L’Educazione civica del MIM e l’idea di patria. La Costituzione e la Storia. Giuseppe Mazzini e patria e potere nella canzone di Franco Battiato. Se e come l’amor di patria possa essere insegnato.
“Non sum uni angulo natus, patria mea totus hic mundus est” – (Lucio Anneo Seneca, Epistulae ad Lucilium, III, 28)

Italia, image creator
Quale modello di patriottismo?
Sul sito di Tecnica della Scuola in data 09.08.2024 Pasquale Almirante si rifà a un’intervista rilasciata dal Ministro dell’Istruzione e del Merito al quotidiano Il Messaggero, nel corso della quale l’intervistato ricollega l’amor di patria alla Costituzione della Repubblica Italiana e definisce così il patriottismo:
“Significa senso di appartenenza a una comunità, consapevolezza di una storia, condivisione di valori fondamentali, che sono anche il presupposto per una positiva integrazione degli stranieri all’interno della nostra comunità, che comincia fin dai primi anni di scuola.”
In relazione all’amor di patria il Ministro nell’intervista insiste sulla cultura del lavoro, sull’importanza della crescita economica grazie alla proprietà privata e all’impresa, sull’educazione finanziaria. Per inculcare i valori patriottici insegnanti di varie discipline dovranno dedicare trasversalmente 33 ore all’anno a tali aspetti dell’educazione civica.
Perplessità di fronte all’idea ministeriale di patria
Sul quotidiano Domani del 12.08.2024 l’economista Nicola Lacetera si esprime sull’intenzione dell’attuale Ministro dell’Istruzione e del Merito di “ridefinire l’insegnamento dell’educazione civica mettendo al centro l’amore per la patria”, chiedendosi se si tratti di un modello patriottico democratico oppure assolutistico. Sull’edizione online del medesimo quotidiano in data 26.08.2024 Francesca Fulghesu, caporedattrice della Tigre di carta online, nell’articolo Più precaria, aziendalista e punitiva: bentornati alla scuola di Valditara si sofferma fra l’altro sulle “nuove linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica […] le cui parole chiave sono […] l’individuo, la patria e l’azienda”.
Sul Fatto quotidiano online in data 29.08.2024 Alex Corlazzoli nell’articolo Educazione civica, il Consiglio superiore della pubblica istruzione boccia le nuove linee guida di Valditara riferisce che il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, nell’esprimere il suo parere consultivo, ha rinviato al mittente lo schema di decreto, ritenendolo retorico e prescrittivo, nonché manchevole circa il fondamento dell’educazione civica per il mancato riferimento al rapporto fra individuo e collettività.
I rilievi del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione
Secondo alcuni commentatori il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione avrebbe impartito al Ministro una “lezione di educazione civica” con questo suo parere:
“Il testo delle nuove Linee guida risulta in alcuni passaggi appesantito, anche da espressioni retoriche, in maniera poco funzionale allo scopo di accompagnare le istituzioni scolastiche nella costruzione del curricolo di Educazione civica. […] In relazione alle numerose e rilevanti criticità evidenziate e alle osservazioni formulate, il CSPI non può esprimere un parere favorevole sullo schema di decreto in oggetto e invita l’Amministrazione a rivederlo alla luce delle argomentazioni fin qui illustrate.”
Ai rilievi di carattere linguistico, concernenti il tono fortemente prescrittivo delle Linee guida in contrasto con l’autonomia da riconoscere in concreto alle scuole, sono quindi da aggiungere quelli di carattere contenutistico, dal momento che l’amor di patria viene collegato alla cultura d’impresa secondo l’andazzo aziendalistico che si vuole imporre alla formazione delle giovani generazioni.
Significati del termine patria
Spostandoci sul piano squisitamente linguistico, notiamo che fra i diversi significati del termine patria, aggettivo femminile sostantivato dal latino (terra) patria, il Vocabolario Treccani online registra i seguenti:
“[…] Il territorio abitato da un popolo e al quale ciascuno dei suoi componenti sente di appartenere per nascita, lingua, cultura, storia e tradizioni […] Con significato più ampio, il complesso degli uomini che abitano tale territorio e che sono accomunati da tutto un insieme di istituzioni, tradizioni, sentimenti, ideali, e simili […]”
Se si vuole precisare come il significato del termine patria si sia concretizzato storicamente, una delle testimonianze da prendere in considerazione è senza dubbio quella di Giuseppe Mazzini, autore del saggio Dell’amor patrio di Dante che risale al 1827.
“In tutti i suoi scritti, di qualunque genere essi siano, traluce sempre sotto forme diverse l’amore immenso, ch’ei portava alla patria; amore, che non nudrivasi di pregiudizietti, o di rancori municipali, ma di pensieri luminosi d’unione, e di pace; che non ristringevasi ad un cerchio di mura, ma sibbene a tutto il bel paese, dove il sí suona, perché la patria d’un italiano non è Roma, Firenze, o Milano, ma tutta l’Italia.”
Contro ogni antistorico disegno di ritorno ai dialetti il Mazzini collegava indissolubilmente la lingua italiana comune all’amore per la patria non spezzettata regionalisticamente, ma considerata nella sua unità:
“(Dante) dimostra la vera favella italiana non esser Tosca, Lombarda, o d’altra Provincia; ma una sola, e di tutta la terra “ch’Appennin parte, e ‘l mar circonda, e l’alpe”. Insegnando a’ suoi coetanei, come questo idioma illustre, fondamentale non aveva nessun limite, ma si facea bello di ciò, ch’era migliore in ogni dialetto, egli cercava di soffocare ogni contesa di primato in fatto di lingua nelle varie provincie, ed insinuava l’alta massima, che nella comunione reciproca delle idee sta gran parte de’ progressi dello spirito umano.”
Quanto al patriottismo, il Vocabolario Treccani on line lo definisce così:
“patriottismo (non com. patriotismo) s. m. [der. di patriot(t)a, sull’esempio del fr. patriotisme]. – Sentimento di amore, obbedienza e devozione verso la patria: p. vero, falso, ostentato; dare prova di patriottismo.”
Il patriottismo in Russia
Rosanna Castelletti, inviata a Mosca, nell’articolo “Il Wiki russo è un mondo di fake” (il Venerdì di Repubblica, n. 1901/23.08.2024) riferisce su RuWiki, alternativa “patriottica” a Wikipedia, e Riccardo Ricci, inviato a Mosca, su la Repubblica del 23.08.2024 nell’articolo “Da lealtà a eroismo. Nella Russia di Putin il lessico patriottico si insegna a scuola” chiarisce che gli insegnanti di russo in base alle nuove linee guida della loro pubblica istruzione dovranno inculcare negli studenti un lessico patriottico, per renderli pronti a sacrificarsi per la patria da difendere: a tale scopo sono prescritte apposite lezioni settimanali. In proposito, Stefano Bartezzaghi scrive fra l’altro che l’amor di patria “si è mescolato e potenziato in termini di amor di parola”:
“[…] Il regime di Vladimir Putin si rivolge ai bambini per dire che devono amare una cosa chiamata patria, esserle devoti (qualsiasi cosa la patria stessa faccia a loro o ai loro cari) e mettersi al suo servizio e difenderla anche a costo di rimetterci la pelle.”
Per difendere la propria patria, Vladimir si dichiara pronto in caso di aggressione a usare le armi atomiche.
Patria e potere
Il rapporto fra patria e potere è trattato in termini di protesta contro ogni dittatura in questa canzone di Franco Battiato:
“Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore…
ma non vi danno un po’ di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà,
non cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà,
sì che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po’ da vivere…
La primavera intanto tarda ad arrivare.”
La patria nella Costituzione della Repubblica Italiana
Nell’ambito dell’educazione civica, non scollegata da tutte le discipline, si potrà notare che il concetto di patria ricorre una sola volta nella Costituzione italiana, precisamente nell’articolo 52. Questo articolo riguarda il dovere di difesa della patria, sancendo l’obbligo per tutti i cittadini di contribuire, nei modi stabiliti dalla legge, alla difesa del Paese. Ecco il testo dell’articolo 52:
“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e nei modi stabiliti dalla legge. L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.”
In questo contesto, la patria è intesa come la nazione, come il paese che i cittadini hanno il dovere di difendere allorché potenze straniere in armi lo aggrediscano. Si tenga presente anche l’articolo 11 della nostra Costituzione, in cui oltre al ripudio della guerra come strumento di offesa risalta il richiamo a limitazioni di sovranità all’interno del contesto internazionale:
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”
Patriottismo e localismo
Sul Corriere della sera il 26 settembre 2024 Aldo Cazzullo, nel rispondere al quesito di un lettore sulle forme di Stato centralizzato e di Stato federale, conclude così:
“E in fondo la vera misura del localismo italiano non è la Regione; è il campanile. Le nostre piccole patrie non sono le regioni, ma le città.”
Due giorni dopo sul medesimo quotidiano, avendo un altro lettore contestato la sua affermazione, Aldo Cazzullo ritiene di dover ribadire e precisare:
“Insomma, le vere piccole patrie sono le città. La nostra fortuna è che il legame con la piccola patria non è incompatibile con quello che ci unisce alla patria comune, l’Italia.”
Patriottismo e cosmopolitismo
Abbiamo ritenuto interessante conoscere la risposta di ChatGPT alla nostra richiesta di trattare i rapporti fra due visioni in apparenza inconciliabili:
“Il patriottismo e il cosmopolitismo rappresentano due visioni del mondo che spesso sembrano opposte, ma possono anche essere considerate complementari in certi contesti.
Patriottismo
Il patriottismo è l’amore e l’orgoglio per il proprio Paese. Si basa su un forte senso di appartenenza culturale, storica e politica verso la nazione di origine. I patrioti considerano la propria patria come un’entità speciale, degna di difesa e celebrazione, e credono che essa meriti una dedizione particolare da parte dei suoi cittadini. Tra gli aspetti chiave del patriottismo vi sono:
- Orgoglio nazionale: riconoscere e celebrare la storia, i successi, la cultura e i valori del proprio Paese.
- Difesa della patria: la volontà di proteggere la propria nazione, anche con il sacrificio personale, specialmente in situazioni di minaccia esterna.
- Identità nazionale: costruzione di un senso di comunità basato su lingua, tradizioni e istituzioni comuni.
Cosmopolitismo
Il cosmopolitismo, d’altro canto, è un ideale che vede tutti gli esseri umani come cittadini del mondo, con doveri e diritti che superano i confini nazionali. Questo concetto promuove un senso di appartenenza globale, in cui le differenze nazionali, culturali e religiose sono considerate secondarie rispetto all’unità dell’umanità. I cosmopoliti enfatizzano la cooperazione internazionale, la pace globale e la giustizia universale. Alcuni tratti distintivi del cosmopolitismo includono:
- Appartenenza globale: l’idea che la nostra prima lealtà dovrebbe essere verso l’umanità in generale piuttosto che verso una singola nazione.
- Tolleranza e apertura: un atteggiamento aperto verso culture, idee e tradizioni diverse, con una forte enfasi sul dialogo interculturale.
- Diritto universale: il riconoscimento di diritti umani che trascendono le leggi e le politiche nazionali.
Conflitto e complementarità
Il patriottismo, se portato all’estremo, può trasformarsi in nazionalismo, con il rischio di isolazionismo e intolleranza verso altri popoli. Il cosmopolitismo, d’altra parte, potrebbe essere accusato di trascurare le specificità locali e di promuovere una sorta di omogeneizzazione culturale. Tuttavia, possono anche essere visti come complementari. È possibile essere fieri della propria patria, difenderne i valori e al tempo stesso promuovere la cooperazione e la solidarietà internazionale. Ad esempio, molti pensatori e leader politici sostengono che il vero patriottismo dovrebbe includere anche una responsabilità verso il resto del mondo, unendo l’amore per la propria nazione a un impegno per la pace e la giustizia globali.”
Patriottismo, nazionalismo, sovranismo
Il patriottismo è un sentimento di attaccamento e affetto verso la propria nazione, la sua storia, cultura e tradizioni. È un sentimento positivo, legato all’appartenenza a una comunità e al desiderio di contribuire al suo benessere. Il nazionalismo è un’ideologia che esalta in modo eccessivo la propria nazione, spesso a discapito di altre. Può sfociare in un sentimento di superiorità nazionale e in un’intolleranza verso le differenze culturali. Un nazionalista tende a vedere gli altri paesi come una minaccia, a privilegiare gli interessi nazionali su quelli internazionali, a preferire alla democrazia il sovranismo. I sovranisti possono gloriarsi di trovare nello Zibaldone leopardiano queste asserzioni:
“La patria moderna dev’essere abbastanza grande, ma non tanto che la comunione d’interessi non vi si possa trovare, come chi ci volesse dare per patria l’Europa. La propria nazione, coi suoi confini segnati dalla natura, è la società che ci conviene.”
Per non dire poi dell’esaltazione heideggeriana di Blut und Boden, sangue e suolo, in consonanza col nazismo. A tal proposito, lo storico Federico Chabod nel suo studio L’idea di nazione argomenta:
“L’esaltazione del «sangue» e del «suolo», il trasformarsi dell’idea di nazione in quella di popolo come comunità di sangue, costituiscono la logica conclusione del modo «naturalistico» di valutare il carattere delle nazioni: che è, poi, il modo più primitivo e rozzo”.
Ius sanguinis, ius soli, ius culturae, ius scholae, ius Italiae
Sul quotidiano la Repubblica in data 2 settembre 2024 nell’editoriale “Culto del sangue e Ius scholae” Ezio Mauro prende in esame “l’idea bio-politica della nazione, che a fondamento del suo divenire non pone i diritti, la cittadinanza, la Costituzione e la libertà, ma ancora e sempre l’identità biologica originaria e perpetua da conservare e proteggere”. Di qui il rifugiarsi “nella catena etnico-genealogica, cercando una garanzia per la preservazione dei suoi valori sacri […] nella trasmissione generazionale tra padri e figli”. Fra i “valori sacri” rientra per l’appunto la patria.
Tuttavia, sul sito internet del quotidiano Domani il 23 settembre 2024 l’attivista Sara Tanveer nell’articolo “L’identità italiana va oltre un fumoso concetto di Patria” ricorda che alla “italianità” si contrappone storicamente “una reale composizione multietnica”. Al contrario, la “italianità” viene ricollegata piuttosto allo ius sanguinis, venendo riconosciuta solo a chi nasce da genitori italiani.
Per quanto riguarda lo ius soli, in base a un certo momento della legislazione in vigore non basta essere nato nel territorio italiano per ottenere la cittadinanza: chi è nato in Italia da genitori stranieri può chiederla soltanto a diciotto anni compiuti e la richiesta è per giunta oggetto di restrizioni, a meno che non si rientri nella possibilità di ottenere lo ius soli sportivo. Si è giunti in politica a discutere sullo ius culturae, poi ius scholae, e poi ancora sullo ius Italiae. Si tratta di stabilire a quali condizioni si possa concedere la cittadinanza italiana a chi sia nato in Italia da genitori stranieri.
Sulla questione della cittadinanza così si è espresso Michele Serra su la Repubblica del 25 settembre 2024 nell’articolo “Cittadinanza ovvero eguaglianza”:
“Cittadinanza è una bella parola. Nasce alla fine del Settecento ed ha come vigorosa levatrice la Rivoluzione Francese. Significa che ogni persona è uguale di fronte allo Stato, ha gli stessi diritti e gli stessi doveri. […] Cittadinanza non è etnia, non è razza. Non è religione, non è Nazione. Non è Dio, Patria, Famiglia. È un criterio di appartenenza e di consociazione molto più vasto, molto più giusto e assai meno divisivo. […]”
Se si osserva con attenzione l’illustrazione creata dall’Intelligenza Artificiale, si può notare che fra i cittadini italiani e le cittadine italiane di ogni età figura anche un soggetto extracomunitario, non si sa se integrato o in attesa di integrazione.
L’idea di patria nel pensiero complesso di Edgar Morin
Per il venerando studioso enunciare il termine patria significa assumersi un impegno e caricarsi di responsabilità di fronte al patrimonio culturale umano. Evocare semplicisticamente l’amor di patria entra in contrasto con la densità e lo spessore del campo semantico in cui esso va inserito: campo storico, geografico, sociologico, psicologico, antropologico, politico. Siamo in un terreno sul quale si rischia di cadere da una parte nel nazionalismo disposto allo scontro piuttosto che alla cooperazione o dall’altra nell’appiattimento di una globalizzazione tesa ad omologare le identità nazionali.
Si tratta invece di valorizzare ogni diversità in un clima collaborativo, che generi la consapevolezza di dover contribuire a creare un’identità planetaria, intendendo come patria comune la Terra stessa. Se l’idea di patria coincide con l’assetto di uno Stato-nazione estraneo all’interdipendenza fra le patrie, un nuovo ordine mondiale in cui possa realizzarsi la kantiana pace perpetua resta mera utopia.
La genesi del sentimento dell’amor patrio all’interno delle discipline
Alla luce di quanto fin qui passato in rassegna la prescrizione di 33 ore di insegnamento dell’amor patrio appare straordinariamente riduttiva oltre che divisiva. Il patriottismo italiano è un sentimento complesso e sfaccettato, profondamente radicato nella storia della nostra nazione, in quanto ha attraversato un lungo e complesso percorso storico, adattandosi alle diverse epoche e ai cambiamenti sociali. Questo percorso è presente da sempre nell’insegnamento delle discipline.
L’amor patrio, inteso in senso nobile, non strumentale, si va attivando e consolidando con spontaneità attraverso l’intero corso di studi, vale a dire che concepirlo di giorno in giorno e di anno in anno è simile allo stato nascente dell’innamoramento. Le sue origini risalgono a tempi antichi, ma è soprattutto a partire dal Risorgimento che questo sentimento ha acquisito una connotazione politica e sociale di fondamentale importanza.
L’idea di patria nella letteratura, nella storia, nella filosofia, nel diritto, nell’economia, nelle scienze, nella matematica, nella fisica, nelle arti figurative e musicali
Nello studio letterario si apprende che gli scrittori italiani fin dai tempi di Dante tendono a identificare la patria con il territorio italiano, inteso non solo come entità geografica, ma anche come sede di aspirazioni politiche unitarie, consolidandosi fino a configurarsi come un patriottismo razionale e sentimentale insieme. Si pensi al Foscolo, all’incipit delle Ultime lettere di Jacopo Ortis:
“Il sacrificio della patria nostra è consumato […]”
E ancora nei Sepolcri del Foscolo, carme tutto vibrante di patriottismo, viene esaltata la memoria dell’Alfieri raffigurato nell’amare la patria oltre la morte, giacché le sue “ossa – fremono amor di patria”. Di qui nel Risorgimento, che rientra fra gli argomenti del programma di storia, l’ideale della patria come nazione per la quale combattere fino a conquistarne l’indipendenza. Nel Novecento il patriottismo in nome di una comunione di valori democratici da costruire entra in contrasto con un esasperato culto della nazione: argomento che può essere affrontato, ad esempio, studiando i nostri filosofi all’epoca dei loro rapporti col fascismo.
Nel campo scientifico gli studenti vengono a contatto con i nostri grandi scienziati. Quanto al diritto e all’economia, non v’è chi non veda come siano campi in cui la patria viene a confrontarsi con altre patrie circa i sistemi giuridici ed economici. E che dire del patrimonio delle arti figurative e musicali con le quali l’Italia ha dato il suo splendido contributo alla cultura universale? Quanto alla matematica, può sembrare che non abbia nulla a che vedere col patriottismo, sennonché è fatta non solo di formule, ma anche di conoscenza delle figure che hanno dato il loro apporto creativo allo sviluppo della disciplina e con ciò hanno dato lustro alla patria, per non dire poi del loro impegno politico.
Matematica e patriottismo
Non è impossibile stabilire interessanti connessioni tra la matematica e il patriottismo. Anche i matematici italiani hanno contribuito e concorrono ad arricchire il patrimonio culturale che costituisce l’identità della patria. Per questo è importante non trascurare l’apporto della matematica come disciplina alla formazione di cittadini consapevoli della loro appartenenza al proprio paese. Fra i matematici patrioti possiamo annoverare Francesco Brioschi, Renato Caccioppoli, Luigi Cremona, Bruno de Finetti, Ennio De Giorgi, Lucio Lombardo Radice, Quintino Sella, Vito Volterra, che in momenti storici diversi sono stati animati dalle aspirazioni risorgimentali o dalle prese di posizioni antifasciste.
Sul sito di Prisma Magazine in data 13 luglio 2022 nell’articolo Matematici in prima linea: l’impegno civile e la passione politica dei matematici italiani Angelo Guerraggio mette in particolare risalto Francesco Brioschi. Laureato in matematica, prese parte nel 1848 alle Cinque giornate di Milano. Arrestato dagli austriaci e incarcerato, poi liberato dagli insorti, arruolatosi come garibaldino, fervente mazziniano, continuò a impegnarsi in politica, convinto di dover mettere la sua attività in campo culturale al servizio della patria, come fece anche da segretario del Ministero della Pubblica Istruzione nel 1861, poi da senatore del Regno, poi ancora da Presidente dell’Accademia dei Lincei. D’altra parte, occorre considerare che la matematica è un linguaggio universale, adatto a favorire la collaborazione tra persone di diverse culture e nazionalità; pertanto, è fondamentale evitare di strumentalizzarla per scopi nazionalistici.
Diverse idee di patria
Sul sentimento e sulla concezione della patria si sofferma Vittorio Emanuele Parsi nel suo importante contributo Madre Patria. Un’idea per una nazione di orfani nella collana dei Saggi Bompiani, opera edita nel 2023. Nella sua ampia trattazione l’autore ci ricorda come la nostra Patria, da “semplice espressione geografica” che era secondo il Metternich, sia nata grazie al sacrificio dei patrioti nelle guerre risorgimentali nel solco della libertà degli antichi (si pensi al motto oraziano “dulce et decorum est pro patria mori”). Sembra che questa genesi non sia più presente nella nostra “memoria collettiva”.
Si confrontano invece a partire dal Novecento due contrapposte visioni della patria, quella fascista e quella repubblicana. Richiamandosi fra gli altri anche a Ernesto Galli della Loggia, l’autore svolge un discorso prettamente politico, come del resto è inevitabile in sede storica, sulla qualità della nostra democrazia. Nel capitolo “L’eclissi della Patria: la Repubblica dei Partiti” pone ad epigrafe una frase di Machiavelli che spiega il sottotitolo del volume:
“Sempre che io ho potuto onorare la patria mia, eziandio con mio carico e pericolo, l’ho fatto volentieri […] E veramente colui, il quale coll’animo e coll’opera si fa nimico della sua patria, meritamente si può chiamare parricida […]”
Il discorso si svolge poi sia con valutazioni dell’operato dei politici presenti sulla scena italiana odierna, sia sul panorama internazionale che offre tremendi spettacoli di guerra, in cui i contendenti si fronteggiano ciascuno in nome della propria patria. A proposito della situazione italiana scrive l’autore:
“La Patria, la Madre Patria, è nostra, di noi cittadine e cittadini, che siamo sue figlie e sui figli. Non è dei partiti […]”
Cultura e politica
Alla luce di quanto fin qui delineato in modo alquanto esteso, sebbene in termini per forza di cose non esaustivi, riteniamo di dover ribadire che voler imporre 33 ore di studio dedicato all’amor di patria nei programmi da una parte è riduttivo, dall’altra spinge il discorso sul piano politico, anzi partitico. È lecito dunque far politica in classe? Se sì, la tematica dell’amor di patria imposta a livello ministeriale non sarebbe destinata a svilirsi all’interno di uno scontro di ideologie? Perché sminuire l’approfondimento delle ragioni più ampiamente culturali per cui la propria patria merita di essere amata? È a questo approfondimento che di anno in anno e di giorno in giorno i nostri docenti con i nostri studenti sono dediti, senza bisogno che qualcuno dall’esterno glielo ricordi.
Qualche riferimento
- tecnicadellascuola.it/educazione-civica-patria-rispetto-e-impresa-valditara-nessuna-ideologia-solo-buonsenso
- editorialedomani.it/idee/commenti/educazione-civica-riforma-valditara-patriottismo-scuola-pqq8xtue
- prismamagazine.it/2022/07/13/matematici-in-prima-linea-limpegno-civile-e-la-passione-politica-dei-matematici-italiani/
- miur.gov.it/documents/20182/0/Linee+guida+Educazione+civica.pdf/9ffd1e06-db57-1596-c742-216b3f42b995?t=1725710190643
- www.sardegna.istruzione.it/allegati/2020/L.92%202019%20-%20Insegnamento%20Educazione%20Civica.pdf
- Su Matmedia: Educazione civica e educazione politica
COMMENTS