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Ripensare la scuola

Ancora sul libro La vita insegna di Lucia Azzolina. Il capitolo Ripensare la scuola: una sfida da affrontare in Parlamento.

Della presenza in libreria del libro La vita insegna – Dalla Sicilia al Ministero, il viaggio di una donna che alla scuola deve tutto di Lucia Azzolina, Matmedia ha già dato notizia raccomandandone fortemente la lettura. Il libro, infatti, è un racconto che mancava e ci voleva: una storia vissuta da Ministro della scuola. Decisamente un’opportunità per il lettore: ripercorrere le vicende del sistema scuola negli ultimi due anni, sconvolti peraltro dall’insorgere della pandemia da Coronavirus. Ripercorrere vicende e momenti che hanno toccato la vita di milioni di persone da un osservatorio d’eccezione: le stanze più esclusive del palazzo della Minerva e l’intreccio dei rapporti di forza e di contraddizioni politiche, sindacali, mediatiche che quelle vicende e quei momenti hanno determinato.

A confronto di tanti libri che parlano di scuola fondandosi su verità solo immaginate o virtuali, come quelle “allo specchio” del ministro Patrizio Bianchi, questa è una storia concreta e umana.

Una storia di fatti che pirandellianamente la sicula Lucia Azzolina presenta non come un sacco vuoto, ma ben pieno delle passioni e delle ragioni di cui quei fatti sono il prodotto. Fatti, situazioni e idee che sono tuttora al centro del dibattito sulla scuola. Dall’insegnamento della filosofia, non cronologico, ma condotto per problemi e situazioni (metodo seguito peraltro da un eccezionale Alessandro Gassmann, professore nella seguitissima serie televisiva attualmente in onda), ai programmi di insegnamento che non sono più ministeriali, alla storia dei concorsi e della valutazione del merito, al corso di studi secondari di 4 o di 5 anni, al ruolo dei sindacati e di quello dei mezzi di comunicazione.

Le pagine del libro pongono sollecitazioni, tante e serie, che il ragionarci sopra diventa operazione che ne accompagna ad ogni istante la lettura. Si propongono solo alcuni esempi.

Il primo esempio riguarda la controversia con i sindacati circa i concorsi a cattedra. Una controversia che, a conti fatti, mostra che i sindacati, almeno in fatto di sostanza, non avevano tutti i torti. La ministra s’era intestardita in una politica del merito. Una selezione che è poi avvenuta attraverso batterie di test1 con risultati più che disastrosi soprattutto per il merito. Con un’aggravante di principio molto pesante: i test utilizzati non sono mai stati resi pubblici. Scelta che, al di là dello strumento test, è il più grave errore che si possa commettere: tenere secretate le prove attraverso le quali si vuole valutare il merito.

Come si fa a dare al Paese, agli aspiranti docenti, l’idea precisa di quale sia il merito che devono guadagnarsi? Per decenni in Italia si sono selezionati i docenti, quelli di matematica, ad esempio, sulla base della conoscenza delle curve algebriche e dell’abilità a risolvere problemi ad esse collegate. Temi criticabili quanto si vuole, ma tutti lo sapevano. Ogni tema proposto diveniva oggetto di studio per la preparazione al concorso. Oggi invece gli aspiranti docenti devono prepararsi a non rimanere spiazzati e sconfitti dalle sorprendenti richieste dei preparatori dei test. Un modo di fare, quello di secretare le prove, che tradendo la sua funzione, ammesso che l’abbia mai capita, ha adottato da tempo il cattivo Invalsi [VEDI].

Il secondo esempio attiene al capitolo che chiude l’esperienza da Ministro.

È il capitolo Ripensare la scuola (ripensarla è l’esercizio praticato oggi dai molti che fantasticano altre radicali riforme globali del sistema). Il capitolo ha però un valore molto particolare. Riprende infatti l’atto d’indirizzo politico-istituzionale firmato dalla ministra il 12 gennaio 2021 con alcune modifiche e integrazioni. E a ragione si può ritenere un documento che sintetizza non tanto la posizione dell’onorevole Azzolina quanto la posizione della sua parte politica: il M5S. Posizione espressa con chiarezza e concisione nei vari paragrafi che attengono alle diverse importanti questioni in gioco. Tra queste il Middle management, invenzione priva di qualsiasi consistenza, a meno che non celi una strategia per rivedere il ruolo della dirigenza scolastica e poi i due cicli in cui si articola l’istruzione. Di questi l’Azzolina vede il primo concluso non con la terza media, com’è oggi, ma a 16 anni, coerentemente alla legge dell’obbligo scolastico, e il secondo costituito dal triennio conclusivo del percorso d’istruzione.

Questione fondamentale, sulla quale è intervenuto il ministro Bianchi riprendendo la proposta, vecchio cavallo di battaglia del Pd, della riduzione di un anno del secondo ciclo. Proposta che è oggetto da anni di una sperimentazione avviata dal ministro Maria Chiara Carrozza e che Bianchi, addirittura, ma forse solo per provocare, ha proposto di sperimentare in mille istituti. Cioè, ad occhio e croce, quasi un terzo degli studenti potrebbe conseguire il diploma in 4 anni, gli altri in 5. Cioè un inno elevato alla disparità, al disordine e all’insipienza. Può darsi però che le forze politiche ( e sindacali) se ne avvedano e che problemi come questi li affrontino alla luce del sole in Parlamento, riuscendo forse a capire che, se si vuole una scuola secondaria di secondo grado di 4 o 5, anni deve essere per l’appunto il Parlamento a deciderlo, facendo capire a tutti perché lo si fa.

Per concludere, ecco brevi flash tratti dalle pagine del libro che possono consentire, al di là di ogni altra osservazione, di aprire uno spiraglio da cui osservare più direttamente l’esperienza, il contesto e l’opera dell’autrice Lucia Azzolina.

La frequenza del liceo scientifico: l’insegnamento della filosofia

Al liceo scelgo lo scientifico e, a partire dal triennio, la materia che mi entusiasma di più è la filosofia. Una passione che diventa folgorazione al quinto anno. A fare la differenza è l’insegnante: arriva una professoressa precaria, la «prof» Adelaide Scacco, giovane donna, preparatissima e innovativa. Se il mio primo insegnante di filosofia aveva un’impostazione cronologica (si parte da Talete e si va avanti), lei no. Propone un metodo diverso, procede per temi: epistemologia, etica, politica.

I programmi non esistono più da tempo, sebbene in tanti, anche tra i docenti, restino spesso legati a una struttura preconfezionata dell’insegnamento. Il ministero fornisce indicazioni nazionali su alcuni autori e argomenti da studiare necessariamente, per il resto gli insegnanti sono liberi di scegliere. A scuola, purtroppo, spesso si va avanti per consuetudine, ma le abitudini, l’approccio didattico sempre uguale, a un certo punto non funzionano più con gli studenti. Un buon insegnante veramente può cambiarti la vita.

L’università a Catania

Per fare gli esami devo rincorrere i professori, non tutti, ma troppi. Se sono previsti alle nove loro arrivano alle undici […] Arrivo al traguardo della laurea in Storia della filosofia. Sul libretto ho solo 30 o 30 e lode. Durante la seduta di laurea, il presidente di commissione mi fa i complimenti: «Lei è la prima del corso, congratulazioni!» Vorrei continuare in qualche modo a studiare […] A Catania ci sono pochi posti per il dottorato e in un certo senso sono già assegnati. Me lo conferma con una sincerità disarmante il professore di Filosofia morale: «Ti meriteresti di farlo, certo, ma quest’anno c’è questa situazione… l’anno prossimo c’è questa situazione. Sai, sono figli di colleghi, funziona così».

Il carattere: labbra scarlatte

È il 25 novembre del 2018, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, quando «L’Espresso» scrive: «è arrivata Lucia: grillina, altezzosa, quel che anzitutto colpisce di lei sono le labbra scarlatte. Ricordano quelle di Marylin Monroe nel film A qualcuno piace caldo». Ovviamente da questo articolo si scatena un putiferio. Decine di docenti, spontaneamente, organizzano una Campagna in cui si fanno tutte fotografare con il rossetto rosso. Io, da quel giorno, decido di non toglierlo più. Pensavate forse di potermi costringere a vestire o truccare come volete voi?

Il ministero

Il funzionamento del ministero è complesso. Il ministro ha i suoi uffici di diretta collaborazione […] Ci sono, poi, le direzioni generali: ogni direzione ha il suo direttore […] I direttori generali spesso sono espressione di pezzi di politica e non è un segreto che la maggior parte di quelli che lavorano con me siano sostanzialmente espressione del mondo del Pd. […] Prendo la buona abitudine di fare riunioni periodiche con i direttori […] Per i direttori generali è spiazzante, non sono abituati alla partecipazione diretta, così frequente, del ministro alle loro riunioni. Voglio sentire dalle loro voci quello che va e quello che non va. E vorrei anche un po’ di sincerità.

I sindacati

È passato solo un mese dal giuramento e hanno già deciso di dichiararmi guerra. Il motivo? I concorsi per i docenti. Non li vogliono, chiedono che si proceda con assunzioni senza alcuna prova, senza dunque selezione, senza merito. Me lo fa capire chiaramente durante un incontro al ministero Lena Gissi, segretaria generale Cisl scuola. Dopo aver letto tutto ciò che si è appuntata su un quaderno, mi guarda e dice: « È proprio sicura di voler andare avanti con la storia dei concorsi? Sappia che siamo stati noi a fare cadere il ministro Giannini. Potrebbe succedere anche a lei».[…] All’appuntamento i segretari dei sindacati scuola sono infastiditi. Qual è il problema? Me lo confessano senza pudore: «L’orario, ministra». Vedersi alle otto del mattino sarebbe, secondo loro, uno sgarbo. Non sono abituati.

La stampa

I giornali, di carta e online, vivono da anni una situazione di trasformazione e difficoltà di adattamento. Sono sempre più sedotti dall’idea del clic facile, lo sanno e non lo negano. In quei mesi me lo sentirò dire ben due volte senza troppi giri di parole né pudore da alcuni giornalisti […]. Alla domanda: “Ma perché avete forzato quel titolo stravolgendo il senso della notizia?” rispondono candidamente : “Perché ci siamo accorti, numeri alla mano, che le notizie di scuola sono quelle che fanno crescere il numero di abbonati”.

La conclusione dell’esperienza di ministro

Quando capisco che la mia esperienza al ministero dell’Istruzione è finita scoppio in un pianto a dirotto. […] Ma è anche un pianto liberatorio.

NOTA

  1. All’autore è stato segnalato dal dott. Max Bruschi che per il concorso espletato nel 2020 non erano state utilizzate batterie di test ma domande aperte.

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