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Renato Caccioppoli, l’attrito della vita

Il libro di Lorenza Foschini, l’attrito della vita. Altri tasselli nel mosaico della vita, e della morte, di Renato Caccioppoli.

Un libro diverso da quelli che di solito ho tra le mani e dei quali inizio a leggere le prime pagine, per poi saltare a qualcuna interna, dopo a quelle conclusive, poi all’indice, poi ancora indietro, in un modo tutt’altro che ordinato e paziente. Questo invece è un libro che si presta e l’ho letto tutto, con ordine, senza salti, dalla prima all’ultima pagina. Alla fine ho letto, con interesse, anche l’indice dei nomi che vi ricorrono e con il quale il libro si chiude: in massima parte le donne e gli uomini della Napoli, nobile e intellettuale, del Novecento. Il libro è L’attrito della vita, in libreria dal giugno scorso, edito da La Nave di Teseo.

La vita è quella di Renato Caccioppoli “indagato” da Lorenza Foschini.

Il titolo completo è L’attrito della vita. Indagine su Renato Caccioppoli matematico napoletano. Un argomento non nuovo, già trattato in tanti altri libri, ma che Lorenza Foschini, giornalista e conduttrice televisiva, ha arricchito di ricordi di famiglia. L’autrice, infatti, è una parente. È figlia di Isabella Caccioppoli e la sua indagine riluce di questo legame di sangue che dettaglia fin dall’inizio con le genealogie dei due rami di Caccioppoli, quello di Giuseppe, medico autorevole, padre di Renato e di Ugo, e quello del cugino Francesco, suo bisnonno, astronomo e direttore dell’Istituto Navale di Procida.

Il suo, allora, è un Renato Caccioppoli ritratto da vicino, nell’intimità degli affetti e delle storie familiari. La lettura corre veloce, ma nella memoria lascia traccia dei personaggi, dei fatti e dei luoghi della vita sociale, politica e culturale nella Napoli che è teatro di quel singolare dramma esistenziale che ne è l’oggetto.

I personaggi sono tutti noti e importanti a cominciare dal “nonno” Michail Bakunin.

Nonno tra virgolette. L. Foschini svela ciò che in famiglia si sapeva ma si taceva: Carlo, Sofia (madre di Renato e di Ugo) e Maria non erano figli di Bakunin, che pur li aveva riconosciuti tali, ma figli dell’amante di sua moglie, Carlo Gambuzzi, anche lui napoletano.

I personaggi pervasivi della trama del libro sono però le donne.

Prima di tutte, Sofia e Maria, madre e zia; poi la bella, sfuggente, anticonformista, Sara Mancuso che Renato sposa nel 1939, sette mesi dopo l’esperienza del manicomio, e che lo abbandona dieci anni dopo per Mario Alicata, intellettuale comunista. E ancora: Francesca Spada che in una serata di pioggia passeggia con lui per via Roma con “un trench estivo, trasparente. Sotto, era completamente nuda”. Ornella Marzoli che Renato scherzosamente chiama “la mia irrisolta mugnaia”. Entrambe, Francesca e Ornella condivideranno con Renato e dopo di lui, il suicidio.

Dopo l’addio della moglie Sara, Caccioppoli ha avuto molte donne. Ornella Marzoli “bellissima ragazza con allure da indossatrice” è stata una delle sue fidanzate o aspiranti tali e così Paola Trapani, “la compagna di vacanze sulle Alpi svizzere” che alla fine sposa però il fratello Ugo. La data del matrimonio è il 30 aprile 1959. Renato si ucciderà l’8 maggio. Otto giorni dopo.

Ad una donna il libro deve anche il titolo.

È l’ottobre del 1958 e Paola Masino, compagna di Massimo Bontempelli, a Napoli per un congresso, rivede Caccioppoli. Dell’incontro scrive alla madre: “mi fa una gran pena e non mi meraviglierei che si uccidesse. Avrei dovuto aver più forza di resistenza e continuare a stare con lui tutto il giorno, ma dopo cinque ore della sua compagnia, mi sentivo spossata […] Perché a lui occorre rispondere e rispondere come lui desidera, altrimenti si inalbera, si offende, si ritrae in sé. È un uomo eccezionale, che non riesce a resistere all’attrito della vita, e che non fa più nulla per vivere […] E in più ha schifo di se stesso”.

Renato Caccioppoli (1904-1959)

Un’altra donna importante nella vita di Renato è Maria Del Re.

Con lei la Foschini ipotizza un rapporto che è più di una semplice amicizia. Comunque sia, quello con la Del Re è uno dei rapporti più duraturi mantenuti da Renato Caccioppoli. Maria Del Re è una matematica della quale si sa molto poco. Non figura neppure nell’elenco dei matematici italiani stilato da Francesco Giacomo Tricomi per il centenario dell’unità. Si sa però che si è laureata con Pasquale Del Pezzo nel 1922 e insegna Geometria all’istituto di Via Mezzocannone.  Della casa di Maria Del Re, Caccioppoli è uno dei più assidui frequentatori; con lui anche altri matematici vi si incontrano. In particolare, Gianfranco Cimmino  che conosce Caccioppoli da quando era ancora studente liceale e ne subisce il fascino e la passione per la musica e per la matematica.

Tra le donne comunque, anche nei pochi riferimenti del libro, svetta decisamente Sofia, la madre, che all’amore filiale unisce la saggezza e la cultura con le quali intesse e mantiene le relazioni di famiglia.

Come quando scrive a Giuseppe Toffanin per ringraziarlo dell’epitaffio scritto per il marito defunto o a donna Adele Croce perché solleciti il marito a sostenere la sorella Maria presa di mira dai fascisti. Con i Croce il legame deve essere stato molto solido e, da quel che scrive la Foschini, pare che la matematica a Benedetto Croce, contrariamente a quel che comunemente si crede, debba veramente qualcosa.   È il 1925. “Renato è alle prese con una tesina di laurea sui sistemi pfaffiani, ma è in crisi. Vorrebbe intraprendere la carriera di pianista o di direttore d’orchestra. Benedetto Croce, amico di famiglia, gli suggerisce: «Caccioppoli, continuate in matematica. Ci vuole un metodo che la passione non può dare. La musica sopravviverà»”.

Il 9 maggio, giorno del funerale di Caccioppoli, Napoli c’era tutta, e c’era, tra gli altri (questo non fa parte dei ricordi riportati nel libro) Carmine Di Siero (1934-2021) già studente di ingegneria, poi anche lui transitato a matematica e negli anni successivi docente di matematica e fisica al liceo Maiorana di Sessa Aurunca. Tra i più convinti e appassionati seguaci di Caccioppoli, con i suoi amici, tutti comunisti, C. Di Siero non ne perdeva una lezione: “era un divertimento. Parlava di tutto. La lezione di matematica durava solo un quarto d’ora. Poi erano risate e tutte cose serie”.  A Carmine Di Siero devo il racconto di tanti episodi che, a mia volta, mi sono divertito, negli anni dell’insegnamento, a raccontare ai miei studenti.

Ne riporto due. Il primo, per cogliere la differenza tra teorema e corollario. Teorema: chi è fesso è fesso. Corollario: non c’è rimedio! Il secondo è al bar dove Caccioppoli ordina due mezzi cognac. Questo episodio è presente anche nel libro ed è spiegato così da Renato Fiorenza: Al bar ½ più ½ fa più di 1, perché mezzo cognac è sempre più della metà di una porzione.

Matematici dell’istituto di Via Mezzocannone

Un altro a parlarmi spesso di Caccioppoli è stato Angelo Fadini (1910-1992).

In particolare dell’episodio collegato alla rivista La Ricerca. Aveva chiesto a Caccioppoli e ad altri dell’istituto matematico di via Mezzocannone di far parte del comitato scientifico della rivista senza dir loro però che ne avrebbe fatto parte anche Giulio Andreoli, all’epoca epurato dall’Università per i suoi trascorsi fascisti. All’uscita del primo numero, Fadini era molto ansioso, preoccupato delle possibili reazioni. Invece, nessuno commentò, neppure Caccioppoli, e di li a poco, anzi, Andreoli fu richiamato all’insegnamento universitario.

Questi ultimi sono ricordi personali riportati alla mente da una narrazione che non si vorrebbe abbandonare, chiudere con il libro oramai letto.

Una narrazione che Lorenza Foschini ha portato avanti aggiungendo altri “tasselli al mosaico della vita di Renato Caccioppoli”. Che è anche mosaico del mistero della scelta della morte per porvi fine. Scelte, di vita e di morte, inafferrabili, inspiegabili con le parole, come nell’esempio che la stessa Foschini riporta: “Caccioppoli mostra a un allievo il palmo della sua mano aperta. «Guarda», gli dice, «questa è la parola». Quindi gli indica il polso: «E questa è la vita». Poi muove la mano, nel tentativo impossibile di toccare il polso: «Vedi? La mano si avvicina al polso, ma non l’afferra mai. Così, la parola. La sfiora appena, la vita, ma non l’afferra».”

Autore

  • Laureato in matematica, docente e preside e, per quasi un quarto di secolo, ispettore ministeriale. Responsabile, per il settore della matematica e della fisica, della Struttura Tecnica del Ministero dell'Istruzione. Segretario, Vice-Presidente e Presidente Nazionale della Mathesis dal 1980 in poi e dal 2009 al 2019, direttore del Periodico di Matematiche.

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