La matematica dopo dieci anni di Indicazioni Nazionali

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La matematica dopo dieci anni di Indicazioni Nazionali

Dopo dieci anni, che idea hanno i docenti delle Indicazioni Nazionali? Gli studenti apprendono la matematica che serve? Dieci anni fa l’avvio del

Dopo dieci anni, che idea hanno i docenti delle Indicazioni Nazionali? Gli studenti apprendono la matematica che serve?

Guido Reni, Mosè con le tavole della Legge

Dieci anni fa l’avvio dell’anno scolastico segnava una decisa discontinuità con il passato. Iniziava il suo percorso una scuola secondaria di secondo grado riordinata. Si partiva con le prime classi di nuovi licei, nuovi istituti tecnici e nuovi istituti professionali. Un numero contenuto di licei, di tecnici e di professionali. Il Riordino fu soprattutto questo: porre fine al caos degli indirizzi di studio cresciuti con le sperimentazioni, ‘assistite’ o meno. Oggi, dimentichi della storia, gli indirizzi stanno di nuovo proliferando, a partire da un discutibile liceo matematico.

C’era un’altra novità con la quale si partiva, dieci anni fa.

Decisamente molto più significativa sul piano culturale e pedagogico. O perlomeno tale doveva essere nei principi e nelle aspettative. Avrebbe dovuto costituire l’atteso avvio dell’esercizio della piena autonomia didattica. Non più programmi d’insegnamento ministeriali, ma “indicazione” dei traguardi di apprendimento da perseguire. Scuole e docenti liberi di progettare in piena autonomia il loro “programma” d’insegnamento diretto al raggiungimento di quei traguardi.

Da un punto di vista teorico l’idea non era poi così nuova.

Si concretizzava in definitiva, in un diverso e più evoluto contesto politico e sociale, un’idea molto semplice, antica quanto la pedagogia. Per molti aspetti filiazione di quella che era stata anche la concezione di Croce e di Gentile. Considerare i programmi non un vincolo per l’insegnamento, ma programmi d’esame: la prescrizione di ciò che era necessario dimostrare di aver appreso al termine del percorso di studi per essere dichiarati licenziati, abilitati, maturi, dal sistema scolastico nazionale.

I documenti ministeriali del 2010 consegnati alle scuole erano però diversi.

syllabusPortavano anche nomi diversi: Indicazioni Nazionali per i licei e Linee Guida per gli istituti tecnici e professionali. Ed erano scritti in modo diverso, anche graficamente: su una colonna le prime; su due colonne, conoscenze e abilità, le seconde. La diversità? Frutto delle distinte commissioni che avevano lavorato alla definizione delle une e delle altre. Le Linee guida per gli istituti tecnici e professionali erano state varate da una commissione abbastanza ampia e rappresentativa, presieduta da Alberto De Toni dell’Università di Udine. Le Indicazioni Nazionali da un gruppo molto ristretto di esperti universitari che, almeno per la matematica, non era riuscito a ben comprendere cosa dovesse scrivere.

Le Indicazioni Nazionali per la matematica non entusiasmarono.

Il Ministero ne sostenne la “lettura” con due progetti: la matematica nei bienni e quella a conclusione del percorso di liceo scientifico. I due progetti furono realizzati dal 2011 al 2013 e conclusi in giornate matematiche tenute a livello territoriale con il coinvolgimeto degli Uffici Ragionali. Matmedia fu la vetrina dei progetti e le tavole di apprendimento, possibile intepretazione sintetica e concreta del principio normativo delle Indicazioni, ne furono un prodotto.

Il Ministero varò anche nel 2012 un terzo progetto: il PP&S (Problem Posing&Solving) con un finanziamento di gran lunga più consistente. Doveva occuparsi della Matemnotizieatica del secondo biennio e quinto anno di tutti gli indirizzi, ma ben presto deviò dai suoi obiettivi e si risolse nell’acquistare per le scuole le licenze d’uso di un software di calcolo evoluto.

I documenti delle Indicazioni Nazionali hanno maturato dunque dieci anni di esercizio. E dal novembre 2018 sono  accompagnati da quadri di riferimento per i contenuti delle prove scritte dell’esame di Stato.

Nel 2016, in un corso di formazione tenuto dalla Società Mathesis, fu chiesto ai docenti di impegnare parte delle ore di lavoro a distanza, per dare risposta alla seguente questione:

«Alla domanda di un non addetto ai lavori: “Cosa sono le Indicazioni Nazionali per i Licei?”, rispondo in questo modo:….»

Le risposte dei docenti spaziano in un ampio ventaglio d’interpretazioni.

Ma, vale decisamente la pena di richiamarle, rileggerle. Dovrebbero essere tenute presenti per una nuova riflessione collettiva sul documento delle Indicazioni Nazionali. la sua chiarezza il suo valore scientifico e pedagogico, la sua rilevanza come documento normativo guida all’insegnamento apprendimento della matematica nei licei. Una ri-lettura che in ogni caso può contribuire alla stesura di un bilancio consuntivo di questi dieci anni di esercizio che non può tardare ad essere avviato in modo serio. D’altronde farlo è anche un obbligo normativo.

Le risposte dei docenti.

 

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