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Dalle Indicazioni Nazionali: Perchè si studia la matematica

Le Nuove Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo e il paragrafo “perché si studia la matematica”. Aperta la consultazione sulla bozza, il vero successo sarà mantenerla aperta! Senza la fretta di chiuderla.

«Un documento pletorico, ridondante, esibizionistico».
«Probabilmente la discussione promessa si risolverà in un espediente per generare un consenso di facciata».
«Ci sono novità che non sono belle e alcune cose belle che però non sono nuove»*.

Sono alcune critiche a caldo sulla bozza di documento che il Ministero ha reso pubblico il giorno 11 marzo scorso, avviando saggiamente una consultazione che si spera possa essere condotta, altrettanto saggiamente,  senza la fretta di chiuderla ma coinvolgendo in modo pervasivamente istituzionale i principali addetti ai lavori: i docenti e i loro presidi.

È un’occasione da non perdere, legata ad un tema importante, intellettualmente e professionalmente, che va a toccare l’essenza stessa della scuola e del suo ruolo.

Nel testo pubblicato, le indicazioni relative all’insegnamento delle discipline previste dagli ordinamenti sono sviluppate in capitoletti contenenti i seguenti otto paragrafi:

  1. Perchè si studia ( italiano, matematica, scienze…,
  2. Finalità…,
  3. Competenze attese
  4. Obiettivi specifici di apprendimento
  5. Conoscenze
  6. Esempio di modulo interdisciplinare di apprendimento
  7. Suggerimenti metodologico-didattici
  8. Suggerimenti di possibili ibridazioni tecnologiche.

Questo accade per tutte le discipline e non c’è argomento che meriti maggiore attenzione collettiva.

Riguarda, infatti, il che cosa insegnare, come insegnarlo e con quali risultati attesi. Si tratta cioè di un tema che, dotato com’è di una sua purezza ideale, non contaminata dalla macchia della compravendita di corsi e titoli, può concorrere a risvegliare significato e spirito del fare ed essere scuola.

A chiarire maggiormente il senso di quanto detto, si può dire qualcosa in merito al capitoletto della Matematica e al suo primo paragrafo, quello del “perchè si studia” che peraltro è una novità: mai nessuna commissione** si era avventurata in un tale compito specifico, nè con riferimento ai programmi ministeriali nè alle Indicazioni nazionali:

Perchè si studia la matematica (testo elaborato dalla Commissione)

La Matematica ha ricoperto e continua a ricoprire un ruolo fondamentale nell’evoluzione della scienza. La sua storia si intreccia indissolubilmente con la storia del pensiero umano. Anzi, con il progresso delle conoscenze, l’affermazione di Galileo Galilei, il quale sostiene che la Matematica è il linguaggio in cui è scritto il libro della natura, appare perfino riduttiva.

Infatti, secondo la Meccanica Quantistica, la Matematica è intrinsecamente legata alla realtà che ci circonda: la natura collassa in uno stato specifico, potremmo dire nella realtà che siamo abituati ad osservare, solo a seguito di un esperimento. Prima può essere descritta solo dalla funzione d’onda, che è, appunto, una funzione Matematica. Le recenti scoperte neuroscientifiche ci rivelano che il pensiero matematico è innato nell’essere umano: gli infanti sono in grado di valutare la numerosità di oggetti fino a tre e sanno perfino eseguire addizioni e sottrazioni, sebbene, ovviamente, in un modo molto intuitivo e non formalizzato.

Proprio riflettendo su questo, Eugene Wigner ha scritto dell’irragionevole efficacia della Matematica nelle Scienze Naturali ed Ennio De Giorgi ha parlato di mistero. La Matematica è, inoltre, un linguaggio formale capace di distinguere il vero dal falso. Il Teorema di Pitagora, ad esempio, era vero 2500 anni fa, è vero oggi e lo sarà per l’eternità. Abituare lo studente, e quindi il cittadino di domani, a ragionare e a distinguere fra vero e falso, è senza dubbio una delle competenze più rilevanti e attuali di questa disciplina, in una società come quella di oggi, basata sui social network. dove le notizie giungono senza filtri, se non manipolate.

La Matematica, inoltre, è una disciplina trasversale. È presente in tutte le scienze ed è la base per l’Informatica, materia fondamentale per affrontare con consapevolezza un mondo sempre più digitale e sempre meno fisico. È essenziale che lo studente non solo sappia cogliere le opportunità offerte da questo nuovo mondo digitale, che si sta sempre più affermando, ma anche che sia consapevole dei rischi inevitabili che la tecnologia comporta. A tal proposito è necessario chiarire che “digitale” si riferisce alla rappresentazione di un dato mediante un simbolo che corrisponde direttamente al valore, mentre “informatico” si riferisce alla capacità di elaborazione automatica dei dati resa possibile dai metodi e dalle teorie dell’Informatica, che è una disciplina scientifica.

La novità dell’Informatica rispetto alla rappresentazione digitale dei dati è che essa consente di elaborarli in modo completamente automatico mediante l’utilizzo di un dispositivo (informatico), che funge da mero esecutore meccanico di un procedimento di calcolo ideato e progettato dall’uomo. Non è quindi sufficiente parlare genericamente di competenze digitali, ma è necessaria l’introduzione dell’insegnamento dell’Informatica nella scuola – già a partire dalla primaria –, poiché è questa la disciplina scientifica che fornisce i concetti ed i linguaggi indispensabili per comprendere appieno e per partecipare attivamente alla società digitale. Inoltre, la Matematica è trasversale anche nelle materie artistiche e umanistiche.

A titolo di esempio la musica si fonda sulle scale musicali, che sono nient’altro che proporzioni matematiche; l’arte si basa su simmetrie e sulla scienza della prospettiva; la sezione aurea e le geometrie non euclidee hanno influenzato le opere di numerosi artisti e, in letteratura, l’opera più importante, la Divina Commedia di Dante, si poggia anch’essa sulla Matematica e sui numeri (le tre cantiche, con 33 canti ciascuna, le tre fiere, i nove gironi, i nove cieli, e così via)Commissione Perla-Valditara

Perchè si studia la matematica (testo elaborato da ChatGPT) :

Si studia la matematica per molte ragioni, che spaziano dall’utilità pratica alla formazione del pensiero critico e alla comprensione profonda del mondo. Ecco alcune motivazioni fondamentali:

  1. Perché è il linguaggio della natura. La matematica descrive le leggi che regolano il mondo fisico: dalle orbite dei pianeti alle onde sonore, dalla crescita delle piante alle simmetrie dell’universo. È lo strumento con cui la scienza spiega la realtà.
  2. Perché sviluppa il pensiero logico e critico. Studiare matematica insegna a ragionare in modo strutturato, a riconoscere errori, a formulare deduzioni e a risolvere problemi complessi. È una palestra per la mente.
  3. Perché è utile nella vita quotidiana. Dalla gestione delle finanze personali alla comprensione delle statistiche nei media, dall’ottimizzazione dei tempi di percorrenza alla valutazione dei rischi: la matematica è ovunque nella vita di tutti i giorni.
  4. Perché è la base delle scienze e della tecnologia. Fisica, ingegneria, informatica, economia, biologia: tutte queste discipline si basano su strumenti matematici. Senza matematica, non avremmo computer, telefoni, GPS, intelligenza artificiale o cure mediche avanzate.
  5. Perché è una forma di bellezza e creatività. Molti matematici vedono la matematica come un’arte: teoremi eleganti, simmetrie perfette, strutture armoniose. Pensiamo, ad esempio, alla famosa identità di Eulero eiπ+1=0, che unisce cinque numeri fondamentali in un’unica equazione.
  6. Perché insegna a risolvere problemi. La matematica abitua a scomporre un problema complesso in passi più semplici, a cercare strategie alternative, a non arrendersi davanti alla difficoltà. Questa capacità è utile in ogni ambito della vita e del lavoro.
  7. Perché è un patrimonio della conoscenza umana. La matematica è una costruzione intellettuale millenaria, sviluppata da civiltà diverse nel corso della storia. Studiare matematica significa entrare in contatto con le idee dei più grandi pensatori di sempre.

In sintesi, si studia matematica perché è utile, formativa, universale, creativa e fondamentale per il progresso. E, per chi sa guardarla nel modo giusto, è anche affascinanteChatGPT

Il tema sviluppato da ChatGPT non è male; a qualcuno potrebbe apparire finanche più semplice e accettabile.

Ovviamente molto più profondo e complesso è il testo proposto dalla Commissione Perla-Valditara e dal gruppo coordinato dal prof. Vincenzo Vespri matematico dell’Università di Firenze e autore, tra l’altro del bel libro Le anime della matematica [VEDI]. D’altronde lo stesso ChatGPT che lo ha analizzato, ha concluso: “Il contenuto è molto interessante e offre una riflessione ampia e ben articolata sul ruolo della matematica. Con piccole correzioni per migliorare la precisione scientifica e la fluidità della lettura, il testo sarà ancora più efficace”.

Invitato a farlo ChatGPT ha fornito la sua versione revisionata, in verità molto bella, che comunque è inutile riportare atteso che chiunque può chiederglielo direttamente e così ottenere forse versioni anche migliori.

Perché questo discorso? E perché questo ricorso a ChatGPT?

Solo perché si ha l’impressione, anzi la convinzione, che il vero bisogno non sia avere un nuovo testo, altre 153 pagine, con altri nomi e modi per esprimere le stesse cose o introdurre differenze così sottili da risultare incomprensibili e confondere con “competenze attese” al posto di “traguardi per lo sviluppo delle competenze” e con suggerimenti e ibridazioni varie.

Quello che serve davvero è dare significato e valore a queste Indicazioni Nazionali, chiarendo cosa realmente sono o vogliono essere. Il punto non è avere un altro documento, scritto più o meno bene, ma portare il mondo della scuola a discuterne, a farne un tema centrale nel dibattito professionale e arrivare a condividere una stessa idea di Indicazioni Nazionali, cosa che dal 2001 non si è riusciti a costruire.

Se il Ministro sarà riuscito su questo, a mobilitare cioè l’Amministrazione centrale e periferica della scuola e le competenze professionali che vi sono rimaste, avrà raggiunto un obiettivo ben più importante di quello di mettere la firma su un altro documento: anche se scritto benissimo, nessuno lo considererà più di tanto. Non infiammerà le menti neppure nella fase del conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento o in quella della preparazione al concorso a cattedre.

NOTE

*L’ultima è di Italo Fiorin, il professore di pedagogia che aveva coordinato il lavoro delle Indicazioni 2012 che le “nuove” dovrebbero andare a sostituire presente al seminario organizzato dalla rivista Tuttoscuola a Firenze il 14 marzo scorso nell’ambito di Fiera Didacta.

**Si consiglia al riguardo di rileggere i programmi Laeng del 1985.

***si veda anche:

Aperta la consultazione sulle nuove Indicazioni Nazionali

 

Autore

  • Emilio Ambrisi

    Laureato in Matematica, è stato docente, dirigente scolastico e ispettore tecnico del Ministero dell’Istruzione. A partire dagli anni Ottanta ha partecipato alle tante commissioni ministeriali, tra cui quella dei “Quaranta” istituita dal ministro Franca Falcucci, incaricate della definizione dei programmi di insegnamento degli indirizzi sperimentali e, successivamente, delle Indicazioni Nazionali. Ha svolto numerosi incarichi ispettivi in Italia e all’estero e, dal 1997, ha curato la predisposizione delle prove ministeriali d’esame di maturità e di concorso. Dal 2008 al 2015 ha fatto parte del collegio di direzione della Struttura Tecnica del Ministero. Nel 1980/81 ha prestato servizio presso la Facoltà di Magistero di Roma (cattedra del prof. Mauro Laeng) incaricato di collaborare agli atti preparatori dell’indagine I.E.A., e per alcuni anni ha insegnato come professore a contratto presso le Università “Federico II” e “Vanvitelli” di Napoli. Dal 2009 al 2019 è stato Presidente nazionale della Mathesis e direttore del Periodico di Matematiche.

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