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Cosa c’è nei diari segreti di Andreotti?

Cosa c'è nei "diari segreti" di Giulio Andreotti? il libro è curato dai figli Serena e Stefano. Da settembre è nelle librerie. Da settembre sono in l

Cosa c’è nei “diari segreti” di Giulio Andreotti? il libro è curato dai figli Serena e Stefano. Da settembre è nelle librerie.

Da settembre sono in libreria i Diari Segreti di Giulio Andreotti. Una raccolta di “fotogrammi” del suo impegno politico, culturale, sociale. Ritagliano avvenimenti mondiali e nazionali. Quanto c’è di più rilevante. Ma anche episodi comuni e familiari. Incontri, cene, conferenze, manifestazioni e spettacoli. Dieci anni di vita dell’autore, quasi sempre in viaggio in rappresentanza dell’Italia. Sempre in movimento, fisico e intellettuale. La vita di Andreotti! Tutta? Le annotazioni, come i fotogrammi impressi sulla pellicola di un film, si susseguono con un ritmo tale che non sembra ci possa essere altro se non le ore dell’intimità, del sonno e dei sogni (ma lui non ne racconta).

Le registrazioni vanno dal 6 agosto 1979 al 22 luglio 1989.

Il periodo in cui Andreotti non è presidente del Consiglio. È  “semplicemente” un parlamentare, il presidente della commissione Esteri o il ministro degli Esteri. Riempiono 679 pagine. Che si leggono agevolmente, ma non tutte d’un fiato. In genere, la lettura è inframezzata da pause, anche lunghe, imprevedibili e incontrollate, in cui la mente se ne distacca e vola ad altro. Non è un romanzo, né un’autobiografia. Non c’è un filo al quale si debba restare attaccati. In effetti, ci si muove in uno spazio pluridimensionale come avviene per i fatti della vita e le ragioni che li determinano. Alcuni punti, segnati sulla retta del tempo nell’intervallo chiuso [1979-1989], tra i quali il lettore, con successive integrazioni e interpolazioni, può ristabilire una “sua” continuità storica. In più, ogni annotazione è come il germe di una “funzione” in un punto, il seme di un’orbita fatta di associazioni d’idee che si concatenano scegliendo, tra le tante diramazioni possibili, quella più funzionale al lettore, immersa nel bacino di attrazione di ciò che lo interessa e lo motiva.

Sicuramente un libro d’interesse collettivo!

Un’integrazione e un completamento a quanto si può trovare ordinariamente scritto. Nel caso di una ristampa, si consiglierebbe di aggiungere un indice analitico dei nomi delle persone che vi si incontrano. Sarebbe più agevole ripercorre quei fotogrammi per riassumerli in un “film” la cui ricchezza risiede proprio – si direbbe – nel “cast stellare” che gli dà vita: le persone, non stellari ma umane, e l’umanità che le mantiene assieme.

I personaggi del libro sono i governanti dei Paesi del mondo, i principi della Chiesa, i Papi, gli amici, del suo come di altri partiti, forse più degli altri partiti che del suo, i grandi manager. Ma anche Madre Teresa di Calcutta che gli fa scoprire, nella sua Roma, aspetti di povertà e di disagio sociale che non conosceva. Personaggi non secondari sono però lo studio e l’arte, la pittura, il cinema, l’ippodromo delle Capannelle, la storia, il latino, il premio Fiuggi, le vacanze a Merano e Cortina, la bellezza di Sofia Loren e quella, delicata, di Virna Lisa che “con le sue mani” gli consegna un premio che, forse anche per questo, si è fatto ricordare.  Ecco solo qualcuno di quei fotogrammi.

Amendola

  • 5 giugno ’80. Muore Amendola. Mi rattristo molto; in un commovente biglietto che mi aveva inviato ad aprile scriveva di provare «non la pena della morte ma l’umano timore di fronte al problema della morte». Telegrafo alla moglie Germaine e rilascio una dichiarazione all’«Unità».
  • 6 giugno. Muore la moglie di Amendola, che lezione familiare!
  • 7 giugno. Funerali di Amendola. C’è anche Simone Weil, che parla.

Cultura

  • 28 ottobre ’79. Intervista a «Gioia»: Che cos’è la cultura? Ebbene, posta a me questa domanda, la risposta ha un taglio obbligato, riduttivo rispetto a una visione più generale del problema. Cultura vuol dire “coltivazione”, che significa attenta e metodica dedizione allo sviluppo, con la rimozione dei fattori ostativi (ordinari e straordinari) e l’utilizzo di tutti i possibili elementi…. fertilizzanti. A sostegno e come premessa nella relazione politica stanno appunto un “humus” ideologico , una elaborazione continua di dati e di programmi, uno sforzo costante per intuire, prevenire e correggere. Una politica senza il sostegno culturale è destinata all’insuccesso».
  • 16 luglio ’83. Premio Fiuggi. I premiati sono Mario Luzi, Riccardo Bacchelli, Mario Pomilio ed Enzo Bettiza.

Fisica

  • 23 gennaio, Il fisico dissidente Sacharov è privato degli onori e confinato(?) a Gorki. Grandi proteste. Pertini manda un duro telegramma a Breznev. Massimo De Carolis dice che ora più che mai le Olimpiadi vanno spostate.
  • 22 aprile ’89. È morto il Nobel Emilio Segrè. Lo conobbi molti anni fa in California e ammetto che mi sembrarono eccentrici i suoi discorsi sui danni che provocano all’ambiente e quindi all’umanità certe abitudini, come per esempio lavarsi con acqua calda e molto sapone. Oggi invece mi rendo conto che con le sue preoccupazioni ecologiste stava solo precorrendo i tempi.

Giulio Andreotti (1919-2013) con la moglie Livia

Latino

  • 18-20 aprile ’83. A Merano per il convegno di studi ciceroniani, inaugurato da Cossiga. Latinisti di 23 Paesi discutono dell’apporto delle scuole germaniche all’approfondimento di Cicerone. Nelle opere dell’Arpinate vi è una frequente teorizzazione del primato della legge e del rifiuto della violenza. Anche a 2000 anni di distanza, le vie della pace continuano ad essere le migliori, anzi, non di rado, le sole soluzioni delle crisi.
  • 10-14 maggio ’89. All’Università di Varsavia ricevo la laurea honoris causa e celebriamo il settimo congresso di studi ciceroniani; nel mio discorso dico che gli insegnamenti della civiltà classica sono sempre di attualità, i pilastri del diritto, della giustizia, della non violenza, della ricerca del dialogo sono irrinunciabili in ogni assetto politico e sociale. Le tecniche del calcolo cambiano e si perfezionano, le radici e i valori umani non possono mutare.

Premi

  • 11 marzo ’83. [..] a Napoli, dove ricevo con gioia (abbinato a Vittorio Gassman, mio, di poco più giovane, compagno di liceo), il premio dell’Accademia napoletana che si intitola all’umanista Giovanni Pontano. Mentre l’autorevole padre gesuita che presiede l’Accademia a pre la solenne tornata, penso alle opere cn le quali 500 anni fa il poeta proveniente da Spoleto entusiasmava la città partenopea che era ad altissimo livello culturale. Da giovane si sbizzarrì arditamente con i Libri amorum  e con le descrizioni molto….libere della dolce vita di Baia. Ma più tardi di dedicò al De amore coniugali per approdare, infine, alle elegie per un figlio morto. Talvolta, ma non sempre, l’avanzata degli anni comporta serietà crescente.

Renato Guttuso

  • 13 agosto ’79. Ricevo una lettera da Renato Guttuso su De Chirico: «[…] De Chirico è stato maltrattato in vita dalle istituzioni ufficiali. Non ha mai avuto un premio a Venezia, e solo una sua opera, non delle migliori, è alla Galleria nazionale d’arte moderna. Le due massime correnti di critica d’arte italiana, pur odiandosi tra loro, erano concordi nel disprezzare questo pittore che, assieme a Boccioni, a Modigliani e a Morandi (e assai più di loro), è gloria della pittura italiana contemporanea nel mondo»

Scuola

  • 14 febbraio 1981. Gravissimo episodio al liceo Virgilio: una ragazza aggredita perchè ebrea. Sarebbe errato tacere la pericolosità del fatto. Il germe dell’antisemitismo. o di altre aberrazioni razziste, costituisce la tossina che storicamente ha provocato i più stravolgenti avvelenamenti di popoli ed idee. I giovani, che credono di fare una bravata disegnando la svastica e picchiando la compagna di scuola israelita, vadano in silenzio a meditare alle Fosse Ardeatine, dove cristiani ed ebrei vittime della violenza lanciano un ineguagliabile e inestinguibile messaggio di pace e di reciproco rispetto.

Spettacoli – Cinema

  • 11 marzo 1980. Spettacolo di Gassman al Quirino. Una modernità non di facile comprensione. E le parolacce! C’è Pertini. Vittorio, il mio quasi coetaneo del Tasso, fa le capriole con una straordinaria agilità.
  • 1 agosto 1983. Giro con Sordi la scena del Tassinaro, a Cinecittà, e alle 14 (ora morta) al portone di studio.

 

 

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