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Fisica e oltre

Pubblicato il quinto volume della Biblioteca di Fisica. È Fisica e oltre di Werner Heisenberg, un libro da leggere, insieme alla bella prefazione firmata da Eugenio Scalfari.

La Biblioteca di Fisica è un’iniziativa di grande valore editoriale. Dieci volumi, dieci grandi capolavori della scienza e della cultura. Del primo, Scienza e pensiero comune di J. Robert Oppenheimer, si è già detto [VEDI]. Successivamente, sono comparsi in edicola, insieme al Corriere della Sera: L’evoluzione della fisica di Albert Einstein, Atomi Nuclei Particelle di Enrico Fermi, La conoscenza del mondo fisico di Max Planck, Fisica e oltre di Werner Heisenberg che si presenta ai lettori con una prefazione inattesa quanto bella, letterariamente e culturalmente.

Il suo autore è Eugenio Scalfari, non un fisico di professione, ma uno scrittore rinomato. Un personaggio di rilievo nella cultura e nella società italiane, scomparso lo scorso anno. La sua prefazione connota il libro come una lettura aperta anche ai non specialisti, che comunque sono condotti, dal linguaggio semplice e chiaro usato da Heisenberg, “a penetrare nel mondo incantato dei quanti e delle particelle elementari ”.

Ovviamente, come scrive Scalfari, il libro non è un trattato scientifico, né un saggio di fisica teorica, né una comunicazione accademica.

D’altronde ha per sottotitolo Incontri con i protagonisti 1920-1945, e il testo mantiene esattamente le promesse. Vi si parla di fisica, ma vi si parla anche di politica, di morale, di musica, di poesia. Vi si parla di persone e della loro vicenda umana e insomma vi si parla della vita. «Ma non col piglio serioso degli “sputasentenze” bensì attraverso un racconto degli incontri, dei convegni, dei campeggi, delle escursioni che Heisenberg e i suoi amici, prima giovani studenti e poi giovani docenti e ricercatori e infine scienziati, organizzarono e frequentarono ininterrottamente per oltre quarant’anni, passando attraverso la catastrofe del nazismo, della guerra, dell’Europa e della Germania sconvolte e disseminate di rovine morali e materiali».

Ma il libro di Heisenberg è prezioso soprattutto per la raccolta dei dialoghi ricostruiti dall’autore con la rievocazione dei suoi incontri con altri giovani e poi non più giovani cultori di fisica teorica, di scienza, di filosofia, dal 1920 al 1965. Protagonisti di quegli incontri sono quel gruppo di scienziati che cambiarono il corso della conoscenza non soltanto scientifica: Einstein, Bohr e Planck, Pauli, Schrödinger, Fermi….

La ragione di tutto ciò sta nel fatto, scrive Heisenberg nella sua presentazione, che:

«La scienza si fonda sugli esperimenti; i suoi risultati sono il frutto di un costante dialogo fra tutti i ricercatori, i quali s’interrogano a vicenda per giungere a una interpretazione di questi esperimenti. Il libro vuol dare anzitutto un resoconto di questo dialogo e in tal modo dimostrare che la scienza affonda le sue radici proprio nella pratica del dialogo».

Fisica e oltre fu pubblicato nel 1971, la traduzione italiana comparve nel 1984.

Werner Heisenberg era nato nel 1901, lo stesso anno di Enrico Fermi. Morì nel 1976. Nel 1932 il conferimento del premio Nobel lo rese famoso come scopritore della meccanica quantistica e del principio di indeterminazione.

Eugenio Scalfari ne sentì parlare per la prima volta nel 1940, quando, sedicenne, era studente al secondo anno del liceo classico. E di quelle questioni di fisica moderna discusse insieme ad alcuni compagni di scuola e tra questi Italo Calvino era il più infervorato. È una testimonianza preziosa per l’importanza di quei temi e di quanto riuscissero ad accendere fantasie e passioni giovanili. E con molta probabilità ancora le accendono.

«Eravamo appassionati della fisica teorica e della filosofia della scienza anche se la matematica non era propriamente il nostro forte; ma avevamo scoperto che la fisica teorica procedeva per astrazioni concettuali e che le formule algoritmiche avevano una funzione sussidiaria ma non indispensabile per penetrare in quel mondo dove galassie e elettroni, l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, sembrano esser mossi dalle stesse leggi. Come tutti gli adolescenti – quelli almeno della mia generazione – eravamo attratti dalla ricerca d’una spiegazione definitiva, della chiave che avrebbe svelato la nascita dell’universo e della vita. Da questo punto di vista la fisica teorica ci sembrava molto più adatta che non la vecchia filosofia che si studiava nei licei. Platone e Aristotele, Cartesio e Kant e Hegel ci sembravano insufficienti di fronte alle domande fondamentali».

Nel 1939, avvertendo l’approssimarsi dei tempi bui della guerra, Heisenberg sentì il bisogno di recarsi in America per rivedere i molti amici e colleghi che vi lavoravano. Vi giunse che era estate, tenne delle lezioni in alcune Università e fece molti incontri. Tra questi, abbastanza significativo è quello con il coetaneo Fermi, con il quale aveva frequentato i seminari di Bohr a Gottinga. Andò a trovarlo a casa sua, a Chicago.

Nel colloquio Fermi non si risparmiò nel tentare di convincerlo a restare in America.

«Perché rimanere in Germania? Non riuscirai certo a evitare la guerra, e restando in patria sarai costretto a fare cose che ti sono odiose […]. Vedi, questo paese è stato tutto costruito da europei che hanno preferito lasciare la patria pur di non sottostare a limitazioni meschine, alle gelosie e alle recriminazioni delle piccole nazioni, alla repressione, alla continua alternanza di rivoluzioni e controrivoluzioni. Questo è un paese grande e libero, dove si può vivere senza essere schiacciati dal peso della storia. In Italia ero un grand’uomo: qui sono tornato a essere un giovane fisico, il che è infinitamente più eccitante».

E ancora: «C’è un‘altra questione che tu non puoi permetterti di ignorare. Dalla scoperta di Otto Hahn [la fissione dell’atomo di uranio] alla reazione a catena il passo è breve. In altre parole, è oggi possibile costruire una bomba atomica».

Fermi aveva le idee chiare su cosa sarebbe successo e non fu il solo ad adoperarsi perché Heisenberg rimanesse negli Stati Uniti.

Ad Heisenberg però sembrava di tradire i suoi amici e i suoi allievi non facendo ritorno. Inoltre era più scettico circa la realizzazione di una bomba atomica per l’enorme sforzo tecnico che avrebbe richiesto. Rientrò in Germania con la nave Europa: per metà vuota. Era la metà di agosto. Il primo settembre Hitler attaccò la Polonia e poco dopo Heisenberg dovette iniziare il suo lavoro con il gruppo di fisici passati alla storia come il “club dell’uranio”.

Il grande dramma di quel lavoro si protrasse fino al 4 maggio 1945, quando fu fatto prigioniero dai soldati americani: “Mi sentii come un nuotatore esausto che mette finalmente piede sulla terraferma”.

Successivamente fu portato in Inghilterra e internato, insieme a Max von Laue (premio Nobel del 1914), Otto Hahn, Walther Gerlach e altri a Farm Hall*, una villetta vicino Cambridge dove tutto era stato preparato perché nulla sfuggisse di ciò che i fisici si sarebbero detti. Vi rimase sei mesi, dal 3 luglio 1945 al 3 gennaio 1946: era dunque a Farm Hall il 6 agosto quando la radio annunciò che la bomba atomica era stata sganciata su Hiroshima.

Ne rimase molto sorpreso; ma le notizie più dettagliate dei giorni successivi lo costrinsero a riconoscere con grande riluttanza che la fisica atomica, al cui avanzamento aveva partecipato per venticinque anni, aveva provocato la morte di più di centomila persone. Più che su di lui la notizia della bomba su Hiroshima ebbe effetti sulla psicologia di Otto Hahn. Si sentiva colpevole, ma in definitiva, osserva Heisenberg, se la fissione dell’uranio non l’avesse scoperta lui, sarebbe toccato a Fermi o a Joliot-Curie qualche anno più tardi. Lo scopritore si era semplicemente trovato, per merito della storia o del caso, nel posto giusto al momento giusto. Questo fa della scienza una costruzione a responsabilità collettiva che, come già è stato detto, «affonda le sue radici proprio nella pratica del dialogo».

In conclusione, la lettura del libro è, per dirla al modo di Eugenio Scalfari, un’acquisizione essenziale per la cultura moderna. Il testo è intriso di scienza e di filosofia. C’è astrazione e concretezza, ma ci sono anche pagine di altissima poesia e di grande sapienza, come quella sintetizzata nella ben nota frase di Bohr: «il contrario della verità può darsi che sia un’altra verità».

NOTE

*Nel 2001 una parte delle registrazioni dei colloqui dei fisici tedeschi fu desecretata e pubblicata nel libro di Jeremy Bernstein Il club dell’uranio di Hitler. I fisici tedeschi nelle registrazioni segrete di Farm Hall (2001), tradotto in italiano nel 2005.

Autore

  • Emilio Ambrisi

    Laureato in matematica, docente, preside (dal 1983) e ispettore ministeriale (dal 1991). Dal 2004 al 2015 responsabile, per il settore della matematica e della fisica, della Struttura Tecnica del Ministero dell'Istruzione. Dal 1980 Segretario Nazionale della Mathesis e, successivamente, Vice-Presidente. Dal 2009 al 2019 Presidente Nazionale e direttore del Periodico di Matematiche.

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