rassegna più completa si digiti Ugo Piscopo opere in google.

Un’altra dimensione di Ugo è quella militante, impegnata nel sociale.

Memorabile è un suo pregresso intervento su la Repubblica, ricordato di recente anche da Guido Trombetti,  concernente la  “crescita culturale delle giovani generazioni” nel Mezzogiorno e a Napoli. Ugo scriveva fra l’altro:

“Tutta la società meridionale, non soltanto la scuola, deve essere chiamata in causa per innalzare il livello culturale dei giovani del Mezzogiorno sapendo che dove la società è in  via di imbarbarimento non vi può essere una scuola viva e costruttiva […] Bisogna estendere lo sguardo ai non garantiti che nel Sud sono tanti […] ai quartieri dove la cultura dominante è quella della violenza e della brutalità e dove la cultura istituzionale è disprezzata e perfino irrisa […] I processi di apprendimento si mettono in  essere in famiglia […]”

Ugo, pur essendo favorevole ai patti stipulati dai politici per la rinascita culturale del Sud, teme che le iniziative messe in cantiere finiscano col risolversi in mere chiacchiere.

Timore derivante da un disincantato realismo. Siamo di fronte alla fede diffidente di un intellettuale che crede nella ragione e constata il dilagare dell’irrazionale. Il disincanto e la diffidenza però non escludono l’impegno, anzi rafforzano la volontà di impegnarsi. Quanto più aleatoria appare l’utopia, tanto più necessario si palesa il compito di adoperarsi nell’intento di attuarla. Dallo sdegno per l’inerzia o il finto attivismo delle istituzioni scaturisce la denuncia. La scuola da sola non può risolvere i problemi. La società intera è tenuta ad affrontarli e i mezzi per avviarli a soluzione sono di competenza della politica. Una politica che non di rado delude, venendo meno ad ogni promessa, vuoi per insipienza, vuoi per interesse.

V’è ancora un’altra dimensione di Ugo: quella dell’amico.

Per esprimerla, leggiamo nel suo pensiero. Ci suggerisce di ricorrere al De amicitia di Cicerone. L’amicizia, dice Cicerone, è il colloquio in cui consiste la conoscenza reciproca e si realizza la vera vita:

“Quid dulcius quam habere quicum omnia audeas sic loqui ut tecum? Verum enim amicum qui intuetur, tamquam exemplar aliquod intuetur sui. Quocirca et absentes adsunt et egentes abundant et imbecilli valent et, quod difficilius dictu est, mortui vivunt; tantus eos honos, memoria, desiderium prosequitur amicorum […]”

(Che cosa c’è di più dolce dell’avere un amico con cui ardire di parlare come con te stesso? Chi guarda l’amico, guarda una sorta di  immagine speculare di sé. Così gli assenti sono presenti, gli indigenti ricchi, i deboli forti e, cosa più difficile a dirsi,  i morti vivono, tanto grandi li seguono l’onore, il ricordo, il rimpianto degli amici.)

L’amicizia non deve essere intesa soltanto come un legame fra pochi. Costituisce il fondamento della civile convivenza. Si risolve nel bene supremo:

“Quod si exemeris ex rerum natura benevolentiae coniunctionem, nec domus ulla nec urbs stare poterit. […] Quae enim domus tam stabilis, quae tam firma civitas est, quae non odiis et discidiis funditus possit everti? Ex quo quantum boni sit in amicitia iudicari potest.”

(Se avrai tolto dalla natura il legame del volersi bene, nessuna casa o città potrà restare in piedi. Infatti quale casa è così stabile, quale città così solida, che non possa essere demolita dalle fondamenta a causa degli odî e delle discordie? Da ciò si può giudicare quanto bene vi sia nell’amicizia.)

Questa è la sublime lezione del nostro Ugo dalla sua celeste cattedra: impari ogni essere umano a  riconoscere il valore universale dell’amicizia, altrimenti sarà al di sotto di ogni animale subumano. (Emilio Ambrisi – Biagio Scognamiglio)

 

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